Posso dire Don Mazza che abbiano iniziato nel 1996 quando io ero Assessore regionale del turismo ha portato qui a Verona gli approfondimenti sul turismo religioso, la Conferenza Episcopale, di questo credo sia personalmente


“Viaggiare, Visitare e Accogliere nelle Associazioni turistiche. Stili, strumenti, contenuti”



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“Viaggiare, Visitare e Accogliere nelle Associazioni turistiche. Stili, strumenti, contenuti”


Alberto Ferrari, Presidente Nazionale CTG

Marisa Baroni, Presidente Nazionale ETSI-CISL

Arrivo Dalfovo, Presidente Nazionale CT ACLI


Roberto Scacchi, Presidente Nazionale CITS

Antonio Inchingoli, Segretario Generale ENTEL-MCL

Lanfranco Massari, Presidente Federcultura, turismo e sport

Roberto Guarino, Delegato Nazionale TGS

Norberto Tonini, Presidente BITS
Viaggiare, Visitare e Accogliere nelle Associazioni turistiche. Stili, strumenti, contenuti”

Alberto Ferrari

Il rapporto con la parrocchia costituisce una sfida per tutti noi, soprattutto per noi che veniamo da questo mondo che non per nulla è definito il “mondo delle parrocchie”: questo a significare una certa frammentazione che rischia di farci lavorare fianco a fianco ma senza sapere cosa sta facendo l’altro.

Altro rischio è quello di fare delle cose che piacciono, ma che forse servono a poco perché fini a sé stesse, oppure ripetitive di altre esperienze. Il rischio maggiore tuttavia è di fare il gruppetto chiuso, autoreferente, che fa le cose anche bene, ma le fa senza incidere nella realtà che ci sta attorno. Qui credo che vada ricordata l’esortazione della lettera a Diogneto: i cristiani non sono del mondo, ma sono nel mondo. La stessa esortazione viene anche dal recente documento dei Vescovi “Orientamenti pastorali per il primo decennio del 2000” che ci sta di fronte. Siamo nel mondo e a questo mondo, a questa società dobbiamo una testimonianza e delle risposte che ne siano conseguenza.

Per un’associazione come il Centro Turistico Giovanile (CTG) è chiaro che le domande nel tempo cambiano. Non cambia solo il modo di vestire, ma cambiano anche i modi di fare associazione, soprattutto per chi vuole essere efficace anello di collegamento tra i giovani, la gente, e i valori che crediamo fondamentali. Questo è applicabile pienamente anche al turismo, che non va letto solo come evasione, e che non è un’antitesi rispetto a un sistema di valori.

C’è ad esempio oggi una necessità sempre più diffusa di fare del turismo in maniera consapevole. Uso questo termine che è forse anche più “forte”, più significativo di quello usualmente utilizzato di responsabile. Fare turismo in maniera consapevole significa fare del turismo sapendo bene cosa stai facendo in quel momento e conoscendo le conseguenze delle azioni che fai. Il turismo può migliorare le condizioni economiche di un popolo, può valorizzare un territorio, ma ugualmente può distruggere delle tradizioni, violentare un paesaggio, distruggere dei rapporti anziché crearli come sarebbe nella sua logica intrinseca. Turismo consapevole significa allora saper scegliere come fare turismo, pienamente coscienti che comunque la nostra scelta avrà una conseguenza.

Non voglio qui demonizzare il cosiddetto turismo di “massa”, che resta comunque in sé una grande conquista sociale. Forse invece di chiamarlo “di massa” (anche il termine è veramente brutto e vagamente dispregiativo) potremmo chiamarlo turismo per tutti. Se noi facciamo un excursus storico, senza andare nemmeno troppo in là con gli anni, vediamo come il fenomeno turistico fosse abbastanza di élite, almeno fino agli anni’50. Nella civiltà contadina d’estate si lavorava, altroché andare in vacanza! E chi lavorava nell’artigianato non sapeva ancora cosa fossero le ferie, mentre gli operai (che pure da poco avevano le ferie pagate) non possedevano i mezzi per andare in albergo.

Fino ai primi decenni del secolo scorso spesso chi andava al mare o si recava in montagna lo faceva perché debole di salute o bisognoso di cure naturali. Dagli anni 60 tutto cambia e la pratica del turismo si apre veramente a tanti, se non a tutti.

Credo che un qualche merito di questa “rivoluzione culturale” e di costume debba essere riconosciuto anche all’azione del Ctg. Ed è proprio in quegli anni che anche la Chiesa comincia a porsi il problema. Che è per la Chiesa un problema ancora nuovo, non ancora pienamente e diffusamente recepito a livello di pastorale. Si continua a vedere il turismo solo come momento d’evasione. Io stesso ricordo parrocchie che facevano turismo, che poi era magari la gita in pullman, per fare qualcosa di diverso dalle attività pastorali di tutto l’anno.

Con l’istituzione dell’Ufficio Nazionale per la pastorale del turismo la CEI pone le condizioni perché le cose comincino a cambiare, almeno nell’intuizione. Si comincia a pensare che anche nel turismo, attraverso il turismo, si può fare pastorale. Una pastorale che va insieme alle altre pastorali. Una pastorale comunque importante perché si rivolge all’uomo nel momento in cui vive il tempo libero. Nel momento in cui l’uomo è più libero dai condizionamenti, in cui può rapportarsi liberamente sia con se stesso che con gli altri.

Noi come associazione vogliamo aiutare l’uomo a vivere liberamente questi momenti e vogliamo che la nostra azione sia pienamente dentro il progetto di pastorale della Chiesa italiana. Dobbiamo come laici coltivare la consapevolezza di avere una grossa e primaria responsabilità in questo campo. Siamo chiamati a testimoniare il nostro stile di cristiani principalmente nel turismo. Prendiamo ad esempio l’accoglienza nelle nostre case per ferie. Non basta dare una minestra. E’ senz’altro necessario farlo in maniera dignitosa perché credo che ogni ospite in quanto uomo ne abbia il diritto. Ma è ancor più necessario elevare la qualità della nostra proposta complessiva di accoglienza. E su questo dobbiamo crescere ancora.

Quello che ancor di più occorre è farlo con il sorriso, con un saper accogliere che è testimonianza di vera accoglienza cristiana, come accadeva a S. Paolo nei suoi viaggi da una città all’altra, era accolto dalle comunità cristiane con gioia e attenzione. Lo stesso stile vale anche nella pratica del visitare: incontrando veramente la gente, non solo fotografandola, ammirando un paesaggio o un’opera d’arte, sapendo riconoscere in essi il segno di Dio, diretto o attraverso la mano dell’uomo.

Marisa Baroni
Il nostro impegno è caratterizzato dalla programmazione per evitare di congestionare determinate zone, calendarizzando meglio le presenze. Noi abbiamo dei lembi straordinari del nostro paese che sono sconosciuti ai più e tutti da vedere, abbiamo una ricchezza nelle zone interne che non rientrano negli itinerari comuni, ma non per questo meno interessanti. Ma è chiaro che ci vuole anche un forte impegno del Governo, con interventi programmati.

Quando penso al settore turistico cerco di tener conto dei termini di sviluppo di tutte le realtà del nostro paese. In termini di prezzo e qualità che permetta di dare a tutti la possibilità di usufruire.

Guardo con particolare attenzione all’ambiente, e quando parlo di ambiente non parlo solo d’inquinamento, ma di regole che le città, le comunità sono tenute a rispettare – ospiti ed ospitanti -, parlo di marciapiedi liberi, parlo di sicurezza vicino alle stazioni ferroviarie, parlo di servizi ad orari accessibili il turista, la persona arriva in un dato luogo e non trova buona accoglienza o per l’orario o per mancanza di altri servizi. Parlo, inoltre delle strutture alberghiere dopo le 10 di sera perché le cucine sono chiuse. Parlo della disponibilità di medici, di ambulatori, di informazioni, perché anche questa è accoglienza.

Allora per ottenere questo dovrebbe essere prevista una serie di elementi, come la sicurezza nelle città, la possibilità di vivere e far vivere alle persone che soggiornano, anche le tradizioni culturali locali, le tradizioni artigianali. Bisogna coinvolgere anche la comunità locale, per non trasformare la vacanza degli ospiti in un soggiorno ghettizzato. Solo condividendo questi valori, la vacanza non viene falsata e non resta vuota; quindi ci vuole un incontro tra chi accoglie e chi soggiorna con rispetto reciproco.

Questo è l’inizio di un approccio per coinvolgere popoli diversi, strategie diverse, per cementare anche una nuova solidarietà che sappia sempre tener conto di tutte le problematiche, unire risorse e progetti anche per programmare nuova occupazione, soprattutto là dove non esiste un’iniziativa privata.

Questo è un settore che può dare occupazione, sviluppo e capacità di ristrutturare il paese. L’occupazione riguarda soprattutto i giovani in quanto il turismo è un settore dove, nonostante quello che stiamo facendo, mancano ancora guide, accompagnatori e animatori preparati per fare in modo diverso questo lavoro, non è più quello di vent’anni fa. E’ un settore dove serve la programmazione e i finanziamenti devono servire anche per la ristrutturazione del patrimonio artistico-ambientale. Si realizza quindi un intreccio di responsabilità e di programmi.

Ogni associazione ha la sua linea operativa ma si avverte il bisogno di avere un obiettivo, anche uno solo, ma comune e forte. Siamo in grado di far questo? Io dico di sì, ma bisogna che ci muoviamo a livello nazionale con un intento comune, per la realizzazione di un progetto sociale che ci veda anche portatori di valori diversi.

Arrigo Dalfovo
Innanzitutto un grazie per aver organizzato un convegno con questo metodo, per il rigore con cui si incanala la fatica di pensare. Nel dire questo penso alla associazione a cui appartengo, le Acli, e alla diffidenza con cui si guarda a questa “pratica pagana”. Ho letto con molta attenzione la relazione accompagnatoria e di preparazione al convegno e in particolare modo la parte dell’ambito legato alle associazioni turistiche di ispirazione cristiana.

Ho trovato eccessivo pessimismo. Non stiamo vivendo in un area di sopravvivenza, siamo solo i figli dello stato sociale e davanti a noi c’è la forbice che si sta allargando tra affermazioni di principio e praticabilità di queste affermazioni; una cosa comunque posso affermare: non stiamo cantando di notte per farci coraggio. In un momento difficile per lo stato sociale stiamo cercando di gestire diversamente i servizi, stiamo cercando di costruire competenze in grado di dare senso, certi che solo coinvolgendo questo pezzo di società che rappresentiamo si può sviluppare la democrazia.

Una ulteriore considerazione: quale è il nostro compito specifico? Fare bene quello che vogliamo fare alla luce dei valori cristiani; si tratta quindi di conoscerli e di viverli incarnandoli nella realtà in cui si opera con competenza, coerenza e onestà.

Il Centro turistico delle Acli (CTA) si struttura dentro un solco molto più grande e complesso costituito dalle Acli. Viene da una presenza meno strutturata ma più vissuta delle case per ferie, costruite dagli aclisti nell’immediato dopo guerra per tutelare le ferie dei lavoratori. È da sempre una vita associativa alla cui sorgente c’è la vita cristiana con due obiettivi: allargare la dimensione partecipativa e agire con competenza e onestà nella logica del servizio. Un dubbio che rimane negli anni: il turismo è terreno significativo e praticabile di promozione di diritti e di esperienza associativa? Nel 1970, con la creazione dell’associazione, si ritiene il comparto turistico un terreno fertile su cui seminare i valori aclisti.

Si può ancora parlare di turismo sociale? Il 50 % degli italiani non vedono soddisfatto il bisogno di vacanze. L’ostacolo economico ad una pratica turistica allargata a tutti è l’elemento al primo posto nelle priorità non solo del CTA ma di tutte le associazioni specifiche e i buoni vacanza, che noi ci candidiamo a co-gestire, possono essere una risposta concreta.

Una seconda pista attingendo dalla settimana di Bruxelles sul turismo sociale ci offre la definizione di turismo sociale: “Il turismo sociale attiene ai giovani, alle famiglie numerose, alla terza età, ai disabili”. Si tentano così di definire i soggetti che devono avere il loro diritto di cittadinanza nel turismo.

Accanto ad una strutturazione autonoma e democratica degli organismi direttivi abbiamo messo in piedi un centro turistico chiamato “Rosa blu” per rispondere al problema dei disabili nell’ambito specifico. Un banco di prova che ha messo in discussione le precedenti competenze; gli strumenti di analisi sono stati rivisti cambiando letteralmente la cassetta degli attrezzi. Gli operatori hanno dovuto essere formati e in sinergia con la Federalberghi e la CST (Centro studi superiori di turismo) è stato approntato un progetto per riposizionare la qualità del nostro servizio.

Un altro banco di prova su cui stiamo lavorando e che è essenziale per l’associazionismo è la qualità dei processi di partecipazione. Il dialogo con il tessuto associativo, l’ascolto, il protagonismo del socio sono gli obiettivi che stiamo portando avanti per instaurare quei percorsi di relazione che conducono a scambi interattivi in cui il recupero dell’altro è una dimensione indispensabile per dare significato alla propria vita. Una ultima comunicazione in merito al turismo consapevole che tradotto vuol dire: “una vacanza intelligente non ha solo una meta ma anche uno scopo”.

Sandro Calvani, rappresentante delle Nazioni Unite per l’Asia dell’Est e il Pacifico, ad un nostro convegno sul turismo consapevole disse: ”L’idea che mi sono fatto, da osservatore in molti paesi stranieri è che più si viaggia meno odio c’è. Le etnie, le paure, le dominazioni diventano più pericolose quanto più isolate e sconosciute restano”. E aggiunge: “la visita di villaggi poveri, di luoghi di produzione dove lavorano bambini e qualunque altra ingiustizia non solo rafforza la nostra capacità ed interesse alla solidarietà, ma anche mantiene una forma di monitoraggio che rende le autorità consapevoli che altri stranieri non influenzabili dall’autorità locale, vogliono continuamente conoscere quanto succede”.

È quindi diventata essenziale con gli associati la fase preparatoria del viaggio, conoscendo il contesto sociale, approfondendo la cultura, con una attenzione critica. In definitiva privilegiamo la produzione di informazioni sapendo che il turismo a cui guardiamo è comunicazione in un rapporto ecologico con il territorio.

A conclusione una considerazione che muove dalla relazione del Forum. Il Forum nasce in quanto laboratorio di idee che devono essere offerte a tutti gli operatori del comparto turistico a partire dalle associazioni cattoliche che rappresentano una piccola fetta di associati. Il Forum non può essere un fortino in cui si difende l’identità, ma un luogo aperto di dialogo e di confronto. A noi interessa testimoniare il nostro essere cristiani nel mondo non in un piccolo recinto. Lasciamoci contaminare dal quotidiano in cui noi seminiamo i nostri ideali; mi auguro che il Forum sia sempre più un laboratorio di stimoli per l’intera comunità.

Roberto Scacchi
Questo convegno rappresenta un qualificante momento di incontro e di rilancio a cui sono chiamate a partecipare le Associazione che operano nel mondo del turismo sociale. A questo proposito mi sembra utile ricordare preliminarmente che il Centro Italiano Turismo Sociale (CITS) è una Associazione nata su iniziativa di vari organismi di ispirazione cattolica, per favorire la sensibilizzazione degli uomini ai valori autentici, spirituali, umani e sociali del turismo e di un buon impiego del tempo libero. Tracciato così il quadro di riferimento dell’Associazione va detto che sia i contenuti dell’attività associativa che gli strumenti che la realizzano, hanno messo in luce nel tempo la necessità di acquisire una duttilità per essere sempre al passo con i tempi e con i mutamenti sociali, sempre più veloci e complessi, nonché con la evoluzione normativa sia nazionale che locale, che non pochi problemi ha creato a chi gestisce un’attività di accoglienza di tipo extra alberghiero. Il turismo ha sempre mosso e muove enormi interessi economici ed ha un volume d’affari veramente notevole; questi concorrono ad individuare un turismo esclusivamente commerciale che snatura il vero significato della mobilità umana.

Fin dalla nascita il CITS si è fatto interprete dell’esigenza di riportare il turismo ad una dimensione umana, riscoprendo che c’è alla sua base una forte connotazione sociale. Essa si manifesta nel desiderio più o meno espresso, ma comunque sempre presente di imparare a vivere insieme, camminare insieme per crescere e far crescere la società in cui viviamo. In tale contesto la mobilità dell’uomo non assume più valenza di movimento disorganizzato, ma diventa un itinerare ordinato che rispetta sia le leggi naturali della convivenza umana, che quelle poste dall’ordinamento civile. E’ così che il viaggiare, l’accoglienza, in una parola il fare turismo assume la sua giusta connotazione più profondamente umana, in contrapposizione ad un viaggiare ristretto entro i limiti del consumismo che in quanto tale è superficiale e nulla dà e nulla riceve di veramente autentico e profondo che possa arricchire la singola persona e quindi l’umanità in generale.

Per quanto riguarda in particolare il ruolo del CITS e dei servizi che esso offre alle Case per ferie ed alle realtà locali aderenti, va detto che essi consistono essenzialmente in consulenze e tutela amministrativa, giuridica, contabile e anche fiscale e tecnica a favore degli Istituti che esercitano attività ricettiva e di chi organizza viaggi.

Un grande merito del CITS è quello di essere stato il capofila nel guidare le Case per ferie nei tortuosi percorsi burocratici che si devono inevitabilmente affrontare per l’ottenimento dell’autorizzazione amministrativa, requisito assolutamente necessario anche oggi per esercitare l’accoglienza nel rispetto delle leggi vigenti. Ma non solo in tale contesto è emersa la validità della formula “CITS”, in quanto il medesimo si pone anche quale interlocutore qualificato nei confronti delle amministrazioni nazionali e locali; cioè a dire nei rapporti con Ministeri, Regioni e Comuni e con gli altri Enti che a vario titolo partecipano al turismo, ponendosi sempre a difesa del mondo cattolico. L’esperienza che il CITS ha maturato è essenzialmente praticata sul campo della vita di tutti i giorni, fianco a fianco delle realtà che operano nel turismo religioso.



Antonio Inchingoli
Oggi, per noi cattolici impegnati in questo settore, suona la campana per dare non solo la nostra esperienza, la nostra testimonianza, ma per fare quanto di più bello emerge in questo tipo di settore. Lo sforzo di questo Convegno che mette in campo la sperimentazione, - nel senso vero dell’accorgersi della reciprocità, del confronto, delle proposte proprio sul piano sperimentale - rappresenta un modo di fare cultura a tutto tondo.

Molte volte siamo capaci di guardare lontano e non ci accorgiamo dei vicini e di quelli che come noi progettano le stesse cose. Ritengo che sia preliminare che oggi parta una “crociata” dell’incontro per l’incontro, dello “stare”, cioè del cooperare per lo stesso fine, quello della rivisitazione dell’Associazione, ovvero quello di viaggiare nelle nostre organizzazioni senza gelosie. Per una volta proviamo a scrivere un capitolo della storia del turismo, dei viaggiatori; siamo nelle condizioni per poter far partire questa forma di progetto.

Il turismo nella civiltà contemporanea è un agire sociale. Noi dobbiamo scrivere questa storia del turismo proposto dalle associazioni. Proviamo a scriverlo sinergeticamente, insieme, tenendo conto del pellegrinaggio e comportandoci noi stessi da pellegrini. Il pellegrino è del resto colui che ha la certezza della meta, dell’obiettivo; è colui che ricorda la propria dimora. Ciascuno di noi, dopo questo “stare insieme”, tornerà arricchito, dovrà tornare arricchito da queste tre giornate.

Del resto il tempo è lo spazio del bene in cui ognuno sceglie che cosa fare senza costrizioni di nessun genere. Oggi l’uomo si esprime influenzato da una civiltà consumistica, che coinvolge le masse, condizionandone le scelte. Ora qui non siamo condizionati che dalla nostra volontà, noi qui non abbiamo avuto costrizioni da nessuno.

E allora la mia proposta trova spazio, si sa ben convertire: far uscire da questo Convegno un progetto d’insieme: riorganizziamo il turismo come strumento di elevazione culturale. Nel momento in cui emerge quell’impegno necessario per un ulteriore sviluppo, con effetti che ci porteranno proprio all’interscambio di culture e di concezioni, strumento di approfondimento culturale.

Tutto questo per allargare gli orizzonti, far vivere la speranza. Noi dobbiamo costruire una cultura attenta al turismo, non falsificata. Oggi sembra quasi che la cultura si scriva solo attraverso i mezzi correnti. Anche la cultura del turismo purtroppo è diventata una merce come tante altre: le imprese sono quotate in borsa. Certo in questo periodo emerge anche un aspetto negativo che è quello del turismo che frena o addirittura blocca. Oggi più che mai il turismo vuol dire profitto. Allora la sfida che lanceremo come associazione nei prossimi mesi sarà “La Magna Charta” per la produzione turistica.



Lanfranco Massari
Riflettendo sul sottotitolo di questo Convegno, "Per un Turismo dei valori", pensavo che ci vuole coraggio a parlare di turismo di valori oggi, quando - e non è un caso – è proprio questa particolare attività umana ad essere più colpita dopo l’11 settembre, nel senso che rischia di subire i peggiori contraccolpi.

Così come non è un caso che se il viaggio è stato uno strumento con cui i primi cristiani hanno diffuso il messaggio della resurrezione di Cristo, che poi nel corso dei secoli e dei millenni si è trasformato in pellegrinaggio, oggi il viaggio, la mobilità sono a rischio. Ci vuole coraggio; ma chi può avere questo coraggio, chi può sostenere la fatica oggi di parlare di turismo e di valori del turismo? Io credo, soltanto coloro che hanno una chiara e insopprimibile dignità, soltanto coloro che sono consapevoli della propria identità. Allora chi meglio della Chiesa, chi meglio dei cristiani, con la propria chiara identità, chi meglio della Chiesa dei cristiani, chi meglio di noi può oggi parlare ancora di valori e di turismo dei valori.

Ma anche prima dell'11 settembre non era facile parlare di turismo dei valori perchè è sempre più diffuso il costume di offrire, e di domandare, itinerari da "consumare" più che da vivere. Da bruciare e usare, come si è soliti - purtroppo - abituati a usare, bruciandola, la vita.

Infatti è vero che gli operatori turistici sono tanti e molto esperti di marketing, per cui sanno vendere anche quello che la gente non domanda o non saprebbe domandare. Ma è certo vero anche che la frenesia nevrotica che contraddistingue le proposte di tante organizzazioni turistiche, quel principio perverso del "vedere più cose possibili nel minor tempo possibile" rischia di contagiare un po' tutti. E noi non siamo esenti. Anzichè rendere il momento turistico, la vacanza, gli itinerari momenti significativi, cioè ricchi di significati perchè fondati su valori e su corretti principi di conoscenza.

Gli operatori turistici cattolici hanno una grande responsabilità in questo senso.

Noi cristiani che operiamo nel sociale, noi cooperatori cristiani che ci richiamiamo ai principi della dottrina sociale della Chiesa, dobbiamo essere consapevoli che dobbiamo affrontare questa grave contingenza storica e il nuovo millennio con nuovo slancio, con coraggio e maggior forza, per testimoniare la nostra fede e per rafforzare e sviluppare gli aspetti specifici della nostra identità.

Quindi, accogliamo con entusiasmo, ma anche consapevoli delle difficoltà dell'impegno, l'invito rivolto dal Santo Padre nella lettera apostolica "Novo Millennio Ineunte" ad aprirci con fiducia al futuro, a "prendere il largo" nel vasto oceano del terzo millennio, che - nessuno se lo aspettava - ha avuto un così tragico inizio.

L'evento del Grande Giubileo è stato per noi un'esperienza vera di pellegrinaggio e di incontro con Cristo risorto, nel varco della Porta Santa. Un evento di fede e di memoria, anzitutto. Abbiamo partecipato al raduno dei lavoratori e dei cooperatori in occasione della festa del primo maggio, ma anche agli incontri con le famiglie, al Giubileo degli operatori dello spettacolo, del turismo, dello sport.

Come non ricordare l'esortazione che Giovanni Paolo II ha rivolto ai cooperatori in occasione del "raduno" affinchè contribuiscano a sanare gli squilibri economici e sociali esistenti nel mondo del lavoro ed a governare i nuovi processi della globalizzazione economica in funzione della solidarietà e del rispetto per ogni persona umana?

Nella sua storia più che centenaria, la cooperazione ha assolto alla funzione di valorizzare la persona umana, ponendola al centro dello sviluppo economico e sociale.

Federcultura Turismo Sport di Confcooperative e le cooperative che la costituiscono intendono continuare a perseguire tale opera anche in futuro, fornendo il proprio fattivo contributo alla soluzione della questione sociale, ormai divenuta "planetaria". Nell’attuale contesto economico e sociale, contrassegnato dalle conseguenze dei tragici avvenimenti dell’11 settembre, è necessario ricercare tutte le vie possibili per ottenere una pace duratura e basata sulla giustizia.

Il turismo, proprio per i valori intrinseci di interscambio e arricchimento delle conoscenze, contribuisce alla promozione e alla conoscenza delle identità e dunque al rispetto delle diversità. La valenza, non solo economica ma anzitutto culturale e di promozione umana, è del tutto evidente. Da qui il suo contributo alla costruzione della pace. E la pace, a sua volta, è la condizione indispensabile per lo sviluppo del turismo, che progredisce quando c’è pacifica convivenza tra gli uomini.

Sotto questo profilo, appare quanto mai profetico, ma al tempo stesso drammatico, il tema prescelto per la 22^ Giornata Mondiale del Turismo del 27 settembre scorso: “Il turismo, uno strumento al servizio della pace e del dialogo fra le civiltà”.

Le cooperative turistiche di Federlcultura Turismo Sport che svolgono la loro attività al servizio delle persone e della comunità, sono consapevoli di questo, anche per il fatto che il modello cooperativo ha in sé un valore aggiunto che lo contraddistingue. La cooperazione di origine cristiana pone al centro della sua azione la persona umana e considera l’attività economica come servizio alla persona ed alla comunità degli uomini. Le cooperative aderenti a Confcooperative si distinguono per il rispetto e l’autenticità con cui propongono i loro prodotti e servizi, proponendo al turista il patrimonio artistico, storico ed ambientale e la cultura che esso indica, con la chiara consapevolezza della propria identità.

E’ questa la strada che Federcultura Turismo Sport intende seguire per contribuire a diffondere una concezione del turismo a misura d'uomo, in uno sforzo di continua innovazione ed adeguamento senza il quale tradirebbe le sue origini e la sua storia. La cooperazione si basa sulla mutualità, sviluppa la partecipazione e l'autogestione e quindi la responsabilità tra i soci. Coniuga solidarietà ed efficienza, ha la finalità di remunerare il lavoro dei soci, non di massimizzare l'accumulazione di capitali nè di perseguire fini di lucro. Essa, nei servizi di accoglienza, di informazione turistica e di produzione culturale, diventa strumento di promozione e di crescita per le piccole e medie imprese. In questi settori le imprese cooperative sono costituite da professionisti che possono garantire la qualità degli interventi al servizio delle persone e della pastorale.

Una impresa cooperativa è anche uno strumento che sul piano gestionale e organizzativo risponde a requisiti di duttilità e flessibilità e che consente economie di costo, quindi accessibilità per i turisti e qualità crescente delle prestazioni e dei servizi. Ma questa è caratteristica dominante di tutta la cooperazione autentica. Per questo noi sosteniamo che le imprese cooperative sono un bene per tutto il Paese.

Negli specifici ambiti del turismo e dei servizi culturali, la cooperazione consente di perseguire due obiettivi, sotto il profilo economico e sociale:

1. favorire l'aggregazione dei singoli operatori, pur garantendone l'autonomia aziendale e attivando strumenti per l'innovazione e la qualificazione. Per il bene del turismo italiano, è indispensabile la via dell'intesa e dell'aggregazione tra le imprese in sistemi integrati, a rete, per poter competere sul mercato e per raggiungere elevati livelli di qualità, pur salvaguardando l'identità e l'autonomia di ogni singola piccola struttura;

2. produrre opportunità di lavoro, posti di lavoro con caratteristiche di flessibilità, nel comparto della organizzazione dei servizi, puntando per quanto possibile alla stabilità occupazionale, sulla qualità del lavoro, sulla sua giusta valorizzazione.

L'esperienza consolidata della cooperazione nell'ambito dell'autogestione del lavoro, nel comparto dei servizi accessori e complementari al turismo-ricettivo può fornire modelli capaci di valorizzare intere aree a vocazione turistica lontane dalle mete dei circuiti tradizionali.



Don Roberto Guarino
Per comprendere il TGS è necessario innanzitutto collocare l'associazione all'interno di una costellazione di associazioni promosse dai Salesiani. E' un insieme variegato che va dalle polisportive PGS, forse l'associazione più diffusa e conosciuta ai CGS - Cinecircoli Giovanili Socioculturali che operano nel campo della cultura, del cinema e dello spettacolo - e altre associazioni che si interessano di oratorio, scuola, formazione professionale, servizio civile, emarginazione. Queste associazioni operano secondo un progetto unitario che ha lo scopo di educare a partire dagli interessi dei ragazzi e dei giovani.

Quali sono, dunque, gli elementi essenziali della proposta TGS?

La mission dell'Associazione è promuovere il turismo in forma associativa per contribuire all'educazione integrale dei giovani, ispirandosi al progetto educativo di Don Bosco. Il TGS riconosce nel turismo valori fondamentali di formazione della persona, che intende declinare sulla base di scelte irrinunciabili e qualificanti: il sistema preventivo di Don Bosco, i giovani, il gruppo, il volontariato.

Dal punto di vista antropologico, il TGS si identifica in un turismo che favorisce il richiamo alle comuni radici culturali europee e la consapevolezza delle tradizioni sociali, religiose e spirituali. Favorisce, inoltre, il piacere dello stare insieme e l'elaborazione di interessi e di un linguaggio comune; aiuta a superare la solitudine, rifiuta la massificazione culturale, rilancia il protagonismo e l'assunzione di responsabilità. In sintesi favorisce il confronto di idee, il dialogo, la reciproca conoscenza, l'unità e la solidarietà fra gli uomini.

Sotto il profilo tecnico, il TGS promuove sia il turismo attivo, sia il turismo ricettivo, abbracciandone soprattutto le valenze sostenibili. Il turismo attivo ha come strumento il viaggio formativo, che si qualifica come acquisizione ed ampliamento di conoscenze, esperienza di gruppo, ma anche di crescita personale. Esperienza non elitaria, ma essenziale anche nell'utilizzo dei servizi.

Il turismo ricettivo, nell'ottica del TGS, comporta l'esercizio dell'ospitalità e dell'accoglienza anche attraverso forme organizzate e di cooperazione, fonte di nuova occupazione soprattutto per i giovani, implica la trasformazione e l'elevazione del livello sociale di vita, favorisce la riscoperta, la valorizzazione, la promozione, la conservazione e il recupero del patrimonio culturale ed ambientale del territorio in cui si vive e si opera.

Al termine vorrei ricordare quanto scriveva Don Filippo Rinaldi, il terzo successore di Don Bosco, Rettore Maggiore dei salesiani dal 1922 al 1931. Certamente sapete che Don Bosco era diventato famoso per quelle passeggiate che, nel periodo autunnale, radunavano centinaia di ragazzi che con la banda in testa e seguiti dai carri con le vettovaglie percorrevano per vari giorni le colline dell’astigiano e del monferrato. Era diventata non solo una tradizione, ma qualche cosa di più che, forse, aveva creato anche scandalo. Don Rinaldi voleva spiegare ai salesiani innanzitutto il significato educativo e spirituale di queste passeggiate.

"Adesso vi dirò qualche cosa sulle passeggiate. Don Bosco le fece e le fece più lunghe di tutti. Ma per Don Bosco erano una missione quelle passeggiate. Vedere tutti quei giovani che suonavano e stavano allegri alla sera in teatro e poi alla mattina… pregavano e facevano la comunione… era una cosa che stupiva. Stupiva perché in quei tempi banda (musicale) e Comunione parevano cose opposte inconciliabili. Cinquant’anni fa (Don Rinaldi scrive agli inizi del '900) la musica, il teatro erano nell'opinione pubblica una cosa cattiva, scandalosa per i giovani, Don Bosco vide che in se stesse queste cose non avevano niente di male, e mettendovi un fine buono, ne fece un mezzo di educazione. Don Bosco prevedeva i tempi. Credeva che il bisogno di divertimento avrebbe riempito il mondo di bande musicali, di cinema e di teatri, e lui vedeva la necessità di mettere accanto a mille teatri cattivi, almeno cento buoni per i buoni, accanto a cento proposte cattive, almeno 100 proposte buone. Questo Don Bosco fece in ogni campo, e perché prevenne i tempi, suscitò le critiche e lo scandalo di molti" (Eugenio Valentini, Don Rinaldi. Maestro di Pedagogia e di Spiritualità Salesiana, Torino, 1965).

Credo che una motivazione più chiara del perché noi salesiani ci accostiamo alla proposta del turismo non ci possa essere.

Intervento conclusivo

Norberto Tonini


A chiusura di questa ampia e vivace panoramica propongo qualche sottolineatura , frutto del dibattito e del confronto cui si è dato vita.

1. In primo luogo vorrei dire che la mia esperienza internazionale nel mondo del Turismo Giovanile e Sociale mi ha spesso portato a verificare che la realtà italiana è quanto mai ricca di valori e di contenuti. Siamo particolarmente apprezzati per i nostri approfondimenti teorici, per individuare le grandi coordinate valoriali che debbono ispirare l’agire del turismo associativo, ma poi sotto il profilo delle realizzazioni concrete, della disponibilità di strutture, delle esperienze materialmente realizzate e vissute, mostriamo la corda e denunciamo limiti e ritardi.

Ebbene, da un po’ di tempo a questa parte mi sembra di aver colto qualche segno di cambiamento, qualche nuovo fermento, vuoi in un rinnovato impegno delle Regioni, vuoi nella stessa normativa nazionale che, con l’ipotizzare l’istituzione dei “Buoni Vacanza”, ha accolto, anche se in modo parziale ,una nostra indicazione e sembra riservare maggior attenzione alle tematiche a noi più care.

2. All’inizio del nostro confronto abbiamo affermato con convinzione che la Chiesa ha senz’altro qualcosa da dire al turismo; mi sembra ora di poter affermare con altrettanta convinzione che la Chiesa, con il suo Magistero, con la sua azione pastorale ed anche per il tramite delle sue Associazioni laicali, non ha solo qualcosa da dire, ma può e deve esercitare anche un ruolo originale, attivo e propositivo.

E’ attualmente in corso un dibattito che mette in discussione l’attualità dello stesso termine “Turismo Sociale” per sostituirlo con “Turismo per tutti”. Pur non essendo mai stato un grande sostenitore del termine “Turismo Sociale”, credo di aver colto da più di un intervento di ieri e di oggi che un tale dibattito abbia un senso se si accantona il taglio strettamente nominalistico per arricchirlo con approfondimenti valoriali e di contenuto.

Emerge allora con chiarezza che anche la definizione “Turismo per tutti” non risulta esaustiva e soddisfacente, specie per quanti come noi sono impegnati a promuovere il “Diritto alla vacanza” attraverso un turismo che non sia soltanto effettivamente accessibile, ma che risulti anche responsabile, sostenibile e, non ultimo, solidale. In altri termini il Turismo che vogliamo e che ci impegniamo a porre in essere deve saper coniugare intelligentemente quantità (turismo per tutti) e qualità (turismo di tutti e con tutti).

In quest’ottica il progetto culturale proposto dall’Ufficio Nazionale della CEI, gli orientamenti per la pastorale del turismo del Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti e, soprattutto, gli ormai numerosi e significativi interventi di Giovanni Paolo II°, rappresentano delle vere e proprie pietre miliari capaci di guidare nell’agire quotidiano le nostre realtà associative, ma direi anche idonee ad orientare il mondo del turismo nella sua interezza se è vero, come è vero, che l’OMT ha sentito il bisogno di dotarsi di un Codice Mondiale per l’Etica nel Turismo.

3. Una terza sottolineatura mi viene suggerita da un’esigenza insopprimibile che è quella della comunione, convinto come sono che “la comunione non appiattisce, la comunione non uniforma, ma la comunione arricchisce!”

Il nostro confronto ha messo in evidenza una forte volontà di operare congiuntamente, unitamente ad una reale esigenza di comunione e di coordinamento. Dopo anni di divisioni, di fratture, di incomunicabilità o di indifferenze, siamo oggi chiamati a vivere un tempo ed un felice momento di possibile unificazione. Ho colto con estrema chiarezza in tutti gli interventi un “comune sentire” che non si limita alla ispirazione, ma che intende addentrarsi verso la condivisione di idee, di percorsi e di progetti per un "Viaggiare, Visitare e Accogliere” che sia veramente dell’uomo e per l’uomo. Sarebbe un vero peccato se lasciassimo cadere nel vuoto queste volontà dichiarate e perdessimo così un’occasione forse irripetibile per pigrizia o per mancanza di iniziative adeguate!

Mi sia concessa infine una breve citazione che traggo dalla prefazione di Mons. Gianfranco Ravasi per il volume “Le terre di Buddha”. Scrive Ravasi: “Secondo un’antica tradizione orientale esistono tre tipi di viaggiatori. C’è chi procede coi piedi: i suoi passi s’impolverano su piste assolate….Costoro sono i mercanti… il cui viaggio è sempre solo un transito. C’è poi chi avanza per strade e villaggi con gli occhi: vuole scoprire e sapere…Costoro sono i sapienti. C’è, infine, un terzo tipo di viaggiatore: è chi cammina col cuore…vuole vivere con gli uomini e le donne delle regioni attraversate, ascoltarli e parlare con loro…Costui è il pellegrino della verità…”

L’augurio che faccio è che dopo questo convegno si riesca davvero ad essere pellegrini della verità, ricordandoci che si può camminare anche con il cuore!

Gruppi di Studio: Confronto di idee e di proposte
1° “Forme e finalità specifiche della presenza della Chiesa nel turismo”

(Animatore, Don Romeo Maggioni, Incaricato Regionale della Lombardia per la Pastorale del tempo libero, turismo e sport)



2° “Associazionismo turistico. Cultura del viaggio e della visita, proposte di turismo consapevole”

(Animatore, Nazzareno Giarola, CTG di Verona)



3° “Ospitalità plurima. Case per ferie, centri vacanze, ostelli, camping”

(Animatrice, Maria Pia Bertolucci, CTG di Lucca)


Primo Gruppo

Forme e finalità specifiche della presenza della Chiesa nel turismo”


Don Romeo Maggioni
“La Chiesa vuol “parlare” al turismo dentro il turismo: sicché la Chiesa si immerge nel “flusso” turistico ma altresì fa turismo”

Due premesse: si stima che già molti siano i tentativi di presenza ecclesiale in questo campo; per cui raccogliere le esperienze ed eventualmente rifletterci sopra sembra sia appunto la strada per rilevarne “forme e finalità”.

Si tratta di presenza “di Chiesa”, con riferimento quindi ad una esplicita azione pastorale “ufficiale” che animi, coordini, e “copra” con autorità le molteplici forme di gruppi e associazioni perché siano espressione (certamente laicali) della Comunità cristiana; lo sguardo quindi è agli Uffici diocesani di tale pastorale.

L’opera pastorale della Chiesa si può appoggiare su due versanti: un annuncio diretto dentro il mondo del turismo mediante proprie gestioni, che possiamo chiamare: evangelizzazione; e un approccio, un seminare stimoli, un divenire lievito di valori umani entro le forme del turismo in quello che si può definire promozione o umanizzazione del mondo della moderna mobilità.


Evangelizzazione

Da quanto s’è raccolto di iniziative ed esperienze, si può articolare una rete di quattro settori d’azione.




  • L’accoglienza. Ogni parrocchia di zona turistica in molteplici modi si fa attenta e accogliente: cura delle messe festive con orari appropriati, magari in lingue; concentrazione di risorse (anche preti) per i periodi di punta, con iniziative culturali, concerti musica sacra, lectio biblica, il tutto gestito e segnalato in modo unitario dalle Comunità di un’area (o città) omogenea. E’ presente un volontariato che tiene aperte le chiese di villaggio là dove manca il prete, per una accoglienza, offrendo anche opuscoli di storia locale e di itinerari religiosi del luogo, con accompagnamento. Soprattutto è richiesta però la disponibilità del prete all’ascolto e al dialogo.

  • I pellegrinaggi, che la Chiesa direttamente gestisce è certamente la forma privilegiata di usare del turismo come evangelizzazione. Purché siano forniti di guide pastorali preparate e di adeguati sussidi.

  • Campeggi e settimane di studio. La formazione estiva è vacanza alternativa molto sviluppata, in campi scuola, campeggi parrocchiali, campi di lavoro, vere e proprie settimane di studio. Anche le case per ferie, diocesane o religiose, offrono un ricco apporto di contenuti religiosi. Si richiedono standards sempre più adeguati alla normativa civile e personale specializzato nell’animazione.

  • Il turismo religioso e culturale, inteso come lettura del significato religioso (e non solo estetico e storico) del patrimonio dei beni culturali. Qui, dopo il Giubileo, v’è moltissimo: in una editoria molto vasta e curata, in corsi di guide specializzate, volontariato a taglio più preciso pastorale che guida all’interno delle chiese e gestisce il patrimonio, salvaguardando sempre lo spazio della celebrazione liturgica. Esperienze di tikets a Ravenna; dove però operano a fianco dei “volontari pastorali” per piccoli gruppi e famiglie. Professionalità là dove ci sono i tikets, con forme di associazioni e cooperative (es. Venezia per san Marco). Ogni monumento ha ormai i suoi testi esplicativi proprio nel taglio pastorale/religioso. L’impegno un po’ ovunque è la cura permanente delle guide con scuole adeguate.


Umanizzazione

Il turismo è parte della vita, zona anzi privilegiata, libera dal lavoro necessitante, per una attenzione alla persona e al suo crescere in umanità. Aiutare a vivere il tempo libero come occasione di crescita in umanità è l’anima “teologica” della pastorale del turismo. Ambiti e modi sono tutti legati alle molteplici situazioni locali e alle varie forme del turismo.

Il turismo del resto è parte del tempo libero che ha sempre più espansione nella realtà sociale contemporanea. Il problema più globale è quindi come animare il tempo libero di valori umani, solidali, culturali e spirituali, fino a prospettare l’autentico progetto di umanità che il Creatore ha mostrato in Cristo, unico progetto di riuscita umana.


  • Animatori professionali. Qui è il primo – e appena iniziato – campo di lavoro: formare quella figura professionale sempre più richiesta in ogni campo (villaggi, case per ferie, oratori, camping, viaggi e soggiorni pensionati, …) che getti nel tempo libero una animazione intelligente per far crescere la tolleranza, l’accoglienza, la fraternità… Iniziativa ben riuscita è a Verona, Padova, Rovigo già da quattro anni con successo, per preparare appunto animatori di campi estivi, con diploma.

  • Rapporti con le istituzioni. La pastorale mira a tener aperta ogni porta e utilizzare ogni rapporto: con Apt, Assessorati, Gruppi e Associazioni che operano sul territorio. In particolare con le associazioni di categoria e gli operatori del settore (albergatori, ..).

  • L’ambiente e l’agriturismo. In Valle d’Aosta si tentano iniziative per educare al rispetto dell’ambiente nei parchi e soprattutto per una giusta lettura del creato. Urgente oggi anche per lo sviluppo dell’agriturismo. A Bolzano si fanno “vie di meditazione” lungo sentieri di montagna.

  • Ogni occasione. A Sanremo festival di Musica Sacra per giovani. Nelle Fiere una presenza con Convegni o stand (Bit). Le feste popolari come coinvolgimento attorno a valori tradizionali e religiosi.

Grande stima s’è espressa per l’Associazionismo di ispirazione cristiana che opera nel settore del turismo, vera longamano ecclesiale e laicale nel settore. Se ne richiede coordinamento per una incisiva presenza e pressione in campo politico per una legislazione più favorevole a questi no profit.

La chiesa e gli Uffici diocesani trovano qui energie concrete per le Consulte e competenze specifiche (giuridiche, fiscali…).




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