Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna Biennio di licenza



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Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna

- Biennio di licenza -

Storia della Dottrina

La creazione per Cristo nello Spirito Santo

come articolo della fede fondamentale

per la sintesi teologica


Padre Stefano Maria Moschetti

Ringraziando con gioia il Padre che ci ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce. E’ lui infatti che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto, per opera del quale abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati. Egli è immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura; poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui.

Anno Accademico 2003-2004

INTRODUZIONE


Questo corso di Licenza intende raggiungere due finalità, di cui si sente oggi particolare urgenza negli studi teologici accademici: la prima riguarda la sintesi delle realtà-verità della Fede, la cui trattazione soprattutto analitica viene sviluppata nel primo ciclo, per il Baccellierato; la seconda, molto connessa al raggiungimento intelligente della prima, riguarda la storia delle dottrine: viviamo di una tradizione viva, secolare, e una migliore conoscenza della sua storia ci assicura una più completa intelligenza dei suoi contenuti.

Per quanto riguarda la Sintesi, così si esprime la Sapientia Christiana, P.II, art. 67, 2:

Le singole discipline devono essere insegnate in modo tale che, dalle interne ragioni dell’oggetto proprio di ciascuna ed in connessione con le altre discipline, anche filosofiche, nonché con le scienze antropologiche, risulti ben chiara l’unità dell’intero insegnamento teologico, e come tutte le discipline convergano verso la conoscenza intima del Mistero di Cristo, perché sia così annunciato con maggiore efficacia al Popolo di Dio e a tutte le genti”.

Anche l’esortazione apostolica post-sinodale Pastores dabo vobis così recita al n 54:

La formazione teologica è opera quanto mai complessa ed impegnativa. Essa deve condurre il candidato al Sacerdozio a possedere una visione delle verità rivelate da Dio in Gesù Cristo e dell’esperienza di fede della Chiesa che sia completa ed unitaria: di qui la duplice esigenza di conoscere tutte le verità cristiane, senza operare delle scelte arbitrarie, e di conoscerle in modo organico. Ciò esige che l’alunno sia aiutato ad operare una sintesi che sia il frutto degli apporti delle diverse discipline teologiche, la cui specificità acquista autentico valore solo nella loro profonda coordinazione”

Sintesi, cioè riportare la singole parti ad unità, unità che esprima il loro collegarsi intrinseco in un Tutto organico, espresso nella celebrazione dei Sacramenti, nella Professione di fede, nella vita cristiana così qualificata: corrispondenza della lex orandi, credendi et vivendi.

Una sintesi che può realizzarsi in quanto le verità della fede espresse in questa triplice e coordinata legge, non costituiscono un ammasso quantitativo, in cui fare delle scelte, quasi alcune fossero più vere, altre meno vere.

Le verità delle fede sono tutte ugualmente vere, si tratta di sottolineare che il loro scopo è introdurci ad una vita filiale, conformata a Cristo, nello Spirito Santo, davanti al Padre, nella solidarietà ecclesiale. Già Tommaso d’Aquino ricordava che l’atto di fede non termina agli articoli di fede, ma attraverso essi, alla realtà di Dio, Uno e Trino.1

Tra le molteplici e tutte necessarie verità di fede si dà un ordine? Il Vaticano II, nel decreto sull’Ecumenismo, Unitatis Redintegratio, al n 11 insegna che: “Nel mettere a confronto le dottrine si ricordino che esiste un ordine o «gerarchia» nelle verità della dottrina cattolica, essendo diverso il nesso col fondamento della fede cristiana.

È sintomatico che si parli di «gerarchia» delle verità in contesto di ecumenismo: si tratta infatti, alla sua radice storica, della prospettiva luterana, che la giustificazione per la fede sia l’articolo fondamentale, “Il termine critico di paragone per valutare in ogni momento se una concreta interpretazione della nostra relazione a Dio possa o meno essere detta «cristiana». Essa diventa al tempo stesso per la Chiesa il termine critico di paragone per valutare costantemente se il suo annuncio e la sua prassi corrispondono a ciò che le è stato donato dal suo Signore2

Per i Luterani, la dottrina della giustificazione “non è soltanto una singola parte dell’insegnamento di fede cristiano. Essa si pone in una relazione essenziale con tutte le verità della fede che vanno interiormente connesse tra di loro3

Anche i cattolici confessano la particolare funzione del messaggio della giustificazione, non potrebbe esser diverso, in quanto per tutti Cristo è il solo in cui avere fiducia, essendo “l’unico mediatore (Tim 2,5-6), attraverso il quale Dio nello Spirito Santo fa dono di sé, ed effonde i suoi doni che tutto rinnovano4.

Nondimeno, sentono l’esigenza di altri molteplici criteri, che esprimano più compiutamente l’unità intrinseca delle verità della fede, per completare il dialogo ecumenico; dialogo che dovrà trattare “la relazione esistente tra la parola di Dio e l’insegnamento della Chiesa, l’ecclesiologia, l’autorità della Chiesa e la sua unità, il ministero e i sacramenti, e infine la relazione tra giustificazione ed etica sociale”.5

Appunto per completare il così ben avviato dialogo ecumenico, mi sembra che il comune principio della «giustificazione» debba completarsi con gli articoli fondamentali del Simbolo apostolico, esprimenti la creazione per Cristo, nello Spirito.

Indichiamo così chiaramente che la “struttura del credo non è in fondo che quella trinitaria (cfr Mt 28,19). La fede cioè ci indirizza a Dio uno e Trino. E’ un atto di unione a Dio, denominato dalla Chiesa antica e dalla nuova formulazione spontanea «credere in». La storia della salvezza non si pone accanto a Dio [....] L’unità dei contenuti corrisponde all’unità del soggetto”.6

Indicando la creazione, diciamo che tutte le realtà del progetto salvifico di Dio sono poste, conservate e guidate da Lui nell’esistenza, con la consistenza e l’attività propria da Lui volute; aggiungendo che tutto è creato per Cristo nello Spirito Santo, ne professiamo la qualità cristica, l’animazione pneumatica. Tutti gli articoli del Credo non fanno che specificare questa fondamentale qualità cristico-pneumatica sottostante alla globalità della storia salvifica, alla vita della Chiesa.

Possiamo meglio comprenderlo ricordando che si tratta del primo articolo del Credo specificato dal «per Quem omnia facta sunt», e dallo Spirito Santo «Dominum et vivificantem» del Niceno-Costantinopolitano.

Si tratta inoltre del Prefazio delle Preghiere eucaristiche, del primo Comandamento, dei primi capitoli di Genesi; si tratta inoltre dei contenuti fondamentali dei primi Concili ecumenici: Nicea, Costantinopolitano I, Efeso-Calcedonia. Nota J. Ratzinger sul valore fondante di questi primi Concili:

Se in questo campo si può parlare di una priorità della Chiesa antica si deve partire dalla norma che regola la struttura dei contenuti: la risoluzione fondamentale è quella che ha portato alla formulazione del credo trinitario e del suo nucleo cristologico, di fronte al quale le altre risoluzioni non sono che sviluppi e approfondimenti, non certo dello stesso valore”7

La capacità di sintesi dei contenuti del Credo propria degli articoli professanti la Creazione per Cristo nello Spirito, dovremo sperimentarla sul terreno concreto del progredire della Rivelazione nello stesso formarsi della Parola ispirata, la S. Scrittura, e poi nei tempi della Chiesa, nel maturarsi di un pensiero cristiano, Teologia e Magistero.

Un corso che mira ad esplicitare l’unità sottostante la struttura organica del Credo, gli articoli fondamentali che ne permettono una corretta sintesi, deve pertanto interrogare la storia della tradizione viva della Chiesa, cioè svilupparsi come storia delle Dottrine, sia delle Dottrine che esprimono più direttamente i contenuti della Fede, sia quelle riguardanti lo sviluppo della loro intelligenza teologica, Dottrine teologiche.

Può essere di un certo aiuto riportare la descrizione che ne fa J. F. Lonergan. Le prime, dottrine della fede: “Sono il contenuto della testimonianza della Chiesa a Cristo: esse esprimono l’insieme dei significati e dei valori che informano la vita cristiana individuale e collettiva8

Questi contenuti di Fede si trovano nelle S. Scritture, lette nella Chiesa, la sua Tradizione viva. Tradizione viva che individuiamo:


  • nella Liturgia della Chiesa, fonte e culmine di tutta la vitalità della Chiesa (SC n 10).

  • nella Vita cristiana, conforme al Mistero di Cristo professato e celebrato dalla Chiesa, nell’esempio dei Santi (DV n 8).

  • nell’insegnamento straordinario ed ordinario del S. Padre e dei Pastori della Chiesa in comunione con Lui. Il suo carattere normativo conosce più gradi: ecco come si esprime la Commissione teologica internazionale:

Il fatto che la Tradizione sia una realtà veramente viva spiega perché incontriamo un numero considerevole di dichiarazioni del Magistero, la cui importanza è maggiore o minore ed il cui carattere obbligatorio può variare di grado. Per valutare e interpretare tali dichiarazioni, la teologia ha elaborato la dottrina delle note teologiche, che è stata parzialmente ripresa dal Magistero della Chiesa. In questi ultimi tempi, purtroppo, essa è più o meno caduta in oblio, ma è utile per l’interpretazione dei dogmi e dovrebbe quindi essere rinnovata ed ulteriormente sviluppata.

Secondo la dottrina della Chiesa per: «Fede divina e cattolica devono intendersi tutte quelle cose che nella parola di Dio scritta o tramandata sono contenute, e dalla Chiesa, sia con giudizio solenne sia con magistero ordinario e universale sono proposte perché siano credute come divinamente rivelate». (Concilio Vaticano I DH 3011).

[...] Essendo l’insegnamento del Magistero della Chiesa un tutto vivo, l’accordo dei credenti non può limitarsi a verità formalmente definite. Altre affermazioni del Magistero, che, senza essere definizioni definitive, sono emanate dal Papa, dalla Congregazione della Dottrina della fede, o dai Vescovi, vanno ugualmente accolte, in gradi differenti, con una obbedienza religiosa (religiosum obsequium).

Tali affermazioni appartengono al Magistero autentico quando l’intenzione magisteriale vi è dichiarata; essa si palesa «specialmente sia dalla natura dei documenti, sia dal frequente riproporre la stessa dottrina, sia dal tenore dell’espressione verbale» (LG n 25 cfr. DH 3004).

Il senso esatto di questa dichiarazione conciliare esige ancora una spiegazione teologica più definita. Sarebbe auspicabile anzitutto che per evitare che la sua autorità si affievolisca inutilmente, che lo stesso magistero della Chiesa indicasse chiaramente ogni volta la modalità ed il grado di obbligatorietà delle proprie dichiarazioni”.9

Per situare e meglio comprendere le Dottrine della Fede, definizioni e insegnamento dei Pastori, dobbiamo interessarci anche di Dottrine teologiche. Così le descrive Lonergan:

Le dottrine teologiche fanno parte di una disciplina accademica, la quale si prefigge di conoscere e capire la tradizione cristiana e di favorirne lo sviluppo.”10

La Fides et ratio descrive nel Cap. IV, «Il rapporto tra fede e ragione», le tappe significative dell’incontro tra fede e ragione, sottolinea come questo incontro ha presentato nel sec. XIII, specialmente in S. Tommaso d’Aquino, frutti buoni, maturi, con una metodologia di valore perenne.

Ricorda come dopo questa felice sintesi, il pensiero accademico ha conosciuto il dramma della separazione tra fede e ragione. Vedremo come alle radici di questa drammatica separazione sta la difficile comprensione di una creazione qualificata da Cristo: relazioni tra natura creata ed il Soprannaturale Cristico, metafisica e Teologia. Un periodo difficile per la vita della Chiesa, che vi ha conosciuto la più tragica frantumazione, la riforma protestante, e che ci impegnerà particolarmente, per il suo felice superamento nel dialogo ecumenico.

Questo esame storico delle Dottrine delle fede, nel contesto delle dottrine teologiche, ci è inoltre richiesto dal Vaticano II, nel decreto Optatam Totius, sulla Formazione sacerdotale, al n 16:

Nell’insegnamento della teologia dogmatica prima vengano proposti gli stessi temi biblici; si illustri poi agli alunni il contributo dei Padri della Chiesa Orientale ed Occidentale nella fedele trasmissione ed enucleazione delle singole verità rivelate, nonché l’ulteriore storia del dogma, considerando anche i rapporti di questa con la storia generale della Chiesa. Inoltre per illustrare quanto più possibile i misteri della salvezza, gli alunni imparino ad approfondirli e a vederne il nesso per mezzo della speculazione, avendo S. Tommaso come maestro; si insegni loro a riconoscerli presenti ed operanti sempre nell’azioni liturgiche ed in tutta la vita della Chiesa; ed essi imparino a cercare la soluzione dei problemi umani alla luce della Rivelazione, ad applicare le verità eterne alle mutevoli condizioni di questo mondo e comunicarle in modo appropriato agli uomini contemporanei”.

Anche la Dei Verbum ci invita ad un maggior interesse alla dimensione storica della viva Tradizione apostolica. Al n. 8 infatti leggiamo:

Ciò che fu trasmesso dagli Apostoli comprende tutto quanto contribuisce alla condotta santa del popolo di Dio e all’incremento della fede, e così la Chiesa nella sua dottrina, nella sua vita e nel suo culto, perpetua e trasmette a tutte le generazioni tutto ciò che essa è, ed essa crede.

Questa tradizione di origine apostolica progredisce nella Chiesa con l’Assistenza dello Spirito Santo: cresce infatti la comprensione, tanto delle cose quanto delle parole trasmesse, sia con la riflessione e lo studio dei credenti, i quali le meditano nel cuore loro (cfr Lc 2,19. 51), sia con l’esperienza data da una più profonda intelligenza delle cose spirituali, sia per la predicazione di coloro i quali per la successione episcopale hanno ricevuto un carisma sicuro di verità.

La Chiesa cioè nel corso dei secoli tende incessantemente alla pienezza della verità divina, finché in essa vengano a compimento le parole di Dio.”

La storia delle dottrine richiederà, nel nostro caso, attenzione alla capacità di sintesi manifestata, nel progredire della Rivelazione e del pensiero cristiano, dagli articoli di fede nella Creazione per Cristo, nello Spirito; ma insieme ci permette uno sguardo ampio, «diacronico», generale, comparato che ci confermerà nel nostro assunto. Parimenti ci permetterà di esaminare meglio, nella loro radice storica, l’insorgere delle difficoltà ecumeniche e anche inter-religiose, raccogliere elementi atti a condurre con più profitto il dialogo attuale per il loro proficuo superamento.

Ci sarà di grande aiuto la genialità propria, sarda, dei grandi testimoni della Fede, come sono i santi Eusebio vescovo di Vercelli e Patrono del Piemonte, e Ilaro Papa.

Sono ambedue difensori intelligenti ed intrepidi delle verità fondanti tutta la vita cristiana, le verità evangeliche proclamate dai due massimi Concili ecumenici dell’antichità, il Niceno e il Calcedonese: verità rivelate fondanti, che sono esattamente quelle della nostra ricerca: il Concilio Niceno ha riconosciuto che la personalità del Cristo sta dalla Parte di Dio Padre, a Lui consustanziale, non della creatura umana in cui si esprime nella sua Incarnazione (DH 125); il Calcedonese completa questa verità, affermando il dato evangelico, che il Figlio di Dio, consustanziale al Padre, si esprime in una vera umanità, consustanziale alla nostra (DH 301).

Tutto il Simbolo della fede, celebrazione liturgica, vita cristiana si poggia, celebra, professa, vive di queste verità veramente fondamentali: è la fede dei piccoli, i veri sapienti, che accettano e riconoscono nell’uomo Gesù il Figlio del Padre, che solo il Padre, nella sua Incarnazione per opera dello Spirito Santo ci può far conoscere (Lc 10,21s).

Quando la stessa teologia accademica, che certo ha il compito di precisare le realtà della fede, correlarle tra di loro, cercarne intelligenza, farne luce e forza delle questioni umane, si allontana, non ha più di mira la conversione dell’intelligenza e del cuore per vivere, nella nostra creaturalità, come Figli, per Cristo, nello Spirito Santo Amore della Paternità divina, quando la teologia accademica si perde in analisi, sistematiche differenziate e molteplici, incomincia a diventare poco utile, se non ambigua, perniciosa11.

I Santi sardi Eusebio e Ilaro sono stati maestri nel ricondurre tutto in uno slancio autentico, evangelico, di professione, celebrazione e vita.

Concludendo queste già troppo abbondanti premesse è bene ricordare una duplice accezione di Creazione:



  • in senso attivo, come Creazione, azione divina, attività propria, esclusiva del Dio dell’Alleanza che pone nell’esistenza, senz’altra condizione che la propria libertà e conoscenza, l’altro da sé, la creatura, senza per nulla dipenderne.

  • in senso passivo il frutto dell’atto creatore di Dio, la creatura con tutta la sua consistenza, natura propria ed attività, sempre radicalmente dipendente dal Creatore, nell’esistere e nell’operare.

Tutta la creazione è sempre cristicamente e pneumaticamente qualificata per essere stata posta nell’esistenza, e poi redenta, per Cristo, nello Spirito; solo così abbiamo l’accesso alla Paternità divina, e otteniamo il dono di uno sguardo teologico unificato, il senso di un tutto solidale ed organico, riconducibile ad unità.

Prima di immergerci nella studio delle Dottrine storiche, per restare nella prospettiva di una proficua sintesi, è bene precisare un «luogo»,celebrato nel tempo e nello spazio, ma che rende presente in ogni tempo e in ogni spazio, il Crocifisso glorioso, datore dello Spirito Santo, Signore, redentore di tutta la Creazione: la SS Eucaristia.





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