Presentazione del libro di Giovanni Salonia


Al cuore dell’esistenza (le relazioni), approssimandosi…



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28.03.2019
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2. Al cuore dell’esistenza (le relazioni), approssimandosi…
- Il libro verte sulla felicità e i suoi dintorni (il corpo, la parola, il tempo). Fin dall’inizio viene evocato “ciò che è l’implicito dei nostri discorsi, il sottosuolo dei nostri dialoghi, l’amore profondo ma indicibile che pervade ogni incontro e ogni racconto” (p. 7). “Sorella dell’infinito, [infatti] la felicità ci cattura … mentre ci spiazza e inquieta. Forse per questo è possibile parlare senza disagio solo dei suoi dintorni, ovvero di ciò che circonda il fuoco (perché di fuoco si tratta) … Le relazioni umane sono i dintorni … nei quali la felicità viene invocata e attesa, cercata e smarrita, in un modo primario, fondativo … La relazione è il luogo in cui la felicità mette in scena il proprio dramma. Non si tratta soltanto della lotta per il riconoscimento dell’altro, ma anche del riconoscimento di sé, della propria soggettività, del proprio corpo” (pp. 8-9), due facce della stessa medaglia.

- Colgo subito in questa ‘ouverture’ il grande dono che viene offerto da questo libro: l’aiuto a ripensare a quelle cose che ci strutturano profondamente (le relazioni) e che spesso non esploriamo perché scottano. Per esse vale l’ammonimento di Schelling a quanti chiedevano una conclusione immediata e definita della sua filosofia: “allontanati, caprone, perché scotta!”. Le cose più profonde si esplorano veramente, infatti, solo approssimandosi. Come ci aiuta a fare questo libro, con il suo continuo offrirci vie (c’è un bellissimo capitolo sulla settuplice via che è l’altro) e sfaccettature polifoniche, senza mai pretendere di racchiudere il mistero della vita in una formula o una ricetta…

- Sulla relazione, sul “luogo dove la felicità mette in scena il proprio dramma”, riprendo un brano che mi sembra particolarmente bello e denso (e che, come tante altre pagine del libro, non va rovinato con inutili commenti ma va gustato, letto e riletto, fatto giocare con la vita propria e del mondo): “Ritornare alla relazione diventa il compito del terzo millennio. Non sarà facile, perché non si tratta di riprendere vecchie regole ma di riappropriarci del cuore e del mistero della nostra esistenza, che è sempre e comunque co-esistenza. Ci viene richiesto il coraggio e l’audacia di consegnarci a una nuova danza, pur non conoscendo in anticipo il ritmo e i movimenti. Nella cultura della relazione l’altro è sempre l’oltre che mi rimanda a mondi inesplorati della mia umanità. Un maestro del dialogo come Gadamer pone a condizione di un genuino dialogo l’approdo a una ‘fusione di orizzonti’, e cioè ad un orizzonte che non è il ‘mio’ (sarebbe il frutto di una vittoria sull’altro), né il ‘tuo’ (si tratterebbe, da parte mia, di una prematura rinuncia all’unicità). L’orizzonte nuovo si genera solo quando i due orizzonti si sono confrontati nel rigore di uno scontro che nasce dal riconoscimento reciproco. Solo chi si separa da appartenenze simbiotiche può essere se stesso; ma solo chi perde la propria soggettività nella relazione rinasce ad orizzonti inesplorati. E siamo tornati al punto di partenza: la relazione si invera e rigenera quando ogni partner lascia progressivamente i calzari del potere e della seduzione, della dipendenza e dell’accusa, per entrare in una terra a lui sconosciuta: la ‘terra di nessuno’ dove ci si riscopre – finalmente e unicamente – compagni di viaggio. Il cuore misterioso ed inesauribile del vivere insieme si colloca là, dove si geme per generare l’unicità che alla relazione si consegna per dare vita ad una relazione che l’unicità accoglie e custodisce” (pp. 111-112).

- C’è buon cibo per la nostra storia personale e per i nostri rapporti. Ci sono preziose indicazioni per crescere e per aiutare a crescere con più integrità (penso ai miei alunni, penso ai bambini e alle mamme della Casa don Puglisi). C’è una feconda e creativa chiave di lettura per l’attuale storia del mondo e per la politica. La relazione permette di ripensarle nell’ottica della ‘fraternitas’, che significa accoglienza e valorizzazione della diversità che sempre più caratterizza il nostro tempo, possibilità di ritrovarsi ancora insieme a costruire la Città dei molti senza cedere alla frammentazione e all’omologazione. Il tema, ripreso in alcuni capitoli del nostro libro e a cui come Cenacolo Bonhoeffer abbiamo già dedicato una serata di studio (“La politica oggi fra communitas e fraternitas”), ritorna con ulteriori scavi in un dialogo con Antonio Sichera che sarà ospitato in un libro di prossima pubblicazione, sempre per le edizioni Argo: Lo sguardo dal basso. I poveri come principio del pensare. Per ritrovare, poi, il senso della fraternitas alla sorgente, rimando allo splendido saggio di padre Salonia Obbedienza e fraternità nell’esperienza e nell’insegnamento di Francesco d’Assisi nel libro edito da Italia Francescana La ‘fraternitas’ di Francesco d’Assisi.




Sulla felicità e dintorni
Sentieri che portano lontano



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