Quali sono le caratteristiche del comportamento intergruppi?



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30.11.2017
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Quali sono le caratteristiche del comportamento intergruppi?

  • Quali sono le caratteristiche del comportamento intergruppi?

  • Tajfel (1981): si può immaginare che comportamento interpersonale e comportamento intergruppi siano posti su un continuum teorico

  • Comportamento interpersonale: principalmente basato sulle caratteristiche individuali degli attori in interazione

    • Esempio: rapporto tra innamorati
  • Comportamento intergruppi: principalmente basato sulle appartenenze a gruppi o categorie sociali degli attori in interazione

    • Esempio: scontro fra combattenti di due eserciti opposti


Comportamento intergruppi: prevarrà in presenza della credenza secondo cui i confini tra due gruppi sono rigidi: per modificare la propria condizione, l’individuo deve operare come membro del gruppo per perseguire un cambiamento sociale

  • Comportamento intergruppi: prevarrà in presenza della credenza secondo cui i confini tra due gruppi sono rigidi: per modificare la propria condizione, l’individuo deve operare come membro del gruppo per perseguire un cambiamento sociale

  • Comportamento interpersonale: prevarrà in presenza della credenza secondo cui i confini tra i gruppi sono permeabili: per modificare la propria condizione, l’individuo può passare da un gruppo all’altro.

  • La percezione di una situazione sociale come rilevante per l’appartenenza di gruppo dipende

    • dalla consapevolezza di tale appartenenza
    • dall’ampiezza delle valutazioni positive e negative ad essa associate
    • dall’estensione dell’investimento emozionale ad essa associato


La ricerca sul comportamento intergruppi si è focalizzata principalmente sulle cause che determinano il pregiudizio

  • La ricerca sul comportamento intergruppi si è focalizzata principalmente sulle cause che determinano il pregiudizio

  • Esistono varie spiegazioni del pregiudizio e della discriminazione nei confronti di gruppi estranei. Questi possono dipendere:

  • da variabili di personalità (Adorno, 1950),

  • dalla competizione per uno stesso bene (Sherif, 1966),

  • per effetto del “destino comune” (Rabbie e Hirwitz, 1969),

  • dalla semplice appartenenza di gruppo (Tajfel, 1978).



La personalità autoritaria. Secondo Adorno (1950), il pregiudizio nei confronti dell’outgroup dipende da caratteristiche di personalità. Traendo spunto dalle teorie psicoanalitiche, Adorno sostiene che l’ostilità verso alcuni gruppi dipende dal tipo di educazione ricevuto durante l’infanzia.

  • La personalità autoritaria. Secondo Adorno (1950), il pregiudizio nei confronti dell’outgroup dipende da caratteristiche di personalità. Traendo spunto dalle teorie psicoanalitiche, Adorno sostiene che l’ostilità verso alcuni gruppi dipende dal tipo di educazione ricevuto durante l’infanzia.

  • Secondo questa prospettiva, quando i genitori sono troppo severi, il bambino svilupperebbe aggressività nei loro confronti. Non potendo palesare tale aggressività, per timore delle conseguenze, essa viene ridiretta nei confronti di persone più deboli o inferiori. Il risultato è una persona sottomessa all’autorità, e ostile nei confronti delle minoranze etniche.



Partendo da questi presupposti Adorno creò la Scala-F, per rilevare le tendenze fasciste o democratiche delle persone.

  • Partendo da questi presupposti Adorno creò la Scala-F, per rilevare le tendenze fasciste o democratiche delle persone.

  • Gli individui che ottenevano alti punteggi sulla Scala-F avevano avuto un educazione rigida e conservatrice e manifestavano pregiudizio nei confronti di vari gruppi.

  • Al contrario, chi otteneva bassi punteggi aveva avuto un educazione equilibrata e non manifestava alcun tipo di pregiudizio.



Limiti:

  • Limiti:

  • Quando si focalizza la causa del pregiudizio su fattori di personalità di dimenticano i fattori socioculturali che, invece, sono molto rilevanti (perché mostrano pregiudizio sia persone con alti punteggi sia persone con bassi punteggi di autoritarismo?).

  • Le spiegazioni basate sulle differenze individuali non sono in grado di spiegare l’uniformità del pregiudizio (è possibile che un’intera popolazione abbia la stessa personalità?).

  • Le spiegazioni basate sulle variabili di personalità non tengono conto della specificità storica del pregiudizio, ovvero non tengono conto dell’aumento del pregiudizio che si verifica in alcuni periodi storici (è possibile che di colpo tutte le famiglie abbiano cambiato il modo di educare i figli?)



Secondo Sherif alla base de conflitti tra gruppi vi sono gli SCOPI CONFLITTUALI

  • Secondo Sherif alla base de conflitti tra gruppi vi sono gli SCOPI CONFLITTUALI

  • Nelle situazioni intergruppi, riveste molta importanza la natura degli scopi di due gruppi.

  • Quando gli scopi sono incompatibili, ovvero quando un gruppo per ottenere qualcosa deve farlo a scapito di un altro gruppo, si adotta un orientamento competitivo ed aumenta il pregiudizio e l’ostilità nei confronti dell’altro gruppo.

  • Quando gli scopi sono concordanti, ovvero quando i gruppi hanno bisogno l’uno dell’altro per raggiungerli, i due gruppi adottano un orientamento cooperativo e le relazioni tra i gruppi sono più armoniose.

  • Il conflitto e pregiudizio, quindi, potrebbe dipendere dalla presenza di scopi incompatibili. La soluzione consiste quindi nell’eliminare questi scopi, sostituendoli con scopi cooperativi (Scopo sovraordinato)



La teoria del conflitto realistico proposta da Sherif (1966) sostiene, appunto, che i conflitti tra i gruppi sorgano dalla competizione per le risorse.

  • La teoria del conflitto realistico proposta da Sherif (1966) sostiene, appunto, che i conflitti tra i gruppi sorgano dalla competizione per le risorse.

  • Gli atteggiamenti e il comportamento intergruppi riflettono gli interessi oggettivi del proprio gruppo nel confronto con gli altri gruppi.

  • Quando gli interessi sono in conflitto, aumenteranno gli atteggiamenti negativi, il pregiudizio e la discriminazione.

  • Quando gli interessi dei gruppi sono comuni, il comportamento dei due gruppi sarà più amichevole e cooperativo, e diminuirà il pregiudizio.



Per verificare la sua teoria Sherif condusse tre esperimenti sul campo.

  • Per verificare la sua teoria Sherif condusse tre esperimenti sul campo.

  • I partecipanti alla ricerca erano tutti ragazzi bianchi, di 11 o 12 anni, di classe media, sani, ben adattati, provenienti da famiglie stabili, psicologicamente equilibrati.

  • I ragazzi, inoltre, non si conoscevano prima di arrivare al campo.

  • Gli studi di Sherif comprendono tre fasi:

  • formazione del gruppo

  • competizione intergruppi

  • riduzione del conflitto

  • La fase di formazione del gruppo è preceduta dalla fase di scelta spontanea di amicizia interpersonale.



Scelta spontanea di amicizia interpersonale

  • Scelta spontanea di amicizia interpersonale

  • Questa fase è presente solo nei primi due esperimenti, ed ha la funzione di eliminare l’attrazione interpersonale come fattore esplicativo, serve, cioè per diminuire la possibilità che i risultati della ricerca dipendano dagli effetti dell’attrazione interpersonale.

  • Durante questa fase i ragazzi alloggiano insieme e sono liberi di interagire e lavorare con chi preferiscono. Una volta stabilizzate le relazioni, si procede ad una valutazione dell’attrazione interpersonale.

  • I ragazzi vengono quindi divisi in due capanne separando i migliori amici

  • Da questo momento in poi i ragazzi interagiscono solo con i membri del proprio gruppo.

  • Nel terzo esperimento i ragazzi non si incontrano mai prima della formazione dei gruppi



Formazione del gruppo

  • Formazione del gruppo

  • Lo scopo principale di questa fase era assegnare un certo numero di compiti al gruppo (ad es., cucinare, campeggiare), che comprendevano un lavoro di squadra da parte dei ragazzi di ciascun gruppo, senza avere a che fare con l’altro gruppo.

  • Nei primi due esperimenti, già in questa fase vi furono alcuni confronti spontanei tra i gruppi, in cui si favoriva il proprio gruppo.

  • Il favoritismo per il proprio gruppo si verificava prima dell’inizio della fase di conflitto.

  • Nel terzo esperimento, invece, i ragazzi non erano a conoscenza della presenza dell’altro gruppo, ma appena seppero della sua presenza decisero spontaneamente di sfidarlo in una competizione sportiva. La semplice presenza dell’altro gruppo suscitava sentimenti competitivi.



Competizione intergruppi

  • Competizione intergruppi

  • In questa fase i due gruppi prendevano parte ad una serie di competizioni, in ognuna delle quali il gruppo vincente riceveva un premio, mentre il gruppo che perdeva non riceveva nulla.

  • In questo modo si creava un oggettivo conflitto di interessi tra i due gruppi.

  • I due gruppi si trovavano in una situazione di interdipendenza negativa: un gruppo guadagna ciò che l’altro gruppo perde



In questa fase Sherif notò che:

  • In questa fase Sherif notò che:

  • la presenza dell’outgroup aveva aumentato la coesione all’interno dei gruppi

  • gli atteggiamenti nei confronti dell’outgroup erano diventati negativi, mentre quelli nei confronti dell’ingroup erano diventati più positivi

  • il leader all’interno dei gruppi era cambiato, nel senso che diventavano leader ragazzi più aggressivi

  • gli eventi erano sistematicamente percepiti in maniera da favorire l’ingroup



Riduzione dei conflitti

  • Riduzione dei conflitti

  • L’obiettivo di questa fase era introdurre degli scopi sovraordinati per trasformare le relazioni ostili in relazioni cooperative.

  • Uno scopo sovraordinato è uno scopo che ha un forte richiamo per ogni gruppo, ma che nessun gruppo può raggiungere senza la partecipazione dell’altro.

  • Uno di questi scopi fu progettato in modo da far rompere l’autocarro che portava le provviste. Per avere le provviste bisognava trainare l’autocarro fino al campo.

  • I ragazzi erano motivati ad avere le provviste poiché era quasi ora di pranzo, tuttavia l’autocarro era molto pensante e l’unico modo per farlo arrivare al campo era che i membri di entrambi i gruppi lo trainassero insieme.

  • L’introduzione di vari obiettivi sovraordinati portò a rendere le relazioni tra i due gruppi più amichevoli.



I risultati di questi esperimenti dimostrano l’insufficienza delle teorie che spiegano il conflitto tra gruppi in termini di fattori di personalità.

  • I risultati di questi esperimenti dimostrano l’insufficienza delle teorie che spiegano il conflitto tra gruppi in termini di fattori di personalità.

  • Infatti, in questi esperimenti si vede come dei bambini normali modificarono sistematicamente il proprio comportamento adeguandosi alla relazione intergruppi.

  • Inoltre, i cambiamenti avvenuti nei ragazzi erano stati troppo veloci per poter essere attribuiti a caratteristiche di personalità.

  • Sherif concluse che discriminazione e il pregiudizio tra i gruppi dipendono dall’incompatibilità di obiettivi materiali.



Rabbie e Hirwitz hanno analizzato il favoritismo per il proprio gruppo (ingroup bias) nel contesto dei gruppi minimi.

  • Rabbie e Hirwitz hanno analizzato il favoritismo per il proprio gruppo (ingroup bias) nel contesto dei gruppi minimi.

  • Conflitto e pregiudizio tra gruppi per semplice appartenenza al gruppo come causa di pregiudizio

  • I gruppi minimi o gruppi minimali sono gruppi in cui la categorizzazione ingroup/outgroup viene effettuata in base ad un criterio debole.

  • Inoltre, tra i due gruppi mancano le condizioni che di solito sono associate al conflitto intergruppi (ad es., competizione per uno stesso bene che solo uno dei due gruppi può ottenere).



Rabbie e Horwitz (1969) ipotizzarono che la condizione essenziale di discriminazione intergruppi possa essere determinata dalla percezione di una interdipendenza nel destino dei membri del gruppo.

  • Rabbie e Horwitz (1969) ipotizzarono che la condizione essenziale di discriminazione intergruppi possa essere determinata dalla percezione di una interdipendenza nel destino dei membri del gruppo.

  • Nel loro esperimento, alunni che non si conoscevano venivano casualmente assegnati a due gruppi (verdi o blu).

  • I membri dei due gruppi portavano delle targhette identificative con il colore del proprio gruppo.

  • I membri dei due gruppi sedevano ai due lati di un paravento (i verdi da una parte e i blu dall’altra), ogni partecipante, quindi, poteva interagire solo con i membri dell’ingroup



Vennero create due condizioni sperimentali

  • Vennero create due condizioni sperimentali

  • Nella condizione di controllo si passava direttamente alla fase successiva.

  • Nella condizione sperimentale i partecipanti ricevevano (o no) delle radioline.

  • Nella fase successiva veniva tolto il paravento e ogni membro dei due gruppi leggeva ad alta voce alcune notizie biografiche.

  • I membri di entrambi i gruppi valutavano il partecipante che stava parlando.



I risultati mostrano che nella condizione di destino comune i partecipanti esibivano favoritismo per il proprio gruppo: le valutazione dei membri dell’ingroup erano più favorevoli delle valutazioni dei membri dell’outgroup.

  • I risultati mostrano che nella condizione di destino comune i partecipanti esibivano favoritismo per il proprio gruppo: le valutazione dei membri dell’ingroup erano più favorevoli delle valutazioni dei membri dell’outgroup.

  • Nella condizione di controllo questo non si verificava.

  • La conclusione fu che l’appartenenza ad un gruppo produce ingroup bias quando tale appartenenza coincide con un’esperienza comune di ricompensa o deprivazione (ricevere o meno la radiolina).

  • La condivisione di un destino comune, da sola, può generare favoritismo per l’ingroup.



Tajfel e collaboratori minimizzarono ulteriormente le caratteristiche della situazione intergruppi. L’obiettivo era di definire le condizioni minime in cui un individuo effettua delle distinzioni tra il proprio gruppo di appartenenza e un altro gruppo.

  • Tajfel e collaboratori minimizzarono ulteriormente le caratteristiche della situazione intergruppi. L’obiettivo era di definire le condizioni minime in cui un individuo effettua delle distinzioni tra il proprio gruppo di appartenenza e un altro gruppo.

  • L’ipotesi era che la semplice appartenenza di gruppo (senza conflitto o destino comune) avrebbe prodotto favoritismo per l’ingroup, la sola categorizzazione ingroup/outgroup avrebbe prodotto discriminazione



Con lo scopo di eliminate dalla situazione sperimentale tutte le variabili che di norma producono favoritismo, furono adottati alcuni criteri nella strutturazione dell’esperimento.

  • Con lo scopo di eliminate dalla situazione sperimentale tutte le variabili che di norma producono favoritismo, furono adottati alcuni criteri nella strutturazione dell’esperimento.

  • Non doveva esserci alcuna interazione faccia a faccia tra i membri del proprio gruppo, del gruppo estraneo o tra i gruppi

  • L’appartenenza al gruppo doveva essere anonima

  • Non doveva esserci alcuna precedente ostilità tra i gruppi

  • Non doveva esserci alcun conflitto di interesse tra i gruppi

  • Non doveva esserci alcun legame utilitaristico o strumentale tra le risposte dei soggetti e i loro interessi personali

  • Non doveva esserci un destino comune tra i membri del gruppo



L’esperimento si svolgeva in due fasi:

  • L’esperimento si svolgeva in due fasi:

  • Nella prima fase, i soggetti eseguivano un compito banale che consisteva nell’esprimere una preferenza per i dipinti di un pittore astratto (Klee o Kandinski). Si creavano, quindi, due gruppi: quelli che preferivano Klee e quelli che preferivano Kandinski.

  • Nella seconda fase, i partecipanti ricevevano un blocchetto contenente delle matrici di assegnazione di risorse. Tramite queste matrici assegnavano delle quote di denaro a membri dell’ingroup e dell’outgroup. Le persone a cui si assegnava il denaro erano anonime, nel senso che era indicato solo il gruppo di appartenenza e un numero. In nessun caso i partecipanti avrebbero ricompensato se stessi.



Ogni matrice veniva presentata due volte, invertendo le ricompense per i membri dei due gruppi.

  • Ogni matrice veniva presentata due volte, invertendo le ricompense per i membri dei due gruppi.

  • I partecipanti dovevano scegliere una colonna della matrice.

  • Questa matrice era costruita in modo da rilevare la tendenza a massimizzare la differenza tra l’ingroup e l’outgroup.



Strategie di scelta possibili:

  • Strategie di scelta possibili:

  • Massimo profitto comune: scelta della casella corrispondente alla somma più alta da “estorcere” allo sperimentatore (MPC)

  • Massimo profitto per il gruppo di appartenenza: massimo punteggio per il membro del gruppo di appartenenza (MPGA)

  • Massima differenza a favore del gruppo di appartenenza: scelta che massimizza la differenza anche se questo implica un guadagno relativamente minore rispetto a quello massimo possibile (MD)

  • Imparzialità: punteggi uguali o simili per i due destinatari



Nella matrice a i partecipanti di solito scelgono l’equità tra i due gruppi (13/13).

  • Nella matrice a i partecipanti di solito scelgono l’equità tra i due gruppi (13/13).

  • Nella matrice b, invece, i partecipanti tendono ad assegnare più al proprio gruppo (11/12), rinunciando a somme di denaro superiori (25/19) pur di guadagnare più dell’altro gruppo.



La discriminazione rilevata in questo esperimento:

  • La discriminazione rilevata in questo esperimento:

  • non dipende da attrazione personale per i membri dell’ingroup

  • non dipende da precedenti ostilità tra i gruppi

  • non dipende dalla presenza di un conflitto di interessi tra i gruppi

  • non dipende dall’interesse personale

  • non dipende dalla presenza di un destino comune

  • La discriminazione è determinata dalla categorizzazione Klee/Kandinski (sovrastimatori/sottostimatori, X/Y).

  • Tajfel concluse che la semplice categorizzazione ingroup/outgroup è sufficiente a creare discriminazione



Critiche:

  • Critiche:

  • Ricerche condotte solo in laboratorio lontano da contesti di vita reali;

  • Situazione artificiosa;

  • I gruppi non sono tutti uguali, ma si differenziano in modo significativo;

  • Il funzionamento dei gruppi nel mondo reale non è paragonabile ai gruppi minimi;

  • Nel mondo reale quasi mai possiamo pensarci come membri di un solo gruppo per volta.

  • Alcune ricerche successive hanno evidenziato l’esistenza di un favoritismo per l’outgroup






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