Psicologia dinamica della vita organizzativa


DENHARDT THE SHADOW OF ORGANIZATION - 1981



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14.11.2018
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DENHARDT THE SHADOW OF ORGANIZATION - 1981

  • La prevalenza della Persona.

  • L’eccessiva permeabilità al mondo esterno (in ogni sua forma, di società, di collettivo nonché di organizzazione) si connota nei termini di una straordinaria disponibilità ai modelli e agli imperativi che da esso derivano, e nei termini di una pericolosa chiusura alle sollecitazioni del mondo interno.

  • Jung designa la personalità interiore come Animus/Anima e la personalità esteriore come Persona. In quest’ultima identifica un complicato sistema di relazioni tra la coscienza individuale e la società, una specie di maschera che serve a fare una impressione sugli altri e a nascondere la vera natura dell’individuo. Con questa maschera l’individuo si propone al mondo in primo luogo per quello che si aspettano che egli sia, impegnandosi in una sorta di personalità artificiale, che diviene una necessità per l’adattamento al collettivo.



DENHARDT THE SHADOW OF ORGANIZATION - 1981

  • Ma proprio poiché l’individuo non è solo Persona che dietro la maschera nasce la cosiddetta vita privata. La costruzione di una Persona collettivamente conveniente è una pesante concessione al mondo esteriore, che costringe l’Io a identificarsi addirittura con la Persona, tanto che c’è della gente che crede sul serio di essere ciò che rappresenta. Ma l’inconscio non tollera questa “mancanza d’Anima”.

  • Vale una relazione di complementarietà esistente tra l’atteggiamento esteriore e quello interiore, allora il carattere dell’Animus/Anima può essere dedotto da quello della Persona. Tutto ciò che si dovrebbe ritrovare nell’atteggiamento esteriore e che là invece manca in modo considerevole, si ritrova con tutta certezza nell’atteggiamento interiore.

  • Se il soggetto, l’Io, non è differenziato dalla Persona, esso non ha neppure rapporto cosciente con i processi dell’Inconscio. Quanto più il mondo esterno porta l’individuo a identificarsi con la maschera che propone, tanto più egli cade in balia di quelle stesse influenze interiori che non riconosce come proprie. Solo con lo stabilirsi di un rapporto equilibrato dell’Io con la Persona, e con l’Animus/Anima, si procede verso la realizzazione del Sé.



DENHARDT THE SHADOW OF ORGANIZATION - 1981

  • La visione di Jung è quindi la visione di chi interpreta la dis-identificazione con la Persona come momento necessario e imprescindibile nel procedere verso se stessi.

  • L’intralcio alla realizzazione del Sé è proprio del congelamento della comunicazione tra sistema preconscio e sistema conscio, congelamento che la società opera per vanificare la possibilità di un qualsiasi contatto con tutto quello che è profondo e irrazionale.

  • Anche le organizzazioni lavorano contro l’individuazione, nell’improbabile sforzo di mascherare, con la solarità dei loro successi, la scia della lunga ombra che trascinano dietro di sé. Jung evidenzia che “tanto più grandi sono le organizzazioni tanto più inevitabili ne sono la cieca stupidità” e che “l’uomo ha perduto la sua individualità quale unità sociale ed è diventato un numero nella statistica di una organizzazione”.

  • Il monito di Jung è soprattutto a una organizzazione che impedisce la crescita e lo sviluppo personale, che frena il procedere verso se stessi, che insidia la soggettività, che promuove l’uniformità e l’anonimato.



DENHARDT THE SHADOW OF ORGANIZATION - 1981

  • Questo monito è raccolto da Denhardt (1981) che orienta il suo contributo ad approfondire le ragioni del disagio organizzativo.

  • I cosiddetti valori della produzione, dell’efficienza, della razionalità, dell’obiettività e dell’impersonalità che fanno forte l’immagine che l’organizzazione propone di sé, si sono così insediati nello spazio interno personale da interferire nella possibilità di raggiungere e proporsi il traguardo dell’individuazione. Progetto individuale e progetto collettivo entrano facilmente in contrasto. L’individuo che ha scelto di appartenere a una organizzazione senza domande, ha abbandonato il sentiero dell’individuazione.



DENHARDT THE SHADOW OF ORGANIZATION - 1981

  • Denhardt è preoccupato soprattutto dell’incidenza del mondo organizzativo su quello individuale: “l’organizzazione come agente di socializzazione opera a due livelli, prima confrontando l’individuo con i valori generalizzati della burocrazia e successivamente indottrinandolo”. Attraverso il processo di socializzazione le organizzazioni promuovono una sorta di etica organizzativa. Nella misura in cui l’individuo accetta questa etica, guarderà i problemi in termini di tecniche per risolvere gli inconvenienti piuttosto che di occasioni attraverso le quali realizzare la propria individualità soggettiva. L’individuo sarà condotto a privilegiare il punto di vista dell’organizzazione anziché il proprio, fondendosi con l’organizzazione. In questi contesti, caratterizzati dall’esasperazione della tecnica e dal raggiungimento coatto degli obiettivi, è molto elevato il rischio di razionalizzare sempre più la propria vita, fino a non fidarsi delle proprie capacità e perdere la propria vitalità emotiva. L’etica dell’organizzazione si propone come nuovo modello di vita, prigionieri del progetto organizzativo.



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