Quali sono le ragioni di questo malessere?



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22.05.2018
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Quali sono le ragioni di questo malessere?

  • Quali sono le ragioni di questo malessere?

  • Il malessere degli introversi dipende da un pregiudizio sociale esistente nei loro confronti che viene da essi interiorizzato in fase evolutiva

  • Esso determina o un vano tentativo di essere come gli altri o una reazione disadattiva che fa affiorare comportamenti “strani” (imbarazzo, vergogna, difficoltà di comunicazione, ecc.)

  • Un numero consistente di introversi manifestano, tra i 15 e i 25 anni, disturbi psichici più o meno seri



Oltre alla sofferenza soggettiva, la situazione attuale comporta lo spreco di potenzialità umane di grande valore

  • Oltre alla sofferenza soggettiva, la situazione attuale comporta lo spreco di potenzialità umane di grande valore

  • L’introversione è un patrimonio dell’umanità, che ha già dato i suoi frutti

  • Occorre sormontare il pregiudizio e sostituirlo con una nuova cultura che comporti il riferimento alla diversità specifica dell’introversione.

  • Tale cambiamento implica però, né più né meno, una rivoluzione culturale che metta in gioco il modello di normalità dominante nel nostro mondo.



Coniati da C. G. Jung, in un libro che si può ritenere il suo capolavoro (Tipi psicologici), i termini estroversione e introversione hanno avuto uno straordinario successo, diventando di uso corrente

  • Coniati da C. G. Jung, in un libro che si può ritenere il suo capolavoro (Tipi psicologici), i termini estroversione e introversione hanno avuto uno straordinario successo, diventando di uso corrente

  • Jung definisce l'estroversione come un modo di essere caratterizzato da un interesse prevalente per il mondo esterno e l'introversione come un modo di essere caratterizzato da un interesse prevalente per quello interno.

  • L’interesse prevalente esclude che si dia un’introversione assoluta e un’estroversione assoluta.



Il senso comune, appropriandosi dei termini coniati da Jung, ha dato ad essi un significato diverso e distorto rispetto a quello originario: li ha qualificati associando all’introversione una connotazione negativa, pregiudiziale

  • Il senso comune, appropriandosi dei termini coniati da Jung, ha dato ad essi un significato diverso e distorto rispetto a quello originario: li ha qualificati associando all’introversione una connotazione negativa, pregiudiziale

  • Per il senso comune l’introverso è un soggetto tendenzialmente solitario e asociale

  • Il pregiudizio incide sullo sviluppo della personalità e sulla vita dei soggetti introversi, inducendo in essi una percezione di anormalità, inferiorità e inadeguatezza rispetto agli altri



Attivo a livello di senso comune, il pregiudizio investe anche la Cultura

  • Attivo a livello di senso comune, il pregiudizio investe anche la Cultura

  • Nei dizionari più recenti, la definizione dei termini introversione ed estroversione implica un giudizio di valore

  • L’estroverso è aperto, sicuro, comunicativo, cordiale,

  • affettuoso, espansivo, esuberante

  • L’introverso, viceversa, è chiuso, timido, silenzioso, riservato, freddo, distaccato

  • Per capire come stanno le cose, occorre andare al di là delle apparenze



In quanto autoconsapevole, ogni uomo vive

  • In quanto autoconsapevole, ogni uomo vive

  • nell’interfaccia tra due mondi: quello esterno, al

  • quale lo vincolano le percezioni e sul quale è letteralmente affacciato, e quello interno, che non può essere visto o toccato, ma è esperito

  • Questi due mondi, perpetuamente comunicanti tra loro ma irriducibili, rappresentano la totalità dell’esperienza soggettiva umana

  • Un certo grado di estroversione, di affacciamento, di contatto e di interesse per il mondo esterno, e un certo grado di introversione, di vita interiore, di introspezione e di riflessione sono costitutive di ogni esperienza umana



In conseguenza della loro costituzione genetica, gli estroversi sono portati a privilegiare il rapporto con il mondo esterno, hanno bisogno di mantenere con esso un contatto assiduo e tendono all’adattamento

  • In conseguenza della loro costituzione genetica, gli estroversi sono portati a privilegiare il rapporto con il mondo esterno, hanno bisogno di mantenere con esso un contatto assiduo e tendono all’adattamento

  • Gli introversi hanno una particolare propensione per il mondo interno, tendono al raccoglimento e alla riflessione e hanno tempi più lunghi di adattamento riuspetto alla media

  • Estroversione e introversione definiscono, dunque, in sé e per sé, solo modi diversi di rapportarsi dell’essere umano ai due mondi nella cui interfaccia egli vive.



In ogni individuo l’orientamento estroverso e quello introverso si combinano nelle formule più varie, secondo uno spettro che esclude gli estremi.

  • In ogni individuo l’orientamento estroverso e quello introverso si combinano nelle formule più varie, secondo uno spettro che esclude gli estremi.

  • Non esiste un introverso o un estroverso puro.

  • Lo spettro tipologico non è continuo.

  • La prevalenza dell’introversione riguarda il 5-10% della popolazione

  • Questa distribuzione è misteriosa, ma di sicuro ha un grande significato evoluzionistico

  • Essa si è mantenuta costante nel corso del tempo.



L’uomo viene al mondo come ente naturale, dotato di attributi specie-specifici (comuni a tutta le specie e maturati nel corso di una lunga evoluzione) e di potenzialità di sviluppo che, per realizzarsi, richiedono l’interazione con un ambiente umano (affettivo e culturale).

  • L’uomo viene al mondo come ente naturale, dotato di attributi specie-specifici (comuni a tutta le specie e maturati nel corso di una lunga evoluzione) e di potenzialità di sviluppo che, per realizzarsi, richiedono l’interazione con un ambiente umano (affettivo e culturale).

  • La personalità è un prodotto dell’interazione tra la “natura umana” e l’ambiente culturale

  • Il termine “prodotto” va preso alla lettera: esso implica la trasformazione di una “materia prima” per effetto di un “lavoro”

  • Ogni società, per assicurare la sua continuità nel tempo, ha bisogno di investire una quota di risorse nella produzione di uomini



La “materia prima” è null’altro che il corredo genetico individuale (il genotipo), che è una combinazione unica e irripetibile del pool genetico umano

  • La “materia prima” è null’altro che il corredo genetico individuale (il genotipo), che è una combinazione unica e irripetibile del pool genetico umano

  • Il corredo genetico individuale contiene potenzialità comuni a tutta la specie (come la capacità di acquisire il linguaggio) e potenzialità o attitudini particolari (come l’orecchio musicale, la predisposizione per la matematica, l’abilità manuale, ecc.) il cui sviluppo differenzia gli individui.

  • Ogni corredo genetico implica una “norma di reazione”, vale a dire un spettro definito di possibilità di sviluppo diverse (i fenotipi) la cui realizzazione dipende dall’ambiente.



Per sviluppare le sue potenzialità – generiche e particolari – l’uomo va educato

  • Per sviluppare le sue potenzialità – generiche e particolari – l’uomo va educato

  • Per produrre un uomo occorre investire risorse – affettive, economiche, culturali – e applicare “tecniche” pedagogiche e culturali finalizzate a realizzare un progetto

  • Il progetto, comune a tutte le culture esistenti, è la produzione di un soggetto “normale” in rapporto al contesto in cui vive, capace cioè di adattarsi ad esso.

  • C’è in ogni società un modello di riferimento normativo



  • La Famiglia e la Scuola sono le “agenzie sociali” alle quali è affidato il compito di produrre l’uomo o meglio il “cittadino”, vale a dire un essere capace di inserirsi nella società e di ricoprire i ruoli assegnati o scelti: in breve, di adattarsi ad un determinato sistema

  • Il modello normativo vigente nella nostra società, è estroverso

  • Esso valorizza l’adesione e la partecipazione alla realtà, la capacità di comunicare e di stare con gli altri, un certo grado di competitività, lo spirito pratico, l’intraprendenza, il non avere uno spirito eccessivamente critico nei confronti del mondo, il

  • non porsi troppi problemi, il prendere la vita come viene, ecc.



L’estroversione favorisce l’adattamento al mondo esterno così com’è

  • L’estroversione favorisce l’adattamento al mondo esterno così com’è

  • In conseguenza dello spirito pratico che la connota, promuove anche l’intraprendenza, il darsi da fare per trasformarlo

  • All’estroversione si può ricondurre, in misura rilevante, l’esplorazione del mondo fisico, la produzione della cultura materiale, lo sviluppo della tecnologia, del commercio, dell’industria, ecc.



L’estroversione facilita l’adattamento al modello normativo vigente in un determinato contesto sociale e culturale

  • L’estroversione facilita l’adattamento al modello normativo vigente in un determinato contesto sociale e culturale

  • L’adattamento estroverso concorre a stabilizzare la società, ad assicurare ad essa un’identità culturale, una certa coesione e la continuità nel tempo

  • Il limite dell’introversione sta nella sua tendenza al conformismo, nella naturalizzazione della cultura e nell’assolutizzazione dei valori normativi



Il modello normativo dominante, negli ultimi anni, si è accentuato al punto che si può definire estrovertito

  • Il modello normativo dominante, negli ultimi anni, si è accentuato al punto che si può definire estrovertito

  • Soprattutto a livello giovanile, esso presenta forti tratti di narcisismo, esibizionismo, spavalderia, ostentata sicurezza, ecc.

  • Il modello estrovertito si può ritenere globalmente disfunzionale perché, per promuovere l’adattamento al mondo esterno e il darsi da fare, riduce al minimo la conoscenza e la familiarità con il mondo interno.

  • Esso implica addirittura la fobia del mondo interno, che comporta una fuga continua dalla solitudine e dal raccoglimento



La funzione dell’introversione è ricavabile da uno dei suoi tratti comportamentali più tipici: la “distrazione”

  • La funzione dell’introversione è ricavabile da uno dei suoi tratti comportamentali più tipici: la “distrazione”

  • Una parte della mente introversa (variabile da soggetto a soggetto) è caratterizzata dall'essere assorbita e catturata precocemente da un flusso indistinto di pensieri, emozioni, memorie, fantasie, ecc. (rêverie)

  • Via via che l’individuo cresce, la rêverie comporta l’esplorazione di un mondo che non è meno reale di quello oggettivo, esterno: il mondo dei simboli, vale a dire il mondo della Cultura (con la maiuscola, per distinguerla dalla cultura, che si può identificare con il senso comune) - Religione, Filosofia, Letteratura, Arte, Scienza, ecc.



La Cultura immateriale è un prodotto della specie umana e di alcuni individui in particolare (i geni)

  • La Cultura immateriale è un prodotto della specie umana e di alcuni individui in particolare (i geni)

  • Espressione di potenzialità cerebrali straordinarie, essa ci dona un filo di speranza, perché compensa e nobilita una storia che, per tanti aspetti, è stata ed è caratterizzata da violenze di ogni genere, sopraffazioni, ingiustizie, ecc.

  • Quale tipologia di personalità è prevalente nei geni

  • La risposta è sorprendente: almeno per il 60%, e in tutti i campi, la Cultura è opera di soggetti introversi, e cioè di una minoranza della popolazione umana.



Per non dare un significato astratto alle percentuali basterà fare a caso i nomi di Newton, Darwin, Einstein, Beethoven, Schumann, Brahms, Debussy, Rousseau, Kant, Kierkegaard, Schopenauer, Nietzsche, Michelangelo, Van Gogh, Cezanne, Morandi, Dostoevsky, Kafka, Holderlin, Leopardi, Baudelaire, Pirandello, ecc.

  • Per non dare un significato astratto alle percentuali basterà fare a caso i nomi di Newton, Darwin, Einstein, Beethoven, Schumann, Brahms, Debussy, Rousseau, Kant, Kierkegaard, Schopenauer, Nietzsche, Michelangelo, Van Gogh, Cezanne, Morandi, Dostoevsky, Kafka, Holderlin, Leopardi, Baudelaire, Pirandello, ecc.

  • La lista potrebbe estendersi all’infinito spaziando dai grandi fondatori di religioni (Budda, Gesù, ecc.) ad ambiti di attività intellettuale più recenti (cinema, teatro, fotografia, musica jazz, musica rock, musica pop, ecc.)



Una componente minoritaria dell'umanità ha dato un tale contributo alla crescita del patrimonio culturale della specie che, se esso fosse cancellato, tale patrimonio si impoverirebbe criticamente.

  • Una componente minoritaria dell'umanità ha dato un tale contributo alla crescita del patrimonio culturale della specie che, se esso fosse cancellato, tale patrimonio si impoverirebbe criticamente.

  • Solo un’infima quota quota di introversi sono geniali (anche se tutti hanno una qualche attitudine creativa e sono in genere appassionati fruitori di letteratura, musica, arte, ecc.).

  • E' un fatto, però, che la maggioranza dei geni nella storia dell'umanità presentano caratteristiche introverse.



Einstein “In singolare contrasto col mio senso ardente di giustizia e di dovere sociale, non ho mai sentito la necessità di avvicinarmi agli uomini e alla società in generale. Sono proprio un cavallo che vuole tirare da solo; mai mi sono dato pienamente né allo stato, né alla terra natale, né agli amici e neppure ai congiunti più prossimi; anzi ho sempre avuto di fronte a questi legami la sensazione di essere un estraneo e ho sempre sentito bisogno di solitudine; e questa sensazione non fa che aumentare con gli anni. Sento fortemente, ma senza rimpianto, di toccare il limite dell’intesa e dell’armonia con il prossimo. Certo, un uomo di questo carattere perde così una parte del suo candore e della sua serenità, ma ci guadagna una larga indipendenza rispetto alle opinioni, abitudini e giudizi dei suoi simili” (Come io vedo il mondo, p. 19).

  • Einstein “In singolare contrasto col mio senso ardente di giustizia e di dovere sociale, non ho mai sentito la necessità di avvicinarmi agli uomini e alla società in generale. Sono proprio un cavallo che vuole tirare da solo; mai mi sono dato pienamente né allo stato, né alla terra natale, né agli amici e neppure ai congiunti più prossimi; anzi ho sempre avuto di fronte a questi legami la sensazione di essere un estraneo e ho sempre sentito bisogno di solitudine; e questa sensazione non fa che aumentare con gli anni. Sento fortemente, ma senza rimpianto, di toccare il limite dell’intesa e dell’armonia con il prossimo. Certo, un uomo di questo carattere perde così una parte del suo candore e della sua serenità, ma ci guadagna una larga indipendenza rispetto alle opinioni, abitudini e giudizi dei suoi simili” (Come io vedo il mondo, p. 19).



Il mondo simbolico della Cultura esercita un’attrazione particolare sugli introversi

  • Il mondo simbolico della Cultura esercita un’attrazione particolare sugli introversi

  • Se un bambino o un adolescente introverso passa il suo tempo immerso nella lettura, si identifica questo comportamento come “strano” in quanto asociale.

  • Ma che cos’è la Cultura se non l’espressione di mondi di esperienza soggettivi? Leggendo un libro, ascoltando musica, sfogliando un libro d’arte un soggetto entra in relazione con un altro mondo di esperienza, stabilisce insomma una relazione sociale indiretta, mediata da un prosotto culturale.

  • Agli introversi, in genere, questo tipo di relazione sociale interessa più delle interazioni con i coetanei, poiché hanno il gusto di ciò che è grande, vero, bello, che tocca nell’intimo e fa vibrare la corda delle emozioni.



un corredo di emozioni superiore alla media, associato, talora, ad un'intelligenza vivace

  • un corredo di emozioni superiore alla media, associato, talora, ad un'intelligenza vivace

  • un senso di pari dignità e di giustizia precoce, persistente e d'intensità drammatica, che fa capo ad un'intuizione viscerale dei diritti individuali, attribuiti a sé non meno che agli altri

  • un orientamento innato di tipo idealistico, che si esprime nel "sogno" di un mondo caratterizzato da rapporti interpersonali "corretti" e "delicati", tali da ridurre al minimo la possibilità reciproca di farsi del male

  • una tendenza a stabilire con le persone, gli animali e le cose legami  affettivi  intensi, profondi e tenacemente conservatori

  • un orientamento incline alla riflessione, all'introspezione e alla fantasia più che all'azione

  • una predilezione per interessi intellettuali e per attività creative, alimentata dal piacere del funzionamento della mente, sempre spiccato.



Il corredo emozionale particolarmente ricco è l’aspetto più specifico del modo di essere introverso, quello che si riflette in tutte le altre caratteristiche (anche nella vivacità intellettiva)

  • Il corredo emozionale particolarmente ricco è l’aspetto più specifico del modo di essere introverso, quello che si riflette in tutte le altre caratteristiche (anche nella vivacità intellettiva)

  • Il sentire è il continuum dell’esperienza umana, il mare sul quale la soggettività cosciente galleggia e scorre

  • L’emozionalità è uno spettro le cui polarità estreme sono intimamente correlate (dolore/piacere, ansia/quiete)

  • Le persone più ricche di emozionalità sono capaci di sperimentare in maniera più intensa rispetto alla media l’intero spettro delle emozioni



Una dotazione emozionale superiore alla media, che è propria degli introversi, è dunque una condizione di potenziale squilibrio ma anche di ricchezza

  • Una dotazione emozionale superiore alla media, che è propria degli introversi, è dunque una condizione di potenziale squilibrio ma anche di ricchezza

  • Perché un'emozionalità particolarmente ricca dovrebbe causare dei problemi?

  • Perché si tratta di una forma di intelligenza primaria sostanzialmente intuitiva che, senza fare ricorso al ragionamento, coglie alcuni dati sorprendenti della realtà

  • Intuizione e assuefazione: l’esperienza di un bambino introverso



Gli introversi si chiedono spesso come facciamo gli estroversi ad adattarsi con una serenità apparente al mondo così com’è, pieno di contraddizioni, di ingiustizie, di cattiverie, di brutture.

  • Gli introversi si chiedono spesso come facciamo gli estroversi ad adattarsi con una serenità apparente al mondo così com’è, pieno di contraddizioni, di ingiustizie, di cattiverie, di brutture.

  • La risposta è che la cultura fornisce ad essi un aiuto potente canalizzando le loro esperienze entro l'alveo del senso comune, che promuove l’assuefazione

  • Il senso comune è un potente strumento di normalizzazione. Se un soggetto sente, pensa e si comporta come tanti altri, può facilmente arrivare alla conclusione di essere normale e di aderire alla realtà.



L’uomo ha ereditato dagli animali la capacità di sperimentare le emozioni.

  • L’uomo ha ereditato dagli animali la capacità di sperimentare le emozioni.

  • La tavolozza di base delle emozioni (piacere, dolore, paura, rabbia, tristezza, gioia, ecc.) è comune a tutti gli animali superiori.

  • L’emozionalità umana, però, ha caratteristiche sue proprie.

  • Le emozioni umane hanno uno spettro di intensità e di espressione molto più ampio.

  • Solo un essere umano può provare una gioia, una tristezza, una paura, una rabbia “infinita”.

  • Si danno, però, anche emozioni specificamente umane



L’empatia è la capacità di un soggetto di identificarsi con l’altro, di mettersi nei suoi panni e di ricostruire la sua esperienza dentro di sé

  • L’empatia è la capacità di un soggetto di identificarsi con l’altro, di mettersi nei suoi panni e di ricostruire la sua esperienza dentro di sé

  • Si tratta di una capacità intuitiva complessa che permette di sentire ciò che l’altro sente: il suo stato d’animo, le aspettative, i desideri, le paure

  • Questa capacità di identificarsi con l’altro sembra spiccata soprattutto in rapporto a stati di sofferenza. Essa produce una disponibilità spontanea all’aiuto

  • In quanto dotati di un’empatia vivace, i soggetti introversi sono perennemente preoccupati dalla possibilità di far soffrire gli altri. Sono, insomma, tendenzialmente scrupolosi e inclini a colpevolizzarsi.



Il senso di dignità e il senso di giustizia sono profondamente radicati nel corredo genetico umano

  • Il senso di dignità e il senso di giustizia sono profondamente radicati nel corredo genetico umano

  • Rappresentano il fondamento della percezione che l’individuo ha di sé come essere dotato di diritti naturali

  • E’ certo che essi sono rappresentati nel corredo genetico umano sotto forma di un sentire preriflessivo e precognitivo

  • Senso di dignità e di giustizia e rabbia



Qualunque bambino di tre anni reagisce con rabbia a frustrazioni che riguardano la sua dignità e i suoi diritti: quando, per esempio, viene assoggettato ad una punizione che ritiene ingiusta o gli viene negata qualcosa che desidera.

  • Qualunque bambino di tre anni reagisce con rabbia a frustrazioni che riguardano la sua dignità e i suoi diritti: quando, per esempio, viene assoggettato ad una punizione che ritiene ingiusta o gli viene negata qualcosa che desidera.

  • In genere, il senso di dignità e il senso di giustizia hanno originariamente una dimensione ego-centrica, che talora si mantiene per tutta la vita.

  • Negli introversi, viceversa, questi valori hanno una configurazione sia ego-centrica che socio-centrica.

  • Essi si arrabbiano per le (eventuali) ingiustizie e le prepotenze che subiscono, ma si arrabbiano anche quando vedono che gli altri le subiscono



Il senso di giustizia socio-centrico spiega il fatto che gli introversi, in tutte le epoche della storia, quando si tratta di lottare per affermare valori universali si ritrovano nelle file dei dissidenti disposti a pagare qualunque prezzo

  • Il senso di giustizia socio-centrico spiega il fatto che gli introversi, in tutte le epoche della storia, quando si tratta di lottare per affermare valori universali si ritrovano nelle file dei dissidenti disposti a pagare qualunque prezzo

  • L’esempio di Marx: “se non si è un bue”

  • Il movimento delle suffragette

  • Il rifiuto di firmare l’atto di fedeltà al fascismo

  • I dissidenti sovietici

  • Ecc. ecc.



L’intuizione emozionale dell’infinito, misconosciuta dalla psicologia, affiora lentamente nel corso dello sviluppo, ma giunge ad influenzare tutta l’esperienza soggettiva umana

  • L’intuizione emozionale dell’infinito, misconosciuta dalla psicologia, affiora lentamente nel corso dello sviluppo, ma giunge ad influenzare tutta l’esperienza soggettiva umana

  • Essa riverbera su tutta la sfera emozionale infinitizzandola

  • E’ una medaglia a due facce

  • Per un verso, genera la consapevolezza della realtà esistenziale dell’uomo: il suo essere finito, vulnerabile, precario e destinato a finire

  • Per un altro, apre la soggettività umana al mondo del possibile, dell’immaginario, del simbolico, vale a dire sull’universo della Cultura

  • L’intuizione emozionale dell’infinito è particolarmente viva negli introversi e sottende il loro modo di essere incline alla problematicità



Gli introversi hanno un orientamento innato di tipo idealistico, che si esprime nel "sogno" di un mondo caratterizzato da rapporti interpersonali "corretti" e "delicati", tali da ridurre al minimo la possibilità reciproca di farsi del male.

  • Gli introversi hanno un orientamento innato di tipo idealistico, che si esprime nel "sogno" di un mondo caratterizzato da rapporti interpersonali "corretti" e "delicati", tali da ridurre al minimo la possibilità reciproca di farsi del male.

  • Essi temono e odiano visceralmente la violenza in tutte le sue espressioni. Sono per ciò in genere incapaci di difendersi.

  • La relativa o assoluta inermità degli introversi non è l’espressione di una debolezza di carattere, ma della paura di danneggiare o far male agli altri

  • La scrupolosità introversa come espressione dell’empatia

  • Se si potesse ricavare un vaccino dagli introversi e somministrarlo a tutta l’umanità...



Gli introversi vanno incontro di solito a furibonde reazioni di rabbia quando si confrontano con comportamenti, che li riguardano o riguardano altri, ingiusti, arbitrari, prevaricatori, ecc.

  • Gli introversi vanno incontro di solito a furibonde reazioni di rabbia quando si confrontano con comportamenti, che li riguardano o riguardano altri, ingiusti, arbitrari, prevaricatori, ecc.

  • Se agissero tali rabbie, sarebbero univocamente dei “criminali”.

  • E invece non solo non le esprimono, ma regolarmente si colpevolizzano e si autopuniscono (il più spesso inconsciamente) per il semplice fatto di sperimentarle.

  • Nel loro apparato mentale, insomma, funziona una sorta di tribunale (in termini tecnici il Super-io psicoanalitico) che identifica i pensieri, le emozioni, le fantasie rabbiose con le azioni

  • Il significato “misterioso” di questo automatismo



In quanto dotati di un’emozionalità di intensità superiore alla media, i bambini introversi sono esseri delicati, squilibrati, che maturano lentamente (anche se appaiono, spesso, sorprendentemente precoci)

  • In quanto dotati di un’emozionalità di intensità superiore alla media, i bambini introversi sono esseri delicati, squilibrati, che maturano lentamente (anche se appaiono, spesso, sorprendentemente precoci)

  • Il sentire precoce anticipa il capire

  • Rousseau: “Sentivo tutto e non capivo nulla”

  • L’integrazione della sfera emozionale e di quella cognitiva è lenta

  • Se tutto va bene, non può essere raggiunta prima di 25 anni

  • L’adolescenza lunga



I comportamenti globali tipici sono quello del bambino d’oro (che concerne la maggioranza) e quello del bambino oppositivo, difficile (una quota minoritaria).

  • I comportamenti globali tipici sono quello del bambino d’oro (che concerne la maggioranza) e quello del bambino oppositivo, difficile (una quota minoritaria).

  • Se ci si chiede com’è possibile che, dato un corredo genetico introverso, si definiscano due orientamenti apparentemente antitetici, la risposta è semplice.

  • L’empatia definisce l’intensità del bisogno di appartenenza che, nel bambino, si traduce nel desiderio di essere quello che gli altri vogliono che egli sia.

  • Il senso di dignità e di giustizia, viceversa, definisce il bisogno di individuazione, vale a dire l’esigenza di affermare la propria vocazione ad essere, la volontà propria anche in contrasto con l’ambiente.



Il figlio d’oro, in nome di un’empatia spiccata, registra le aspettative e i desideri consci e inconsci degli adulti e si obbliga ad essere quello che gli altri vogliono che sia al fine di ricevere conferme, di non deludere e non dispiacere.

  • Il figlio d’oro, in nome di un’empatia spiccata, registra le aspettative e i desideri consci e inconsci degli adulti e si obbliga ad essere quello che gli altri vogliono che sia al fine di ricevere conferme, di non deludere e non dispiacere.

  • Il perfezionismo infantile, che talvolta si perpetua nell’adolescenza, è una “patologia” perché esso implica che il bambino non dà spazio ad alcuno dei suoi bisogni naturali, eccezion fatta per la sua disperata volontà di fare contenti gli adulti e di esserne confermato.

  • Apprezzato dai grandi, il bambino d’oro risulta spesso antipatico ai coetanei, che lo avversano e lo invidiano. Sulla base di quest’antipatia, si realizzano con una frequenza inquietante vere e proprie “persecuzioni”, fatte di prese in giro, derisioni, attacchi verbali e fisici che inducono ferite non facilmente rimediabili.

  • La tendenza degli adulti, e soprattutto degli insegnanti, a proporre agli alunni il bambino d’oro come modello concorre ad attizzare l’avversione dei coetanei.



L’introverso difficile entra in guerra con l’ambiente, si attesta su di un registro di opposizionismo e di negativismo perché registra precocemente tutte le contraddizioni che si danno in famiglia, a scuola e nel mondo.

  • L’introverso difficile entra in guerra con l’ambiente, si attesta su di un registro di opposizionismo e di negativismo perché registra precocemente tutte le contraddizioni che si danno in famiglia, a scuola e nel mondo.

  • Egli non riesce a rispettare nessuna regola se non viene persuaso della sua giustezza e se non se ne appropria.

  • Non tollera di essere iperprotetto né di essere comandato né, tanto meno, di essere abusato in nome del suo essere piccolo.

  • Pur trattandosi di bambini particolarmente vivaci e intelligenti, i quali, in alcuni momenti, manifestano anche una straordinaria sensibilità (per esempio prendendo le difese dei più deboli), la loro carriera scolare spesso è contrassegnata da una cattiva condotta, da un mediocre rendimento, da un progressivo isolamento, ecc.

  • Al fondo di queste esperienze, si dà un potenziale d’individuazione enorme e precocemente attivo: un azzardo della natura nella sua incoercibile tendenza alla sperimentazione, che riesce chiaro quando l’introverso difficile trova la sua strada

  • L’esperienza di Hermann Hesse

  • L’esperienza recente di Helène Grimaud (Variazioni selvagge)



Il paradosso dell’introversione nel nostro mondo è che una condizione di potenziale ricchezza si traduce troppo spesso in un’esistenza soggettivamente penosa e oggettivamente contrassegnata da disturbi psichici

  • Il paradosso dell’introversione nel nostro mondo è che una condizione di potenziale ricchezza si traduce troppo spesso in un’esistenza soggettivamente penosa e oggettivamente contrassegnata da disturbi psichici

  • I bambini d’oro talora si cristallizzano in un perfezionismo ossessivo sotteso dalla paura di crollare, altre volte si insabbiano, vanno in rottura come i cavalli da trotto, si disordinano e si perdono

  • I bambini difficili spesso rimangono emarginati, non riescono a mettere a frutto le loro potenzialità, e, con l’adolescenza, spesso finiscono sul terreno della devianza



Rispetto agli altri animali, l’uomo è un essere drammaticamente ritardato nello sviluppo: prematuro alla nascita, impiega venti anni ad evolvere e conserva da adulto caratteristiche anatomiche fetali (neotenia)

  • Rispetto agli altri animali, l’uomo è un essere drammaticamente ritardato nello sviluppo: prematuro alla nascita, impiega venti anni ad evolvere e conserva da adulto caratteristiche anatomiche fetali (neotenia)

  • Per quanto riguarda l'anatomia i tratti neotenici più evidenti sono: il rapporto percentuale tra il volume della testa e quella del corpo; l'estrema riduzione del sistema pilifero; i denti piccoli, le ossa fragili.

  • Come riesce chiaro dall’addomesticamento degli animali (il cane), la neotenia comporta anche modificazioni del carattere e del comportamento. Gli animali neotenici mantengono caratteristiche da cuccioli, espressive di un’emozionalità più viva e più plastica





Gli introversi sono gli esseri più neotenici che esistano nell’ambito della specie umana.

  • Gli introversi sono gli esseri più neotenici che esistano nell’ambito della specie umana.

  • Il dato più evidente che permette di affermare questo è il loro stesso aspetto. A livello adolescenziale conservano dei tratti infantili, a livello adulto dei tratti adolescenziale. In genere, poi, da adulti, dimostrano sempre meno dell’età che hanno.

  • Se queste caratteristiche vengono interpretate tenendo conto di ciò che significa la neotenia, si può capire che le apparenze celano un mondo interiore estremamente plastico, ricco di emozioni, di passioni, di creatività e di valori: ardente, appunto.



L’introversione è un patrimonio dell’umanità, che spesso va sprecato, perché l’interazione con un mondo dominato dal modello estroverso-estrovertito - determina troppo spesso un’avversione più o meno viscerale nei confronti del proprio modo di essere, vissuto come inadeguato e difettoso, e un’avversione non meno marcata nei confronti del mondo esterno, vissuto come normativo, incomprensivo, quando non addirittura irrispettoso e “violento”.

  • L’introversione è un patrimonio dell’umanità, che spesso va sprecato, perché l’interazione con un mondo dominato dal modello estroverso-estrovertito - determina troppo spesso un’avversione più o meno viscerale nei confronti del proprio modo di essere, vissuto come inadeguato e difettoso, e un’avversione non meno marcata nei confronti del mondo esterno, vissuto come normativo, incomprensivo, quando non addirittura irrispettoso e “violento”.

  • Questa duplice avversione blocca lo sviluppo dei soggetti introversi e li destina spesso nel vicolo cieco del malessere e del disagio psichico.



La LIDI è stata fondata per tutelare i diritti degli introversi in fase evolutiva.

  • La LIDI è stata fondata per tutelare i diritti degli introversi in fase evolutiva.

  • Una tutela essenziale consiste nell’aiutare gli introversi a capire il significato della loro condizione. Essi la vivono, percepiscono la propria diversità e, anche se non di rado hanno transitoriamente vissuti di superiorità nei confronti degli altri, quasi costantemente giungono a sentirsi difettosi, inadeguati, ecc. Non sanno e non possono capire che la loro apparente disfunzionalità è l’espressione evolutiva di un modo di essere che, sviluppandosi, può trasformarsi in un valore. Vanno aiutati insomma ad acquisire la consapevolezza di un prezzo da pagare in fase evolutiva che viene poi ampiamente ricompensato nel corso della vita.



L’aiuto però richiede che i genitori e gli insegnanti abbiano essi per primi le idee chiare (per quanto possibile) sul modo di essere introverso, suoi suoi valori e sui suoi limiti.

  • L’aiuto però richiede che i genitori e gli insegnanti abbiano essi per primi le idee chiare (per quanto possibile) sul modo di essere introverso, suoi suoi valori e sui suoi limiti.

  • La lettura di Timido, docile, ardente… e de Le talpe riflessive può senz’altro essere utile.

  • Si tratta però poi di riflettere sulla cattura ideologica che il modello dominante estroverso (e estrovertito) esercita nel nostro mondo.

  • Occorre impegnarsi a sormontare questo modello che, se incide negativamente sullo sviluppo degli introversi, è dannoso per tutti



Occorrerebbe cominciare a parlare di questi problemi nelle scuole

  • Occorrerebbe cominciare a parlare di questi problemi nelle scuole

  • Il sapere accumulato dalle scienze umane e sociali (neurobiologia, antropologia culturale, psicologia, psicoanalisi, sociologia, economia, storia, politologia, ecc.) , per quanto incompleto, è ricchissimo di dati che dovrebbero giungere a fare parte della cultura corrente.

  • Che tali dati rimangano un patrimonio degli esperti è un arbitrio e uno spreco

  • Essi, infatti, configurano un sapere che riguarda l’uomo e dovrebbe far parte del bagaglio culturale di tutti gli esseri umani.







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