Pratiche, comunità e competenze Alcune domande…



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22.12.2017
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Pratiche, comunità e competenze


Alcune domande…..

  • Cosa è il lavoro?

  • Cosa è una pratica lavorativa?

  • Perché serve una comunità?

  • Dove sono le competenze?



Workplace studies……

  • Il lavoro non è:

    • quello ipotetico e delle descrizioni formali e astratte (tecniche di task/ job analysis)
    • una prestazione individuale ( (tutto dipende dalla adeguatezza/inadeguatezza individuale)
    • la realizzazione, più o meno “corretta”, di compiti dati e assegnati (tutto dipende da procedure, norme e sanzioni)


Sistema di codifica delle competenze (Spencer e Spencer,2000)

  • Competenze realizzative (orientamento al risultato, attenzione all’ordine, iniziativa……)

  • Competenze di influenza (persuasività, costruzione di relazione, consapevolezza organizzativa…..)

  • Competenze manageriali (attitudine al comando, cooperazione, leadership…..)

  • Competenze cognitive (pensiero analitico, pensiero concettuale, expertise…)

  • Competenze di efficacia personale (autocontrollo, flessibilità, autocontrollo…..)



Sistema di codifica delle competenze (Spencer e Spencer,2000)

  • Iniziativa: disposizione ad agire anche senza indicazioni

  • Cooperazione: lavorare con altri piuttosto che da soli

  • Pensiero concettuale: riconoscere modelli astrattii e rapporti fra situazioni complesse

  • Autocontrollo: avere il controllo delle proprie emozioni ed evitare la reattività nel conflitto



Workplaces studies…….

  • Il lavoro come insieme di pratiche









Perché serve una comunità?

  • Le pratiche lavorative e le competenze:

  • * vengono create, diffuse e costudite nelle comunità

  • * sono distribuite nella organizzazione dell'attività

  • Le comunità sono “contenitori” sociali delle pratiche che li

  • costituiscono e definiscono (nel bene e nel male)



Le competenze distribuite nelle comunità

  • Orr, 1995: Condividere le conoscenze, celebrare l'identità. La memoria di comunità in un cultura di servizio.

  • Non uso della

  • documentazione

  • tecnica

  • fornita

  • dall'azienda



Le competenze distribuite nelle comunità

  • Storie di guerra "situate”( invece di albero decisionale astratto):

    • incorporano un repertorio di pratiche lavorative efficaci nella soluzione di problemi (competenza pratica in azione)
    • forma privilegiata di discorso attraverso cui i tecnici costruiscono e distribuiscono la competenza della comunità(“memoria di comunità”).


Le competenze distribuite nelle comunità

  • Ogni tecnico condivide narrativamente le informazioni con gli

  • altri:

    • * per essere legittimato e riconosciuto come membro competente
    • * per contribuire allo sviluppo della competenza esperta della comunità.


Le competenze distribuite nelle comunità

  • Carattere non individuale della competenza esperta

  • Competenza come una costruzione discorsiva e collaborativa di compiti, soluzioni e innovazioni

  • Micro-negoziazioni e di pratiche di interpretazione congiunta che costituiscono l’attività quotidiana delle comunità lavorative (Zucchermaglio, Alby, 2005)



Distribuzione delle competenze

  • Le comunità possono affrontare compiti più complessi (di cui non esiste un corrispettivo individuale)

  • Sistemi di cognizione distribuita (Hutchins, 1995):

  • centrale la distribuzione

  • delle competenze

  • nella comunità



Distribuzione delle competenze

  • NON:

  • Tutti sanno fare tutto (sistema anti-economico)

  • OPPURE:

  • Ognuno sa fare una cosa particolare (sistema poco sicuro e fragile )



Distribuzione delle competenze

  • Per compiti più semplici competenze

  • ridondanti

  • Per compiti più complessi

  • competenze

  • meno ridondanti

  • (pochi le sanno

  • svolgere).



Distribuzione delle competenze

  • Disomogenità e differenza tra le competenze anche

  • collegata alla produttività e capacità di innovazione

  • delle comunità (Dunbar, 1993)

  • L’interazione argomentativa permette di fare:

  • * meno errori ( che individui da soli)

  • * ragionamenti più complessi e creativi (analogie, ipotesi, soluzioni, ecc)



Pratiche lavorative e lavori “sociali”

  • In molti lavori “sociali” (servizi sociali, comunità di minori ecc.) :

    • tendenza a vedere solo il proprio lavoro individuale (senza contesto materiale e sociale)
    • sottovalutazione complessità sociale lavoro
    • distribuzione delle competenze?


Pratiche lavorative e lavori “sociali”

  • Saglietti, M. (2006). Ricerca etnografica in una casa-famiglia:

    • [9] Ricercatrice: «Il vostro è un lavoro di gruppo o è essenzialmente solitario?».
    • Barbara: «No, noi non lavoriamo mai in gruppo…tranne che in questi momenti».
  • L’assistenza ai ragazzi come impresa individuale

  • Non consapevolezza della dimensione sociale delle pratiche lavorative e organizzative



Pratiche lavorative e lavori “sociali”

  • Non uso di risorse di sostegno alla costruzione, mentenimento e innovazione pratiche condivise:

  • Spazi (non spazio privato per le operatrici)

  • Tempi di lavoro (ambiguità e non coordinamento nelle responsabilità, momenti vuoti altri troppo pieni, turni poco “pensati”, supervisione svuotata)



Pratiche lavorative e lavori “sociali”

  • Artefatti non negoziati e pensati (vuoti e ritualistici): riempire schede; agenda “confusa” (ambigua, causale)





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