R le forestier la massoneria occultistica nel XVIII secolo



Scaricare 1.9 Mb.
Pagina8/27
12.11.2018
Dimensione del file1.9 Mb.
1   ...   4   5   6   7   8   9   10   11   ...   27

crediamo" (III, 90); i fenomeni visuali erano più frequenti e, generalmente, "la

manifestazione si avverava con una visione" (II, 87). Sembra anche che l'orripilazione e i

misteriosi suoni non fossero segnalati che come premi di consolazione per gli adepti che

non vedeva no mai niente (III, 90). L'abate Fournié, uno degli operanti più favoriti, fa

sapere sulla fede della propria esperienza che Pasqually possedeva il dono di "rafforzare" i

suoi insegnamenti con visioni "esteriori" dapprima vaghe e rapide come il fulmine, poi

sempre di più distinte e prolungate (IX, 18). Secondo lo stesso Maestro quei bagliori

potevano essere di vari colori: "bianco, blu, bianco-rosso chiaro, di colore misto o tutto

bianco" (II, 92). Affinché potessero essere veduti, alla fine dell'Operazione, la candela posta

ad Ovest, fuori del Quarto di Cerchio, era ritirata ed anche un po' oscurata. La

semioscurità consentiva "alle cose che dovevano apparire d'essere libere da qualsiasi luce

elementare (materiale), dato che le cose hanno in sè la propria luce, sia bianca o d'altro

colore" (II, 94).
Che degli adepti avessero visto o creduto di vedere simili manifestazioni luminose, era

quanto affermavano, oltre alle dichiarazioni dello stesso Pasqually, i "certificati" firmati da

alcuni di loro: il marchese d'Hauterive, il capitano di artiglieria Defore, il barone di

Calvimont, il benestante bordolese Defournier, i "Venerabili Fratelli" Tabory, Schild e

Marcadi. Questi "emuli" (discepoli) favoriti in modo particolare dalla "Cosa" avevano,

ancor prima di giungere al supremo grado della iniziazione, ma "regolarmente ordinati",

simili visioni "di giorno e di notte, senza candela, né qualsiasi altra luce" (II, 93).
Questi bagliori fuggitivi erano considerati la manifestazione di un Spirito che

rispondeva al richiamo dell'operante. La forma che prendevano si accostava a quella dei

geroglifici tracciati sul pavimento della Camera di Operazione49. Se era stabilita o supposta

una relazione l'operante pensa va che la "Cosa", cedendo alle sue suppliche e lasciandosi

vincere dalle cerimonie e dalle formule dell'Operazione, aveva, come egli stesso chiedeva

nell'Invocazione, "ripetuto" uno dei segni mistici che rappresentavano i Profeti e gli

Apostoli di cui aveva sollecitato in modo particolare l'intercessione, cioè gli era apparso

per un attimo uno di questi mediatori, sotto forma "gloriosa".


L'interpretazione dei Passi costituiva la parte più importante e più delicata del lavoro

degli Eletti Cohen (II, 110). Infatti si insegnava loro che l'evocazione poteva attirare Spiriti

malevoli, sempre pronti a tormentare o a ingannare i Minori Spirituali. Il capo demoniaco

il cui compito "consiste nel sotto mettere i Minori alle sue oscure leggi e di farle apparire

ad essi nette e chiare tanto quanto quelle che il Creatore ha messo nella sua creatura" (I,

18), usava contro di loro "il suo intelletto demoniaco generale" (che si esercita sulla natura

fisica). "Con la sua parola di comando . . . insinua il cattivo spirito negli Spiriti dei suoi

aderenti (subordinati), i quali poi lo comunicano ai Minori che il principe dei demoni cerca

incessantemente di sedurre e di sottomettere alle sue leggi" (I, 151/152). Lo stesso Mosè

non era sfuggito alle sue insidie: i tre maghi d'Egitto che "si dedicavano alle operazioni

demoniache", "combatterono continuamente la potenza spirituale di Mosè e non cessarono

di opporsi ai suoi lavori spirituali si no alla nona operazione che egli fece alla gloria del

Creatore. Questa ripetizione di operazione da parte dei maghi (questa ostinazione nel

voler contrastare gli sforzi dell'Eletto Spirituale) non cessò di preoccupare Mosè ed anche

di scuotere la grande fede che aveva nel Creatore" e soltanto con la decima operazione

riuscì a trionfare sugli avversari demoniaci (I, 133).


49 Pasqually inviò, il 9 maggio 1772, a Willermoz un disegno che rappresentava uno stelo luminoso

sormontato da un tripli ce pennacchio di fuoco e considerava questa manifestazione in modo particolare

significativa (II, 109).
Il demonio tentava senza posa di convertire al proprio culto i Minori, come aveva fatto

con Giacobbe, Nemrod che a Babilonia si diede a "inique operazioni" (I, 108). I suoi accoliti

si sforzavano di "indurre l'operante in grande errore" sorprendendolo con "cose illusorie o

propositi fai si" (III, 99). Facendo uso dello stratagemma che era già servito agli Spiriti

ribelli per ingannare Adamo presentandosi a lui "sotto l'apparente forma di corpo di

gloria" (I, 8, 72) e con l'esempio dei quattro Saggi, (Maghi) d'Egitto che, secondo Mosè,

"hanno fatto le stesse cose delle quattro mie prime operazioni" (I, 140), essi potevano creare

un Passo falso, un fenomeno luminoso che l'operante, interpretando male ciò che aveva

visto, prendeva per una manifestazione d'uno "Spirito buono".
Anche quando gli Spiriti divini erano gli autori delle manifestazioni, era necessario,

per poter apprezzare al suo giusto valore la ricompensa concessa ai lavori dell'operante,

distinguere se i fenomeni luminosi erano stati prodotti da gli stessi Spiriti del Superceleste
o del Celeste oppure da gli Spiriti sottoposti ai loro ordini, cioè, per usare il linguaggio

degli iniziati, se la "forma gloriosa" intravista era stata rivestita da uno Spirito delle sfere

superiori o da un abitante della sfera elementare.

Infatti l'Eletto Cohen doveva sapere che esistevano due specie di "forme gloriose". La

prima, "forma di figura apparente che lo spirito concepisce e crea secondo la sua necessità

e secondo gli ordini che riceve dal Creatore . . . . forma pronta mente reintegrata (dispersa)

non appena è generata dallo Spirito" non era "soggetta ad alcuna influenza elementare . . . .

. ad alcun alimento, . . . nessuna particella di fuoco centrale agisce su di essa" (I, 30). "La

forma gloriosa non contiene lo Spirito Minore o altro Spirito in privazione divina, poiché è,

come il Minore o come ogni altro Spirito, deputata dall'Eterno per manifestare presso gli

uomini od ovunque piaccia al Creatore, la gloria dell'essere divino" (I, 29). Tale era la nube

che era servita da difesa e da guida agli Israeliti erranti nel deserto: essa "era un corpo

apparente prodotto dall'azione d'una infinita moltitudine di spiriti puri e semplici che

erano un aspetto dello spirito divino Creatore uscito (inviato) per mezzo dell'Eterno dal

cerchio denario. Questo spirito divino camminava dinanzi a Israele in colonna di fuoco, e

la colonna di nube seguiva la sua traccia con precisione ed esattezza secondo le leggi

d'ordine, d'azione e di reazione, di creazione e di attrazione che lo spirito divino operava

su tutti quegli spiriti conformemente alla volontà del Creatore a favore di Israele e a danno

dei demoni. La nube, essendo formata dalla potenza degli spiriti, senza il concorso

d'alcuna materia, era un vero corpo di gloria" (I, 147).


Questo fuoco immateriale, che non dipendeva dagli elementi terrestri poiché gli Spiriti

del Superceleste e del Celeste lo estraevano dal loro fuoco divino (I, 159), prima della

caduta di Adamo era stato "la forma corporea gloriosa del Primo Uomo che aveva la

facoltà di costruire, dissipare, cambiare a sua volontà secondo le azioni che doveva

operare in conformità agli ordini che riceveva dal Creatore". Era la veste con cui si

coprivano gli abitanti spirituali del Superceleste e del Celeste per manifestarsi al Minore

perché "senza questo involucro, non potrebbe operare nulla sugli altri esseri temporali

senza consumarli con la facoltà innata dello spirito puro di dissolvere tutto ciò che

avvicina" (I, 159). La luce soprannaturale aveva una virtù purificatrice: "Per quanto giusto

sia il Minore davanti al Creatore, occorre sempre che sia purificato con il fuoco spirituale

dall'impurezza contratta con il proprio soggiorno in una forma di materia, quand'anche

avesse respinto tutti gli attacchi che il cattivo intelletto avesse voluto vibrargli" (I, 94).


La seconda "forma gloriosa", al contrario, era la veste degli Spiriti dell'asse fuoco

centrale che potevano estrarre dal loro fuoco le tre essenze fondamentali, costitutive della

materia, e così produrre una forma luminosa. Queste apparizioni avevano assai meno

valore di quelle delle prima categoria, poiché gli Spiriti dell'asse centrale, "semplici

soggetti" degli Spiriti superiori, si manifestavano per ordine di questi, quando gli Spiriti

dei due cerchi più elevati non volevano apparire direttamente;ma d'altra parte erano più

facili da identificare perché gli Spiriti dell'asse centrale "non possono operare che una sola

specie di forma" (I, 159) mentre gli esseri spirituali abitanti dei tre mondi superiori

potevano "produrre ad ogni istante nuove forme e variarle all'infinito" (I, 159).
o

o o
Con quali procedimenti gli Eletti Cohen pervenivano, in linea di massima, a

determinare se lo Spirito di cui ritenevano di avere constatato la manifestazione, fosse un

demonio, uno Spirito elementare, "un essere distinto e spirituale o uno spirito particolare

settenario che il Creatore ha assoggettato alla potente virtù delle spirito minore

quaternario" (I, 188), oppure uno degli Eletti Spirituali, profeti o apostoli, i cui geroglifici e

caratteri erano stati tracciati nel Quarto di Cerchio e potevano essere "resi" cioè riprodotti

da Passi (III, 113) è ciò che i documenti non ci rivelano. Essi sono muti anche sui risultati

ordinari dell'interpretazione, ma, confrontando ciò che sappiamo dello scopo e del

risultato scontato delle Operazioni con le dottrine e l'interpretazione esoterica dei testi

biblici contenuti nella Reintegrazione, per lo meno possiamo arrivare a dare una soluzione

verosimile ai problemi posti dal Trattato, a completare le informazioni date dalla

corrispondenza degli adepti sulle stesse Operazioni ed a precisare così l'idea che ci è con

sentito concepire del sistema occultistico degli Eletti Cohen.


La "Riconciliazione" è lo stadio preparatorio, e obbliga torio, della "Rigenerazione".

Questa è, per la verità, il ritorno del Minore nel Superceleste (I, 148) dove sarà "reintegrato

nelle primitive proprietà, virtù e potenze spirituali" accordate ad Adamo al momento della

sua emanazione50; essa sarà retaggio solo di quei Minori Spirituali che saranno stati

preliminarmente "riconciliati";cioè ritornati a comunicare con la Divinità dopo aver

abbandonato lo stato di "privazione" in cui la caduta del Primo Uomo aveva immerso tutta

la sua posterità.
La riconciliazione inizia "nel cerchio sensibile" o "cerchio minore", dimora dell'uomo

decaduto (la terra). Si compie, dopo la morte terrestre del Minore, nel "cerchio visuale" o

"cerchio intelletto", dimora degli Spiriti che gli comunicavano, quand'era in vita,

"l'intelletto buono" o "l'intelletto cattivo". Infatti, "non basta per la reintegrazione degli

esseri riconciliati, il tempo che essi atti vano e operano nel cerchio sensibile terrestre.

Occorre, necessariamente, che agiscano spiritualmente in tutti gli spazi del cerchio

universale, sino a quando non hanno finito il corso che il Creatore ha fissato ai Minori

emanandoli da se stesso ed emancipandoli dall'immensità divina" (I, 89). In ultimo il

Minore giunge nel "cerchio razionale" o "cerchio maggiore" dove risiedono gli Spiriti

Settenari; vi "riposa all'ombra (sotto la protezione) della riconciliazione", dopo aver

recuperato la condizione di Adamo innocente. Ciò è indicato dal simbolo dell'arca di Noè:

"I minori ragionevoli (dotati di ragione, cioè gli uomini) che erano racchiusi nell'arca ed il

tempo in cui vi restarono in privazione della luce elementare, ci rappresentano il ritiro dei

minori riconciliati e dei giusti, sotto le ombre della grande luce in cui riposeranno

effettivamente uno spazio di tempo nell'attesa, non avendo più da operare alcuna azione

temporale" (I, 89). Avendo recuperato l'originale dignità, dopo aver pagato il "tributo della

giustizia divina con i loro vari corsi di operazioni nei tre cerchi sensibile, visuale e

razionale" i Minori attendono "la fine dei tempi" cioè l'annullamento finale dei mondi

ritornando alla fonte dalla quale furono emanati, rivoluzione nel corso della quale "il

Primo Uomo e la sua posterità saranno integrati nel cerchio divino" (I, 24, 89, 114, 148).


50 Franck (IX, 15) ha creduto che con reintegrazione Pasqually intendesse "l'annullamento dei limiti che

determinano il—nostro essere, la distruzione della nostra coscienza e della nostra volontà individuali, il

ritorno della nostra anima in seno allo spirito universale". Significa attribuire al Trattato un concetto

gnostico che gli è estraneo. Pasqually non insegnava, come crede Franck "che ogni emanazione è una

decadenza, cioè una diminuzione della sostanza infinita". Se la sua dottrina ha avuto, come vedremo più

avanti, dei punti di contatto con lo Gnosticismo, tuttavia egli lasciava l'uomo in possesso della sua

esistenza individuale a seguito della propria reintegrazione nel cerchio superceleste;il Minore non doveva

perderla che "alla fine dei tempi" quando ogni emanazione, ogni creazione e, di conseguenza, ogni

esistenza distinta ritornerà a perdersi nella fonte originale. Dunque è falso dire, come fa Franck (p. 13), che

tutti gli esseri, quelli che circondano il trono dell'Eterno e popolano i cieli, come quelli esiliati su questa

terra "tutti sentono con dolore il male che li tiene lontani dalla fonte divina e attendono con impazienza il

giorno della reintegrazione".


La reintegrazione definitiva che equivale alla scomparsa di ogni esistenza oggettiva e

individuale, per il Minore ha assai meno interesse di quella che lo ha portato nel cerchio

maggiore, poiché quest'ultima costituisce la somma di felicità che può aspettarsi il Minore

Spirituale 51. E' perciò il fine logico della sua attività in questo mondo 52 e, poiché essa ha la

riconciliazione come condizione necessaria e come pegno, a questa egli deve dedicare tutta

la sua attenzione e tutte le sue cure.


Il primo stadio della riconciliazione, quello che si svolge nel cerchio sensibile e si

compie durante la vita terrena, ha per segno di manifestazione un essere spirituale che

rivela la sua presenza con sensazioni quali la pelle d'oca, rumori, soprattutto bagliori

variamente colorati e con forme più o meno nette. L'essere soprannaturale che annuncia in

tal modo al Minore Spirituale che è uscito dallo "stato di privazione", si chiama

"Riconciliatore". La parte del Riconciliatore può essere recitata da esseri di essenza diversa.

Dapprima fu un Essere Spirituale Maggiore che l'Eterno inviò presso i Patriarchi ed "era

un essere spirituale maggio re più possente dei minori gloriosi e che essi potevano

distinguere solo con le differenti azioni spirituali che questo essere operava al centro dei

minori riconciliati e non ancora rigenerati" (I, 23). I Patriarchi, dopo la loro rigenerazione,

sono diventati a loro volta dei Riconciliatori, in modo particolare quelli che, come Abramo,

Isacco e Giacobbe, erano stati, ancora in vita, in comunicazione con la Divinità tramite un

inviato celeste 53 ed ai quali l'Eterno aveva dato la doppia potenza accordata in origine a

Adamo per trionfare sugli Spiriti prevaricatori (I, 168). Il Riconciliatore, infine, può essere

uno dei profeti ebrei che Dio ispirava direttamente od uno dei dieci Minori Eletti che, in

epoche diverse, hanno riconciliato il popolo di Israele con Jehovah. Patriarchi, Profeti e

Minori Eletti attualmente assolvono presso i Minori Spirituali la funzione che adempivano

nei confronti degli Ebrei ai templi biblici: scrivendo i loro nomi o geroglifici nel Quarto di

Cerchio della Camera di Operazione gli Eletti Cohen si appellano alla loro intercessione.
51 E' importante rilevare la differenza essenziale tra le due rivoluzioni che Pasqually ha avuto il torto di

designa re con lo stesso termine;l'errore commesso da Franck deriva in gran parte dalla confusione creata

da Pasqually.
52 E' ciò che indica il titolo originale del Trattato che Pasqually prima aveva intitolato:"La Reintegrazione

d'ogni essere spirituale creato con le sue virtù, forza e potenza primitive nel godimento personale di cui

ogni essere gusterà singolarmente alla presenza del Creatore" (II, 191).
53 Idea ispirata dalle apparizioni angeliche di cui, secondo la Bibbia, furono favoriti i tre Patriarchi.
E' evidente, sebbene Pasqually sembra non essersene mai accorto, che quegli antichi

Minori non fossero che Riconciliatori delegati, come lo erano, lo abbiamo visto, gli Spiriti

dell'asse centrale, poiché il vero Riconciliatore è uno Spirito Maggiore o "Essere di doppia

potenza . . . eternamente occupato ad opera re le sue potenti facoltà nelle differenti classi in

cui saranno posti i primi e gli ultimi santificati e riconciliati" (I, 176/177). Il compito

assegnato allo Spirito Riconciliatore era così importante che invece di essere, come gli altri

Spiriti superiori "reso al suo primo stato di stabilità nel: l'immensità divina, come era

prima della creazione" quando il mondo materiale sarà scomparso "questo essere

spirituale sarà eternamente occupato ad operare la sua doppia potenza verso le classi di

spiriti che saranno distinte in tutta l'eternità (saranno distinte sino alla reintegrazione

finale) cioè: "gli spiriti giusti, santificati per primi; e gli spiriti che non saranno santificati e

riconciliati che per ultimi" (nel cerchio visuale) (I, 176). Ma se lo Spirito Maggiore doveva

essere solo ad operare la riconciliazione nel cerchio visuale dopo la dissoluzione del

cerchio sensibile, sembra che sia stato autorizzato a farsi rappresentare spesso in

quest'ultimo cerchio dagli Spiriti Elementari e dai Minori rigenerati; ad ogni modo, per

quanto la distinzione fatta tra le due forme gloriose stabilisca dei gradi nel favore

accordato dalla "Cosa" all'operante, il valore mistico della riconciliazione non sembra

essere dipeso assolutamente dalla natura dell'essere che si manifestava.


Con i "passi" i Riconciliatori, qualunque essi siano, fanno sapere all'operante di essere

davvero un Minore Spirituale e gli trasmettono nello stesso tempo i doni che hanno

ricevuto dall'Eterno o, per usare un termine mistico, gli imprimono un "sigillo" che

"invisibile all'uomo corporeo" tuttavia è "azione temporale di riconciliazione" (I, 25) e

senza il qua le nessun Minore può essere riconciliato. "Questo sigillo ad essi inviato (ai

Giusti ed agli Eletti Spirituali) visibilmente e senza mistero alcuno sull'uso che dovevano

farne in favore di coloro che dovevano riceverlo" (I, 21, 25). Apparendo a Caino ed alla

sorella dopo l'assassinio di Abele, l'angelo li segnò (simbolicamente) "sulla fronte con il

sigillo invincibile della Divinità, il che annunciava all'uno e all'altra di aver ottenuto la

misericordia del Creatore e che ancora una volta avrebbero goduto del nutrimento

spirituale divino (comunicazione col divino) che era stato loro ritirato a causa del loro

crimine" (I, 111).


Questo sigillo è l'Ottonario, l'Otto mistico, numero della doppia potenza divina,

numero che il Creatore "destina agli Eletti Spirituali che vuol favorire e preporre alla

manifestazione della sua gloria" (I, 168) e con il quale sono segnati gli stessi Riconciliatori,

poiché con questo numero sono state fatte tutte le successive riconciliazioni (I, 111).


Abbiamo visto quale importanza dovevano avere i Passi agli occhi degli Eletti Cohen,

poiché, il fenomeno soprannaturale ottenuto con una operazione è il sigillo, segno

obbligatorio di salvezza, e che solo i Minori Spirituali potevano ricevere, contenuti come

gli altri uomini "nella forma di materia creata da Adamo" e come essi sottomessi "in una

spaventosa prigione di tenebre", ma condannati solo ad una "privazione limitata" (I, 19), il

cui segno di riconciliazione annunciava la fine. Così si apriva la porta della salvezza

dinanzi all'operante testimone d'un Passo autentico;la luce che aveva scorto era l'annuncio

e la promessa della forma di gloria che avrebbe un giorno rivestito. D'ora in avanti sapeva

che "riconciliato" quaggiù, dopo la morte, avrebbe potuto terminare nel "cerchio intelletto"

la "riconciliazione" con la "forza della loro operazione spirituale, che chiamiamo reazione

d'operazione" (raddoppio d'operazione) (I, 25, 89), ed essere reintegrato infine nello stato

glorioso in cui si trovava il Primo uomo prima della caduta. Le legittime esperienze che

facevano nascere in lui il successo di una Operazione non potevano che incitarlo a

rinnovare un'esperienza i cui risultati favorevoli conferma vano le indicazioni date nella

prima manifestazione.54
o

o o
E' certo che le Operazioni sono state per i discepoli di Pasqually un importante

impegno e la ragion d'essere della loro associazione segreta. Lo scopo principale del

Trattato della Reintegrazione consisteva nell'offrire loro una base teorica; la sua

cosmogonia e antropologia miravano innanzi tutto a giustificarli in linea di massima. Alla

luce degli insegnamenti che scaturiscono dalla corrispondenza degli adepti sui loro lavori,

molti oscuri passi si illuminano e le allusioni, sino a quel momento velate dallo stile

enfatico e dalla lingua barbara dell'ierofante, si precisano con tutta la chiarezza

desiderabile.
54 E' possibile che il fine ultimo di una operazione sia stato quello di ottenere una vera apparizione, cioè una

visione accompagnata da fenomeni auditivi. Come s'è visto più sopra, era ciò che affermava l'abate

Fournié. La sua testimonianza pare confermata da un passo della Reintegrazione (p. 12O) dove Pasqually,

presentando l'apparizione di cui fu favorito Giacobbe come un modello di "perfetta riconciliazione",

insegna che lo Spirito si mostrò come "una visione naturale che gli si presentò sotto forma umana" e lo

istruì sui "mezzi per ottenere dal Creatore ciò che desiderava", sicché "Giacobbe fu rimesso in potenza

spirituale divina". Ma gli Eletti Cohen, in linea di massima, non potevano pretendere un favore così

eccezionale, riservato di solito agli Eletti Spirituali.


Il tratto più saliente del misticismo degli Eletti Cohen è, se consideriamo i mezzi usati

da essi per ottenere una risposta alla domanda che rivolgevano alla Divinità, il suo

carattere specificatamente teurgico. Ogni mistico cerca, per definizione, di entrare in

relazione con il mondo trascendente, ma, come c'è nelle relazioni che l'uomo mantiene con

il di vino un culto di latrìa ed un culto di dulìa, così esiste un misticismo estatico, che si




Condividi con i tuoi amici:
1   ...   4   5   6   7   8   9   10   11   ...   27


©astratto.info 2019
invia messaggio

    Pagina principale