Progetti e contesti di esperienze dei bambini



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Indice
Introduzione

Emilio Bonifazi …………………………………………….……………………... 1

Luca Ceccarelli …………………………………………………………..….…... 2
Prefazione

PROGETTI E CONTESTI DI ESPERIENZE DEI BAMBINI

NEI NIDI E NELLE SCUOLE DELL’INFANZIA DI GROSSETO

Enzo Catarsi ……………………………………………………………….……... 3
Interventi

VORREI ESSERE COME L’ACQUA



Antonella Giuliarini Nido Mimosa ………………………………………….….... 7
LEGGENDO, LEGGENDO… IL BRUCO INCONTRA IL LUPO!

Vincenza Capasso e Sonia Fastelli Nido Delfino……………………………….....… 15
SPAGHETTI AL PESCE SOTTO LE NUVOLE

Marco Viti Nido Canguro…………………………………….……………………...…. 22
SEMPLICEMENTE ACQUA

Licia Falciani e Alessandro Ramacciotti Nido Aquilone…………………………... 27
SENSIBILMENTE

Monica Simula e Tiziana Bonsanti Nido Sole……….………………………...…… 34
IL BRUCO MAISAZIO

Cecilia Buggiani e Eleonora Menichelli

Nido Bruco e Scuola infanzia Fenicottero……………………………………....….… 42


ARTICOLO3: CON IL CAMALEONTE E IL GALLO …

Stefania Amarugi e Roberta Sassetti

Scuola infanzia Margherite…………………………………………………….….…… 51


IL BOSCO TRA REALTÀ E FANTASIA

Rossella Florio, Neda Seravalle e Loriana Bracalari

Scuola Infanzia Arcobaleno………………………………………………………...….. 64


UN GIOCO A REGOLA D’ARTE

Domenico Biadi Scuola infanzia Folletto……………….…………………………….. 72
SEMINEGGIANDO…DAL SEME ALLA VITA

Concetta Russo e Angiolina Garofalo

Scuola Infanzia Mary Poppins………………………………………………….……... 77


LA COCCINELLA PREPOTENTE…

Sandra Bellifemini Scuola infanzia Coccinella…….…………………………….…. 83
IL PRATO

Vera Avanzati Scuola infanzia Delfino………………….……………………...….… 92

Introduzione

“I servizi educativi del Comune di Grosseto da tempo si distinguono per una spiccata vivacità di interessi e di offerte educative, che comprendono anche progetti di esperienza pensati e realizzati per sostenere ulteriormente lo sviluppo cognitivo, affettivo e relazionale dei bambini e delle bambine.

Una testimonianza di questa progettualità è il volume che presentiamo e che vuole essere la summa degli atti del convegno del 17 e 18 giugno 2011. In questa occasione sono state presentate le esperienze realizzate nei nidi e nelle scuole d'infanzia comunali, tese a favorire la crescita e lo sviluppo del bambino in linea con le direttive regionali e nazionali, ma anche iniziative extrascolastiche che hanno visto il coinvolgimento dei genitori in specifiche attività nelle quali hanno potuto esprimere le loro grandi potenzialità.

Le esperienze realizzate hanno messo altresì in luce l'impegno professionale di educatori, insegnanti e operatori che, lavorando nel mondo dell'infanzia, sono motivati a rinnovarsi per venire incontro ai bisogni emergenti dei bambini e delle loro famiglie.

Questi sono i servizi all'infanzia del Comune. Una realtà che mette i piccoli al primo posto nella scala delle priorità e che viene costantemente arricchita dal confronto e dalla collaborazione con soggetti istituzionali diversi e con esperti dell'educazione. Ed è mettendo al centro della programmazione i bambini e i genitori che diventa possibile avvalorare un cammino di qualità, un percorso di crescita complessivo che consenta di valorizzare il patrimonio di conoscenza del personale a favore della crescita dei genitori, unitamente a quella dei loro figli.

Un grazie sentito va al personale impegnato nelle nostre strutture pubbliche per l'infanzia, che non manca mai di darci un esempio di un buon servizio a favore del cittadino”.


Emilio Bonifazi

Sindaco della Città di Grosseto

“I servizi educativi gestiti dall'Istituzione Iside del Comune di Grosseto vantano una storia trentennale che testimonia il forte interesse delle politiche pubbliche verso l'infanzia e i suoi bisogni. In tal senso, rappresentano un motivo di orgoglio per la nostra Amministrazione, visti anche i numerosi riconoscimenti a livello regionale e nazionale.

Distribuiti su tutto il territorio comunale, questi servizi ben si affiancano ad altre agenzie educative statali e private, andando a costituire un sistema formativo integrato che coinvolge la comunità e la responsabilizza rispetto ai valori dell'educazione e della conoscenza.

I nidi e le scuole dell'infanzia offrono infatti esperienze didattiche che contribuiscono ad un armonico sviluppo psicofisico, realizzando l'apprendimento e la crescita educativa dei bambini da 0 a 6 anni. Al contempo, in quanto luoghi pubblici, rappresentano una risorsa fondamentale per la valorizzazione, fin dalla più tenera età, di valori imprescindibili quali l'inclusione sociale, la diversità, il senso civico: temi, questi, illustrati in questo volume che raccoglie i progetti di esperienza realizzati nell'anno scolastico 2010-2011 con i bambini dei nidi e delle scuole dell'infanzia comunali.

La ricchezza dei materiali presentati testimonia la qualità del lavoro svolto e più in generale dell'offerta formativa, garantita, fra l'altro, da una “formazione in servizio” del personale che si rivela essenziale per la qualificazione di questi servizi, oltre che per l'implementazione della professionalità individuale.

Per tutti questi motivi, oltre che per l'impegno e la dedizione incessanti, mi sento di ringraziare il personale coinvolto a vario titolo nei servizi educativi dedicati all'infanzia per il contributo essenziale e prezioso che offre sia nello svolgimento del lavoro pratico che nell'organizzazione, nella gestione e nel coordinamento delle numerose attività pedagogiche, amministrative e didattiche”.


Luca Ceccarelli

Assessore comunale alle Politiche educative

Prefazione
Progetti e contesti di esperienze dei bambini nei nidi e nelle scuole dell’infanzia di Grosseto
di Enzo Catarsi1

I servizi per l’infanzia della Istituzione ISIDE del Comune di Grosseto si caratterizzano da anni per la proposta educativa rivolta ai bambini, resa sistematica con la proposta dello strumento del Progetto e dei contesti. Alla base di tale scelta sta la convinzione che la strategia progettuale è essenziale per il lavoro educativo, in considerazione del fatto che essa trova i propri fondamenti nella esplicitazione di una doverosa ed imprescindibile intenzionalità educativa da parte dell’adulto. L’intenzionalità, in effetti, è alla base di qualsiasi impegno pedagogico - dunque intrinsecamente progettuale - e caratterizza la cultura della programmazione educativa.

In questa prospettiva pare opportuno precisare che l’esplicitazione dell’intenzionalità non legittima alcuna scelta deterministica, poiché, anzi, riguarda non solo il momento iniziale delle proposte educative e didattiche, ma innerva profondamente il carattere processuale dell’intero percorso formativo. È evidente, pertanto, il nostro consenso per una programmazione di tipo evolutivo, che fa riferimento ad una strategia complessa di apprendimento, che implica anche corsi e ricorsi e che si presenta dunque come una continua costruzione che abbisogna di una periodica ridefinizione.

Una corretta concezione evolutiva della programmazione, infatti, fa sì che la si intenda come un processo ricorsivo in cui sono contemperati sia il momento propositivo, proprio degli educatori, e quello “casuale”, introdotto dai bambini e dalla vita quotidiana che insieme vivono. Il primo consiste nella individuazione dei progetti e dei contesti di esperienza, degli obiettivi, dei tempi e dei materiali da utilizzare, mentre il secondo è dato dagli elementi occasionali e dagli spunti che vengono proposti dai bambini e dalla vita sociale quotidiana e che non possono essere preventivati in anticipo. D’ altra parte riteniamo che il casuale – in qualsiasi contesto educativo ed ancora di più nel nido e nella scuola dell’infanzia - debba e possa divenire “occasione” di apprendimento per la sapiente regia delle educatrici, il cui ruolo appare essenziale e determinante.

Il carattere evolutivo e processuale della progettazione educativa, in definitiva, si alimenta della intenzionalità pedagogica, da ritenere una delle dimensioni fondanti della professionalità del professionista dell’educazione. Questi, infatti, deve continuamente ripensare il proprio impegno professionale, che – verificato e discusso – ha il dovere della progettualità. Il sapere pedagogico, infatti, è eminentemente propositivo, frutto di un impegno ermeneutico ricorrente che però, per non presentarsi come velleitario ed astratto, deve continuamente godere del riscontro con il reale e la sua complessità.

Il “modello” di riferimento, quindi, è l’ educatrice “riflessiva”, che ripensa continuamente le azioni professionali e “pensa”, insieme alle colleghe, i comportamenti dei bambini nella quotidianità del nido. Tale “modello” si è chiarito anche nel corso del lavoro svolto nei nidi e nelle scuole dell’infanzia di Grosseto, nel corso degli ultimi anni, relativamente all’approfondimento del tema della programmazione. Le educatrici e le insegnanti che hanno partecipato al confronto hanno infatti dato un contributo rilevante al lavoro proprio partendo dalla riflessione critica sulla loro esperienza. Non è un caso che la proposta di uno strumento di lavoro per la programmazione – poi definito Progetto di esperienze – sia stata alla fine accettata come un contributo importante alla qualificazione di questa importante pratica professionale, che ha consentito di elaborare e realizzare progetti significativi come quelli che vengono documentati in questo volumetto.

Tutti i progetti presentati, in effetti, si caratterizzano anche per la grande attenzione che viene prestata alla documentazione, giustamente concepita come dimensione essenziale della professionale educativa e delle esperienza complessiva del nido e della scuola dell’infanzia. La documentazione, in effetti, ha il pregio di dare un contributo importante alla conoscenza ed al riconoscimento della realtà. Allo stesso tempo consente di comunicarla e ne è quindi una importante testimonianza. La documentazione è un importante canale di comunicazione che, a differenza di altri, ha il pregio di consentire la riflessione sulle informazioni che si trasmettono, in quanto è il frutto della rielaborazione della conoscenza relativa alle situazioni a cui ci si riferisce. Al contempo fornisce carattere duraturo alle informazioni che possono essere utilizzate dalle organizzazioni di appartenenza anche per meglio definire o rafforzare la propria identità professionale e sociale. L'elaborazione della documentazione, infine, promuove la riflessione sul proprio operato e quindi si propone come importante esperienza di approfondimento critico della propria azione professionale.

In questo senso possiamo anche aggiungere che la documentazione favorisce il formarsi di una reale intersoggettività fra gli operatori di un gruppo, in quanto facilita la comunicazione fra loro ed anche con colleghi di altre realtà. È peraltro evidente che la produzione di documentazione si configura anche come processo di costruzione del sapere sia individuale che di gruppo e favorisce il superamento dell'egocentrismo intellettuale che talvolta può condizionare negativamente anche il lavoro di brave educatrici e insegnanti dei servizi educativi. Il documentare, infatti, favorisce l'esame retrospettivo del proprio operato e ciò può stimolare anche l'assunzione di atteggiamenti autocritici.

Nel caso del Progetto e dei contesti, inoltre, l’attenzione alla documentazione può configurarsi anche come strumento di valutazione oltre a consentire una riflessione critica sulle esperienze. Le motivazioni alla base della documentazione sono dunque molteplici: essa può infatti favorire una migliore conoscenza dei servizi e consentirne così il rinnovamento e lo sviluppo; ma allo stesso modo è opportuno rilevare che la raccolta dei dati favorisce la trasparenza degli interventi e consente una loro valutazione specifica e complessiva.

Questo volumetto, quindi, risponde anche a molte delle esigenze indicate, visto che presenta i progetti realizzati nei nidi e nelle scuole dell’infanzia di Grosseto nell’anno scolastico 2010-2011, illustrati pubblicamente nel corso del seminario del 17 e 18 giugno 2011, che costituisce ormai una “buona prassi” nella realtà dei servizi per l’infanzia grossetani. In questa occasione è stato così semplice capire come la progettualità degli educatori e degli insegnanti abbia mirato, in primo luogo, a far conoscere ai bambini la realtà naturale in cui essi vivono. A tale riguardo colpiscono i progetti che pongono al centro della loro attenzione l’acqua e la sua conoscenza, promossa con la lettura di particolari albi illustrati – come La nuvola Olga di Nicoletta Costa – oppure con il coinvolgimento in esperienze dirette come la visita allo stagno oppure il camminare sotto la pioggia, da conoscere anche con il gusto, assaporandone le gocce. In questa prospettiva si situa anche la conoscenza della neve, che per Grosseto costituisce un evento eccezionale ma che nell’anno scolastico in questione ha visto la sua comparsa. Questo particolare elemento naturale colpisce molto i bambini, proprio perché desueto e non ricorrente nella esperienza infantile. Anche per questo, quindi, si è rivelato particolarmente azzeccato l’uso del libro Sogno di neve di Eric Carle, che presenta una storia emozionante e suggestiva.

Parecchi dei progetti presentati intendono coinvolgere i bambini nella conoscenza della natura e del mondo, anche al fine di far loro vivere dei percorsi di educazione scientifica in grado di promuovere il loro spirito critico. Ecco, allora, l’attenzione per il processo che dal seme porta alla vita o significativi sistemi naturali quali il prato ed il bosco. Allo stesso modo significative le esperienze che hanno portato “sensibilmente” i bambini a sperimentare i propri sensi ed a conoscere la realtà per loro tramite.

Nei progetti grossetani di questo anno scolastico un posto di rilievo lo hanno però avuto le storie di Eric Carle, che sono state utilizzate in molti progetti come sfondo integratore delle attività. Grandi favori hanno così incontrato Il piccolo bruco mai sazio, accompagnato dalla Coccinella prepotente e dal Gallo Giramondo. In questo modo i bambini hanno avuto la possibilità di essere coinvolti in storie affascinanti e di vedere vere e proprie opere d’arte quali quelle rappresentate dalle tavole dell’ illustratore americano. Ed anche per questa via si è puntato ad educare i bambini al bello, a partire dalla convinzione che – come è stato detto durante il convegno - «arte e cultura fanno parte della cultura mediterranea». Questi scritti, in definitiva, mostrano come ciò sia particolarmente vero per questi fortunati bambini grossetani, che possono avvalersi di presenze - discrete e stimolanti - di adulti che si impegnano per promuovere la loro autonomia in un ambiente caratterizzato da solare e luminoso incoraggiamento.



Vorrei essere come l’acqua

Antonella Giuliarini *

Educatrice del nido d’infanzia comunale “ La mimosa”  

Abbiamo scelto l’acqua come tema conduttore del nostro progetto per la ricchezza di esperienze e di sensazioni che questo elemento può offrire ai bambini. E’ facile notare nell’esperienza di tutti i giorni come i bambini siano attratti dall’acqua e dai giochi che con essa si possono fare, organizzati o spontanei, collettivi o solitari. Le innumerevoli possibili evoluzioni di un bicchiere a tavola ed il tempo che un bambino può trascorrere guardando l’acqua che esce da un rubinetto e che passa tra le dita, ne sono la dimostrazione.

Il rapporto con l’acqua si presenta facile, immediato e piacevole, in grado di coinvolgere tutti al di là delle abilità, delle competenze e dell’età di ognuno.

Il gioco con l’acqua può essere anche un po’ trasgressivo, infatti, i comportamenti messi in atto dai bambini per avvicinarsi all’acqua vengono spesso bloccati dall’adulto per i motivi più disparati (vestiti bagnati, possibili allagamenti casalinghi ….) e così il contatto con l’acqua finisce per essere limitato alla pulizia personale e, per chi può, ai corsi di acquaticità o al mare d’estate.

L’acqua in realtà è una miniera di stimoli e di percezioni per il bambino. L’acqua può essere calda o fredda, mossa o calma, trasparente o colorata, può cambiare la sua forma, produrre suoni e alterare quelli della realtà, può diventare spruzzo, goccia, bolla. Nell’acqua gli oggetti possono galleggiare o andare a fondo. Dentro l’acqua anche il nostro corpo assume nuove posizioni e sperimenta nuovi equilibri. Ma non solo, giocare con l’acqua o starci dentro, magari in compagnia degli altri, acquista anche una forte valenza emotiva. Questa è la motivazione che ci ha indotte a intraprendere il nostro percorso progettuale.

*Ha realizzato il progetto con le educatrici Pierina Pieri, Laura Frosali, Paola Carta, Maria Gioia Bicocchi, Laura Trapanese, Roberta Minacci, Simona Pascucci, Elisa Fratoni.
Ci hanno sostenuto in questo viaggio alcuni libri che hanno dato l’input alle prime attività.

Il viaggio nella sezione grandi comincia con la lettura del libro “Piccola nuvola” di Eric Carle2. La storia è quella di una nuvoletta che, dopo essersi allontanata dalle compagne, comincia a trasformarsi in molteplici figure per poi tornare insieme alle altre e assolvere alla sua vera funzione: produrre la pioggia.

La lettura del libro, fatta talvolta in piccolo gruppo, talvolta tutti insieme, ha stimolato i bambini ad esprimersi. Alcuni hanno interrotto la lettura fatta dall’adulto per sottolineare o anticipare un passaggio, altri hanno risposto alle domande degli adulti, altri ancora hanno preso spunto dal racconto o dall’immagine o anche da una sola parola per raccontarci di sé e del proprio vissuto.

La nuvola si trasforma in aereo e qualcuno ci informa:



« Io prendo la macchina per venire all’asilo, no l’aereo ».

Le nuvole si riuniscono e piove: « La pioggia è come la doccia » sentenzia un altro.

Dopo la lettura del libro andiamo in bagno. Una bambina si solleva dal vasino e guardando dentro afferma soddisfatta : «Ho fatto la mia pioggia! »

L’idea successiva alla lettura è stata quella di creare in sezione un ambiente che rievocasse il cielo con le nuvole. Con i pennelli ed il colore azzurro e poi con il bianco e l’ausilio delle spugne, i bambini hanno dipinto cielo e nuvole su grandi fogli. Gli stessi fogli ritagliati e riempiti di carta hanno dato vita a nuvole tridimensionali che ora pendono dal soffitto della nostra sezione.

Ma le nuvole non sono sempre bianche. Per giorni e giorni il cielo è stato grigio e ne abbiamo approfittato per osservarlo insieme. Abbiamo visto grandi nuvole scure coprire il sole e far cadere la pioggia per lunghe giornate intere. A seguito di ciò su grandi fogli sistemati sui cavalletti, tutti hanno dipinto un cielo grigio e nuvoloso che sono stati appesi in salone con la foto dell’autore. Giorni dopo, arrampicati su una scala proprio come avevano visto fare a noi mentre attaccavamo le nuvole al soffitto, hanno dipinto anche la pioggia intingendo le dita nel colore.

Il Carnevale è stata l’occasione per trasformare tutti noi nell’oggetto del nostro lavoro. Nuvole i bambini della sezione grandi, gocce d’acqua i bambini della sezione medi, pesci i bambini della sezione piccoli e tutti insieme in una grande onda che ha attraversato il salone in festa.

E finalmente, complice anche una temperatura più mite, ecco l’acqua. Tiepida e tanta, raccolta dentro una grande vasca blu, immobile e nient’altro a disposizione dei bambini nella piccola stanza allestita per l’occasione.

Alla vista dell’acqua dentro la vasca, gli occhi dei bambini si illuminano e fra le loro mani l’acqua prende vita e mette in allerta tutti i sensi: ferma dentro il contenitore si fa onda e mare fra le mani che si muovono veloci, salta via se battuta con forza sulla superficie.

Con l’introduzione di piccoli contenitori, di spugne, colini e grandi siringhe, l’acqua diventa cascata, scroscio, fontana, pioggia e spruzzo ed il suo suono si può ascoltare ancora meglio tenendo gli occhi chiusi. L’acqua prende la forma degli oggetti in cui viene raccolta, viene travasata da un contenitore all’altro con perizia ed attenzione nel silenzio generale, ma è anche fonte di giochi chiassosi e divertenti; gli spruzzi bagnano i visi ed i capelli, l’acqua scivola fin dentro gli stivaletti di plastica e per terra ci sono le pozzanghere….

Le esperienze continuano e all’acqua stavolta si aggiunge il sapone. In uno spazio completamente dedicato, i bambini hanno trovato contenitori pieni di acqua e lunghe cannucce rigide. L’introduzione del sapone ha dato vita ad una attività dal sapore magico e leggero. Soffia e soffia la schiuma ha cominciato a crescere a dismisura dentro le vaschette tra gli sguardi complici e divertiti dei bimbi. Poi la schiuma è scesa sul tavolo ed è diventata davvero tantissima e la creatività di ognuno ha fatto il resto.



« Come Babbo Natale !» ha commentato una bambina mettendosi la schiuma sul mento e sulla bocca.

« E’ schiuma, come quella di babbo della barba » gli ha risposto un compagno dopo averla osservata un po’.

La schiuma è stata allargata sul telo che ricopriva il tavolo, con la punta delle dita qualcuno ha tracciato linee e segni e poi l’ha lanciata in giro e addosso ai compagni in un clima bello, di trasgressione e divertimento.

Qualche goccia di tempera più l’acqua hanno dato avvio a una miscela di colore che sistemata dentro piccoli nebulizzatori è diventata un nuovo strumento di gioco e di esperienza. Tutti in giardino, di fronte a grandi fogli attaccati al muro, i bambini sono stati invitati a spruzzare l’acqua colorata. Non è stato semplice per tutti coordinare i movimenti e dosare la forza necessaria a far funzionare questi strumenti, ma quando ci sono riusciti la soddisfazione è stata grande. Alcuni sono andati alla ricerca di spazi sempre nuovi da colorare, chi il più in alto possibile tenendo le braccia tese e stando in punta dei piedi, chi in basso in basso stando accovacciati, mentre i più piccoli, che faticavano un po’ a trovare la giusta coordinazione per spruzzare, non si sono demoralizzati, anzi hanno usato le mani per allargare il colore.

Sul muro di cinta del nostro giardino ora fa bella mostra di sé un murales coloratissimo.

Per l’attività successiva abbiamo utilizzato il materiale portato al nido dai bambini stessi e raccolto in spiaggia durante una passeggiata con le proprie famiglie, così come avevamo chiesto loro di fare. Sono arrivati sassi grandi e piccoli, lisci e porosi, pietre pomice, conchiglie di ogni foggia, legnetti, sughero, alghe, pezzetti di vetro levigati, ossi di seppia, frammenti di corallo di spiagge un po’ più lontane. Questo materiale ci è servito per fare un po’ di esperimenti e osservare le qualità dell’acqua e il comportamento degli oggetti in essa immersi. Dentro capienti vaschette di plastica l’acqua ha mostrato subito la sua trasparenza. Lo sguardo vi passa attraverso, le mani immerse si vedono ed anche gli oggetti non spariscono alla vista nonostante “affoghino”, come ha detto qualcuno. Mentre immergono con grande impegno il materiale nell’acqua, i bambini verbalizzano le azioni compiute, fanno domande, si scambiano impressioni, invitano i compagni a notare la particolarità di un materiale:

« Questo legno si piega, ma non si spezza ».

« Ma questo sasso non va proprio giù ».

« Questa conchiglia galleggia, se ci va l’acqua va giù ».

Il concetto di trasparenza è stata poi riproposto attraverso un’attività di pittura in cui il colore è stato sistemato tra un normale cartoncino bianco ed un foglio di plastica trasparente. La tempera era ben visibile a tutti, le dita e le mani potevano spostarla nello spazio del foglio ma continuavano a rimanere perfettamente pulite, il colore si poteva vedere e spostare ma non toccare davvero. Più volte i bambini si sono guardati le mani, poi qualcuno ha sollevato il foglio di plastica e … ecco svelato il trucco.

Il percorso della sezione medi é cominciato con la lettura del libro: “La nuvola Olga” di Nicoletta Costa3. La curiosità e l’interesse suscitato nei bambini da questo personaggio ci ha indotte ad organizzare un laboratorio finalizzato alla sua costruzione. Su un pannello di polistirolo abbiamo ritagliato la sagoma di una grande nuvola e l’abbiamo mostrata ai bambini chiedendo loro cosa fosse. Dopo varie ipotesi e una lunga conversazione qualcuno ha esclamato: « E’ Olga! » Questa risposta è stata sostenuta dalle educatrici, abbiamo confrontato la sagoma con l’immagine del libro e quando tutti hanno concordato che era proprio lei e che, per una strana magia, era uscita dal libro ed era venuta a farci visita, abbiamo chiesto ai bambini di colorarla. Spugne e tempera i materiali per colorare la sagoma sistemata sui tavoli. In un trionfo di schizzi azzurri, di mani e di colori che si fondono gli uni con gli altri, la nuvola ha preso forma.

Olga ci ha fatto compagnia per tutto l’anno in sezione appesa in alto e spesso, tutti insieme, abbiamo osservato il cielo “vero” alla ricerca di nuvole come lei, alcune bianche, altre celesti, altre ancora grigie e cupe.

Durante l’inverno era facile vedere i bambini incantati a guardare la pioggia che cadeva copiosa in giardino o ad osservare con attenzione le gocce che scivolavano prima lente, poi sempre più veloci lungo i vetri delle finestre.

« Piove » osservava qualcuno.

«E’ l’acqua che scende dalle nuvole » sottolineavamo noi.

Il passo successivo è stato organizzare un gioco che coinvolgesse tutto il loro corpo e immergersi nella schiuma è stato un po’ come immergersi nelle nuvole. Prepariamo i bambini facendogli indossare i grembiuli impermeabili in una stanza diversa da quella dove si svolgerà l’ esperienza, così da creare un’atmosfera di attesa e di curiosità. Poi entriamo in sezione e al centro c’è una grande vasca colma di schiuma. Stupore, incredulità, sguardi interrogativi che si incrociano e poi tutti si avvicinano alla vasca, ma con cautela. Da principio le mani la toccano delicatamente come se avessero timore di sciuparla:



« Cos’è? » chiede l’educatrice.

« E’ la schiuma » risponde qualcuno.

« E come si fa? »

« Con l’acqua e il sapone », arriva incalzante la voce di un altro.

« E’ tutto bellino ».

Un bimbo esclama:



« E’ la nuvola, è lassù » dice indicando Olga.

Alla schiuma si aggiungono poi altri materiali: bacinelle, palette, cannucce ed ha inizio il gioco dei travasi. La schiuma passa da un contenitore all’altro, si attacca alle mani, viene appoggiata addosso ai compagni fra il divertimento di tutti.

Acqua e sapone anche per dar vita alle “giganto-bolle”. Il laboratorio è caratterizzato da una atmosfera di meraviglia. Usando la “bacchetta magica” che altro non era se non una semplice gruccia per abiti, modellata a formare un cerchio, i bambini, guidati dell’educatrice, hanno creato enormi bolle che la luce del sole colorava come l’arcobaleno. Giù la bacchetta e poi sù, ed ecco quell’incanto che fa rimanere tutti a bocca aperta: bolle rotonde e lucide, lunghe lunghe e tutte colorate. Qualcuno in attesa del proprio turno per la bacchetta magica assaggia la pozione :« Non è buona »; « ma profuma » risponde chi invece della lingua prova ad usare il naso.

A conclusione del nostro percorso offriamo ai bambini la possibilità di verificare che l’acqua può trasformarsi assumendo un colore. Acqua e carta velina sono i materiali che ci occorrono. Osserviamo tutti il colore dell’acqua sistemata dentro un grande contenitore di vetro.« E’ bianca » dicono subito. Ma le nostre mani immerse si vedono e se ci guardiamo attraverso vediamo chi c’è di là. I fogli di carta velina vengono strappati con grande soddisfazione di tutti e poi immersi nell’acqua che ognuno ha ora a disposizione dentro un proprio contenitore. Il colore lascia pian piano la carta, si allarga dentro l’acqua, la trasforma completamente sotto gli occhi increduli dei bambini. Da quel momento strappare, accartocciare ed immergere è stata una sequenza di azioni continua, l’acqua ora è gialla, ora rossa, ora di un colore indefinito ed è così sorprendente infilarci le mani e vederle cambiare colore che qualcuno tenta di immergere anche le braccia.

Abbiamo pensato di coinvolge i bambini della sezione piccoli allestendo un piccolo acquario con due pesciolini rossi, posizionato in un angolo della sezione ben visibile a tutti. L’acquario è stato in sezione tutto l’anno, divenendo oggetto di attenzione anche spontanea. Attraverso le osservazioni dei loro comportamenti e delle strategie esplorative esibite nei confronti di questo elemento, abbiamo rilevato che, come afferma Loris Malaguzzi4, per quanto piccoli i bambini devono avere opportunità di costruire pensieri, idee, interrogativi e tentativi di dare risposte a favore dello sviluppo di competenze cognitive, relazionali e motorie. Sull’ ”onda” dell’argomento abbiamo poi proposto una variante del cestino dei tesori che si è trasformato nel cestino dei “suoni e non suoni”, pieno di contenitori trasparenti riempiti di materiali diversi, con o senza acqua: brillantini, sabbia, conchiglie, sapone, gel colorato per piante, pietre colorate. I contenitori sono diventati “strumenti” da battere, scuotere, rotolare; oggetti “sonori” da osservare e da “ascoltare”. Anche in questo caso la ripetitività dell’esperienza ha permesso di osservare l’evolversi delle competenze attraverso gli approcci soggettivi dei bambini.

L’acqua è stata perciò il filo che ha tenuto insieme tutte le esperienze progettuali. Durante l’anno è stata un elemento da toccare solo in certi momenti della giornata legati alla cura dell’igiene personale. L’acqua che usciva dal rubinetto ha sempre rappresentato per tutti una fonte di gioco e di interesse inesauribile, per questo, non appena la temperatura ce lo ha permesso, abbiamo proposto un’esperienza dove finalmente l’acqua poteva essere toccata liberamente e per tutto il tempo desiderato.

In una stanza completamente libera dagli arredi i bambini hanno avuto a disposizione due grandi recipienti pieni d’acqua e di schiuma. Alcuni di loro alla sola idea di giocare con l’acqua si sono lasciati spogliare e subito si sono “tuffati” nell’esperienza. Appena viste le bacinelle colme di schiuma uno di loro ha esclamato: « Mamma mia! » E rivolto ad un compagno ha aggiunto : « Vieni, vieni, guarda … il bagno! ».Per alcuni bambini è stato necessario ripetere l’esperienza per aiutarli a superare il disagio che derivava dall’essere spogliati. Con il tempo sono diventati meno esitanti e il gioco si è fatto sempre più interessante. Tutti i bambini hanno giocato con l’acqua utilizzando i materiali a loro disposizione, entrando in relazione con l’altro attraverso il contatto fisico, vocalizzi e risate.

Vorrei essere come l’acqua,

che si lascia andare,

che scivola su tutto,

che si fa assorbire,

che supera ogni ostacolo

finché non raggiunge il mare

e lì si ferma a meditare

per scegliere

se esser ghiaccio o vapore,

se fermarsi o

se ricominciare …5




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