Questione nazionale e



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QUESTIONE NAZIONALE E

RIVOLUZIONE PROLETARIA

SOTTO L’IMPERIALISMO MODERNO

Robert Bibeau



Dello stesso autore

Come informatizzare la scuola

Les Publications du Québec, CNDP, L’Ingénierie éducative, 1996


Il «progetto» di Fatima. Studio psicologico di caso.

Éditions L’Harmattan, Psychanalyse et Civilisations, 2012


Manifesto del partito operaio

Éditions Publibook, Essai, 2014


Il narcisismo, nevrosi di un’epoca.

Studio psicologico di caso

Éditions Publibook, Psychologie, 2015




Casa Editrice: L’Harmattan

SOMMARIO

PREFAZIONE

CAPITOLO 1 Questione nazionale e rivoluzione proletaria

CAPITOLO 2 Ferguson, Minneapolis, Dallas,

stesso proletariato, stessa lotta

CAPITOLO 3 I marxisti e la questione nazionale


CAPITOLO 4 Nazionalismo e socialismo
CAPITOLO 5 Marxismo, nazionalismo e lotte nazionali oggi

CAPITOLO 6 Leninismo o marxismo? L’imperialismo e

la questione nazionale

NOTE


INDICE


PREFAZIONE
Robert Bibeau

Contrariamente alle pretese degli “indipendentisti" e nonostante il battage mediatico intorno ad alcuni avvenimenti nazionalisti (Brexit, referendum catalano e scozzese, separatismi fiammingo e del Québec), la questione nazionale è sempre meno presente nello spirito del proletariato internazionale. A dire il vero, ci sono solo la destra e la sinistra borghese per infiammarsi a proposito delle sciocchezze scioviniste nazionaliste. L'approfondimento della crisi economica sistemica dell’imperialismo provoca grandi disordini politici, militari e sociali, il ritorno di velleità nazionaliste gregarie nei piccoli borghesi è una di quelle, questo passerà.
Bisogna risalire a Lenin, ai bolscevichi e alla Rivoluzione russa per rintracciare l'origine della confusione suscitata tra le lotte borghesi di liberazione nazionale borghesi, (dette d’indipendenza nazionale) e le lotte anticapitaliste internazionaliste della classe proletaria. In seguito, Stalin ha portato lo stendardo del nazional-bolscevismo russo più alto che quello del nazional-socialismo tedesco e l'URSS hanno schiacciato la potenza tedesca dei Krupp e dei Messerschmitt, prima di crollare a sua volta. Dopo il nazional-bolscevismo, il nazional-maoismo è salito sul cavallo di Troia del nazionalismo borghese e ha fatto la lotta tra i "Tre mondi"; il mondo "nazional-imperialista" delle due superpotenze; il mondo "nazional-capitalista" delle potenze secondarie e il mondo "nazional-terzomondista" dei paesi non allineati - prede dei primi due mondi e che la Cina maoista avrebbe voluto imporre -. Deng Xiaoping, lo Stalin cinese, iniziò il "take off", il decollo economico-capitalista in Cina e assicurò a questa potenza emergente i mezzi industriali e finanziari delle proprie ambizioni globalizzate. La sfortuna del capitale cinese è che la propria ascesa avviene nel momento in cui il metodo di produzione capitalista globalizzato, nel suo stadio imperialistico declinante - completa la sua conquista del pianeta.

L'imperialismo globalizzato avendo raggiunto il suo culmine può solo declinare. Vale a dire che il capitale in Cina, India e in Africa completa la proletarizzazione degli ultimi contadini semi-feudali, la conquista degli ultimi mercati, e l’esplorazione delle ultime regioni di risorse periferiche. Un secolo dopo la predizione di Lenin, l'insurrezione popolare mondiale è all'ordine del giorno e il proletariato cinese (e non la classe contadina cinese come pensava Mao), potrebbe dare il punto di partenza insurrezionale internazionale. Questa evoluzione determina che la questione nazionale avrà meno importanza nella politica mondiale poiché le due classi che lottano per l'egemonia sono le due classi sociali nate dallo sviluppo capitalista industriale, urbano e globale - la classe capitalista multinazionale decadente e la classe proletaria internazionale emergente. Da questa guerra titanica nascerà sicuramente il metodo di produzione proletario comunista che noi non conosciamo e che il proletariato dovrà imparare a domare, sempre che "l'avanguardia" della sinistra borghese possa tacere e lasciar fare alla classe operaia rivoluzionaria.
In questo opuscolo abbiamo riunito alcuni testi che trattano della questione nazionale. Alcuni di questi autori adottano una posizione "marxista" e condannano ogni posizione che, a loro avviso, non corrisponde al canone "marxista". Questo comportamento settario e dogmatico è l'eredità della Seconda, Terza e Quarta Internazionale e dell'integrazione di queste organizzazioni nell'apparato di stato borghese. La "bolscevizzazione" delle organizzazioni di sinistra fu segnata dalla pratica dell'esclusione dei "dissidenti" e dalla glorificazione dei guru dai loro corrieri, reclutati sotto il "centralismo democratico" militarizzato, per "proteggere" la "purezza ideologica" e la lealtà settaria verso queste galere effimere. Chi non ha mai sentito parlare del "Piccolo padre dei popoli" e del "Grande Timoniere"?

Questa esclusione, che ha dapprima colpito l'opposizione di sinistra tedesca, olandese, polacca, italiana e francese si sono in seguito infiltrate le sette provenienti da questa opposizione. Oggi, ogni setta di sinistra pratica l'esclusione, la divisione e il rifiuto di dibattere, isolando accanitamente i suoi militanti da ogni influenza proletaria. Valutare il livello di concordanza di una linea politica di classe con un riferimento statutario, che siano Marx o Engels, Bukharin o Lenin, Trotsky o Stalin, Mao o Gramsci, è una pratica ideologica dogmatica, anti-materialista dialettica, che non permette di convalidare un'analisi di classe, e che riesce appena a misurare la conformità di un pensiero con quello di un dogma sacralizzato e fossilizzato. Da parte nostra, non aderiamo a nessuna setta, a nessun dogma, totalmente asservito che noi siamo dalla parte della classe proletaria, dei suoi interessi rivoluzionari e del metodo materialista storico e dialettico. 
Robert Bibeau. Direttore del web magazine




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