Proposta di delibera



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26.03.2019
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PROPOSTA DI DELIBERA
Premesso che

le scelte sul modello di sviluppo dei territori devono necessariamente coinvolgere tutti i livelli amministrativi affinché si garantisca una visione condivisa e si realizzi un percorso che tenga conto il più possibile dell’interesse generale dei cittadini;


le garanzie sancite dalla Costituzione in favore degli Enti locali e delle Regioni, impongono il rispetto del principio di leale collaborazione, garantendo che gli Enti territoriali possano effettivamente partecipare ai procedimenti amministrativi;
ad oggi solo nel mare di Sicilia risultano in avanzata fase autorizzativa ben 15 nuovi pozzi, 5 permessi di ricerca sono in vigore, 10 sono le richieste di permesso per altri 4mila kmq, e due le richieste di prospezione petrolifera per più di 6000 Kmq. E che tali attività potrebbero mettere seriamente a rischio il mare e la costa siciliana, fonte di ricchezza per attività economicamente rilevanti come pesca sostenibile e turismo. Considerando l’accentuata vulnerabilità del Mar Mediterraneo, bacino chiuso ove già si concentra più del 25 per cento di tutto il traffico petrolifero marittimo mondiale, responsabile di un inquinamento da idrocarburi che non ha paragoni al mondo;
perseguire la strada delle energie fossili non ha senso sia da un punto di vista energetico che economico, in particolar modo in Sicilia, dove fonti rinnovabili e un diverso modello di sviluppo del territorio potrebbero portare molta più ricchezza. E’ da tempo noto che, anche secondo le valutazioni del Ministero dello Sviluppo Economico, il nostro petrolio è poco e di scarsa qualità.

Preso atto che

l’articolo 38 del Decreto Legge n. 133/2014 (pubblicato in GU n. 212 del 12 settembre 2014) concernente “Misure urgenti per l’apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del paese, la semplificazione burocratica, l’emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive”, meglio identificato come decreto “Sblocca-Italia”, ha previsto misure che potranno avere un significativo impatto anche sul territorio e sul mare della nostra Regione aggravandone le già precarie condizioni;


nel decreto “Sblocca-Italia” tutte le procedure di Valutazione di Impatto Ambientale per le attività di ricerca, prospezione ed estrazione in terraferma sono sottratte alle Regioni ed assegnate allo Stato, in contrasto con quanto stabilito nel Titolo V della Costituzione e con conseguente accentramento dei poteri a discapito del diritto delle comunità che abitano sul territorio di far sentire la propria voce;
in particolare l’articolo 38 prevede una concessione unica per ricerca e coltivazione in contrasto con la distinzione tra le autorizzazioni per prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e applica impropriamente e erroneamente la Valutazione Ambientale Strategica e la Valutazione di Impatto Ambientale, a danno della tutela dell’ambiente e della biodiversità e in pieno contrasto con la Direttiva Offshore 2013/13/UE e la nuova Direttiva 2014/52/UE sulla Valutazione di impatto Ambientale, che l’Italia è obbligata a recepire.
il provvedimento approvato solleva dubbi di legittimità in relazione alle garanzie sancite dalla Costituzione in favore degli Enti locali, delle Regioni ordinarie e in particolare delle Regioni a Statuto Speciale.




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