Pinocchio sul palcoscenico del mondo


Le avventure di Pinocchio



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28.03.2019
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Le avventure di Pinocchio a parte, furono scritte dall’una o dall’altra delle due anime e perciò appaiono meno affascinanti. Pinocchio fu scritto, invece, da entrambe. In esso, la “doppia anima” collodiana fu pienamente espressa. Abbiamo visto come, in ogni versione cinematografica del meraviglioso romanzo, questa doppia anima abbia dovuto risolversi in un senso o nell’altro, facendo di ogni film su Pinocchio una sorta di interpretazione critica, in tal senso orientata, del testo originario. L’interpretazione critica di Comencini si arrischiò a scegliere subito, con decisione e coerenza, la valorizzazione della prima delle due anime, quella realistica, trasgressiva, insofferente delle regole e delle istituzioni. Insomma, di enfatizzare il fatto che, alla fin fine, il romanzo possa essere letto come una storia antiscolastica e anticonformista: una sorta di “inno alla gioia” dell’antipedagogismo. Proprio per questo ne è risultata un’opera filmica bella, divertente, carica di aspirazione alla libertà dell’uomo e al suo diritto all’esperienza, all’errore, all’autoeducazione. Nell’avviarmi a concludere, tuttavia, mi viene un dubbio: forse l’anima di Collodi era ancor più complessa che duale e oltre alla componente realista e libertaria e a quella fiabesca e pedagogizzante, essa covava un’altra dimensione, più spaesante e turbativa, più inquietante e affascinante: quella gotico-fantastica. Essa fu molto amata da Italo Calvino, per esempio, proprio a partire dalla figura della Fatina dai capelli turchini, intesa quale personaggio non materno bensì orfico e senza età se non quella di una eterna adolescenza, misteriosa sorellina/messaggero a un tempo della vita e della morte e canale di comunicazione tra i due mondi dell’una e dell’altra, presenza magicamente pericolosa e protettiva a un tempo. Calvino amava citare, in tal senso, l’episodio della sua apparizione notturna alla finestra d’una candida casetta: “una bella Bambina coi capelli turchini e il viso bianco come un’immagine di cera”. Quello della Fatina risulta uno dei pochi personaggi gotico-fantastici della letteratura italiana, un’invenzione degna di Edgar Allan Poe. C’è quindi da concludere che, nonostante la vasta gamma di variazioni sull’interpretazione del romanzo che oltre un secolo di cinema ci ha donato, nessuna versione filmica di esso ha sinora valorizzato questo aspetto fascinosamente tenebroso, appunto fantastico e gotico, della vicenda di Pinocchio e del personaggio della Fatina.. Restiamo dunque, molto speranzosi, in attesa di un film che vada in tale direzione. Per esempio, aspettando che, prima o poi, si proponga di realizzarlo un cineasta alla Tim Burton.

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