R le forestier la massoneria occultistica nel XVIII secolo



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R. LE FORESTIER


LA MASSONERIA OCCULTISTICA NEL XVIII SECOLO1

L'Ordine degli Eletti Cohen

PRIMO LIBRO

Dottrine e pratiche degli Eletti Cohen
(Trad. di C. M. Aceti)


LIBRO PRIMO

DOTTRINE E PRATICHE DEGLI ELETTI COHEN

Prefazione


Ci sono secoli ideali, dice Maeterlinck nel "Tesoro degli Umili", nei quali

l'intelligenza e la bellezza regnano castamente, ma dove l'anima non si manifesta. Essa è

assai distante dal XVIII secolo, per lo meno in superficie, poiché le sue profondità con

Claude de Saint-Martin, Cagliostro, che è più dignitoso di quanto non si creda,

Pasqually e molti altri, ci nascondono ancora molti misteri". A parte le riserve fatte sulla

"dignità" del Grande Cofto assai poco degna di fede, anche dopo la recente difesa del

Dr. Marc Haven, non si può fare a meno di approvare la citazione che considera senza

pari il filosofo di Amboise e il Maestro degli Eletti Cohen; forse il suo unico torto

sarebbe quello di dare al primo il sopravvento sul secondo. Saint-Martin e Pasqually

sono i rappresentanti più tipici delle tendenze mistiche del loro tempo, i capi più ardenti

della resistenza opposta dallo Spiritualismo al progresso del Materialismo razionalista,

ma, se consideriamo l'influenza esercitata da ciascuno dei due uomini, è far torto a

Pasqually metterlo in seconda fila. E' vero che le opere del Filosofo incognito sono state

lette in tutta l'Europa, ma, oscure per la forma come per il contenuto, erano

comprensibili solo a rari privilegiati e l'autore del trattato "De gli Errori e della Verità" fu

meno un caposcuola che un mistico mondano ed un estatico solitario. Pasqually che, per

un tempo abbastanza lungo, fu la prima e sola guida di Saint Martin sulle vie

dell'occultismo, ebbe, al contrario, la tempra del capo, seppe dare un corpo alle sue

dottrine, trovare il mezzo per metterle in pratica e fare proseliti per una società segreta

molto organizzata.


L'importanza storica di Pasqually dunque è assai superiore a quella di Saint-Martin

e fare la storia dell'Ordine degli Eletti Cohen significa, riprendendo le parole di

Maeterlinck, svelare uno dei misteri che le profondità del secolo XVIII nascondono.
Questo studio tanto più è giustificato in quanto la Società fondata verso il 1760 da

Pasqually è, sia per le sue dottrine, sia per il suo fine, il più interessante dei gruppi

occultistici che, in quell'epoca, si sono riparati sotto l'egida massonica.
Disdegnando i vantaggi materiali e immediati che moltissimi adepti ricercavano

nello studio delle scienze segrete, "arrestandosi", come dice Dermenghem, "al piano

astrale ambiguo, anziché innalzarsi al piano divino", i discepoli di Pasqually non hanno mai

chiesto all'Alchimia dei tesori o la panacea, all'Astrología la prescienza dell'avvenire,

alla Cabala i filatteri contro i pericoli o le malattie che minacciano la vita dell'uomo. Essi

hanno praticato la Teurgia, non per mettere al proprio servizio gli Spiriti e, tramite loro,

comandare alla natura o acquisire conoscenze trascendentali, ma perché erano

tormentati dalla necessità di sapere se appartenevano alla classe dei mortali privilegiati

ai quali la Divinità accorda il favore di manifestazioni soprannaturali, presagio della

loro futura beatitudine. I riti che essi hanno preso alla Magia Cerimoniale sono meno dei

mezzi di costrizione che dei modi di adorazione e di implorazione più efficaci. Gli Eletti

Cohen furono, come dice il secondo termine del loro doppio nome, i "sacerdoti" di una

religione esoterica le cui aspirazioni mistiche si innalzavano con grandi colpi d'ala

lontano dal mondo materiale. Il disinteressamento di questi "Uomini di desiderio" verso

i beni terreni, il loro disprezzo profondo per i risultati positivi e pratici che molti

occultisti si aspettavano dalle loro relazioni con l'aldilà, il fervore e la tenacia dei loro

sforzi per avere una risposta alla domanda che turbava la loro anima inquieta

impongono il rispetto, qualunque sia l'opinione che si possa avere in merito al fondo

stesso del loro credo e del culto che ne era l'espressione.
D'altra parte Martinez de Pasqually ha edificato un sistema metafisico e mistico assai

curioso. Composto di materiali attinti alla Tradizione segreta, egli presenta una eco,

debole ma ancora molto precisa, delle diverse dottrine esoteriche che presero corpo in

Oriente nei primi secoli della nostra era, dopo aver raccolto l'eredità di un passato

ancora più lontano e che sono penetrate in Occidente tramite la Cabala ebraica.
Così l'Ordine degli Eletti Cohen costituisce, sotto il manto della Massoneria, uno

degli ultimi anelli della lunga catena delle associazione misteriose e gelosamente chiuse

i cui membri ritenevano, con procedimenti magici, di comunicare con il divino per poter

partecipare al privilegio di una beata immortalità. I discepoli di Martinez sono, nel XVIII

secolo, i successori dei mystes d'Asia, d'Egitto, di Grecia e d'Italia, dei Valentiniani, degli

Orfici e dei fedeli di Mithra; essi professano, nell'epoca dei "Lumi", le dottrine mistiche

dei Neoplatonici, degli Gnostici e dei Cabalisti e coltivano, nel tempo della Enciclopedia,

la "segreta saggezza degli Antichi".


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Il piano adottato in questo studio è stato imposto dal duplice aspetto sotto il quale si

presenta l'Associazione di cui si occupa. L'Ordine degli Eletti Cohen è, in quanto alla

forma, un rito massonico che pratica i tre gradi simbolici e designa i gradi superiori con

denominazioni familiari a tutti i fratelli; ma per quanto riguarda il contenuto, è un

gruppo occultistico che persegue, con mezzi peculiari, un fine mistico tenuto

accuratamente nascosto. L'Eletto Cohen è assai meno interessante come massone che

come teurgo. Perciò era necessario prima mettere in luce, ed è ciò a cui i due primi libri

si dedicano, le dottrine esoteriche dell'Associazione, far conoscere la natura e lo scopo

dei procedimenti magici con i quali essa tentava di entrare in relazione con il mondo

soprannaturale e cercare nei sistemi mistici anteriori l'origine delle sue teorie e delle sue

pratiche. Una volta tracciati i lineamenti originali e caratteristici del suo volto, non

rimaneva che riassumere nel terzo libro la storia della Società, cioè esporre la sua

organizzazione e dimostrare quale parte ha recitato nel mondo massonico e negli

ambienti mistici.

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Le fonti di cui ci siamo serviti sono di due tipi:
1. opere generali e monografie;
2. documenti pubblicati di recente o consultati parzialmente in studi Precedenti.
Nella prima categoria figurano secondo l'ordine cronologico:

(Guillemin de Saint-Victor): Recueil precieux de la Maçonnerie adonhiramite,

1785.

Pernéty: Dictionnaire mytho-hermétique, 1787.


Barruel: Mémoires pour servir à l'histoire du Jacobinisme, 1796.


J.J.Mounier: De l'influence attribuée aux Philosophes,aux Francs-masons et aux

Illuminés sur la Révolution de France, 1801.

Thory: Annales originis Magni Galliarum Orientis, 1812.


A.Lenoir: La Franche Maçonnerie rendue à sa veritable origine, 1814.


Thory: Acta Latomorum,1815.


J.de Maistre: Soirées de Saint-Pétersbourg, 1821.


Molitor: Philosophie der Geschichte, 1824.


Franck: Kabbale,1843.


Gérard de Nerval: Notice sur Cazotte,1845.


Kloss: Geschichte der Freimaurerei in Frankreich,1852.


Caro: Essai sur les doctrines et sur la vie de Saint-Martin, 1852.


Ragon: Orthodoxie maconnique,suivie de la Maoonnerie occulte, 1853.


Matter: Saint-Martin, le Philosophe Inconnu,sa vie,ses écrits, son maitre Martinez

et leur groupe, 1862.

Saint-Martin: Correspondence inédite avec Kirchberger,1862.


Allgemeines Handbuch der Freimaurerei, 1863-67.


Franck: Saint-Martin et son maitre Martinez de Pasqualis, 1866.


F.Fabre: Documents maçonniques, 1866.


De Gleichen: Souvenirs,1868.


Chaignet: Pythagore et la philosophie pythagoricienne, 1874.

Daruty: Recherches sur le Rite Ecossais,1879.


Nettelbladt: Geschichte freimaurerischer Systeme in England, Frankreich und

Deutschland, 1879.

A.Prost: Corneille Agrippa, 1881-82.


Gould: History of Freemasonry,1884.


C.Agrippa: De la Philosophie Occulte, 1893-94.


Bischoff: Thalmud-Katechismus, 1904.


Bischoff: Im Reiche des Gnosis, 1906.


Begemann: Vorgeschichte und Anfaenge der Freimaurerei in England, 1909.


Wolfstieg: Bibliographie der freimaurerischen Literatur, 1911.


De Faye: Gnostiques et Gnosticisme,1913.


Bischoff: Kabbalah, 1917.


Alfaric: Ecritures manichéennes,1918.


Saintyves: Essais de Folklore biblique,1923.


Vulliaud: La Kabbale juive, 1923.


Frazer: Le Rameau d'or, 1924.


Frazer: Le Folklore dans l'Ancien Testament,1924.


Zielinski: La Sybille, 1924.


A.Lantoine: La Franc-Maçonnerie chez elle,1925.


Wittemans: Histoire des Rose-Croix, 1925.


Kreglinger: Religion d'Israel, 1926.


La seconda categoria comprende testi estratti sia da trattati dogmatici, sia dalla

corrispondenza confidenziale degli adepti e dei quali è stato fatto grande uso. Essi si

trovano nelle pubblicazioni seguenti:

Martinez de Pasqually: Traité de la Réintegration des Etres.

Opera fondamentale del fondatore e capo della Società, è stata stampata per la prima

volta nel 1899; una copia mano scritta, trovata tra le carte di Saint-Martin, era stata

comunicata dal suo possessore, lo storico Matter, a Franck che ne ha riprodotto i primi

26 fogli nel suo "Saint-Martin". I due testi presentano solo insignificanti differenze.


Papus: Martinez de Pasqually, 1895.


Papus: Louis-Claude de Saint-Martin, 1902.

I documenti riprodotti da queste due opere derivano dalla Loggia degli Eletti Cohen

di Lione. Queste rimanenze di archivio si componevano, secondo il loro editore, di 28

lettere di Pasqually a Willermoz (I767-1774), 48 lettere di Saint-Martin allo stesso (I7711790),

10 lettere di altri membri dell'Ordine (I778-1787), oltre a catechismi,

comunicazioni e rapporti.
Nel suo primo libro Papus estrae dalla corrispondenza di Pasqually con Willermoz

varie indicazioni e date; analizza inoltre 20 lettere dello stesso allo stesso, una lettera del

secondo al primo e riproduce i catechismi di parecchi gradi. Nel secondo libro ha

pubblicato integralmente 45 lettere di Saint-Martin a Willermoz. Le opere di Papus

interessano solo per i testi originali che fanno conoscere, poiché i commenti con cui

l'editore li accompagna sono molto tendenziosi. Il Dr. Encausse che, con lo pseudonimo

di Papus, tentò di risvegliare l'antica Società chiamandola: Ordine Martinista, non

sembra aver capito bene chi erano e che cosa volevano coloro di cui egli pretendeva di

essere il successore: egli non ha nemmeno ritenuto necessario studiare, anche in modo

superficiale, la storia della Massoneria e quella dell'Occultismo su cui fornisce con

imperturbabile sicurezza, gli spropositi più monumentali.

G. Bord: La Franc-Maçonnerie en France des origines à 1815,1908.

L'autore ha estratto da un deposito di cui non indica il luogo, alcuni documenti di

prim'ordine: lettere di adepti e note biografiche di alcuni di essi.


Nouvelle notice historique sur le Martinésisme et le Martinisme. (Introduction à

une réimpression des Enseignements Secrets de Martinez de Pasqually, par Franz von

Baader), 1900.

Questo lavoro si dedica soprattutto a confutare le invenzioni di Papus,fa numerose

citazioni di lettere di adepti conservate in archivi privati.


J.B.Willermoz: Les Sommeils, 1926.

Contiene una importante corrispondenza tra Willermoz e il barone di Turckheim.

Nella lista che segue sono elencate le Opere più spesso citate e sono precedute da

cifre romane che le rappresentano nelle referenze date nel testo.
I - Martinez de Pasqually: Trattato della Reintegrazione. Traduzione italiana.

Genova,1982.


II - Papus: Martinez de Pasqually.
III - Papus: Saint-Martin.
IV - Nouvelle Notice Historique ecc.
V - Bord: La Franc-Maçonnerie.
VI - Willermoz: Sommeils.

VII - Gleichen: Souvenirs.

VIII - Matter: Saint-Martin.

IX - Franck: Saint-Martin.

X - Thory: Acta Latomorum.

XI - Thory: Annales originis.


Primo Capitolo
La Reintegrazione: Cosmologia e Antropologia
Il "Trattato della Reintegrazione degli esseri nelle loro prime proprietà, virtù e potenze

spirituali e divine", opera dogmatica e compendio della dottrina segreta insegnata da

Pasqually, ha la forma d'un corso professato ex cathedra. L'Autore si rivolge al lettore

con il tono del maestro che conversa con gli allievi; prevede le loro obiezioni e le con

futa in anticipo, previene le domande che potrebbero rivolgergli, si sforza di dissipare

gli eventuali loro dubbi dando prova della sua buona fede e dell'esattezza delle sue

informazioni. Il Trattato, scritto per i soli membri dell'Ordine, fu il Vangelo degli Eletti

Cohen. A tutti i membri della Società "cotisants" era consegnata una copia assieme ai

quaderni e le istruzioni del grado (III, 84). Iniziata nel febbraio 1771, l'opera a cui

Pasqually si consacrò totalmente sin dal l'inizio del 1772 (III, 85, 111) è rimasta

incompiuta1.
Ma, per quanto incompleto sia, il Trattato presenta nelle sue 388 pagine, uno

sviluppo molto importante per dare una idea sufficiente del sistema mistico della

Società.
Ciò che, peraltro, consola il lettore giunto all'ultima pagina d'un testo bruscamente

interrotto, è che le dottrine che costituiscono la materia del Trattato non possono essere

estratte che a prezzo d'un lavoro assai penoso. L'opera tradisce ad un tempo la

precipitazione con la quale è stata redatta, l'inesperienza dell'Autore e la mancanza di

cultura francese dello Scrittore. Pasqually ignora del tutto le regole più elementari della

composizione. Incapace di seguire, od anche di concepire, un piano logico e chiaro, egli

si perde in digressioni o ripetizioni ed invano si sforza di riannodare di tanto in tanto

l'interrotto filo del suo discorso.


1 J.B. Willermoz, uno dei principali discepoli di Pasqually affermò, in una lettera indirizzata, nel 1821, al

barone di Turkheim (VI, 144), che il Trattato "non va oltre Saul". Al primo re degli Ebrei si arresta anche

l'edizione della Biblioteca Rosacruciana dalla quale sono estratte le citazioni che si troveranno in questo

capitolo e nei seguenti. Turkheim ha avuto un altro manoscritto, portato in Alsazia da uno

strasburghese che era vissuto a Bordeaux, nel periodo in cui insegnava Pasqually; le frasi finale ed

iniziale, che egli cita integralmente (VI, 142), corrispondono, eccetto una insignificante variante, a quelle

dell'edizione rosacruciana, ma segnalando una divisione di 732 paragrafi che il manoscritto di Matter

sembra ignorare. Questi, che ha avuto sotto gli occhi due copie del Trattato, annota che in ciascuna di

esse l'opera resta incompiuta (VIII, 13).

La fatica del lettore che erra senza guida in questo labirinto è accresciuta

ulteriormente dalla asprezza dello stile e dalla oscurità dei termini. Il Trattato è stato

pensato in una lingua straniera, come rivelano i costrutti e le espressioni quali: "far forza

di legge", "per un tempo immemorabile" e gli errori di lingua e di sintassi di cui

troviamo nelle citazioni numerosi esempi che rendono certi passi quasi inintelligibili.

Intricato, oscuro e scorretto nel corso di tutta l'opera, lo stile diventa veramente

insopportabile quando l'Autore pretende di migliorarne il tono. Due invocazioni, scelte

a caso, possono dare un'idea di quel che Pasqually è capace di scrivere quando mira al

sublime. Mosè, nell'offrire un sacrificio al Signore tra il deserto di Madian e il monte

Horeb, gli rivolge la preghiera seguente: "O Eterno! Creatore d'ogni potenza! esaudisci il

sacrificio che ti offro in tutta santità e nella purezza della potenza divina che ti piacque

darmi nella tua misericordia e per la tua maggior gloria! Mi sottometto del tutto alla tua

infinita grandezza! Disponi di me secondo la tua volontà; ricevi il sacrificio che ti faccio

della mia anima, del mio cuore e del mio corpo e di tutto quanto mi appartiene

spiritualmente e temporalmente; ricevilo in espiazione del peccato del padre degli

uomini e di quello di tutta la sua posterità. Come ogni cosa deriva da Te, ogni cosa

ritornerà a Te" (I, 128). Adamo, nel fare atto di contrizione dopo la colpa originale, si

esprime in questi termini: "Padre di carità, di misericordia; Padre vivificante e di vita

eterna; Padre Dio degli Dei, dei cieli e della terra; Dio forte e fortissimo; Dio di giustizia,

di pena e di ricompensa ... Dio di pace e di clemenza, di compassione.... Dio di pace e di

appagamento, Dio magnifico, d'ogni contemplazione, degli esseri creati e delle

ricompense inalterabili; Dio padre di misericordia illimitata in favore della sua debole

creatura, esaudisci colui che geme dinanzi a Te dell'abominio del suo delitto ...." (I, 16).


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Il Trattato della Reintegrazione si presenta come una specie di sommario e di

versione segreta dei primi libri del Pentateuco, in particolare della Genesi e dell'Esodo.

Espone a suo modo la creazione di Adamo e di Eva, tratta del peccato originale,

racconta la storia della discendenza della prima coppia e della stirpe di Caino e di Set,

descrive il diluvio, poi passa a Noè, ad Abramo e sua discendenza, alla posterità di

Isacco, narra la fuga dall'Egitto, si dilunga con compiacenza sulla parte recitata da Mosè,

dice alcune parole sui Giudici e si interrompe bruscamente dopo l'incontro di Saul con

la Pitonessa.

Il racconto perde chiaramente ogni interesse non appena Mosè abbandona la scena.

Il legislatore degli Ebrei è, per il nostro autore, il personaggio centrale. Con il pretesto di

esporre l'insegnamento che Mosè, interprete di Jahovah, diede al popolo di Israele,

Pasqually attribuisce al profeta che parla "con verità secondo l'Eterno" (I, 162) 2 e

presenta, come rivelate da Dio, le teorie metafisiche che fa conoscere ai suoi discepoli.

Questa tendenza, così chiaramente dimostrata nella seconda metà del Trattato, si

intravvede già nella prima, poiché la pretesa storia dei Patriarchi, da Adamo a Giacobbe,

non serve che ad illustrare allegoricamente le dottrine mistiche esposte nella

Reintegrazione.


Queste dottrine costituiscono una cosmogonia ed una antropologia esoteriche,

pretendono di dare la chiave del destino passato, presente e futuro dell'uomo e sono

giustificate da una esegesi biblica che mutua i suoi metodi dal simbolismo, dalla

aritmosofia e dalla geometria mistica.


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La cosmologia della Reintegrazione è in sostanza una Pneumatologia.


"Prima dei tempi, Dio emanò degli esseri spirituali" (I, 1). "I primi spiriti emanati dal

seno della Divinità erano di stinti tra loro per virtù, potenze e nomi ... I nomi di queste

quattro classi di spiriti erano più forti di quelli che diamo comunemente ai Cherubini,

Serafini, Arcangeli ed Angeli i quali sono stati emancipati dopo. Inoltre questi quattro

primi principi di esseri spirituali avevano in sè, una parte della dominazione divina ..."

(I, 5). Solamente questi "esseri spirituali divini", emanati direttamente da Dio e che erano

innati nella divinità come "il seme della riproduzione delle forme" è innato nei vari

organismi che compongono l'universo materiale, sono "reali e imperituri", cioè hanno

una propria esistenza, assoluta, eterna; essi esisteranno sempre "innati nella Divinità" (I,

92).
Accadde che alcuni "capi spirituali divini prevaricassero" abusando della libertà che

Dio aveva loro accordato. Infatti Dio aveva lasciato gli esseri emanati liberi di agire

"conformemente ai loro pensieri ed alla loro volontà particolare ... non potendo leggere

nelle cause seconde temporali, né impedire l'azione senza derogare alla sua esistenza

d'Essere necessario ed alla sua potenza divina" (I, 11/12). "Dio non potendo leggere nel

pensiero, come ho già detto, se non quando è concepito e non potendo distruggere la

volontà degli esseri spirituali" (I, 26).


2 Secondo Matter, Pasqually è il "cancelliere di Mosè" (VIII, 17).

Gli Spiriti ribelli vollero avere una parte superiore a quella loro attribuita. "Agenti

secondari", dovevano agire solo come strumenti della Divinità. Incitati dall'orgoglio,

vollero emanare, a loro volta, degli esseri spirituali che dovevano dipendere solo da essi.

Usurparono l'onnipotenza divina pretendendo dar vita con la loro potenza "alle cause

terza e quarta" (I, 6).


L'errore dei primi Spiriti, quella "semplice volontà criminale" che è il "principio del

male spirituale" ebbe tre importanti conseguenze.


Dapprima, Dio creò il mondo materiale "per essere il luogo fisso in cui gli Spiriti

perversi dovevano agire, esercitare in privazione (cioè privi di qualsiasi comunicazione

con Dio) la loro malizia" e per essere "il limite delle loro operazioni cattive" (I, 6/7). In

questa prigione gli Spiriti decaduti, non facendo più parte della Divinità che aveva rotto

qualsiasi rapporto con essi, furono "emancipati" (I, 7) cioè liberi non solamente di volere,

ma anche di poter agire in totale indipendenza nel dominio loro assegnato.3


3 Il senso della parola "emancipato" non è sempre indicato con chiarezza. Pasqually sembra aver distinto:
(1)

l'emanazione stato degli Spiriti esistenti nel cerchio della Divinità e destinati ad agire

conformemente alle sue intenzioni;

(2)


l'emancipazione che è la condizione degli Spiriti inviati dal Creatore negli altri cerchi, dove

godono, a loro rischio e pericolo, di totale libertà d'azione.

Così egli definisce (p. 152) l'uomo attuale: "un essere emancipato dal cerchio della Divinità". Spesso gli

capita anche di usare il termine "emancipato" nel senso di "emanato" come per es. a p. 155 dove

"emancipazione divina" significa esattamente "emanazione". L'incerta terminologia del Trattato




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