Pierpaolo Coccia



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28.03.2019
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L’esperienza del carcere
L’ingresso

Il periodo di vita

Avevo 16 anni, entrai al minorile, feci due mesi, per niente, mi presero per “l'aria”... lì nella zona tre, al tribunale dei minori e da lì mi portarono al Progreso, e poi mi trasferirono alle Etapas, Etapa 2, lì feci due mesi però quando entrai, siccome io sono di una banda della zona della 18, lì c'erano MS però n'erano pochi e quando fui arrestato ce n'erano moltissimi della 18, in tutti i lati, quindi entrai e me la passai bene, non mi creavano problemi. La seconda volta, dopo essermi fatto tre o quattro mesi da libero, tornai ad essere arrestato un'altra volta, tornai alla Etapa 2, ci passai tre mesi, mi ruppero il petto e mi circondarono nell'angolo, mi cominciarono a picchiare forte... la terza volta fu quando, quando ti ho raccontato che mi stavano linciando al mercato, che mi tirarono la benzina e mi stavano per bruciare, arrivai e vidi solo MS, e siccome io non sono di quella banda, dovetti passare tra due file e tutti mi picchiavano, dovevo farlo per 13 volte, feci questa cosa per ogni stanza, c'erano qualcosa come otto o nove stanze, e dopo 15 giorni in presero e il mio corpo non ce la faceva più, stavo morendo lì dentro. La quarta volta non ho avuto quasi nessun problema perché c'erano ragazzi che non appartenevano a nessuna banda, la quinta fu uguale e la sesta anche, più o meno perché i professori del Progreso, lo picchiano a uno, lo prendono a bastonate, lo prendono dalle spalle e lo picchiano sulla testa con delle catene... nella Etapa 2, mi picchiavano con un palo molto grande, e mi picchiavano nelle spalle, nello stomaco e sulle natiche, perché tentai di fuggire, di scappare... feci solo sei ingressi al minorile…nel carcere per adulti sono entrato come cinque volte e la polizia mi ha sempre picchiato, arrivavo tutto malmenato, prima di entrare ti chiedono i tuoi dati e ti perquisiscono e se hai dei lividi ti chiedono se è stata la polizia a farteli…si entra in una stanzetta dove ti chiedono i dati, però si è in venti in una stanza di due metri per uno, e lì ci tengono tutti fermi e uniti, compressi… poi ci mettono di sotto ai settori e in ogni settore c’è un incaricato, e sempre munito di una mazza di ferro, e se non ti sbrighi a toglierti i vestiti ti picchia con i suoi colpi sulla spalla …e grazie a Dio a me non successe questo, però ad altri si…io non so , forse perché non diedi problemi all’incaricato, però ad altri gli metteva il dito nel culo per vedere se avessero qualcosa, se avessero droga e se la trovava, se la prendeva e la vendeva lui stesso, se aveva denaro accadeva lo stesso, e a me, grazie a Dio, non mi successe questo e poi tutti ai letti, e quasi tutto il giorno, lavorando, facendo pulizie, e poi devi asciugare un gran corridoio…


L’arresto

Tutto pieno di lividi e di colpi nel corpo…prima che uscissi dal commissariato mi mettevano nella macchina e mi cominciavano a picchiare duro, mi strappavano i capelli, mi davano pugni, poi mi lasciarono uscire e mi presero senza che stessi facendo nulla mi danno un calcio nelle costole e tutta la gente si avvicina per vedere – ma a loro che importa? – e allora ci fecero salire e ci cominciarono a picchiare sulla testa, nelle palle, mi picchiarono con un palo di ferro e mi afferrarono alla testa e sembrava quasi che me la volessero aprire, stavo morendo, non sopportavo più tanti colpi…c’era anche un ragazzino di tredici anni che stavano picchiando sulle spalle…mi presero così con un calcio verso l’alto, non ce la facevo e mi cominciò ad uscire sangue dal naso e il labbro spaccato, mi lasciarono un livido e così entrai in carcere … e il poliziotto mi diceva: “ io so dove vivi ”, cioè che se io lo vado a denunciare o che uno della mia famiglia sporge denuncia, davanti a mia madre il poliziotto mi disse “ vedi, figlio di una gran puttana che ti ammazzo!” e per questo oggi non torno nel mio quartiere, per questo poliziotto…


Le fasi dell’ingresso

… prima di entrare li portano in una stanza, prendono i nomi, li svestono, gli perquisiscono i vestiti e li mettono nei settori, gli dicono: chi ha con se vestiti o qualcosa del genere, alzi la mano; chi ha con se soldi, alzi la mano…e glieli tolgono, “ allora oggi dormirete qui nel bagno” gli dicono. Messi lì tutti bagnati, e il giorno dopo ad asciugare, ad asciugarci, ad asciugare il bagno e a lavare i propri vestiti e poi arriva il momento della conta …a tutti i nuovi che arrivano li fanno lavare, e da lì gli dicono le regole: non rubare, non picchiarsi, e non creare problemi agli altri, però se uno commette qualche errore lo portano al Polo, lo chiamano, l’Artico, un luogo freddo io già ci sono stato una volta, penso che lì taglino l’elettricità, uno dorme senza vestiti e c’è un odore pestifero lì dentro.





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