Pierpaolo Coccia


Sindrome di prigionizzazione e forme di adattamento allo stato carcerario



Scaricare 0.67 Mb.
Pagina91/177
28.03.2019
Dimensione del file0.67 Mb.
1   ...   87   88   89   90   91   92   93   94   ...   177
Sindrome di prigionizzazione e forme di adattamento allo stato carcerario

Manuel soffre molto la solitudine all’interno del carcere, pensa spesso alla sua famiglia che non ha mai conosciuto, però, trova la possibilità di stringere delle amicizie. Il suo rapporto con il tempo è sereno, per vincere la noia costruisce amache e bamboline di lana, che poi vende per guadagnare qualche soldo per le sigarette e per il cibo extra. Manuel ha capito che trascorrere il “tempo annoiato e arrabbiato”, aumenta la monotonia del carcere e annulla la propria fantasia.

Manuel risponde in una maniera tutta sua, al forzato adeguamento alle regole e alle imposizioni del carcere, nella riorganizzazione della propria personalità, riesce a dare una continuità al suo modo di essere nella nuova identità formata, ha una buona coscienza di sé, non si dispera. Credo che inquadrare l’adattamento di Manuel in delle categorie psicologiche, sia molto difficile, forse si può assimilare a quello “ideologico” descritto da Bernardi (1968): Manuel si adatta al carcere, ma il suo modo di affrontare il problema della gestione del tempo, è espressione di una buona coscienza della propria condizione di detenuto, non ha dimenticato la sua “vecchia” personalità, quella che appartiene alla vita “libera”.

Riceve delle visite dagli amici ma non sono mai quelli del gruppo di strada al quale appartiene, Manuel non ha una famiglia, ha quindi, pochi contatti con l’esterno: è un ruso, cioè non ha visite o ne ha molto poche, fare amache e bamboline di lana, non è solo un “passatempo”, ma piuttosto una forma di sopravvivenza e di autonomia.







Condividi con i tuoi amici:
1   ...   87   88   89   90   91   92   93   94   ...   177


©astratto.info 2019
invia messaggio

    Pagina principale