Psicologia dinamica della vita organizzativa



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14.11.2018
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HOWELL BAUM

    • Secondo Baum le ragioni dello “stare” in organizzazione devono essere ricercate nel senso che il lavoro in organizzazione riveste per gli individui, tralasciando quindi, da subito, anche la ragione economica, perché si resta in organizzazione anche quando al di fuori si avrebbero migliori opportunità finanziarie. Ci deve essere qualcosa connesso con il sentimento che dà l’essere parte di una nuova unità sociale.
    • Il punto di partenza di Baum è dunque l’elaborazione del proprio ruolo e della propria appartenenza.


BAUM ORGANIZATIONAL MEMBERSHIP

    • Sebbene la retribuzione sia un forte agente motivante rispetto al lavoro, molte persone lavorano anche per altre ragioni. Quali potrebbero essere i diversi significati che si attribuiscono al lavoro e che sostengono la disponibilità a impegnarsi?
    • sentirsi competenti (per esempio significativa spinta motivazionale derivata dal mettere a punto e realizzare dei progetti)
    • l’opportunità di instaurare significative relazioni interpersonali
    • nel caso di risultati di pubblica utilità, la riconoscenza di chi beneficia degli sforzi e il legame di appartenenza alla comunità che così si consolida.
    • la ricerca del potere e del prestigio es.: tutorship.


ROBERT DENHARDT

    • Con la lente della psicologia analitica, Denhardt (1981) legge nell’esasperazione della razionalità tecnica e del raggiungimento degli obiettivi a tutti i costi, l’ostacolo principale nel cammino individuativo del singolo che si trova costretto a un’asfissia emotiva, che per appartenere deve rinunciare all’espressione della propria vitalità emotiva, disconoscendola, in qualche modo tradendosi.


ROBERT DENHARDT e MARTIN BOWLES

    • Denhardt e Bowles, traducendo il modello junghiano in una teoria e pratica del management, convergono verso un identico obiettivo: applicare i concetti della psicologia del profondo al mondo organizzativo per ritrovare nell’individuale dell’organizzazione la stesa traccia presente nel collettivo dell’individuo.
    • Essi si offrono all’ipotesi di avvicinare un paradigma individuale a uno collettivo anche come momento di messa alla prova delle potenzialità presenti nel pensiero junghiano di origine.


ROBERT DENHARDT e MARTIN BOWLES

    • Le questioni affrontate ruotano intorno ad un unico tema centrale: la mancanza di compensazione nella vita organizzativa, l’assenza di integrazione tra opposti complementari
    • Per quanto diverse siano le prospettive dei diversi autori per evidenziare lo scompenso che caratterizza la vita delle organizzazioni, gli opposti di razionalità e irrazionalità, di estroversione e introversione, di pensiero e sentimento, di logos ed eros rappresentano modulazioni di una identica problematica: quella del procedere verso l’integrazione del Sé lungo il percorso dell’individuazione.


IL GIOCO DELLE PARTI

    • Si ricava la convinzione di una organizzazione tendenzialmente monocratica, cha ha forzato la pluralità delle immagini archetipiche inflazionando quella che meglio sembrava prestarsi a sostenere il suo stesso mito: che è peraltro mito di sfida e competizione, che la ragione vorrebbe sostenere e implicitamente così giustificare.
    • Gli archetipi hanno ceduto il passo allo stereotipo.
    • Così si riesce forse a capire come sia stato possibile che la razionalità organizzativa si sia imposta, ma resta evidentemente ancora da accettare il fatto che non vi sia speranza sull’esito controindividuativo della sua supremazia.


DENHARDT THE SHADOW OF ORGANIZATION - 1981

  • Denhardt In The Shadow of Organization (1981): apre all’analisi junghiana dell’organizzazione con l’intendimento di contrastare l’illusione generata dalla non volontà o dall’incapacità di guardare al lato più oscuro della vita individuale nei contesti organizzativi, con il possibile sacrificio di sé e la rinuncia al dialogo con il proprio mondo interno. Oltre a procedere verso l’analisi dei livelli più profondi della realtà organizzativa, inoltrandosi nei labirinti dell’inconscio e avviandosi oltre il limite della razionalità, si profila il tentativo di costruire una simbolica organizzativa. Nel paradigma junghiano non è l’evidenza dei fatti a essere rilevante, ma la valenza di significato che ogni fenomeno organizzativo viene ad assumere per l’osservatore e per il protagonista.



DENHARDT THE SHADOW OF ORGANIZATION - 1981

  • E’ fondamentale far riferimento al concetto di processo di individuazione: processo di formazione e caratterizzazione dei singoli individui, e in particolare sviluppo dell’individuo psicologico come essere distinto dalla generalità, dalla psicologia collettiva. E’ sempre in contrasto con le norme collettive. Questa attrazione verso se stesso è resa problematica dalla possibile compresenza di due fattori: l’eccessiva permeabilità al mondo esterno e la relativa impermeabilità al mondo interno.

  • Il successo del percorso verso l’individuazione è rappresentato dal raggiungimento di un equilibrio funzionale e costruttivo che fa riferimento a una duplice dimensione: da un lato quella del rapporti tra individuo e modo esterno, personificato dalla società, e dall’altro quella del rapporto tra individuo e mondo interno, rappresentato dall’inconscio.

  • In questa prospettiva occorre delineare i due incontri cruciali con le figure della Persona e dell’Animus/Anima da un lato e dell’Ombra dall’altro, cruciali per coglier l’articolazione tra collettivo e individuale.






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