Proclamare la Pasqua del Signore



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28.03.2019
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Dove «dormono» i corpi

Culto dei santi e preghiera per i morti portano con sé, spesso inconscia, un’altra dimensione: il corpo. Eppure pellegriniamo là dove le basiliche antiche o moderne custodiscono le sepolture onorate dei santi e andiamo ai cimiteri, dove «dormono» i corpi dei morti. I defunti, santi o non santi, ci lasciano reliquie e spogli sepolte. La geografia cristiana ha trapuntato paesi e regioni di santuari. L’antica pietà per chi non è più ha lasciato tracce di civiltà e ha punteggiato gli angoli della terra con i cimiteri, città dei morti.

Culto dei santi e culto dei morti fanno risuonare le più profonde dimensioni antropologiche quando ci costringono ad «andare» là dove eroi e defunti sono custoditi. Pellegrinaggi e visite al cimitero toccano corde antiche e profonde: si va e ci si allontana dal quotidiano, si cammina verso la Gerusalemme celeste e poi si ritorna nel tempo, in attesa dell’ultimo esodo, dell’ultimo passaggio. I pellegrinaggi sono la cifra del cammino di fede.

Forse non è inutile ripensare pastoralmente e rivitalizzare le antichissime prassi di andare in pellegrinaggio alle reliquie dei santi, di celebrare presso le tombe dei morti, di andare processionalmente ai cimiteri. D’altra parte ogni rito funebre, anche quello cristiano, è rito di separazione che serve a rielaborare il lutto, a darsi ragione di una separazione. E se i funerali separano dal corpo defunto, paradossalmente le traslazioni dei corpi dei santi ricollocano il santo dentro il corpo ecclesiale. L’andare ai corpi dei santi e alle tombe dei morti può prendere il sapore di un’attesa, di un ricongiungimento, non nostalgico o illusorio, ma radicato nella fede che genera la speranza: il Dio dei vivi e dei morti, dei santi e dei peccatori, non ci lascerà nella separazione e nella lacerazione. Ma con quali architetture, con quali spazi noi oggi sappiamo contornare i corpi dei santi e dei morti? Come seminiamo nella terra reliquie e corpi destinati alla risurrezione?

I corpi dei santi e le sepolture dei morti invitano a dare concretezza alla nostra predicazione e catechesi sulla santità, spesso spiritualizzate, incorporee, quasi che santi e defunti non avessero mai avuto corpo, spessore, una generazione in cui vivere, una cultura dalla quale essere condizionati. La corporeità delle chiese-reliquiario e dei cimiteri invita la preghiera devozionale e tante nostre liturgie a non astrarre da luogo e tempo, ma a vedere nel tempo umanità trasfigurate dal risorto. Pensare i santi e i defunti nella loro storicità ci ricorda quanto siano calate nella realtà le opere di misericordia, siano esse corporali o spirituali e quale squisita carità sia occuparsi del corpo che muore e del corpo ormai morto.




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