Progetto Brianza 2030



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09.12.2017
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Progetto Brianza 2030

Pensare collettivamente il futuro è il miglior atto con cui una comunità può ricostruire la fiducia in sé stessa. Avviare un laboratorio di idee intitolato Brianza 2030 non significa però esercitare le arti divinatorie o prevedere il futuro: perché se c’è una cosa che la crisi dovrebbe averci insegnato è che in un mondo dominato da una stabile incertezza il futuro, questa risorsa che oggi ci pare sempre più scarsa, non si prevede ma si fa. I modellini non tengono più. Questo è il punto culturale di fondo e il filo rosso che ha portato due soggetti della comunità degli interessi, la Camera di Commercio di Monza e Brianza e Veneto Banca, ad avviare il laboratorio di idee Brianza 2030. Un laboratorio che è stato costruito su due assi di lavoro: il primo ha inteso scattare, per così dire, un’istantanea della Brianza che tiene e cerca di riposizionarsi dentro la crisi. Lo abbiamo fatto partendo in primo luogo dalla dimensione del territorio come comunità operosa, come società imprenditoriale con una prima indagine su 1.000 imprese delle quattro filiere produttive su cui si incardina l’economia territoriale: il mobile, la meccanica, l’high-tech, le costruzioni a cui è seguita una seconda indagine che ha compreso nella fotografia anche il vasto bacino del terziario e dei servizi. Siamo partiti dall’impresa non per astratto economicismo ma perché qui forse più che altrove l’impresa è sorta e si è fatta società, con la sua cultura e antropologia ha permeato la cultura diffusa del territorio. La Brianza è una grande piattaforma produttiva dove gira il motore di alcune delle filiere più pesanti del nostro made in Italy. Un territorio piccolo ma denso sotto tutti i punti di vista. Denso di popolazione. Denso di imprese, con oltre 60.000 imprese attive, 1 ogni 13 abitanti e un complesso produttivo che la pone tra le aree centrali del capitalismo europeo. Denso di storia economica perché qui il passaggio dall’agricoltura all’industria e poi la nascita di moderne classi sociali si è avviato prima che altrove. Denso di cambiamenti recenti: i grandi poli industriali sono venuti meno sono rimaste le filiere con un high-tech, il mobile e design e la meccanica che anche nella crisi fanno da brand industriale. Terra culturalmente affacciata su una dimensione metropolitana ed economicamente aperta sul mondo e proprio per questo più sensibile all’oscillare del ciclo mondiale. Un grande laboratorio a cielo aperto per chi intenda capire se il capitalismo manifatturiero italiano ce la farà ad adattarsi alla “grande transizione” della crisi. Dunque il punto di partenza è il tentativo di scattare un’istantanea del territorio, della sua demografia complessa, del suo rapporto con l’innovazione tecnologica e soprattutto del modo in cui il suo sistema produttivo sta navigando nella crisi.

Ne è uscita un’immagine di solidità senza dubbio. Solcata però da tensioni e fratture, linee di divisione nella capacità di adattarsi al nuovo scenario che disegnano l’immagine di un sistema territoriale sotto sforzo nella transizione. Abbiamo dunque scelto di chiedere a quattro tra i maggiori studiosi nazionali nei rispettivi campi di riflettere su quali possano essere i percorsi futuri di modernizzazione in quattro dimensioni cruciali:


  1. I grandi cambiamenti demografici della popolazione, dei suoi flussi per comprendere come stia cambiando e come cambierà nel prossimo futuro il fondamento umano del mercato e della produzione, coinvolgendo il Prof. Gian Carlo Blangiardo dell’Università Bicocca di Milano.

  2. Come muterà l’impresa nella sua organizzazione e nella sua capacità di adattarsi ai mutamenti sociali e culturali oltre che economici chiedendo ad uno dei maggiori esperti delle economie territoriali, il Prof. Enzo Rullani.

  3. Come muteranno i fabbisogni e la capacità di utilizzo dei saperi e delle culture produttive, questione centrale nella misura in cui si scelga di imboccare la strada della società della conoscenza. Ne ha trattato Bruno Manghi, sociologo del lavoro.

  4. Infine il rapporto tra società, impresa e rivoluzione digitale. Il tema delle reti comunicative del loro sviluppo come dei loro assetti e quanto siano in grado di prefigurare attraverso un loro utilizzo intelligente un possibile sentiero di trasformazione; con il conseguente problema di quanto la cultura delle élite e dei cittadini debba mutare per consentire di metterne a frutto le potenzialità. Tema affrontato da Carlo Formenti, uno dei maggiori studiosi italiani della rete e del suo impatto sulle forme della convivenza sociale.

A tutti loro abbiamo chiesto di riflettere su quale tipo di società sarà la Brianza al 2030 a partire dai quattro campi del vivere sociale individuati. Qui di seguito riportiamo gli abstract delle riflessioni a cui il convegno di oggi darà rilevanza pubblica. L’intero lavoro verrà poi raccolto in un rapporto che vedrà la luce entro il 2012.

Gian Carlo Blangiardo (Università degli Studi di Milano Bicocca)

Il capitale umano nella provincia di Monza e Brianza

Negli ultimi vent’anni la popolazione residente nella provincia di Monza e Brianza non ha mai smesso di crescere, manifestando un grado di vitalità che si distingue nel panorama regionale. Questo percorso di crescita sembra destinato a proseguire per i prossimi 20 anni: dalle attuali 860 mila unità la popolazione residente in Brianza passerà a poco meno di un milione alla fine del 2030, con una crescita costante di circa 30 mila residenti ogni quinquennio. Gli apporti più consistenti alla crescita demografica nel contesto provinciale derivano da una popolazione straniera che ha ormai raggiunto una consistenza numerica di tutto rispetto, che è sempre più radicata nel territorio e che interagisce con le trasformazioni demografiche e socioeconomiche della società ospite. E tuttavia emerge, nella realtà provinciale, un dinamismo che trova ragione in fenomeni di produzione e attrazione del capitale umano che vanno oltre l’indiscussa azione propulsiva dell’immigrazione straniera: i dati confermano infatti una non trascurabile forza attrattiva della provincia anche nei riguardi della popolazione con cittadinanza italiana. Nel corso del prossimo ventennio si registrerà una sostanziale tenuta nella classe d’età che comprende il segmento di popolazione lavorativa più dinamico e flessibile (20-44 anni), e un aumento considerevole per le fasce d’età dai 65 anni in poi. I “giovani anziani” (65-74 anni) cresceranno del 34% da qui al 2031 e un’analoga variazione (+36%) si registrerà per i veri e propri “anziani” (i 75-89enni), là dove per gli ultra90enni si prospettano incrementi relativi assolutamente straordinari (+165%). L’aumento della popolazione anziana implicherà una sempre maggiore centralità della questione delle trasformazioni del welfare.

Enzo Rullani (Università Cà Foscari di Venezia)

Le trasformazioni del modello imprenditoriale brianzolo

Il sistema produttivo di Monza e Brianza sta attraversando una stagione difficile. La priorità per le aziende è la sopravvivenza, visto che alcuni dei “fondamentali” dei modelli di business esistenti (la domanda, i margini, le disponibilità finanziarie) stanno venendo meno. La domanda sul futuro possibile, e sui percorsi per arrivarci, rimane tuttavia essenziale. L’economia della provincia si può ancora appoggiare ad un sistema produttivo robusto, in cui esiste un nucleo di imprese innovative. Occorre esplorare le nuove possibilità che oggi si aprono, mettendo insieme imprese che hanno qualità e capacità differenti: grandi e piccole, multinazionali e locali, manifatturiere e terziarie. E’ necessario un complessivo rinnovo della cultura imprenditoriale e dei rapporti di lavoro, che derivano dalla storia passata ma che non sono più all’altezza dei problemi di oggi. Sono cinque i campi di innovazione importanti per il futuro delle imprese, delle persone e dei territori: l’upgrading del valore e della qualità; la costruzione di reti di impresa più estese e più impegnative; la nuova finanza (divisione del lavoro nella filiera, nuovi soci, capitale di rischio di origine bancaria); la trasformazione in senso pluripersonale dell’impresa attuale, con investimento di attenzione, tempo e denaro sullo sviluppo delle capacità intellettuali e relazionali degli uomini; le idee motrici.

Bruno Manghi (Sociologo)

Le imprese della Brianza e la sfida dei saperi

Il sistema brianzolo è un modello che vede la compresenza di modelli sensibilmente diversi: l’azienda vocazionalmente giovane con forte dinamica in entrata e in uscita; l’impresa centrata su esperienza e anzianità; l’impresa costretta ad arrangiarsi inseguendo le commesse e riorganizzandosi di conseguenza. L’innovazione tecnica e organizzativa richiede investimenti per acquistare beni strumentali e competenze, e la sottocapitalizzazione di molte imprese fa sì che essa sia oggi alla portata solo di alcune imprese di medie dimensioni. Questa “grande” innovazione non deve tuttavia oscurare il fenomeno diffuso dei processi innovativi minori, assai diffusi nel sistema territoriale brianzolo. Adattamenti e miglioramenti continui, indotti dalla competizione, suggeriti dai clienti, alimentati dalla curiosità tipica di tanti imprenditori e lavoratori sperimentati sono la fisiologia ordinaria dei territori industrializzati. Si apre tuttavia un interrogativo, cui è ancora difficile dare una risposta: questa “piccola” innovazione è sufficiente a trainare il sistema territoriale fuori dalle difficoltà attuali? Molti segnali (le capacità accumulate, le reti di relazioni, il fatto di stare al centro di una tra le regioni leader in Europa) fanno pensare che il complesso brianzolo non corre il rischio di una desertificazione. Tuttavia, come mostrato dalla lunga storia dei distretti, si assisterà al declino di talune produzioni a favore di altre e all’inevitabile riduzione dell’occupazione industriale. In questo tragitto denso di ostacoli esistono istituzioni nazionali e soprattutto locali in grado di accompagnare efficacemente lo sforzo degli operatori di prima linea? In Brianza le risorse di ogni tipo sono più che abbondanti e invocano un concerto di attori autorevoli che facciano la loro parte.

Carlo Formenti (Università del Salento)

L’ecosistema Brianza e la sfida tecnologica del Web 2.0



Nell’era dell’economia in rete è fondamentale che i sistemi territoriali di imprese comunichino non solo con l’esterno, ma anche al proprio interno, scambiando in modo continuo e sistematico dati, informazioni, notizie e conoscenze. Viviamo in un’era globale e iperconnessa, nella quale cooperare e condividere informazioni e conoscenze è imprescindibile presupposto per potersi misurare con concorrenti sempre più abili e agguerriti. Ciò significa che tutti, anche le microimprese e i settori che svolgono attività a minor contenuto tecnologico e meno terziarizzate, anche chi opera sul mercato esclusivamente in veste di subfornitore, devono attrezzarsi per elevare la qualità di prodotti e servizi. Tale risultato può essere ottenuto solo attraverso le più avanzate forme di cooperazione e condivisione. Gli obiettivi che si possono realizzare operando insieme sono estremamente numerosi: costruzione di brand comuni di territorio; intreccio di relazioni mediate dai social media; attivazione di canali condivisi per trovare nuove fonti di finanziamento (crowdfounding); apertura di filiere di outsourcing (micro outsourcing); ricerca di talenti da assumere e formare; progettazione di consorzi territoriali in grado di fornire servizi tecnologici avanzati. Politiche di questo tipo implicano tuttavia cambiamenti culturali che non possono essere lasciati alla libera iniziativa degli imprenditori. Tocca a soggetti come le Camere di Commercio, le istituzioni territoriali, le associazioni imprenditoriali, le organizzazioni sindacali, le scuole e le università costruire una governance di sistema e convincere le imprese a intraprendere la strada della cooperazione e della condivisione di conoscenze.





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