Quale scienza per la pace



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01.06.2018
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SCIENZA E PACE: DALLA SCIENZA PACIFICATA ALLA COESISTENZA DELLE DIFFERENZE SCIENTIFICHE

di Antonino Drago

Al suo nascere la scienza ha dovuto combattere una metafisica soffocante, che voleva precostituire le sue soluzioni (Galilei). Ma ha acquistato la indipendenza e poi, nei secoli, solo perché è generata da esperimenti oggettivi ed universali, ha dato di sé una immagine di sicurezza totale; ponendosi senza conflittualità interne e come un assoluto. Fino al punto da ribaltarsi sulla vita umana come la più sicura soluzione dei conflitti umani; la scienza porterebbe la pace, perché proporrebbe quanto è massimamente razionale secondo la ragione universale: Calculemus! e la soluzione verrà. Gli scienziati si sono proposti per sciogliere i nodi mondiali: disarmo, fame nel mondo, sviluppo, ecc..

Invece i maggiori maestri della nonviolenza (Tolstoj, Gandhi e Lanza del Vasto(1)) hanno criticato radicalmente la scienza occidentale; in sintesi, essa rappresenta una direzione erronea dello spirito umano. Tolstoj: "La scienza dice tutto, meno perché dobbiamo vivere"; cioè è astratta dalla nostra vita, perché manca di una dimensione etica. Lanza del Vasto: "L'irreparabile mancanza della scienza moderna è la mancanza di uno che la sappia tutta"; cioè, siamo dentro un progetto sovrumano. La sua applicazione, la tecnologia, concedendo un'innumerevole quantità di facilitazioni e comodità, rappresenta una direzione di sviluppo che aliena la natura umana; e devia la società al profitto, invece che alla equità cooperativa.

A molti queste critiche appaiono residui di un passato, refrattario alle novità. Io le ho prese sul serio, in particolare quella di Lanza del Vasto; ed ho dedicato trenta anni della mia vita scientifica a chiarire il problema. Un suggerimento importante è stata la distinzione di Galtung tra tre forme di violenza: personale, culturale e strutturale. La scienza rientra nella violenza culturale, nella misura in cui si pone come soluzione unica ed indiscutibile dei problemi umani; monopolizza una verità che essa ottiene indipendentemente dalla vita umana.


Per non cadere in un dibattito filosofico poco comprensibile alle persone di cultura, consideriamo lo sviluppo storico del rapporto tra la scienza e i conflitti, a partire dal conflitto guerra.

Lungo i secoli la scienza ha avuto sempre un forte rapporto con la guerra.(2) Ma in questa storia un momento di grande importanza è stato quello della rivoluzione Francese, la quale ha unito strettamente scienza, politica, tecnica e strategia militare per il suo obiettivo di rifondare sulla sola ragione tutta la vita sociale, in particolare lo Stato, allora assoluto e metafisico (il sangue blu dei re!). Ma riuscì a rifondare solo il settore militare. Qui convertì la mitica struttura militare dell'aristocrazia, finalizzata all'espansione imperialista, ad una istituzione espressione del popolo e finalizzata alla sola difesa della società civile. Nel 1793 le monarchie europee si coalizzarono contro; essa lanciò la leva in massa per la difesa della popolazione e delle nuove istituzioni, secondo la teoria della difesa totale (in contrasto con la nascente teoria della guerra totale); ne seguì la "Victoire" della democrazia.

Dopo due secoli, nel 1989 i popoli che si liberarono dai regimi dittatoriali dell'Est europeo hanno ripetuto questa politica di difesa popolare. La rivoluzione Francese aveva anticipato l'unica via che oggi si può percorrere, in alternativa alla mitica corsa agli armamenti: solo una difesa, affidata non al mitico potere distruttivo di un arsenale militare, ma alla solidarietà della popolazione nel proteggere se stessa e le sue istituzioni sociali.
Anche nella scienza la rivoluzione Francese volle rifondare la mitica scienza di Newton.(3) E' noto che in chimica ci riuscì Lavoisier, che, nella prefazione del suo libro principale pubblicato volutamente nel 1789, scrisse di compiere una "rivoluzione". Più in generale, alcuni militari si convertirono a rifondare gran parte della scienza civile: la geometria (Monge, L. Carnot, Poncelet), l'analisi infinitesimale (L. Carnot), la meccanica (L. Carnot, Coulomb, Navier, Poisson, Poncelet), e la termodinamica (nata quando, per studiare la efficienza delle macchine termiche il militare S. Carnot convertì la sua attenzione dai cannoni, mitizzati come capaci di una potenza quasi illimitata, alle macchine civili(4)).

La figura centrale di questo processo fu Lazare Carnot. Militare di formazione, egli teorizzò la difesa totale (popolare) prima del 1789, e dopo, nel 1793, la realizzò come capo supremo dell'esercito francese. Fedele alle sue idee, non accettò Napoleone imperatore, né qualsiasi guerra di offesa.

L. Carnot fu anche scienziato di valore che più contribuì alla trasformazione della meccanica celeste (quella della sede della metafisica) in meccanica terrestre (quella dell'urto tra corpi, visto come scambio di quantità comuni; e più in generale la meccanica delle macchine, aggregati complessi di corpi (5)), fondandola sul concetto di lavoro e non su quello metafisico di forza. Di fatto rifondò in maniera alternativa tutte le teorie scientifiche (meccanica, geometria, calcolo infinitesimale); inoltre suggerì al figlio Sadi le idee centrali dalle quali nacque la termodinamica (6).

La rifondazione dell'analisi infinitesimale chiarisce la concezione di L. Carnot sulla scienza. Egli accettò e sostenne tutte le diverse fondazione dell'analisi, secondo un atteggiamento pluralista che ebbe larghissimo seguito popolare; ma che poi si scontrò con l'atteggiamento "bellico" del mondo accademico, che, negli ultimi duecento anni, ha sempre proposto, per ogni teoria scientifica, una sola fondazione, oscurando tutte le altre.

In più ha introdotto una concezione pluralista di come organizzare qualsiasi teoria scientifica in una alternativa all'organizzazione anche allora dominante, quella di tipo piramidale (suggerita da Aristotele e poi seguita da Euclide e Newton: porre in cima dei principi "evidenti", dai quali far discendere tutte le leggi): basarsi su un problema generale (in meccanica: trovare le quantità invarianti in un urto), per il quale trovare un metodo generale di soluzione. Anche S. Carnot fondò la termodinamica (la teoria scientifica che diventò la alternativa teorica alla tradizionale meccanica) ponendo un problema centrale (la massima efficienza nelle trasformazioni energetiche); e poi trovando un nuovo metodo (i cicli di Carnot) che lo risolve.

Nella lontanissima Kazan (Russia), Lobacevski (che aveva studiato su libri francesi) fu capace di proporre una nuova geometria, cambiando non solo un postulato (il quinto), ma tutto lo schema teorico della geometria euclidea.(7) Nacque così il pluralismo (o anche il conflitto) nella scienza più antica e più fondamentale. Alcuni decenni dopo il fallimento della rivoluzione francese, il movimento operaio (purtroppo ignorando le nuove teorie scientifiche) iniziò la teoria alternativa nelle scienze sociali, il marxismo, che affrontava il problema centrale di come superare storicamente il capitalismo.

Molte teorie scientifiche (rifondazioni di vecchie o nuove) sono state oscurate dalla Restaurazione. Anche dopo il 1850, alcune (ad es., la meccanica di L. Carnot) non sono state più riprese; ed anzi tutta la scienza è stata istituzionalizzata secondo una serie di vincoli autoritari: 1) formazione di accademie scientifiche con rigidi ruoli professionali; 2) procedure "rigorose" per comunicare e accettare i risultati scientifici; 3) linguaggio (matematico) sofisticato come barriera verso chi voglia discutere problemi fondamentali; 4) divisione del lavoro scientifico in campi nettamente separati tra loro (ad es. la economia dalla fisica e in particolare dalla termodinamica; la matematica dalle macchine da calcolo,...); 5) la scientificità come criterio definitivo per risolvere anche le questioni sociali; cioè la scienza sopra tutti gli altri valori della società.(8)
Ma anche nella scienza, qualche decennio fa, un problema di grande rilevanza sociale, quello energetico, ha recuperato l'alternativa scientifica di duecento anni fa. La American Physical Society ha scoperto che sorprendentemente per centocinquant'anni la nostra società non aveva applicato la scienza dell'energia, la termodinamica (l'idea centrale è che in tutte le trasformazioni energetiche il rendimento ottimale è dato da un ciclo di Carnot; sarebbe saggio cercare di avvicinarsi il più possibile ad esso). Per averla trascurata, la attuale organizzazione sociale è profondamente distorta a causa degli enormi sprechi compiuti sistematicamente (9).

Dal ridare importanza alla termodinamica come teoria alternativa, si è potuto risalire alla intera alternativa nella scienza, iniziata duecento anni fa, e precisarla. L'impostazione scientifica di Lazare e Sadi Carnot è alternativa non solo nell'organizzazione, ma anche nel rapporto matematica-scienza della natura: non più il calcolo infinitesimale metafisico di Newton, che fa uso della infinità in atto (il dx); ma la matematica che resta aderente ai calcoli effettivi. Questa matematica (che chiameremo genericamente "costruttiva") nel passato fu intuita da molti (anche Lagrange, Lobacevsky e Marx) e da alcuni decenni è stata fondata rigorosamente (10).

A riprova di questa alternativa, si noti che la matematica tradizionale non tratta mai i conflitti. In realtà, attorno alla prima guerra mondiale, alcuni ci sono riusciti. Le equazioni differenziali possono descrivere fenomeni competitivi e di natura bellica; e con pochi numeri interi la teoria dei giochi può analizzare in dettaglio tutte le situazioni di conflitto (non si capisce perché Archimede o Galilei non l'abbiano inventata); tra esse, il dilemma del prigioniero, con cui Rapoport ha rappresentato la corsa agli armamenti di due potenze.(11)

Poi ha prevalso la teoria dei giochi, la cui matematica costruttiva (interi da trattare con sistemi di disequazioni lineari) ha iniziato un rapporto alternativo con la realtà, rispetto a quello che era stato stabilito dalla fisica teorica di Newton. Si noti che nello stesso tempo anche la fisica ha dovuto accettare che tutta la realtà è formata da quanti e anche la biologia teorica è nata legandosi alla matematica discreta.

Non solo la matematica si è divisa in almeno due tipi tra loro incompatibili, ma dal 1900 si è divisa anche la logica (che pure dal sec. XIX si sentiva sicura, perché era matematizzata): sono nate altre logiche matematiche, oltre quella classica. Inoltre si è scoperto che, invece della legge del terzo escluso ("O vale A o vale non A") è la legge della doppia negazione ("Due negazioni affermano") che fa da confine tra la logica classica e quelle non classiche ("Assolto per insufficienza di prove di colpevolezza" è un esempio di due negazioni che non affermano: non vuole dire che l'imputato sia pulito, ma che il tribunale non ha le prove sufficienti per deciderlo).

"Chiameremo elemento quello che ancora non abbiamo potuto decomporre" (Lavoisier); "E' impossibile il moto che non ha fine" (L. Carnot e S. Carnot); "Questi due principi sono solo apparentemente inconciliabili" (Einstein); "Non si può misurare allo stesso tempo posizione e velocità con precisione non relativa" (Heisenberg). Queste frasi fondamentali sono tutte doppie negazioni di logica non classica, che dimostrano che la scienza intera è divisa nei fondamenti.

Qui c'è anche la grande esperienza di Freud, il teorico dei conflitti interiori. Egli spiega il suo metodo notando che l'analista chiede al paziente di raccontare liberamente ad es. i suoi sogni. Questi racconta di aver sognato di incontrare la madre, ma che in un impeto di rabbia la stava per ammazzare; ma, incalza il paziente: "Io non volevo ammazzarla". L'analista deve notare questa negazione e a sua volta aggiungerne un'altra: "Non è vero che il paziente non voleva ammazzare la madre". La prima negazione è la spia del trauma che il paziente ha soffocato e rimosso (cioè negato interiormente); e che però ogni tanto torna a galla. La doppia negazione è la porta, offerta all'analista, per lavorare sul rimosso e così far guarire il paziente. In totale, la teoria di Freud pone il problema della sanità del paziente; cerca poi di risolverlo con un nuovo metodo, che principia con una frase negativa del paziente, negata ulteriormente dall'analista; e poi prosegue induttivamente (Questo è un esempio di quel metodo dialettico che Marx, teorico dei conflitti sociali, voleva rifondare, rispetto alla dialettica metafisica di Hegel; ma non ci riuscì).

La logica è cruciale anche per la pace, perché la stessa parola non violenza è una doppia negazione (essendo violenza la negazione della vita); essa non ha un'equivalente positiva, quindi due negazioni qui non affermano. Invece il militarismo in caserma fa valere la logica classica delle certezze assolute: "O amico, o nemico", "O obbedienza, o ribellione", ecc.... Qui ci sono due mondi diversi, incommensurabili: la nonviolenza inizia una maniera di ragionare del tutto nuova rispetto alla logica classica dei militari.


La dimostrazione più chiara, che tutta la scienza diverge su questo punto, è nel principio d'inerzia, la porta d'ingresso della scienza moderna. La versione di Newton è: "Ogni corpo in quiete o in moto rettilineo ed uniforme persevera nel suo stato di moto a meno che una forza non cambi quello stato". La versione alternativa di L. Carnot è: "Un corpo, una volta messo in quiete, da solo non si muove; una volta in moto da solo non cambia né velocità né direzione" (dove il cambiare e il muoversi sono la negazione della "quiete", la situazione che non richiede spiegazioni). Si noti che la doppia negazione di L. Carnot (non si muove) non ha una parola corrispondente positiva che sia scientifica; infatti per voler dire quel concetto in positivo, Newton usa il verbo "perseverare", che chiaramente non è scientifico, è morale è animistico. Qui c'è una alternativa nel tipo di logica, classica o non classica, su come enunciare la base della scienza.

Inoltre si noti che Newton dice: "Ogni corpo...": parole che includono anche i corpi che scopriremo in futuro; qui c'è una infinità in atto. C'è anche quando vuole distinguere con precisione infinita (in atto) se una forza c'è o non c'è, se il corpo è in quiete o no, se il moto è perfettamente rettilineo e perfettamente uniforme; e se il tratto che esso percorre è infinito o no. Sono tutte proprietà che l'enunciato di Carnot evita, per ridursi alle sole proprietà tipiche della fisica sperimentale, quelle operative e calcolabili; che quindi non usano l'infinito in atto.

Si potrebbe vedere che in meccanica questa alternativa era nata addirittura con Leibniz.(12) Il quale ha aggiunto che nella mente umana ci sono "due labirinti della ragione umana": quello dell'infinito, o in atto o solo potenziale; e quello del dilemma tra "legge" (comportarsi secondo dei principi a priori) e "libertà" (indagare euristicamente). Essi quindi rappresentano due opzioni; il primo labirinto è stata formalizzato con l'opzione tra la matematica classica e quella costruttiva; il secondo labirinto con l'opzione di organizzare una teoria o con pochi principi astratti da cui dedurre con la logica classica tutte le leggi come teoremi; o come centrata su un problema generale, di cui si cerca un nuovo metodo di soluzione; e queste due organizzazioni hanno bisogno di due logiche differenti: o quella classica (che assicura le deduzioni) o quella non classica (che è euristica).

Queste due opzioni, anche se possono essere viste in termini solo filosofici (infinito e organizzazione), sono però ben formalizzate (in matematica e in logica). Le scelte su queste due opzioni danno luogo a quattro modelli di teoria scientifica;(13) che quindi rappresentano l'attuale, inevitabile, pluralismo nella scienza. E nello stesso tempo ripartiscono su quattro quadranti, rappresentativi dei quattro modelli di teoria scientifica, tutte le teorie. Quindi le opzioni forniscono alla mente umana i punti cardinali di una bussola che ci fa orientare in mezzo alle innumerevoli teorie del mondo moderno.


La conclusione generale è che, nonostante le novità della rivoluzione francese, per duecento anni gli scienziati non hanno voluto prendere in esame i conflitti, sia quelli esterni alla scienza che quelli interni. La scienza è stata presentata come una costruzione monolitica senza alternative possibili, l'unico luogo pacificato di tutta l'attività e di tutto il pensiero umano. Questa scienza ha preteso di pacificare ogni conflitto: ad es., all'inizio del 1900 il conflitto di classe in fabbrica (là dove esso non poteva più essere occultato) con l'introduzione della scienza tayloristica del lavoro umano; oppure, negli anni '50-'80 lo scontro Est-Ovest con "superiori" formule degli scienziati per trovare il disarmo; oppure il problema energetico, imponendo le centrali nucleari, che avrebbero assicurato il benessere generale e quindi la pace. Tutto all'insegna di "Nulla ratio extra hanc scientiam".
In realtà tutto ciò appare come un grandioso, terribile inganno storico: per quello che abbiamo visto prima, la scienza non ha il monopolio della verità; ogni singola teoria è divisa in precise formulazioni alternative.

Occorre quindi detronizzare la violenza culturale della scienza che monopolizza la verità e pretende di fare la pace. Invece per capire come arrivare alla pace, occorre trovare una nuova scienza, quella necessaria a risolvere i conflitti sociali (14).

Kuhn ha suggerito che ogni tanto nella storia della scienza ci sono cambiamenti di paradigma. Il cambiamento storico che dobbiamo avere oggi può essere definito con la frase: "La pace come cambiamento di paradigma".(15) Per fortuna il nuovo paradigma già è noto, perché anche grandi scienziati (Einstein, Born) l'hanno indicato, quello della nonviolenza; e infatti abbiamo visto che già la sua stessa parola introduce ad una logica completamente diversa; e suggerisce un metodo empirico di risoluzione dei conflitti mediante quelli che Gandhi chiamava gli "esperimenti con la verità"; secondo un metodo che abbiamo già visto in Freud e che principia con la frase: "Non è vero che lui è mio nemico".

Occorre allora farsi promotori di un profondo rinnovamento culturale nella scienza, soprattutto nella sua didattica (16).


Bibliografia
1) L. Tolstoj: Le confessioni (1882), Garzanti, 1980. M.K. Gandhi: Civiltà occidentale e rinascita dell'India (1908), Ed. Mov. Nonviolento, 1984. Lanza del Vasto: I quattro flagelli, SEI, 1996.

2) A. Drago: "Scienza e guerra", Atti del III Congresso Nazionale di Storia della Fisica, 1982, p. 224-229.

3) C.C. Gillispie: "The Encyclopédie and the Jacobinian Philosophy of Science", in M. Clagett (ed.): Critical Problems in the History of Science, Wisconsin U.P., 1962, p. 255-269.

5) A. Drago, "Sadi Carnot e la nascita di una nuova scienza". Atti III CNSF, op. cit., p. 460-465; G. Salio, "S. Carnot, la nascita della termodinamica e le tecnologie belliche", Atti III CNSF, op. cit., p. 236-241.

6) Oggi una teoria propone la complessità come nuova situazione paradigmatica. Inoltre da qualche decennio la teoria del caos, con un contenuto pesantemente matematico, smentisce definitivamente la concezione deterministica della meccanica newtoniana. Ma queste teorie non giungono a chiarire se esse sono collaterali alla teoria tradizionale, o complementari; se ne sono il superamento storico, o un'alternativa già da adesso. Invece la complessità può essere interpretata come un primo modo di concepire la conflittualità nella scienza, perché nulla è più complesso di un conflitto, essendo questo sempre mutabile e pieno di imprevisti. La teoria di L. Carnot (che affronta una situazione di grande complessità, quella di una macchina meccanica), o ancor più la teoria di S. Carnot (che affronta la complessità di un gas, dove c'è l'urto disordinato di milioni di miliardi di miliardi di molecole) fanno notare che una situazione complessa può essere risolta scientificamente quando si fanno delle scelte; le teorie suddette hanno abbandonato l'atteggiamento (tipico del meccanicismo newtoniano) analitico di esaminare le singole parti o molecole, per passare a valutare la situazione con parametri globali, quali sono l'energia, il volume, la temperatura e la pressione di un gas. L'attuale teoria della complessità non compie con chiarezza proprio questa scelta, tra l'analitico e il globale.

6) Le opere di L. Carnot alle quali si fa riferimento sono: Essai sur les machines en général, Dijon 1783; Principes fondamentales de l'équilibre et du mouvement, Paris 1803; Réflexions sur la metaphysique du calcul infinitesimal, Paris (tre edizioni); Géométrie de position, Paris 1803. Un primo studio complessivo sull'opera di Carnot è C.C. Gillispie, Lazare Carnot Savant, Princeton U.P., 1971.

7) A. Drago e A. Perno: "La teoria geometrica delle parallele impostata coerentemente su un problema", Per. Matem., 4 (2004) 41-52.

8) J. Ben-David: Il ruolo dello scienziato nella società, Il Mulino, 1970.

9) F. Butera: Quale Energia per quale società; Mazzotta, 1980.

10) A. Drago: Le due opzioni, La Meridiana, 1991 e "Mathematics and alternative theoretical physics: The method for linking them together", Epistemologia, 19 (1996) 33-50.

11) Insegnanti nonviolenti: La matematica della guerra, EGA, 1987.

12) A. Drago: La riforma della dinamica di G.W. Leibniz, Hevelius, 2003.

13) Oggi molti pensano la scienza come una varietà di "modelli scientifici" che schematizzano la realtà. Qui "modello" ha un significato più preciso, che è qualificato dal suo legame con una concezione dei fondamenti della scienza; qui i modelli sono solo quattro, con caratteristiche ben precise.

14) Vedansi i miei: "L'annus mirabilis della fisica: la nascita del conflitto all'interno della scienza", Atti Conv. Foggia, 2005 (in stampa) e "Non-violence as a science of conflict resolution, Anuvibha Reporter, 5, Dec. 2000, 111-116.

15) M. Nagler: "Paradigm as a paradigm shift", Bull. Atomic Scientists, 37, Dic. 1981, pp. 49-52.

16) Un suggerimento è il mio articolo su Quad. Cres, Mani Tese, 1999, più "Lo schema paradigmatico della didattica della Fisica: la ricerca di un'unità tra quattro teorie", Giornale di Fisica, 45 n. 3 (2004) 173-191.










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