Pierpaolo Coccia



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28.03.2019
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Quotidianità in carcere
La giornata da recluso di Manuel, inizia quando viene svegliato con acqua molto fredda, e dopo essersi lavato e aver fatto gli “esercizi”, può fare colazione per poi tornare a fare nuovamente gli “esercizi”. Viene messo al settore 5, dove è costretto a fare continuamente le pulizie con barili di acqua buttati sul pavimento, altrimenti si viene mandati a “separare” la spazzatura, come punizione.

Manuel apprende le regole del carcere e non il regolamento, anche se non è scritto da nessuna parte, impara che se ha del denaro o della droga deve conferirla all’incaricato del settore, e lo stesso per i diritti, dice: “non ci sono diritti… se hai i soldi… puoi fare tutto”. Il permesso per andare al bagno fuori dell’orario prestabilito, è qualcosa che si compra col denaro, non è un diritto. Manuel sente il peso della monotonia delle giornate, fatte di atti meccanici e abituali, e poi i ritmi insostenibili del lavoro di pulizia, il primo ingresso nel carcere per adulti è stato duro.

Sulla sessualità non ha molto da dire, spiega che è inevitabile la masturbazione poiché non ci sono donne, i gay non vengono ben visti, vengono costretti a tornare uomini se non addirittura uccisi, Manuel si sente fortunato di non essere mai stato neanche toccato. Ciò che più lo sconvolge, però, è la perquisizione dell’incaricato, tanto “accurata” da arrivare ad infilare le dita nell’ano del detenuto, diviene una vera e propria violenza. Questa è una delle tante mortificazioni che il detenuto deve subire continuamente, insieme al fatto, che è costretto ad esporre in pubblico ogni suo bisogno e desiderio (Ass. Antigone, 2000).




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