Psicologia e disabilità visiva


La Psicologia della percezione



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La Psicologia della percezione


Per prima cosa, non dobbiamo mai dimenticare che le problematiche visive, a carico degli organi di senso o del cervello, totali o parziali, determinano una conseguenza nel sistema percettivo, giacché limitano od impediscono la più importante e complessa forma di acquisizione di informazioni che l'essere umano ha a sua disposizione, cioè la percezione visiva.

I problemi visivi condizionano il modo in cui la persona acquisisce informazioni dall’ambiente e si relaziona ad esso. Quindi il deficit visivo, dal punto di vista psicologico, determina innanzitutto una modificazione dei processi percettivi. La psicologia della percezione si è focalizzata in modo vasto e approfondito sulla percezione visiva delle persone normovedenti. La storia della psicologia della percezione fonda le sue basi all'inizio del secolo scorso; è quindi questa una disciplina per nulla giovane, ed è costellata di ricerche, scuole di pensiero, ed aspetti applicativi. La psicologia della percezione visiva degli ipovedenti è più giovane, avendo circa una trentina d'anni, e rappresenta un importante quanto ristretto ambito per comprendere come le persone con ipovisione utilizzino le informazioni visive a loro disposizione, quali siano i processi mentali attraverso i quali queste persone attribuiscono comunque un significato utile a ciò che vedono, anche in condizioni nelle quali la quantità e la qualità delle informazioni visive a loro disposizione è molto scarsa. Nel funzionamento delle persone ipovedenti sono caratteristici alcuni specifici processi top-down come la “visione per indizi”, “l’interpretazione visiva”, “l’integrazione visuo-immaginativa”.

Contrariamente, rispetto a quello che certi luoghi comuni indicano, l'uso della vista nelle persone ipovedenti non viene sminuito bensì potenziato dall'utilizzo concomitante di altre modalità sensoriali.

Le ricerche ci dimostrano che utilizzare la vista non riduce l’efficienza degli altri sensi, bensì che esiste un vantaggio cognitivo per la persona dato dal completamento e da una reciproca “conferma intermodale”.

Allo stesso modo, divenire più competenti nell'utilizzo degli altri canali sensoriali, non rende la persona ipovedente meno vedente. Infatti, la competenza percettiva extravisiva, cioè la capacità di dedurre informazioni sul mondo circostante attraverso indizi diversi da quelli visivi, è una risorsa importante, e ciò per le persone cieche come per quelle ipovedenti. Le differenti modalità sensopercettive funzionano in modi specifici e peculiari, e quindi, ad esempio, studiare la percezione uditiva significa anche conoscere i diversi fenomeni acustici ed il modo attraverso il quale le persone riescono a ottenere informazioni sull'ambiente, attraverso l'udito, che è un senso distale importante oltre la vista. Le specificità della percezione tattile, sono state oggetto di approfondito studio, prima dai pedagogisti tiflologi, e solo in seguito dagli psicologi. È essenziale sapere che numerose leggi gestaltiche tipiche della percezione visiva non possono essere applicate alla percezione tattile, essendo quest'ultima una qualità fenomenica dell'esperienza del tutto differente da una sorta di “vista a rilievo”. L’acquisizione di strategie adattive per utilizzare le informazioni provenienti dalla vista e dagli altri canali sensoriali è dunque un importante settore di interesse, i cui risultati sono utili per impostare i programmi di molte attività educative o riabilitative, in cui lo psicologo collabora con altre figure professionali, a seconda del caso, come l'ortottista, l'oculista, l'istruttore di orientamento e mobilità, l'educatore, il terapista occupazionale.

Alcune competenze di psicologia della percezione possono essere molto utili anche allo psicologo clinico, in quanto, la conoscenza specifica di certi fenomeni percettivi, mette in migliori condizioni il professionista, quando si accosta alla comprensione del mondo soggettivo del suo paziente disabile della vista, comprendendone meglio la sua esperienza personale, i suoi limiti ma anche le enormi risorse a sua disposizione.







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