Proclamare la Pasqua del Signore



Scaricare 18.3 Kb.
Pagina7/7
28.03.2019
Dimensione del file18.3 Kb.
1   2   3   4   5   6   7

Una nuova città

Alcuni decenni fa, e mi perdoni il lettore se non sono riuscito a rintracciare la fonte per citarla con esattezza, la Congregazione per il Culto Divino invitava quelle comunità che non ne hanno conservato memoria della data precisa, a collocare l’anniversario della dedicazione della propria chiesa, solennità del Signore, all’ultima domenica di ottobre. Qualche anno dopo si invitò a collocarla il 25 dello stesso mese, per non occupare la domenica. In questo modo l’autunno e il principiare dell’inverno nelle nostre regioni si colora di feste che richiamano fraternità ecclesiale, senso di appartenenza alla chiesa che vive in un luogo preciso, feste che celebrano legami di fede con quanti ci hanno preceduto: dedicazione della chiesa, solennità di tutti i santi, commemorazione di tutti i fedeli defunti… Tre feste, una chiesa. Come diceva la tradizione: la chiesa militante, purgante, trionfante. È questa la comunione battesimale dei santi. Il legame che nel tempo è donato dal battesimo, che introduce nell’assemblea eucaristica i segnati col sigillo dello Spirito, non è distrutto dalla morte. È una comunione che, attraversato il crogiolo dell’ultimo nemico, continua fino a costruire l’umanità nuova: i centoquarantaquattromila, salvati da ogni tribù d’Israele, accompagnati da una folla immensa, convocata da ogni tribù, lingua, popolo, e nazione, folla che nessuno può contare. Curare, allora, pastoralmente la qualità delle nostre fragili assemblee che si radunano nello spazio e nel tempo non è inutile, non è estraniarsi dalle vere necessità della storia. L’assemblea liturgica ritaglia spazi di umanità, che celebrando il mistero pasquale e vivendo di esso, sa già intravedere la forza vincitrice della Pasqua sul male e sulla morte.






Condividi con i tuoi amici:
1   2   3   4   5   6   7


©astratto.info 2019
invia messaggio

    Pagina principale