Principali differenze tra prosa e poesia I primi testi letterari sono in versi



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Italiano, poesia


Principali differenze tra prosa e poesia
I primi testi letterari sono in VERSI. Perché?

Perché il ritmo e i suoni della poesia favorivano la memorizzazione in un’epoca in cui la trasmissione del sapere era quasi del tutto orale (pochi sapevano scrivere o leggere).

Il ritmo, infatti, è molto importante nelle poesie. Non solo: la poesia nasce con accompagnamento musicale. Non è un caso che alcuni tipi di poesia vengano chiamati “canzoni” o “ballate”.

Inoltre la poesia per la sua lontananza dal normale modo di esprimersi appariva come qualcosa di divino, eccezionale, speciale.


Vediamo le DIFFERENZE TRA PROSA E POESIA.

  1. La differenza primaria tra prosa e poesia consiste nel fatto che nella prosa le pagine sono occupate in tutto lo spazio disponibile da righe regolari (LA PROSA RIEMPIE TUTTA LA PAGINA); nella poesia, invece, alcune righe sono più lunghe, altre più corte, e ci sono molti spazi bianchi. In altre parole la poesia è caratterizzata dalla disposizione delle parole in righe di lunghezza diversa, ossia i VERSI.

  2. Spesso i versi sono raggruppati in sezioni separate graficamente le une dalle altre (le STROFE).

  3. Inoltre nel testo poetico sono molto importanti le CORRISPONDENZE DI SUONI (cioè parole che hanno suono simile: pensa alle rime, alle assonanze, e alle consonanze ecc.)

  4. La poesia è un linguaggio elaborato secondo regole particolari che lo rendono diverso da quello della prosa. Nella poesia i SIGNIFICANTI hanno una loro autonomia (le parole che appaiono nel testo vengono scelte non solo per il loro significato, ma anche il significante: è molto importante come “suona” una poesia).

Vedi es. pag. 292: se leggi la prima strofa trovi tutte immagini di sofferenza, dolore (i significati), ma anche i suoni delle parole sono duri (guarda quante z, quante r e tr ecc.). Se invece vai a pag. 10 trovi quattro versi di Leopardi: qui i suoni sono invece molto più dolci, armonici.



  1. Nella poesia, poi, si trovano spesso FIGURE RETORICHE (ci sono anche nella prosa; ma nella poesia sono molto più frequenti e importanti).




Prosa

Poesia

Prende tutta la pagina

È più importante il significato del significante

C’è qualche figura retorica


Ci sono molti spazi bianchi e si va a capo prima che finisca la pagina. La poesia infatti è composta da VERSI (uniti in STROFE)
Il SIGNIFICANTE (il suono delle parole) ha tanto valore quanto il significato
Ci sono molte FIGURE RETORICHE



Differenza tra piano denotativo e connotativo

Altre due definizioni che bisogna conoscere sono quelle di denotazione e connotazione



Denotazione

È il significato letterale di una parola

Connotazione

È il significato che una parola assume in un determinato contesto


Esempio: Se scrivo “deserto”, penso subito al luogo assolato e senz’acqua; ma se scrivo “In questo momento sono un deserto di idee”, la parola “deserto” prende un altro significato, un’altra connotazione (significa che ho un vuoto di idee)
Ciò vale anche per tutta una poesia. Così potrò distinguere un:

  • Piano DENOTATIVO: è l’interpretazione letterale del testo

  • Piano CONNOTATIVO: è quello che il testo poetico comunica in più rispetto al suo significato letterale, il suo “vero” significato



Letterale à alla lettera, parola per parola (come la parafrasi che farai per le poesie…)

Letterario à che fa parte della letteratura
La MISURA DEL VERSO.

Il testo poetico è scritto in versi.

Il verso non prende tutto lo spazio della pagina. Verso viene dal latino “vertere”, che significa “tornare indietro”, quindi “andare a capo”. Pensa ad alcune poesie ad esempio di Ungaretti, in cui si va a capo dopo una sola parola…

Cosa significa misura del verso? È la lunghezza del verso (quante sillabe contiene un verso)


Differenza tra poesia dell’800 e quella del 900.

Bisogna distinguere tra poesia tradizionale e poesia moderna.

Nella poesia tradizionale (fino a tutto il 1800) i versi sono composti da un determinato numero di sillabe. I versi che prevalgono nella tradizione italiana sono gli endecasillabi (versi di 11 sillabe) e settenari (versi da 7 sillabe). Inoltre gli accenti sono fissi, devono cadere sempre su determinate sillabe.

Nella poesia del 1900 non si seguono più le regole tradizionali (si cambiano le regole) e sono più presenti i versi liberi.



  • VERSI LIBERI (non seguono le regole della metrica tradizionale)

  • VERSI SCIOLTI (sono versi tradizionali, seguono le regole della metrica tradizionale: ma non ci sono rime).


TIPI DI VERSI

Nome del verso

Numero di sillabe

Trisillabo

3 , accento (ictus) sulla 2 sillaba

Quaternario / quadrisillabo

4

Quinario

5

Senario

6

Settenario

7 , ictus fisso sulla 6

Ottonario

8

Novenario

9

Decasillabo

10

Endecasillabo

11 , l’autore ha più possibilità di mettere l’accento

Dire dove sta l’accento è importante, perché l’accento definisce il ritmo.



Musicalità e ritmo sono dati dalle RIME, dalle SCELTE LESSICALI (scelta delle parole e dei loro suoni) e dalla COSTRUZIONE SINTATTICA (come è costruita una frase).
FIGURE METRICHE (v. esempi a pag.13)

Se conto le sillabe di un verso (es. endecasillabo, 11 sillabe) seguendo le regole della grammatica, a volte posso avere 10 o 12 sillabe. Ha sbagliato il poeta? No. Vuol dire che sono state usate delle figure metriche.


Ci sono quattro figure metriche:

  • SINALEFE. Permette di legare due sillabe vicine. Come? Lega la vocale finale di una parola con la vocale iniziale della parola successiva.

  • DIALEFE. Quando NON ci può essere la fusione tra le vocali come nella sinalefe. Perché? Perché una delle vocali è accentata, oppure c’è un monosillabo (“O Alberto…”). Opposto della sinalefe.

  • SINERESI. Fonde due sillabe della stessa parola che hanno due vocali vicine.

  • DIERESI. In questo caso il dittongo viene diviso in due (segnalata graficamente con i due puntini sulla vocale). Opposto della sineresi.


LA RIMA

Definizione: la rima è la perfetta uguaglianza dei suoni finali di due parole a partire dalla sillaba accenta.



Ricorda:

  • Parole tronche: accento sull’ultima sillaba

  • Parole sdrucciole: accento sulla terzultima

  • Parole piane: accento sulla penultima

Spesso in rima sono messe le PAROLE-CHIAVE (le parole più importanti per la poesia: quelle che guidano il lettore alla comprensione del messaggio della poesia). Esempio a pag.17: guarda le parole finali delle due terzine di Dante; esse comunicano tutti i significati che Dante vuole esprimere.

Da conoscere sono anche i concetti di:


  • RIMA EQUIVOCA à rima tra due parole che sono uguali nel suono, ma con significato diverso (“franco” come aggettivo, ossia libero, o come sostantivo, cioè la moneta)

  • ASSONANZA à es. “sala” e “gara: sono uguali le vocali e diverse le consonanti

  • CONSONANZA à es. “sotto” e “gatti”: sono uguali le consonanti e diverse le vocali


TIPI DI RIME

  • BACIATE: AA

  • ALTERNATE: ABAB

  • INCROCIATE: ABBA

  • RIPETUTE: ABC ABC

  • INCATENATE: ABA BCB CDC

  • INVERTITE: ABC ACB

  • RIMA INTERNA: si trova all’interno del verso

LE STROFE

Definizione à Sono raggruppamenti di versi (unità metriche) separati da uno spazio da altre strofe.
A seconda del numero di versi che la compongono, una strofa può chiamarsi DISTICO (due versi), TERZINA (3, ad esempio quella dantesca a rima incatenata, quella che usa Dante nella Divina Commedia), QUARTINA (4, a rima alternata o incrociata), SESTINA (6, i primi 4 a rima alternata e gli ultimi due a rima baciata), OTTAVA (8), NONA RIMA (9).

Le varie strofe presuppongono un certo tipo di schema di rime. La strofa libera, invece, non ha un suo schema fisso.



I COMPONIMENTI METRICI

Ci sono vari tipi di componimento poetico: sonetto, canzone, ballata ecc. Ognuno di questi ha una sua struttura e delle sue regole. La poesia narrativa può essere di due tipi: può raccontare una storia, ma può anche parlare dei sentimenti dell’autore stesso (poesia LIRICA; in origine la poesia era accompagnata da uno strumento musicale, la lira). Quindi non tutta la poesia è “lirica”.




  • SONETTO: è una poesia composta da 2 QUARTINE (strofe di 4 versi) e 2 TERZINE (strofe di 3 versi). I versi devono essere ENDECASILLABI. Nelle quartine le rime possono essere alternate o incrociate; le rime delle terzine possono essere alternate, ripetute o invertite. Tema: solitamente temi amorosi, esistenziali o polemici (come quello a pag.102 di Cecco Angiolieri).




  • CANZONE: (ancora una volta il nome ci ricorda l’accompagnamento musicale) è un tipo di poesia tipico di Petrarca. Le strofe della canzone sono dette STANZE; una canzone è formata da 5 o più stanze; i versi sono endecasillabi o settenari. Di solito la canzone si conclude con quello che si chiama “commiato” (saluto finale). Leopardi riprenderà la canzone, ma con regole meno rigide rispetto a quelle di Petrarca.


  • BALLATA (1200): si chiama così perché veniva accompagnata da musica e danze. E’ divisa in stanze ed è caratterizzata dal ritornello (o ripresa). Anche qui, come per la canzone, di solito i versi sono endecasillabi e settenari.

  • ODE: è un tipo di poesia in cui si fa la lode di qualcosa; il tono, come il contenuto, è solenne. Es. “5 maggio” di Manzoni (componimento per la morte di Napoleone)

  • MADRIGALE: si diffonde dal 1800 in poi ed è in genere di argomento malinconico (es. poesie di Pascoli)

  • CARME: testo di tono solenne e alto, con un lessico molto ricercato, di contenuto religioso, civile o sociale, in endecasillabi (es. “Sepolcri” di Foscolo)


Enjambement

Significa “inarca tura, accavallamento”. Grazie a un enjambement la frase non finisce alla fine del verso, ma prosegue nel verso successivo. Serve insomma per “allungare” il verso, dando un diverso ritmo alla poesia, più fluidità, più musicalità. (Es. “Ma sedendo e mirando, interminati / spazi di là da quella, e sovrumani / silenzi”, Infinito, di G. Leopardi)



Lo scarto linguistico

La costruzione della frase, in poesia, è diversa da quella della prosa; Leopardi, ad esempio, non scrive “Questo colle mi fu sempre caro”, ma “Sempre caro mi fu quest’ermo colle”.

Questo si chiama scarto linguistico: c’è, insomma, in poesia un uso libero, personale, di parole (scelte lessicali) e costruzioni sintattico-grammaticali: la collocazione e la disposizione delle parole è diversa da quella della prosa, da quella comune.

Tutto questo non è casuale: serve a mettere in evidenza determinate parole (parole-chiave) o a ricercare una maggiore musicalità.


Una struttura inamovibile

Non è possibile cambiare né le parole, né il loro ordine, all’interno di una poesia, senza modificarne il significato: farlo significa cambiare totalmente la poesia.


Le figure retoriche

Le figure retoriche sono un modo particolare di esprimersi.

“È una vita che non lo vedo”, ad esempio, è una figura retorica: noi usiamo nel nostro linguaggio, inconsapevolmente, diverse espressioni di questo tipo. Nella poesia, però, esse vengono usate molto più frequentemente e sono molto più importanti (perché in poesia è importante COME il messaggio viene espresso).

La retorica era già molto studiata nel mondo greco e romano; nel basso medioevo divenne addirittura una delle discipline scolastiche principali.


Le figure retoriche si dividono in:

  • FIGURE DEL SIGNIFICANTE (relative al suono)

  • FIGURE DELL’ORDINE (relative all’ordine delle parole)

  • FIGURE DEL SIGNIFICATO (relative al significato delle parole e delle frasi)


Figure del significante

  • ALLITTERAZIONE: usare parole che ripetono suoni uguali (“e di lontan rivela / serena ogni montagna”)

  • ASSONANZA: usare parole che, nella loro parte conclusiva, hanno uguali vocali

  • CONSONANZA: usare parole che, nella loro parte conclusiva, hanno uguali consonanti

  • ONOMATOPEA: usare parole che imitano un suono naturale (es. mormorare, bisbigliare, bubbolio, rimbombo, il “don-don” di campane ecc.)

  • PARONOMASIA: mettere vicino parole che sono simili nel suono, anche se hanno diverso significato (ghiaccio / giaccio)

  • FIGURE ETIMOLOGICHE: usare parole che hanno la stessa origine etimologica (selva / selvaggia)


Figure retoriche legate all’ordine delle parole

Anafora

Ripetizione di una parola (o un gruppo di parole) all’inizio di versi successivi

Per me si va nella città dolente / per me si va ne l’etterno dolore

Antitesi

Accostamento di parole di significato opposto

Non fronda verde, ma di color fosco

Chiasmo

Disposizione di 4 elementi, in cui l’ordine delle parole nel secondo gruppo è invertito rispetto al primo

Le donne, i cavallier,

l’arme, gli amori


Enumerazione

Elenco di termini uniti per asindeto (punteggiatura) o per polisindeto (congiunzione)

E l’api e l’isole e i golfi e i capi e i fari e i boschi

Anastrofe

Inversione del giusto ordine delle parole.

Sempre caro mi è stato tuo fratello (invece di: tuo fratello mi è stato sempre caro)

Iperbato

Staccare elementi grammaticali che solitamente stanno insieme




Climax e

Anticlimax

In greco Klimax significa “scala”. Si ha quando si trovano nel testo varie parole che riguardano lo stesso campo semantico (cioè significano più o meno la stessa cosa) e che sono in ordine CRESCENTE di intensità.

Si ha un anticlimax quando l’intensità delle parole decresce.



Vai... corri... fuggi!
E mi dicono, Dormi!/ sussurrano, Dormi!/ bisbigliano, Dormi!

Figure retoriche di significato

nome

definizione

esempio

Similitudine

Mette in relazione due immagini collegate tra loro da un avverbio di paragone (come).

Edo è furbo come una volpe

Metafora

È una similitudine abbreviata (si levano il concetto e il “come”)

Edo è una volpe (ho levato il concetto “furba” e il “come”)

Analogia

Il poeta mette in relazione due concetti che tra di loro non hanno normalmente non starebbero insieme. Rispetto alla similitudine, l’analogia elimina il primo termine di paragone (è il lettore che deve inferirlo, intuirlo)

Accarezzo la tua notte (=accarezzo i tuoi capelli neri come la notte)

Metonimia

Si sostituisce una parola con un’altra che abbia con essa un rapporto qualitativo (la causa al posto dell’effetto, l’astratto al posto del concreto, il contenente al posto del contenuto, l’autore al posto dell’opera, la materia al posto dell’oggetto)

Ho bevuto un bicchiere.
Carlo è una buona forchetta.
Ho letto Dante

Sineddoche

Si sostituisce una parola con un’altra che abbia con essa un rapporto quantitativo (la parte al posto del tutto, il genere per la specie, il singolare al posto del plurale, un numero determinato per uno indeterminato)

Il mare è attraversato da vele (invece di “barche”)
Durerà per mille anni (invece che “per tanto tempo”)

Iperbole

È un’esagerazione

Non ti vedo da un secolo!

Litote

Si afferma un concetto negando il suo contrario

Non era nato con un cuor di leone  non era coraggioso

Eufemismo

Modo più attenuato per esprimere un concetto




Ossimoro

Mettere vicino due parole con significati contraddittori (contrari)

Una luce oscura.

Una scommessa sicura.

Sinestesia

Vengono messe vicine due parole che si riferiscono a due sensi diverse

L’urlo nero.

I profumi verdi

Elissi

Eliminazione. Ad esempio l’eliminazione di un verbo in una frase.




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