Presentazione pag. 3 A cura del Centro Nazionale meg editoriale



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Né colui che pianta è qualcosa, né colui che innaffia, ma solo Dio che fa crescere

(1 Corinzi 3, 7)



PRESENTAZIONE pag. 3 A cura del Centro Nazionale MEG

EDITORIALE pag. 4 Crescere nella fede, crescere nell’amore

(di Claudio Meliadò)

6 Bibliografia

HANNO DETTO… pag. 8 Scegliere di crescere

INVITO ALLA PREGHIERA pag. 11 Nella fede si cresce!

ATTIVITÀ PER LE BRANCHE pag. 13 Proposta di attività per Gruppi Emmaus,

Ragazzi Nuovi, Comunità 14, Gruppi pre-

Testimoni
APPROFONDIMENTI pag. 18 Dove inizia il cammino dell’uomo

Martin Buber




Intenzioni dell’Apostolato della Preghiera
Nel MEG abbiamo imparato a pregare ogni giorno per i problemi che il Papa ci affida, usando una preghiera che ci permette di cooperare con Gesù alla salvezza del mondo, offrendogli la nostra amicizia e le nostre giornate.
Signore Gesù,

che per amore nostro hai il cuore trafitto,

e nell'Eucaristia continui a salvare il mondo,

io ti offro la mia amicizia e la mia vita di oggi,

perché voglio fare la Messa con te,

e con te costruire un mondo nuovo.

Accetta questa offerta per le mani di Maria,

madre tua e madre mia.


Ogni giorno del mese di marzo aggiungiamo:

Perché lo Spirito Santo dono ad ogni battezzato la forza di un’autentica conversione.
Fratelli, il Signore poi vi faccia crescere e abbondare nell’amore vicendevole e verso tutti, come anche noi lo siamo verso di voi, per rendere saldi e irreprensibili i vostri cuori nella santità, davanti a Dio Padre nostro

(Prima lettera di san Paolo ai Tessalonicesi 3,12)




Cari Responsabili,

la fede che il Signore ci dona cambia, cresce, si evolve, rivelandoci ogni giorno nuovi volti di Dio e nuovi modi per incontrarlo e per seguirlo. È importante capire che questa evoluzione è strettamente legata al nostro sviluppo di uomini e donne, poiché la fede rappresenta un valore aggiunto alla nostra umanità e alla nostra realizzazione come persone.

Ma se credere è un dono di Dio, non per questo può essere conservato in un cassetto, sperando di ritrovarlo intatto il momento in cui decideremo di tirarlo fuori. La fede è dono che va accolto e “curato” giorno per giorno. Se essa non è sostenuta dal desiderio di progredire, da un progressivo ampliarsi di domande di senso, da una ricerca appassionata della verità, è destinata ad affievolirsi, ad appassire, perché non trova terreno sul quale crescere.

È interessante fermarsi anche sul fatto che la crescita della fede non è un processo uniforme, come potrebbe essere quello dello sviluppo di un organismo. C’è chi lo ha paragonato piuttosto al susseguirsi delle stagioni, in cui vi sono tempi di apparente silenzio e immutabilità, in cui però i fiori e le piante, nel segreto della terra, continuano a svilupparsi e ad assorbire linfa vitale, per poi esplodere visibili e vitali nella stagione che seguirà.

Allo stesso modo, ci sono lunghi e diversi periodi nella vita di un credente in cui tutto appare difficile, talvolta privo di significato e la vita di fede diventa molto faticosa. Ma poi, senza apparente spiegazione, arriva il giorno in cui tutto cambia e una parola, una frase, un tempo di silenzio più lungo durante la preghiera, lo sguardo di un fratello, aprono prospettive nuove, accendono rinnovati entusiasmi, riempiono il nostro cuore di consolazione… E così ci rendiamo conto che, ancora una volta, questa crescita della fede è dono di Dio. La parte dell’uomo sta nella sua responsabilità attiva a prepararsi ad accoglierlo, nella fedeltà, nella preghiera, nella perseveranza.

Ma quali sono i modi per alimentare la nostra fede, perché non inaridisca e non diventi solamente un’etichetta fra le tante che ci cuciamo addosso? È una domanda interessante che potremmo rivolgere ai ragazzi delle nostre comunità per avere un po’ il polso della situazione. Primi antidoti fra tutti all’affievolirsi della fede sono la frequentazione assidua della Parola e la preghiera, insieme, naturalmente, alla fedeltà al sacramento della Riconciliazione e all’Eucaristia domenicale. E in particolare, per noi che apparteniamo al MEG, l’incontro e la condivisione con gli amici della comunità che illuminano la nostra fede, così come noi contribuiamo a sostenere la loro. Non dimentichiamoci mai che la Comunità è il luogo dove il Signore si ferma ‘in mezzo’ ai suoi discepoli (cfr Gv 20,19, Mt18,20) e dove la nostra fede può attingere sempre nuovo slancio e forza vitale.

Il Centro Nazionale MEG


Crescere nella fede, crescere nell’amore

Claudio Meliadò






Ogni anno, per la festa di Pasqua, Giuseppe e Maria salivano a Gerusalemme insieme con parenti e compaesani, portando con sé il piccolo Gesù. Era il modo comune di educare i figli secondo le tradizioni: la trasmissione della fede passava inevitabilmente dalle consuetudini del popolo ebraico con cui i bambini ben presto si identificavano. Quando Gesù raggiunge i dodici anni, però, avviene una cosa che l’evangelista Luca (2, 41-52) sente la necessità di narrare. Al momento di tornare a Nazareth, abbandona la comitiva e si trattiene a Gerusalemme. Quando i genitori si accorgono della sua assenza (all’inizio credevano infatti che fosse con qualche conoscente nella carovana) tornano indietro e lo trovano nel Tempio: era seduto fra i dottori, li interrogava e discorreva con loro. Come avrebbe fatto qualsiasi genitore in una simile situazione, Maria gli muove un timido rimprovero al quale il figlio risponde dicendo che era là perché doveva occuparsi delle cose di suo Padre. Dopodiché tornano a Nazareth e Gesù - dice Luca - «cresceva in sapienza, età e grazia».

In carovana con i genitori

Nei primi anni di vita, il cammino di fede dei bambini dipende in maniera pressoché totale dalla famiglia: spetta ai genitori, come ben avevano compreso Maria e Giuseppe, il compito di far entrare in contatto i figli con le “tradizioni” del popolo di Dio, di provvedere al Battesimo e alla Prima comunione, servendosi dell’aiuto di gruppi di formazione e di catechesi. La famiglia è perciò, in questa fase, il principale modello di comportamento, di relazione, di convivenza, di amore, di servizio. Nel bene e nel male. I bambini filtrano le prime esperienze di Dio attraverso la concretezza del loro vivere quotidiano, concependo la fede in un rapporto di identificazione con ciò che si muove intorno a loro. Tutto è ricondotto alla sfera delle conoscenze che già possiedono, alle figure che


già conoscono, e proprio per questo è vissuto con sorprendente naturalezza: imparano a conoscere Gesù come un amico e a instaurare con Lui una relazione che a loro modo hanno già sperimentato con i coetanei e riescono a comprendere cosa sia il peccato se lo si equipara alle disubbidienze che tanto dispiacere provocano nei loro genitori.



La rivoluzione

Arriva però un momento in cui i ragazzi sentono l’esigenza di costruire e affermare la propria identità e individualità, di acquisire il “senso di sé”. È quello che racconta Luca a proposito di Gesù, che vive le tensioni dell’adolescenza in maniera non dissimile da ogni altro ragazzo. È una vera e propria rivoluzione che si manifesta esteriormente, in un corpo che non è più rapportabile a quello del bambino di pochi mesi prima, e interiormente, con la nascita della cosiddetta «capacità di astrazione». La possibilità di ragionare su concetti astratti e su elementi di cui non si ha un’esperienza concreta apre la strada ai primi grandi interrogativi, alla necessità di comprendere ciò che prima era più che naturale. È il tempo in cui non basta conoscere l’esistenza di qualcosa, ma è indispensabile comprenderne il perché. Gesù fa proprio questo: si siede fra i dottori per trovare risposte ai suoi perché. La prima domanda che nasce nel cuore di un adolescente è «Chi sono io?». La ricerca della propria identità passa comunemente dalla necessità di emancipazione dalla famiglia, dalle sue regole e le sue tradizioni e cerca la risposta nelle relazioni con gli altri. Nel tentativo di farsi accettare dai coetanei per trovare se stessi e il proprio ruolo sociale, si rischia però di essere trascinati da loro, dalle mode del momento, da quei comportamenti che uniformano il gruppo di amici, tanto da smarrire quella che era l’esigenza iniziale: se ci si uniforma agli altri si rinuncia inevitabilmente alla ricerca di sé.

In tutto questo che posto ha la fede? Di solito subisce la stessa sorte della famiglia ed è vista come una cosa da bambini, un abito che ormai ci sta stretto perché siamo cresciuti. Pensiamo alle nostre comunità, alle fughe di tanti ragazzi alla fine della scuola media, alla difficoltà sempre maggiore di coinvolgerli nelle varie attività, alla quasi impossibilità di attirare chi non è cresciuto fin da piccolo nel Movimento. Anche in questo caso l’unica soluzione ci viene dal Vangelo. Luca afferma, concludendo il racconto riportato prima, che Gesù cresceva in età, sapienza e grazia. Perché la fede non resti una cosa da bambini e come tale inadeguata a rispondere alle esigenze della nuova età che si vive è necessario progredire, come Gesù, anche in sapienza e grazia.

Crescere in età, sapienza e grazia

Crescere in sapienza significa entrare sempre di più nel cuore di Dio, cominciare a relazionarsi con una logica che è totalmente diversa da quella del mondo, la logica (un po’ folle) dell’amore, imparare a fare le proprie scelte senza essere concentrati sul soddisfare se stessi, ma aprendosi a qualcosa di più grande: scegliere secondo il cuore di Dio. Ma a tutto ciò non si arriva con un semplice ragionamento e non è certo una cosa che si possa conquistare velocemente e senza impegno. È importante comprenderlo! Serve innanzitutto incontrare quotidianamente il Signore nella Parola, lasciargli dire quanto è grande il suo amore per noi, confrontare con la Parola il nostro modo di pensare e di agire per comprendere cosa davvero è vita e cosa non lo è: noi che siamo stati creati a sua immagine, conoscendo Lui conosceremo anche noi stessi. Stare davanti alla Parola ci porta a riconoscere la presenza reale del Signore nella nostra quotidianità, nelle persone che incontriamo, in ciò che viviamo, a percepire l’abbondanza della grazia che viene riversata su di noi ogni giorno come un fiume e ci spinge ad attingervi per placare la sete del nostro cuore attraverso il sacramento della Riconciliazione e l’Eucaristia. In essi gustiamo la gratuità dell’amore del Signore, il suo sguardo che ci accoglie ridonandoci libertà e dignità e ogni volta ci ripete «Ho dato tutto per te, fino alla fine, perché sei prezioso ai miei occhi, sei degno di stima e ti amo». Il poter condividere con dei coetanei questo cammino è naturalmente di grande importanza: li sento vicini, in loro riconosco i stessi miei dubbi, i miei sogni, le mie paure; con loro non mi sento solo o diverso. Ma è altrettanto importante che all’interno delle comunità ci sia la presenza generosa di responsabili che, profondamente impegnati nel proprio percorso di crescita, sono chiamati non a insegnare concetti astratti, ma a essere incarnazione della bellezza che viene da Dio, testimoni delle meraviglie che il Padre può compiere in noi se apriamo il cuore all’azione della sua grazia.



Un “sì” senza paura

La Parola, l’Eucaristia, il fare esperienza di Dio-amore ci ri-creano, plasmano il nostro cuore alimentando l’intima necessità di ricambiare la predilezione nei nostri confronti e donandoci una risposta definitiva alla domanda «Io chi sono?»: «sono un figlio amato follemente da Colui che per me ha sacrificato tutto e che mi chiama a sperimentare la bellezza di amare». Questo noi siamo. Siamo persone amate da un Dio che giorno dopo giorno ci rivela il suo sogno su di noi, un progetto che ci vede non burattini interpreti di un copione già scritto, ma liberi protagonisti di una vita destinata alla felicità. Il sogno di Dio è che noi siamo felici. Ma ciò si può realizzare solo se ci impegniamo a crescere nell’amore per crescere nella fede, se decidiamo di giocare tutto di noi facendoci modellare da quell’Eucaristia che è il sole del nostro Movimento, soltanto se con Gesù facciamo della nostra vita un rendimento di grazie al Padre e un’offerta d’amore per i fratelli. Imparando da Cristo a dire “sì” ogni giorno, risorgendo con Lui dopo ogni caduta, affrontando i limiti e le debolezze del nostro essere uomini con Lui che ha sperimentato in tutto la nostra condizione, scopriremo che di fronte alla bellezza dell’amore le paure e le resistenze perdono ogni consistenza e senso: nulla è più bello del lasciarsi abbracciare da Dio, nulla è più bello dell’abbracciare Dio negli altri, nei fratelli che sono un segno reale della sua presenza accanto a noi.

Tocca a noi però discernere alla luce della sua Parola quali siano le modalità, il “dove” e il “come” della nostra risposta a questa chiamata all’amore. Momenti di transizione come il passaggio dalle superiori all’Università sono il tempo delle scelte esistenziali ‘significative’, destinate cioè a dare un significato alla nostra vita: scelte affettive e relative stato di vita, scelte professionali.

Scegliere per amore

Bisogna decidere da che parte stare, decidere se vogliamo vivere con Dio e per Dio o per il mondo. Ma ogni scelta compiuta da chi vuole seguire Gesù non può che essere modellata sull’amore: è l’unico modo per fare la volontà del Padre, per crescere radicati nella casa del Signore come i giusti del Salmo 92 e realizzare in pienezza la nostra vita. Questo non vuol dire dover rinunciare necessariamente alle proprie aspirazioni, né costringersi a fare qualcosa per cui non ci si sente portati (non posso fare il chirurgo se svengo alla vista del sangue, né l’ingegnere se mi viene il mal di testa davanti a una semplice moltiplicazione). Significa piuttosto dare un senso, una direzione a tutto ciò che si fa. Qualunque sia la strada che si apre di fronte a noi, Gesù ci chiede di percorrerla con Lui e di vivere la quotidianità da cristiani autentici che, fondando il proprio andare sulla logica dell’amore, vedono fiorire nelle proprie mani la giustizia di Dio.





PER LA RIFLESSIONE


  • Sono davvero consapevole che Dio mi ha fatto a sua immagine e che la mia realizzazione è dare concretezza nella mia vita a questa immagine?

  • Cerco di preservare il volto di Dio dentro di me, la verità del mio essere, oppure vivo per realizzare i miei desideri senza chiedermi se sono dettati dall'amore verso Dio e verso gli altri o solo dalla voglia di compiacere me stesso?

  • Scelgo o mi lascio portare dagli eventi? Quali sono i criteri che mi guidano nelle scelte?

  • In che maniera mi sto preoccupando della mia crescita spirituale? E’ importante, per me, maturare una fede sempre più consapevole e applicata alla concretezza dei comportamenti?


BIBLIOGRAFIA

Testi di approfondimento per Responsabili e pre-T.

  • C’è Campo? Giovani, spiritualità, religione, a cura di A. Castegnaro, Venezia, Marcianum Press, 2010

Prima indagine sulla religiosità dei giovani. Questo volume cerca di ricostruire i sentimenti spirituali e religiosi dei giovani italiani. Ci si interroga con preoccupazione crescente sul futuro dei giovani, che oggi appare incerto come non mai. Diversi fattori, che in questo volume vengono presi in analisi, permettono di comprendere come la giovinezza ha assunto un significato enigmatico, la religiosità che alcune volte emerge ed altre volte è nascosta, assopita. “Non sono i giovani a dover tornare nella Chiesa; è piuttosto questa che deve ritornare tra i giovani”. Un volume prezioso, che potrà dare nuova linfa al rapporto tra le comunità cristiane e le nuove generazioni.

  • C.M. Martini, Conoscersi, decidersi, giocarsi. Gli incontri dell’ora undecima, Roma, Edizioni ADP, 2004

Conoscersi, decidersi, giocarsi è il frutto di una serie di incontri che il Cardinale Carlo Maria Martini ha tenuto a Venegono, nel Seminario della diocesi di Milano, con un gruppo di seminaristi teologi. Le parole del Cardinale valgono non solo per giovani seminaristi, ma per tutti, uomini e donne, giovani e adulti, laici e sacerdoti o persone consacrate, purché abbiano l’intenzione di vivere seriamente il Vangelo.

  • Izquierdo Antonio, Crescere nell'amore. Esercizi per temprare lo spirito, Edizioni ADP

Riprendendo lo schema degli Esercizi Spirituali, il libro illustra i temi proposti da sant''Ignazio (creazione e peccato, redenzione e sequela) e i suoi penetranti suggerimenti di pedagogia spirituale.

  • L. Meddi - A.M. D’Angelo, I nostri ragazzi e la fede. L’iniziazione cristiana in prospettiva educativa, Assisi, Cittadella editrice, 2010

La domanda cui si deve dare risposta nella riorganizzazione dell’iniziazione cristiana dei ragazzi è: «perché la catechesi non incide nella vita?». Il futuro itinerario formativo per le nuove generazioni deve continuare lo sforzo post-conciliare per una offerta pienamente “educativa” che segua la crescita dei ragazzi e non termini all’inizio della crisi adolescenziale. Un impegno di tutta la comunità che li accompagna progressivamente, che rispetta la loro individualità e riconosce che la decisione per la fede matura in una età più avanzata.

  • J.-P. Mensior, Percorsi di crescita umana e cristiana, Magnano, Edizioni Qiqajon - Comunità di Bose, 2001

I dati delle scienze umane e la sapienza della tradizione cristiana si intersecano in queste pagine per illuminare i “luoghi” in cui ogni essere umano incontra le opportunità e i rischi della crescita: il corpo, la sessualità, la coscienza morale, il desiderio di vivere, la fede cristiana... Un percorso attraverso l’alterità che fa di noi dei soggetti , perché ciascuno non è mai tanto se stesso come quando è per gli altri. Un saggio di antropologia cristiana rivolto a quanti non rinunciano al difficile compito di divenire ogni giorno più umani e a coloro che in questa fatica li aiutano.

  • Le sfide dell'educazione. 2. La costruzione dell'identità, Bologna, EDB, 2007.

L’attuale situazione sociale, segnata profondamente da manifestazioni quotidiane di violenza, di disagio o di emarginazione, mette in luce la profonda crisi educativa che ne è alla base. Occorre investigare l’educazione in se stessa e in riferimento alle numerose sfide che le sono poste dalla modernità e dai cambiamenti culturali in atto, al fine di ridefinire un “patto per l'educazione” tra le diverse istituzioni e persone che ad essa si dedicano. Nel 2003, un convegno nazionale della CEI, volto a investigare il contributo che la comunità cristiana può dare per l’unità dell’atto educativo, ha messo in luce l’esigenza di continuare la riflessione su quella che è apparsa come una tra le sfide più gravi per l'educazione oggi: la costruzione dell’identità.


Scegliere di crescere

Presentiamo alcuni testi tratti da opere di letteratura, di filosofia, di spiritualità, ma anche da racconti popolari, canzoni… che riguardano il tema trattato in questo numero. La proposta mira a rendere più completa l’esposizione dell’argomento e a suggerire spunti e agganci per la programmazione delle riunioni.

Crescere… o no?


Prima di affrontare con i ragazzi il tema del crescere nella fede, è opportuno capire cosa vuole dire veramente per loro il termine “crescita” e quali sentimenti, pensieri, emozioni suscita. Per potere fare questo riportiamo di seguito il testo di alcune canzoni (e di un cantante) che dicono bene aspettative e speranze, ansie e timori legati all’immaginare il proprio futuro. Una possibile attività per i C.14 potrebbe essere quella di individuare tutte quelle frasi che esprimono bene i propri pensieri per ricostruire, attraverso di esse, una nuova canzone.

Se rimango dentro al letto sai, non voglio crescere più. Non è questo il mondo adatto a noi, non voglio crescere più. Parlatori in compagnia non li ascolto più. Troppe volte voglio andare via, ho pagato il conto e non ci sto. Non voglio crescere più, se c' è un treno che non prenderò. Non voglio crescere più, quei progetti che non so che non farò mai. Io scadenze lunghe non ne ho… No, no non è la vita che mi cambierà. Non voglio crescere più, non è la vostra finta libertà. Non voglio crescere più, io non voglio grasso ai fianchi, coi capelli tutti bianchi, quando il passo lento arranca, con le gambe sulla panca, io non cresco più…

E mentre mamma grida con papà, non voglio crescere più. E questa notte lui non tornerà, non voglio crescere più. Resto chiuso in casa mia prima di ogni nostalgia. Io non voglio prato croce e cosi sia. Vedo un mondo piccolo, non voglio crescere più. Il disegno è spicciolo, non voglio crescere più. Il denaro è il criminese, il lavoro è un limite, io non voglio collezioni niente conti delle azioni, non coltivo un ambizione, cambio sempre convinzione, dentro ho solo una canzone: io non cresco più.

(Enrico Ruggeri, Non voglio crescere più)

Il sogno è un vento che abbiamo stretto fra le mani e cento canzoni nuove per domani... E questo uomo guarda in su ed è solo alla metà della sua strada e quanto mondo ancora c'è. Questo uomo chiude giù il coperchio del suo piano e si chiude un altro dei suoi giorni messi in fila... Questo uomo mezzo semplice e mezzo strano, a soli tredici anni dal duemila cerca ancora il senso delle cose. Dove sta questo uomo, nato per andare dove va? Il sogno è il cielo di un'altra notte che è finita, un grido che sia più forte della vita... E questo uomo adesso sa che ha un'altra storia in più da chiudere con gli occhi e non smarrire mai... Il sogno ora finisce e non finisce niente e ancora avremo questo stesso cuore dentro il cuore della gente… Ed un po' meno soli... E questo uomo che va via, le volte che si perderà lontano, fermerà il suo sogno qui. Perché quel sogno è sempre stato qui...

(Claudio Baglioni, Il sogno è sempre)

Ho imparato a sognare,che non ero bambino che non ero neanche un' età. Quando un giorno di scuola mi durava una vita e il mio mondo finiva un po là. Tra quel prete palloso che ci dava da fare e il pallone che andava come fosse a motore. C'era chi era incapace a sognare e chi sognava già. Ho imparato a sognare e ho iniziato a sperare che chi c'ha avere avrà ho imparato a sognare quando un sogno è un cannone,che se sogni ne ammazzi metà. Quando inizi a capire che sei solo e in mutande quando inizi a capire che tutto è più grande C' era chi era incapace a sognare e chi sognava già Tra una botta che prendo e una botta che do tra un amico che perdo e un amico che avrò che se cado una volta una volta cadrò e da terra, da lì m'alzerò C'è che ormai che ho imparato a sognare non smetterò

(Negrita, Ho imparato a sognare)

Chiudi gli occhi immagina una gioia molto probabilmente penseresti a una partenza. Ah, si vivesse solo di inizi di eccitazioni da prima volta quando tutto ti sorprende e nulla ti appartiene ancora! Penseresti all'odore di un libro nuovo, a quello di vernice fresca, a un regalo da scartare al giorno prima della festa, al 21 marzo, al primo abbraccio, a una matita intera, la primavera, alla paura del debutto, al tremore dell'esordio… Ma tra la partenza e il traguardo nel mezzo c’è tutto il resto e tutto il resto è giorno dopo giorno. Ma il finale è di certo più teatrale. così di ogni storia ricordi solo la sua conclusione; così come l'ultimo bicchiere l'ultima visione, un tramonto solitario, l'inchino e poi il sipario. Tra l'attesa e il suo compimento, tra il primo tema e il testamento, nel mezzo c’è tutto il resto e tutto il resto è giorno dopo giorno. E giorno dopo giorno è silenziosamente costruire. E costruire è potere e sapere rinunciare alla perfezione. Ti stringo le mani, rimani qui, cadrà la neve a breve.

(Nicolò Fabi, Costrire)

Crescere vuol dire avere il coraggio di non strappare le pagine della nostra vita ma semplicemente voltare pagina. Crescere significa riuscire a superare i grandi dolori senza dimenticare. Crescere significa avere il coraggio di guardare il mondo e di sorridere. Crescere significa guardarsi indietro e abbracciare i ricordi senza piangere. Crescere è saper distinguere la realtà dai sogni. Crescere è sapersi rialzare dopo una brutta caduta. Crescere... non tutti hanno voglia di crescere... forse perché sono consapevoli delle difficoltà che incontreranno crescendo...

(Jim Morrison, Tempesta elettrica. Poesie e scritti perduti)


Dio ci fa crescere


Il bambino guardava la nonna scrivere una lettera. A un certo punto, le domandò: "Stai scrivendo una storia che è capitata a noi? E che magari parla di me...". La nonna interruppe la scrittura, sorrise e disse al nipote: "È vero, sto scrivendo qualcosa di te. Tuttavia, più importante delle parole, è la matita con la quale scrivo. Vorrei che la usassi tu, quando sarai cresciuto". Incuriosito, il bimbo guardò la matita, senza trovarvi alcunché di speciale. "Ma è uguale a tutte le altre matite che ho visto nella mia vita!". "Dipende tutto dal modo in cui guardi le cose. Questa matita possiede cinque qualità: se riuscirai a trasporle nell'esistenza, sarai sempre una persona in pace con il mondo. Prima qualità: puoi fare grandi cose, ma non devi mai dimenticare che esiste una Mano che guida i tuoi passi. 'Dio': ecco come chiamiamo questa mano! Egli deve condurti sempre verso la Sua volontà. Seconda qualità: di tanto in tanto, devo interrompere la scrittura ed usare il temperino. È un'operazione che provoca una certa sofferenza alla matita ma, alla fine, essa risulta più appuntita. Ecco perché devi imparare a sopportare alcuni dolori: ti faranno diventare un uomo migliore. Terza qualità: il tratto della matita ci permette di usare una gomma per cancellare ciò che è sbagliato. Correggere un'azione o un comportamento non è necessariamente qualcosa di negativo: anzi, è importante per riuscire a mantenere la retta via della giustizia. Quarta qualità: ciò che è realmente importante nella matita non è il legno o la sua forma esteriore, bensì la grafite della mina racchiusa in essa. Dunque presta sempre attenzione a quello che accade dentro di te. Quinta qualità: essa lascia sempre un segno. Allo stesso modo, tutto ciò che farai nella vita lascerà una traccia: di conseguenza, impegnati per avere piena coscienza di ogni tua azione.

(Paulo Coelho, Sono come il fiume che scorre. Pensieri e riflessioni - Bompiani)


Piccoli, per crescere nella fede


Accresci la mia fede! Da questa semplice domanda che i discepoli rivolgono a Gesù certamente essi si aspettano una serie di indicazioni. Invece viene loro spiegato l’atteggiamento con cui si chiede loro di fare le cose: come servi, e per di più inutili! Questo non vuol dire che devo rassegnarmi alla mia piccolezza, ma riconoscere il primato di Dio in tutto quello che faccio. Per crescere nella fede devo ridurre tutto quello che mi impedisce di avere un rapporto vero, autentico con Gesù. È quello che leggiamo nelle due testimonianze che seguono.

Per molti anni avevo pensato di essere “qualcuno”nella Chiesa. Avevo perfino immaginato questo sacro edificio vivente come un tempio sostenuto da molte colonne piccole e grandi e sotto ogni colonna la spalla di un cristiano. Anche sulle mie pensavo gravasse una sia pur piccola colonna. A forza di ripetere che Dio aveva bisogno degli uomini e che la Chiesa aveva bisogno di militanti, vi avevamo creduto. L’edificio gravava sulle nostre spalle. Iddio, dopo aver creato il mondo, s’era messo a riposo; il Cristo, fondata la Chiesa, era scomparso nel Cielo. Tutto il lavoro era restato a noi, alla Chiesa. […] Con questa mentalità […] si procedeva sempre di corsa da un impegno all’altro, da una adunanza all’altra, da una città all’altra. La preghiera era affrettata, i discorsi concitati, il cuore agitato. Siccome tutto dipendeva da noi e il tutto andava così male, si aveva ben ragione di essere inquieti. Ma chi si era accorto di ciò? Sembrava sì giusta e sì vera la via dell’azione! Già da piccoli s’era incominciato col ritornello: “Primi in tutto per l’onore di Cristo Re”; quindi, diventati giovani: “Tu sei guida”; diventati adulti: “Sei un responsabile, sei un capo, sei un apostolo”… A forza di essere “qualcosa” sempre, la piega dell’anima era stata presa; e le parole di Gesù: “Voi siete servi inutili”, “Senza di me non potete far nulla”, “Chi di voi vuol essere il primo sia l’ultimo” sembravano dettate per altra gente, per altri tempi; e scorrevano sulla pietra dell’anima senza più intaccarla, bagnarla, ammorbidirla. È caratteristica la parabola della mia vita. Il mio primo maestro mi aveva detto: “Primo in tutto per l’onore di Cristo Re”; e l’ultimo, Charles de Foucauld, mi aveva suggerito: “Ultimo di tutti per l’amore di Gesù Crocifisso”. Eppure può darsi che tutti e due avessero ragione e che il colpevole fossi io a non capire bene la lezione. In ogni caso ora ero là, in ginocchio, sulla sabbia della grotta che aveva preso le dimensioni della Chiesa stessa; e sentivo sulle mie spalle la famosa colonnina del militante. Forse era questo il momento di vederci chiaro. Mi trassi indietro di colpo, come per liberarmi da quel peso. Che cosa avvenne? Tutto rimase al suo posto, immobile. Non una scalfittura nella volta, non uno scricchiolio. Dopo venticinque anni mi ero accorto che sulle mie spalle non gravava proprio niente e che la colonna era falsa, posticcia, irreale, creata dalla mia fantasia, dalla mia vanità. Avevo camminato, corso, pedalato, organizzato, lavorato, credendo di sostenere qualcosa; e in realtà non avevo sostenuto proprio nulla. Il peso del mondo era tutto su Cristo Crocifisso. Io ero nulla, proprio nulla. Ce n’era voluto a credere alle parole di Gesù che da duemila anni mi aveva già detto: “Voi, quando avete fatto tutto ciò che vi è stato comandato dite: Siamo servi inutili, perché abbiamo solo fatto il nostro dovere” (Lc 17, 10).

(Carlo Carretto, Lettere dal deserto)

Madre Teresa incontra i giornalisti mentre ritorna da Oslo a Roma, dopo aver ricevuto il Premio Nobel per la Pace. Un giornalista le dice: “Madre, lei ha settant'anni. Quando morirà, il mondo sarà come prima. Che cosa è cambiato dopo tanta fatica?”. Madre Teresa fa un sorriso divertito e risponde: “Vede, io non ho mai pensato di poter cambiare il mondo. Ho cercato soltanto di essere una goccia di acqua pulita, nella quale possa riflettersi l'amore di Dio. Il giornalista non riesce a replicare e allora la Madre, nel silenzio pieno di emozione che si è creato, continua: “Cerchi anche lei di essere una goccia pulita e così saremo in due. È sposato?”. “Sì, Madre. “Lo dica anche a sua moglie e così saremo in tre. Ha dei figli?”. “Tre figli, Madre”. “Lo dica anche ai suoi figli e così saremo in sei...”.

(Fonte non rintracciata)

Nella fede si cresce!
Carissimi,

quanta fatica facciamo a rimettere ogni giorno in discussione molte delle nostre scelte? Vorremmo almeno che nell’ambito della fede si potesse essere sicuri. Oggi ”dico che credo” e questo rimane per sempre …

ed invece no, la mia fede si gioca ogni giorno nella vita quotidiana ed ogni giorno può crescere, rafforzarsi o indebolirsi, incagliarsi e così, a volte, anche esaurirsi …

È la stessa esperienza dei discepoli di Gesù. È questo il motivo per cui il Maestro “li chiama” più volte,. li riprende continuamente ed a ogni ripresa la loro fede si approfondisce, cresce …



Gesù percorreva i villaggi d'intorno, insegnando.

7Chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. 8E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient'altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; 9ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. 10E diceva loro: "Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. 11Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro". 12Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, 13 ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

Mc 6, 6b-13
I Dodici furono prima chiamati ciascuno singolarmente a seguirlo (cf 1,16-20; 2,14). Poi furono comunitariamente costituiti per “essere con lui” (3,14). Ora sono inviati ai fratelli a due a due.

Ci sono tre livelli di un’identica vocazione, con tre chiamate successive, che segnano rispettivamente il passaggio dalla dispersione alla sequela, dalla sequela alla comunione con lui, dalla comunione con lui alla missione verso tutti.

La Fede in Gesù non consiste solo in uno stare con Lui, in un imparare da Lui, ma anche in un agire come Lui! E questo s’impara agendo e così crescendo!

Come fare per agire come Lui? Ecco un piccolo manuale per il discepolo fedele e missionario!

Quali caratteristiche devono avere? Le possiamo riassumerle in tre indicazioni …


  1. Agire insieme

  2. Vivere liberamente

  3. Accettare rifiuto e contraddizione


A due a due. Sono in due perché si aiutino a vicenda, perché la loro testimonianza sia valida, ma soprattutto perché devono testimoniare tra loro l’amore che proclamano agli altri. Infatti se due stanno insieme, è perché c’è un terzo: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, sono in mezzo a loro” (Mt 18,20).

Due inoltre è il principio di molti, germe della comunità. La missione, come non è una iniziativa privata (1Cor 9,17), così non è un incarico personale: come è da un altro, così è sempre con altri. I compagni di Gesù, se hanno imparato a essere con lui, sanno stare anche tra di loro nel suo nome, insegnando così agli altri a fare altrettanto.


non prendere per il viaggio nient'altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.

Insiste sulla povertà, sulla sobrietà; questo significa essere leggere, liberi, fidarsi di chi ti manda.

Essere liberi significa essere capaci di cogliere dove si presenta Dio, dove si fa vedere per la prima volta, essere liberi significa essere capace di trovare le mille ragioni di comodo che ti fanno rinunciare al cammino.

Ma è anche fede: è il segno di chi non confida in se stesso, di chi non vuole essere al sicuro da tutto


E diceva loro: "Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro".

Il discepolo che gioca la sua fede nella missione, deve sapere che crescere significa anche accettare il rifiuto. La Parola di dio è efficace ma a modo suo. Giocarsi per Dio, ma lasciare a Dio il risultato. La tua gioia sta primariamente nel giocarsi per Lui.

Al discepolo è stato affidato un compito, non garantito il successo.

Ma la parola del discepolo è anche soggetta a contraddizione, porta divisione là dove magari prima c’era pace, disordine lì dove prima c’era ordine. La Parola di Dio invita a prendere posizione davanti a tutto quello che non è bene. Perché non tutto è bene!!


Ecco , allora che abbiamo scoperto, forse, nuove caratteristiche della fede del discepolo e di tutti noi … è un continuo crescere nella fede per il bene nostro e di tutti!

Raccomandiamo a tutti i Responsabili di leggere con attenzione l’editoriale di questo numero per prepararsi adeguatamente alla riunione.

PROPOSTA DI ATTIVITÁ PER I BAMBINI EMMAUS (8-10 anni)

Proposta: Cosa occorre a un seme per diventare albero...


Obiettivo: Per fare riflettere il gruppo sul significato e le implicazioni della parola “crescita”, proponiamo ai bambini di immaginare se stessi e la loro vita fino ad oggi come quella di una pianta. Cercheremo di percorrere diverse tappe che questa “pianta” ha toccato, dalla nascita fino ad oggi e le riproporremo come tappe della crescita nella fede.

L’itinerario pensato per i GE è ampio e articolato. Pur essendo presentato in un’unica proposta, la sua realizzazione completa richiederà certamente due o più riunioni.



Primo stadio: il seme. Consegnamo ad ogni bambino un cartoncino giallo a forma di seme. Su di esso ciascuno, in caratteri colorati e fantasiosi, scriverà il proprio nome. Esso rappresenta il momento in cui sono venuti al mondo. Da quel momento a ogni bambino viene dato un nome che lo identificherà per tutta la vita. Non c’è mai stata prima, né ci sarà mai dopo una persona uguale a lui/lei. Tutti i bambini attaccano su un cartellone diviso in tre sezioni verticali, nella prima sezione, i loro semi.

Secondo stadio: il germoglio. A un certo momento quel semino, nascosto nella terra (all’interno della propria famiglia) che lo nutre e lo fa crescere, decide di uscire, di spuntare fuori. È il momento in cui il bambino ha iniziato ad andare all’asilo, per esempio. È ancora piccolo, fragile, bisognoso di molte cure. Ma adesso tutti lo vedono e lui vede che, intorno a lui, altri semini stanno compiendo lo stesso percorso. I bambini, sul cartellone, nella seconda sezione, disegnano ciascuno un germoglio.

Terzo stadio: la pianta. Passa il tempo e il germoglio diventa una pianta, con un fusto robusto, rami forti, foglie rigogliose. Il tenero germoglio è cresciuto. Ha ricevuto dalla terra su cui è radicato il nutrimento, giorno dopo giorno, ma c’è stato chi ha avuto cura di lui anche da fuori, concimandolo, tagliando i rami secchi, innaffiandolo…. Si può chiedere ai bambini di dire quali sono le persone che hanno contribuito a farlo crescere, al di fuori della loro famiglia, facendo loro notare che quando diciamo “crescere” intendiamo: nel corpo, nella mente e nel cuore.

Il lavoro che accompagna questa riflessione è un collage. Con ritagli di carta di vecchie riviste i bambini realizzano sulla terza sezione del cartellone un albero frondoso e ben radicato nella terra.



Quarto stadio: i frutti. È il tempo del raccolto. Attiva il momento in cui un albero che si rispetti produce frutto. Il frutto è, nella nostra vita, qualcosa di cui possono godere gli altri, qualcosa che noi possiamo donare agli altri… Quali sono i nostri frutti? Ognuno prova a dire qual è il frutto più importante che la sua vita ha prodotto fino ad oggi. Da un cesto preparato in precedenza dal Responsabile, ognuno prende uno o più cartoncini sui quali è disegnato un frutto. Lo colora, lo ritaglia e lo/li attacca al grande albero realizzato sul cartellone.
Allo stesso modo in cui noi abbiamo visto lo svolgersi della nostra vita attraverso la rappresentazione della crescita di un albero, possiamo fare con la nostra vita di fede, che va di pari passo con il nostro sviluppo umano.

Il seme. Al momento del Battesimo Dio ha messo nel nostro cuore il seme del suo amore. All’inizio non si vede, da piccoli non siamo in grado di accorgercene. Ma nel segreto del cuore esso piano piano si sviluppa e cresce… Ogni bambino, sul seme con il proprio nome, traccia con un pennarello rosso (il colore dell’amore) una piccola croce.

Il germoglio. Arriva il giorno in cui cominciamo a parlare di Dio, a conoscere Gesù, a diventare amici suoi… Non sappiamo bene ancora chi sia e ci fidiamo di chi già lo ha incontrato (i genitori, le maestre, …) che innaffiano per noi ogni giorno la nostra piantina della fede, parlandoci di Gesù, portandoci a messa, insegnandoci a pregare… Abbiamo imparato a parlare e così la nostra fede comincia a trovare anche le parole per rivolgersi al Signore. Ogni bambino scrive accanto al suo germoglio “Padre nostro”.

L’albero. Siamo diventati bambini grandi e sappiamo tante cose di Gesù, della sua vita, dei suoi amici. Abbiamo incontrato molte volte la sua Parola che ci ha nutriti e molti di noi hanno anche avuto già il dono di poter ricevere la Prima Comunione. Facciamo parte di una comunità MEG in cui incontriamo tanti amici che come noi vogliono essere amici di Gesù. La nostra fede è sempre più salda e nutrita e resa fertile dall’incontro con Lui. Sotto l’albero del cartellone il Responsabile disegna un innaffiatoio. Su di esso ogni bambino incolla un piccolo disegno che lo rappresenta o mentre fa la Comunione, o mentre ascolta il Vangelo a Messa, o mentre è riunito con il suo gruppo Emmaus.

I frutti. Essi sono quegli atteggiamenti della nostra vita che ricalcano i comportamenti e i gesti di Gesù. Quali sono i frutti che la nostra fede ha prodotto? Gesti di pace? Di bontà? Di condivisione? Di collaborazione? Di gioia? Ogni bambino può condividerlo con gli amici del gruppo. Il frutto più bello e significativo che ha prodotto andrà a scriverlo su uno dei frutti attaccati all’albero.

Ultimo momento di questo itinerario sarà la preghiera comunitaria, ad alta voce del Salmo 1 che il Responsabile detterà prima ai bambini perché possano scriverlo sul proprio quaderno, o su un foglio che porteranno a casa.



PROPOSTE DI ATTIVITÁ PER I RAGAZZI NUOVI (11-13 anni)

1ª proposta: Una casa che cresce


Obiettivo: Attraverso un’attività ludica, impegnare i ragazzi nella riflessione su che cosa vuole dire crescere e sui luoghi e le persone che ci aiutano in questo percorso.

Il Responsabile propone al gruppo di immaginare la nostra vita, nel suo evolversi e svilupparsi, come la costruzione di una casa.



Le fondamenta, sono le nostre radici, la nostra famiglia, la storia che ci ha preceduto. Una casa che non ha fondamenta non si regge e crolla al primo smottamento del terreno

Le mura, sono costituite dai mattoni. Ogni mattone possiamo immaginarlo come una persona, un evento, una attività che ci fanno diventare più grandi. Ci sono gli educatori, gli amici; ma anche lo studio, gli incontri di comunità, i Convegni… Ognuno può rendersi conto di situazioni che si sono presentate e che lo hanno cambiato.

Le finestre, cioè tutte quelle occasioni che ci vengono offerte di conoscere ciò che avviene nel mondo, lontano da noi, che ci offrono l’opportunità di respirare aria nuova e salutare per il nostro crescere.

La porta è la possibilità di incontrare gli altri. Essa rappresenta i luoghi in cui possiamo entrare in contatto con altre persone, scambiare con loro le nostre cose, i nostri pensieri, le nostre emozioni…

Il tetto rappresenta le nostre sicurezze. Quelle cose che ci fanno sentire protetti, aiutati, sostenuti nelle difficoltà, sicuri nelle nostre scelte.

L’attività che segue a questa spiegazione è quella di realizzare una casa ritagliando diversi cartoncini di differenti colori (mattone per le mura, rosso per il tetto, verde per porte e finestre, marrone per le fondamenta…). Al termine della costruzione, ognuno cercherà di dare i nomi alle differenti parti, seguendo le indicazioni che sono state offerte all’inizio. Con un pennarello a punta grossa il Responsabile scriverà sulle parti corrispondenti della casa le parole che sintetizzano il pensiero di ogni ragazzo.

La riunione può concludersi con la preghiera di ringraziamento da parte di ciascuno per tutte le occasioni e le persone che maggiormente hanno contribuito alla sua crescita

2ª proposta: Se il Signore non costruisce la casa…


Obiettivo: Assieme alla nostra crescita di persone, va di pari passo la crescita della nostra fede che è dono di Dio, ma che ha bisogno di essere curata per potere diventare sempre più salda e forte. La nostra amicizia e fedeltà ail Signore garantisce questo progresso.

La lettura del brano di 1Cor 3,1-2;7-14 dà il via alla riunione. I ragazzi sottolineano le espressioni che li colpiscono maggiormente e condividono in gruppo rispondendo anche ad alcune domande: Paolo dice ai Corinzi che sono ancora “neonati” (intendendo nella fede) perché ancora fra loro esistono invidie e discordie. Io, alla luce di ciò, come mi considero. Grande o piccolo? Quali cambiamenti posso introdurre nella mia vita per cercare di crescere? Paolo scrive anche che la nostra crescita dipende tutta da Dio. Allora, da noi che cosa dipende? Quali sono i luoghi e i tempi in cui possiamo incontrare il Signore perché irrighi il nostro “campo”, perché Egli possa “costruirci”?

Terminato lo scambio nel gruppo, viene consegnato ad ogni ragazzo un foglio sul quale è riportato il brano di Paulo Coelho a pag 9. Al termine della lettura ognuno disegna su un cartoncino uno dei simboli che vengono usati nel racconto: la mano di Dio, il temperino, la gomma, la mina, il segno lasciato dalla matita. La scelta andrà sull’ambito che sente di curare di meno, quello al quale fa meno attenzione. Sul disegno ognuno quindi scrive un impegno che vuole assumere per migliorare in quell’ambito per il futuro.

La riunione termina pregando insieme il Salmo 126,1-2




PROPOSTE DI ATTIVITÁ PER I C.14 (14-17 anni)

1ª proposta: Crescere o non crescere, questo è il problema!


Obiettivo: Prima di affrontare con i ragazzi il tema del crescere nella fede, tentiamo di capire cosa vuole dire veramente per loro il termine “crescita” e quali sentimenti, pensieri, emozioni suscita.

Presentiamo ai ragazzi canzoni che esprimono bene aspettative e speranze, ansie e timori legati all’immaginare il proprio futuro. Potete trovarle a pag 8 del sussidio. Lasciamo loro del tempo per individuare tutte quelle frasi che esprimono bene i loro pensieri riguardo al crescere, al diventare adulti, al futuro, perché ciascuno possa ricostruire, attraverso di esse, una nuova canzone (se vogliono, possono anche inserire nel nuovo testo frasi proprie). Dopo un tempo dedicato alla condivisione, si può quindi proporre ai ragazzi di elencare su un foglio, ciascuno individualmente, tre domande importanti che essi si pongono sull’esistenza (perché si soffre; perché, se so cosa è bene, non sono in grado di compierlo…) e tre interrogativi più specificamente relativi alla fede. Quindi risponderanno ad alcune domande che saranno l’oggetto della seconda condivisione: Cosa ho fatto (faccio) concretamente per trovare la risposta a questi interrogativi che ritengo importanti? Lascio che mi abitino senza curarmi di trovare una risposta, oppure concretamente opero delle scelte, delle azioni che mi facciano progredire nella mia ricerca (letture, studi, conversazioni con adulti o con miei coetanei…)?

Il Responsabile può spiegare come il porsi delle domande, e la conseguente ricerca di risposte, sono indicatori importanti del nostro desiderio di crescere e di formarci come persone autonome nel pensiero, libere dai condizionamenti e capaci di scelte importanti e autonome per la nostra vita futura. Per questo, dopo la condivisione, i ragazzi scriveranno la loro preghiera al Signore per impegnarsi davanti a Lui a crescere e, per questo, ad individuare strategie concrete di ricerca per il loro prossimo futuro.

2ª proposta: Una fede adulta


Obiettivo: Accorgersi che anche la nostra fede non è qualcosa di dato una volta per tutte, ma che ha bisogno di cura e di attenzione per poter crescere e svilupparsi.

Il Responsabile legge ai ragazzi le voci seguenti (liberamente tratte dal sito animatamente.it):



  1. Vorrei diventare capace di ascoltare tutti: chi crede e chi no, le persone colte e quelle più semplici, il settentrionale e il meridionale, il ricco e il povero, l’amico e il nemico, il noioso e l’ignorante,…

  2. Vorrei essere una persona senza troppe pretese, che sa dare valore a quello che ha, che sa accontentarsi, che non si lamenta di continuo, che sa trovare la gioia nelle cose di tutti i giorni. Soprattutto, che sa dire “grazie”.

  3. Senza ridere degli altri, vorrei ridere con gli altri; più che parlare degli altri vorrei parlare con gli altri. Vorrei non diffondere mai cattive voci, né essere pettegolo. Vorrei poter sempre parlare delle cose che partono dai fatti e che ai fatti si attengono.

  4. Vorrei non dimenticarmi mai di chi ha bisogno e di chi soffre.

  5. Vorrei poter vivere anche senza elogi o applausi, cosciente che non è possibile piacere a tutti e non dispiacere a nessuno.

  6. Vorrei non passare per molte storie amorose, ma arrivare ad amare profondamente, delicatamente e stabilmente.

  7. Nelle mie giornate non vorrei mai dimenticarmi di Dio. Vorrei essere in pace con Lui e non provare mai vergogna di testimoniarlo.

  8. Più che un “parolaio”, vorrei essere una persona riflessiva, attiva e concreta.

  9. Vorrei nella mia vita essere utile a qualche cosa. Vorrei tanto che chi mi conosce dicesse di me: “Sta impiegando bene la sua esistenza”.

  10. Vorrei essere una persona non volgare, che non usa parole offensive, che non scandalizza nessuno né con le parole, né con le azioni..

Letti i seguenti punti (che conviene fotocopiare e distribuire perché tutti li abbiano in mano), si procede ad una brevissima spiegazione. Questo elenco di aspirazioni, un po’ come le domande elaborate nella riunione precedente, in qualche modo corrisponde a un desiderio di crescita della propria fede. Questi desideri si possono riassumere in uno: “Vorrei sempre più assomigliare a Gesù”. Si fa poi un giro di opinioni, chiedendo ad ogni ragazzo quali sono per lui i punti più importanti, spiegandone il perché, per poter progredire come persone e come credenti.

Un’alternativa a questa proposta potrebbe essere quella di leggere gli ultimi due brani proposti all’interno della rubrica “Hanno detto” a pag. 10 e di sottolineare quei pensieri/frasi che meglio esprimono per i ragazzi il senso profondo del crescere nella fede.

Quindi li si invita ad interrogarsi su quali sono per loro gli aiuti irrinunciabili che permettono di crescere nella fede. Si scriverà su un cartellone quello che ciascuno dice. Naturalmente non dovrebbero mancare “Parola di Dio”, “Eucaristia” e “Comunità”

In genere, difficilmente nella condivisione viene citato il punto 7, perché un po’ più lontano dall’esperienza concreta dei ragazzi. Va comunque sottolineato, magari alla fine, che è il punto di maggiore importanza, perché darsi un tempo quotidiano per il Signore, pregare, permette di raggiungere il traguardo di tutti gli altri punti: Scegliere il punto 7 significa assicurarsi il raggiungimento di tutti gli altri nove.



Per la preghiera si farà riferimento alle indicazioni che si trovano a pagina 11 del sussidio.

PROPOSTE DI ATTIVITÁ PER I pre-T (18-23 anni)

Il cammino dei pre-T fa come sempre riferimento alla lettura e all’approfondimento in comune dell’editoriale di Claudio Meliadò, ai testi proposti nella rubrica “Hanno detto” a pag. 8, alla riflessione e preghiera di pag. 11 e al testo riportato nella pagina seguente.


Dove inizia il cammino dell’uomo

Il contributo che pubblichiamo in questa rubrica è di un filosofo e teologo ebreo vissuto nella prima metà del ‘900. Egli elaborò una prospettiva di pensiero il cui cardine erano i temi della relazione e della dialogo . Secondo Buber il senso fondamentale dell’esistenza umana andava rintracciata nella capacità dell’uomo di mettersi in relazione totale con la natura, con gli altri uomini e con Dio, il Dio della Parola. Egli fu uno dei pensatori ebrei che più legittimarono il cristianesimo come via di redenzione. Anche per questo – oltre che, naturalmente, per il suo pensiero illuminato - proponiamo il suo contributo all’interno di questa rubrica, certi che possa aiutare una profonda riflessione sull’argomento della fede come crescita.

Dio cerca Adamo che si è nascosto [dopo avere mangiato la mela], fa risuonare la sua voce nel giardino e chiede dov'è [...]. Adamo si nasconde per non dover rendere conto, per sfuggire alla responsabilità della propria vita. Così si nasconde ogni uomo [...]. Per sfuggire alla responsabilità della vita che si è vissuta, l'esistenza viene trasformata in un congegno di nascondimento. Proprio nascondendosi così e persistendo sempre in questo nascondimento [...], l'uomo scivola sempre, e sempre più profondamente, nella falsità. [...] Anche dentro di sé conserva certo qualcosa che lo cerca, ma a questo qualcosa rende sempre più difficile il trovarlo. [...] Per quanto ampio sia il successo e il godimento di un uomo, per quanto vasto sia il suo potere e colossale la sua opera, la sua vita resta priva di un cammino finché egli non affronta la voce. Adamo affronta la voce, riconosce di essere in trappola e confessa: «Mi sono nascosto». Qui inizia il cammino dell'uomo. Il ritorno decisivo a se stessi è nella vita dell'uomo l'inizio del cammino, il sempre nuovo inizio del cammino umano. Ma è decisivo, appunto, solo se conduce al cammino: esiste infatti anche un ritorno a se stessi sterile, che porta solo al tormento, alla disperazione e a ulteriori trappole. [...] Ogni singolo uomo è cosa nuova nel mondo e deve portare a compimento la propria natura in questo mondo. [...] Ciascuno è tenuto a sviluppare e dar corpo proprio a questa unicità e irripetibilità, non invece a rifare ancora una volta ciò che un altro - fosse pure la persona più grande - ha già realizzato. [...] La stessa idea è stata espressa [...] da Rabbi Sussja che, in punto di morte, esclamò: «Nel mondo futuro non mi si chiederà: 'Perché non sei stato Mosè?'; mi si chiederà invece: 'Perché non sei stato Sussja?'». [...] Dio non dice: «Questo cammino conduce fino a me, mentre quell'altro no»; dice invece: «Tutto quello che fai può essere un cammino verso di me, a condizione che tu lo faccia in modo tale che ti conduca fino a me». Ma in che cosa consista ciò che può e deve fare quell'uomo preciso e nessun altro, può rivelarsi all'uomo solo a partire da se stesso. [...] Ma ciò che è prezioso dentro di sé, l'uomo può scoprirlo solo se coglie veramente il proprio sentimento più profondo, il proprio desiderio fondamentale, ciò che muove l'aspetto più intimo del proprio essere. [...] Conformemente alla sua natura, il desiderio più ardente di un essere umano, tra le diverse cose che incontra, si focalizza innanzitutto su quelle che promettono di colmarlo. L'essenziale è che l'uomo diriga la forza di quello stesso sentimento, di quello stesso impulso, dall'occasionale al necessario, dal relativo all'assoluto: così troverà il proprio cammino. [...] La nostra autentica missione in questo mondo in cui siamo stati posti non può essere in alcun caso quella di voltare le spalle alle cose e agli esseri che incontriamo e che attirano il nostro cuore; al contrario, è proprio quella di entrare in contatto, attraverso la santificazione del legame che ci unisce a loro, con ciò che in essi si manifesta come bellezza, sensazione di benessere, godimento. [...] La gioia che si prova a contatto con il mondo [...]. L'ascesi non deve mai pretendere di dominare la vita dell'uomo. L'uomo deve allontanarsi dalla natura solo per ritornarvi rinnovato e per trovare, nel contatto santificante con essa, il cammino verso Dio.

(Martin Buber, Il cammino dell’uomo pp. 19-32).



n°8 – 24 febbraio 2011
Movimento Eucaristico Giovanile – via San Saba,17 – 00153 Roma – Tel. e Fax 06.64580149

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