Principio di autodeterminazione dei popoli e indivisibilità della repubblica: IL caso veneto



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PRINCIPIO DI AUTODETERMINAZIONE DEI POPOLI E INDIVISIBILITÀ DELLA REPUBBLICA: IL CASO VENETO.
INTRODUZIONE
In questo saggio si affronterà un’indagine dei nazionalismi periferici che in alcuni casi tendono a farsi secessionismi. Si qualificheranno i singoli fenomeni e si proverà a distinguere le conseguenti risposte giuridiche da mettere a punto. Per qualificare un ordinamento come plurinazionale, un elemento importante è la struttura del sistema partitico. Un’asimmetria tra dimensione statale e regionale, una capacità dei partiti periferici di incidere sulle dinamiche del governo statale indicano la coesistenza di appartenenze nazionali distinte all’interno dello stesso spazio politico. Si distingue quindi un sistema in cui il federalismo è prettamente territoriale e un sistema in cui emerge un’idea complessa di nazione o di popolo che può chiamare in causa il principio di autodeterminazione.

In particolare il testo analizza la recente esperienza del Veneto nel quale si proverà a verificare i risultati della rivendicazione auto-determinista veneta contestualizzandola nelle sue connotazioni dal 48 fino ad oggi. Nell'esperienza repubblicana (1948-1989) il Veneto attraversa una prima fase di perfetta asimmetria tra Stato e regione, infatti in questo periodo nel Veneto la Democrazia Cristiana, il partito principale, è di ambito statale. Questa asimmetria si rompe nella fase 1980-1987 quando entra in scena la Liga Veneta. Successivamente si attraversa un cambiamento dato dell’implosione del sistema partitico italiano a causa della vicenda di Tangentopoli. Diversi movimenti confluiscono nella Lega Nord che diventa protagonista della politica regionale. Le vicende istituzionali della regione e le rivendicazioni territoriali che prendono forma all’interno della regione sono strettamente collegate a questa forza politica. La Lega tende a configurarsi come un partito di ambito macroregionale, il suo discorso politico è rivolto a singole regioni come Veneto e Lombardia e più generalmente alla Padania cioè un’area settentrionale del paese delimitata da confini geografici. Le lega si presenterà in tutte le elezioni politiche in coalizioni pre-elettorali con partiti di ambito statale, in altre rinuncia a liste autonome confluendo in formazioni con impostazione centralista. E’ il partito italiano che ha fatto parte per più tempo dei governi di coalizione insediati a livello statale. Dagli anni ‘90 in poi emergono altri partiti minori legati solo alla dimensione regionale ma ricevono pochi voti. Il formato politico dunque presenta tratti di ambiguità. La Lega però ha connotazioni xenofobe, razziste e anti europee che rinnegano l'impostazione della democrazia liberale ideale, il fenomeno leghista è basato sul populismo. Secondo gli autori la proposta veneta presenta delle estemporaneità e delle incoerenze. In ogni caso le dinamiche dell’ordinamento italiano hanno dato una risposta alle tendenze disgregatrici affermatesi, determinando un ampliamento sensibile all’autonomia regionale.


Una prima risposta ai movimenti nazionalisti è quella basata sull’art. 5: lo smembramento dello Stato è un fatto rivoluzionario (il sigma unità-indivisibilità non dovrebbe mai essere messo in discussione).

Vedendo il tutto sotto un altro punto di vista, la questione può essere superata, infatti tenendo in considerazione alcuni dati (storici, politici e sociali, tensioni e fratture, minoranze ecc..) è possibile definire i presupposti per andare oltre.

A questo punto il diritto potrebbe trovarsi di fronte all’esigenza di incanalare tutti questi fenomeni sociali nei percorsi legali esistenti, interpretandoli in maniera conforme alle esigenze derivanti dai principi democratici, in questo modo è possibile valorizzare i margini di elasticità delle previsioni costituzionali dei singoli ordinamenti e delle norme internazionali sul tema.

Questa non è una prospettiva attribuibile alla dimensione teorica → Corte Suprema canadese → diritto interno e internazionale in strettissima continuità (il primo si proietta sul secondo), quindi il giudice canadese considera la provincia del Québec come un’unità politica.

Il nazionalismo dominante canadese non avrebbe le forze per dar seguito alla comunità quebecchese, ma dove queste richieste assumono determinati caratteri, questo atteggiamento si traduce in unreasonable intransigence della Federazione e delle Province.

Non mancano quindi itinerari interpretativi per inquadrare questi conflitti interni in maniera giuridica.

Ci troviamo di fronte a scenari problematici e accattivanti (es. Veneto).



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