Potere-dovere, strumentale all’adeguato svolgimento del processo educativo ed esercitato nell’esclusivo interesse dei figli



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Si configura come un vero e proprio potere-dovere, strumentale all’adeguato svolgimento del processo educativo ed esercitato nell’esclusivo interesse dei figli.

  • Si configura come un vero e proprio potere-dovere, strumentale all’adeguato svolgimento del processo educativo ed esercitato nell’esclusivo interesse dei figli.

  • Se da un lato tale diritto-dovere educativo dei genitori è qualificabile come insostituibile ed inalienabile, dall’altro lato è indiscutibile l’esistenza di una corresponsabilità formativa anche in capo alla scuola, la quale svolge un ruolo fondamentale nel processo di crescita del minore. Da tale necessaria condivisione della responsabilità educativa discende quindi un’altrettanto necessaria e costante collaborazione tra famiglia e scuola, presupposto imprescindibile per uno sviluppo unitario ed armonico della personalità del minore.



L’istituzione scolastica, chiamata a condividere la funzione educativa con i genitori, si trova a rapportarsi sia con il padre che con la madre, di regola entrambi titolari ed esercenti la potestà parentale, ma non necessariamente tra loro concordi circa le scelte riguardanti i figli.

  • L’istituzione scolastica, chiamata a condividere la funzione educativa con i genitori, si trova a rapportarsi sia con il padre che con la madre, di regola entrambi titolari ed esercenti la potestà parentale, ma non necessariamente tra loro concordi circa le scelte riguardanti i figli.

  • Il Dirigente scolastico, quindi, può essere chiamato ad affrontare plurime problematiche che variano a seconda delle diverse situazioni nelle quali la genitorialità può presentarsi.



La volontà del legislatore è quella di omogeneizzare la relazione (anche giuridica) del minore rispetto ai genitori, quali che siano i rapporti giuridici tra gli stessi (costanza di matrimonio, separazione personale, divorzio, filiazione naturale, adozione).

  • La volontà del legislatore è quella di omogeneizzare la relazione (anche giuridica) del minore rispetto ai genitori, quali che siano i rapporti giuridici tra gli stessi (costanza di matrimonio, separazione personale, divorzio, filiazione naturale, adozione).

  • A prescindere infatti da quelli che possono essere i rapporti giuridici tra i genitori (matrimonio, coppia di fatto, separazione, divorzio, ecc…), è possibile che vi siano tra essi contrasti e disaccordi nei quali è spesso coinvolta la scuola chiamata a trovare la più idonea e corretta modalità operativa.



ART. 147 c.c. “(..) obbligo di mantenere, istruire ed educare la prole”.

  • ART. 147 c.c. “(..) obbligo di mantenere, istruire ed educare la prole”.

  • ART. 316 c.c. “(..) la potestà è esercitata di comune accordo da entrambi i genitori. In caso di contrasto su questioni di particolare importanza ciascuno dei genitori può ricorrere senza formalità al giudice indicando i provvedimenti che ritiene più idonei (..)”.

  • Sono notoriamente questioni di particolare importanza quelle che attengono alla salute del minore e alla sua educazione ed istruzione, quali ad esempio la scelta del percorso di studi, della scuola presso cui iscrivere il figlio o in tema di educazione religiosa.

  • E’ raro, per fortuna, che i genitori si rivolgano al giudice per un disaccordo. Dal punto di vista pratico, ciò comporterebbe tempi lunghi, probabilmente un clima di tensione e disarmonia e, soprattutto, non sempre decisioni che rispecchino la loro volontà. E’ auspicabile, pertanto, che l’accordo sia trovato in famiglia, tra i genitori stessi, con l’uso del buon senso e con una costante attenzione al prioritario interesse del minore.



La Legge n. 54/2006 ribalta il precedente regime codicistico, in base al quale l’affidamento monogenitoriale, esclusivo ed obbligatorio, rappresentava la regola generale introducendo la regola opposta dell’affidamento bigenitoriale.

  • La Legge n. 54/2006 ribalta il precedente regime codicistico, in base al quale l’affidamento monogenitoriale, esclusivo ed obbligatorio, rappresentava la regola generale introducendo la regola opposta dell’affidamento bigenitoriale.

  • La novella configura due opzioni o ipotesi di affidamento: quella principale dell’affido condiviso, che costituisce la regola, il regime normale di affidamento, da valutarsi come ordinaria priorità; e quella residuale, sussidiaria, dell’affido esclusivo, che costituisce l’eccezione da motivare adeguatamente da parte del giudice, come alternativa, percorribile solo in caso di gravi mancanze da parte di uno dei genitori (quali violazione dei doveri relativi alla potestà, abuso dei poteri inerenti alla potestà con serio pregiudizio del figlio, condotta del genitore comunque pregiudizievole per i figli, ecc..).



ART. 155 c.c. (così come sostituito dall’art. 1, comma 1 della cd. “legge sull’affidamento condiviso” n. 54/2006):

  • ART. 155 c.c. (così come sostituito dall’art. 1, comma 1 della cd. “legge sull’affidamento condiviso” n. 54/2006):

  • “anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.

  • Per realizzare tale finalità il giudice (..) adotta i provvedimenti relativi alla prole con esclusivo riferimento all’interesse morale e materiale di essa. Valuta prioritariamente la possibilità che i figli minori restino affidati a entrambi i genitori oppure stabilisce a quale di essi i figli sono affidati, determina i tempi e le modalità della loro presenza presso ciascun genitore, fissando altresì la misura e il modo con cui ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento, alla cura, all’istruzione e all’educazione dei figli (..).






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