Raccontare la cronaca Diari di Babilonia



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17.11.2017
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I media e la sfera pubblica


Informazione Libertà Democrazia “La lettura del quotidiano è la preghiera laica del mattino dell’uomo moderno” G.W. Friedrich Hegel, Aforismi jenensi



Raccontare la cronaca

  • Diari di Babilonia

  • Acta Diurna di Roma

  • Avvisi a mano del Medioevo

  • 1513, The Treve Encountre, stampato a Londra: cronaca di un fatto d’armi

  • 1631, Parigi: La Gazette de France, la prima gazzetta

  • 1660, Lipsia: la Lepziger Zeitung, il primo quotidiano

  • 1760, Venezia: Gazzetta Veneta

  • 1766, Svezia: principi costitutivi della libertà di stampa

  • 1789, Francia: I diritti dell’uomo e del cittadino

  • 1789, Stati Uniti: il Primo Emendamento della Costituzione

  • 1846: si inventa la rotativa

  • 1876, Milano: Il Corriere della Sera

  • Oggi nel mondo: più di 9000 quotidiani







Informazione e democrazia

  • Diffondendo presso il vasto pubblico conoscenze politiche, economiche e culturali e fornendo gli strumenti per riflettere sulla società, essa ha contribuito fortemente alla nascita e alla crescita delle democrazie liberali (”Una volta inventata la stampa, la democrazia è inevitabile”: T.Carlyle)

  • L’ informazione può essere considerata il genere prototipico delle comunicazioni di massa

  • Il genere giornalistico è insieme simbolo e strumento delle nuove pratiche politiche che si sono affermate dall’Ottocento in poi. Esso offre un minimo comune denominatore su cui avviare il dibattito nella sfera pubblica



Centralità sociale dell’informazione

  • Nel mondo contemporaneo - sempre più complesso, globalizzato, cosmopolita - cresce la necessità di disporre di informazioni, diventate fondamentali per potersi orientare nella realtà sociale

  • L’individuo ha bisogno di una grande quantità di conoscenze “di seconda mano”, cioè non legate all’esperienza diretta, per potersi muovere nei tanti e differenziati ambiti in cui è articolata la sua vita sociale

  • Ciò comporta, da parte del mondo dell’informazione, la responsabilità di organizzare adeguatamente le informazioni e, da parte del cittadino, la capacità di gestirle e di orientarsi nei molteplici flussi informativi



L’informazione è un bene pubblico

  • L’informazione è uno dei principali beni di solidarietà, ovvero beni il cui valore cresce in proporzione al numero di persone che ne usufruiscono

  • Molti vantaggi, pubblici e privati, derivano ai membri di una comunità dall’avere in comune esperienze e conoscenze

  • La libertà di parola e la libertà di stampa non sono beni di lusso: esse aumentano le probabilità che i governi servano davvero gli interessi della comunità



Libertà d’informazione

  • È il principio base della teoria liberale

  • Il termine ha molti significati ed è soggetto a molti abusi

  • La libertà prima di essere un criterio di prestazione è una condizione

  • Essa richiama come contesto i seguenti elementi:

    • Libertà giuridica di pubblicare/trasmettere
    • Assenza di censura
    • Indipendenza delle organizzazioni mediali dalla politica e dall’economia
    • Autonomia dei giornalisti rispetto ai proprietari dei mezzi
    • Uguale possibilità di accedere ai canali per tutte le voci della società


Reporter sens frontières ha pubblicato la prima classifica mondiale della libertà di stampa, e non sono mancate le sorprese.

  • Reporter sens frontières ha pubblicato la prima classifica mondiale della libertà di stampa, e non sono mancate le sorprese.

  • Innanzitutto va rilevato che, pluralismo e libertà nella diffusione delle notizie non sono una prerogativa dei paesi più ricchi e sviluppati. Basti pensare che il Costa Rica precede in classifica gli Stati Uniti e diverse nazioni europee.

  • L'Italia si piazza al quarantesimo posto, superata da paesi latinoamericani come Ecuador, Uruguay, Paraguay, Cile ed El Salvador, oltre che da Stati africani come Benin, Sudafrica e Namibia.

  • La maglia nera dei peggiori del gruppo spetta a tre nazioni asiatiche: Corea del Nord, Cina e Myanmar.

  • In fondo alla classifica figurano anche la maggior parte dei paesi arabi, a partire da Libia, Tunisia e Iraq, dove è semplicemente impensabile che un giornale o una testata radiotelevisiva possa criticare il capo dello Stato o l'operato del governo.





La conquista della libertà d’informazione

  • Le rivoluzioni francese e americana, accompagnate dalla comparsa di una grande quantità di carta stampata, vedono la libertà di informazione come un diritto fondamentale da conquistare contro la censura, i privilegi, i controlli del governo

  • Atti fondamentali del riconoscimento della libertà d’informazione:

  • 1789, Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, Costituzione francese:

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  • 1789, Primo emendamento del Bill of Rigths americano:

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Il riconoscimento della libertà d’informazione

  • Il principio della libertà d’informazione ha riconoscimento indiscusso in:

  • Art. 19 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo, ONU, 1948

  • Art. 10 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, Consiglio d’Europa, 1950

  • Art. II-71 della Costituzione Europea, 2004:

  • 1. Ogni persona ha diritto alla libertà di espressione. Tale diritto include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera

  • 2. La libertà dei media e il loro pluralismo sono rispettati



La Costituzione italiana

  • La libertà attiva di manifestazione del pensiero è delineata dall’art. 21:

  • Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione (quindi diritto di cronaca, di critica, di satira)… La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o a censure

  • La libertà riflessiva di ricerca delle informazioni sarà introdotta nell’ordinamento solo con la L. 241 del 1990 (Diritto d’accesso)

  • La libertà passiva di essere correttamente informati (il tema del pluralismo delle voci) va enucleata soprattutto da importanti sentenze della Corte Costituzionale



Libertà del consumatore e libertà del cittadino

  • Il termine libertà può richiamare l’assenza di restrizioni, la possibilità dell’individuo di soddisfare le sue personali preferenze e la mancanza di limitazioni alle scelte individuali. In questo senso, la libertà consiste nella gratificazione delle esigenze personali ed è un concetto che richiama la sovranità del consumatore

  • In un’ altra accezione, libertà consiste nell’avere accesso ad una quantità sufficiente di informazioni e ad una differenziata gamma di opzioni in modo da poter effettuare scelte consapevoli. La libertà del cittadino consiste nell’opportunità di sviluppare preferenze e nella possibilità di assumere decisioni. La disponibilità d’informazione è prerequisito fondamentale



Libertà e pluralismo

  • La libertà giuridica di pubblicare e la libertà di mercato, che si traducono nella diffusione di una molteplicità di prodotti informativi, non corrispondono necessariamente alla pluralità degli orientamenti e dei punti di vista

  • È possibile un’introiezione da parte dei giornalisti del punto di vista dominante che si traduce in informazione conformista, una sorta di autocensura al di là della censura imposta dalle leggi, carica comunque di conseguenze rilevanti

  • La libertà d’informazione, in sistemi democratici in cui la libertà di espressione in linea di principio non è messa in discussione, deve coniugarsi col diritto dei cittadini a disporre di informazioni che permettano di avere chiara consapevolezza del contesto e di formarsi idee e opinioni autonome



Politiche di regolamentazione del sistema mediale

  • Tra i problemi che dovrebbero stimolare normative aggiornate troviamo:

  • Le concentrazioni proprietarie che minacciano il pluralismo e l’indipendenza dell’informazione

  • L’incremento di operazioni transnazionali multimediali

  • Le violazioni della privacy e delle libertà e dei diritti umani rese possibili dai nuovi mezzi elettronici

  • La diffusione dello scandalismo e del sensazionalismo



Ruoli dei mezzi d’informazione

  • Arene di discorso

  • Fonti di definizioni e immagini del potere politico

  • Fonti di sistemi di significati per la sfera pubblica

  • Sedi di rappresentazione dell’opinione pubblica

  • Sedi di manutenzione del senso comune

  • Fonti di potere

  • Mezzi per conseguire la fama



Ruoli politici dei mass media in una democrazia rappresentativa

    • Competizione pluralista  I media come arena di dibattito (“sfera pubblica”)
    • Partecipazione dei cittadini  I media come agenti di mobilitazione (“catalizzatori di interessi”)
    • Diritti civili e politici  I media come controllori (“cani da guardia”) del potere


Informazione e nascita dell’opinione pubblica

  • Lo sviluppo del giornalismo e la diffusione dell’informazione sono legati alla formazione dell’opinione pubblica e della sfera pubblica

  • È la diffusione della stampa che contribuisce, tra il XVII e il XVIII secolo, alla costituzione di uno spazio pubblico, aperto alla discussione razionale su temi d’interesse pubblico

  • Il giornalismo, promuovendo la circolazione delle idee e dando voce al dibattito pubblico, consente all’opinione pubblica, intesa come insieme di cittadini bene informati, di diventare un attore sociale in grado di esercitare pressione sull’ azione dei governi



L’opinione pubblica è “ il luogo dell’uso pubblico della ragione, ossia il contesto sociale dove i cittadini, comunicando pubblicamente l’uno con l’altro, possono convincere o essere convinti, o maturare insieme nuove opinioni” (Habermas, 1972)

  • L’opinione pubblica è il risultato - empiricamente analizzabile - sia delle interazioni tra i cittadini sia dell’intermediazione con le élites, le leadership, gli attori in competizione tra loro per la conquista del consenso e della rappresentazione politica

  • Essa non è statica, ma emerge, si esprime e declina

  • Associata a ciascuna dimensione vi è una serie corrispondente di sotto-processi:

  • le transazioni tra gli individui e il loro ambiente

  • le comunicazioni tra gli individui e la collettività che li contiene

  • i dispositivi che permettono agli orientamenti di dispiegarsi

  • la legittimazione politica della forza collettiva emergente

  • la gestione mediatica dei processi di visibilità



Tre dimensioni della sfera pubblica



Formazione delle coscienze e controllo sociale

  • Attraverso i meccanismi di cui dispongono, i media contemporanei difendono – più o meno implicitamente - l’ordine esistente

  • Il contenuto dei messaggi

    • difende norme e convenzioni sociali
    • dà voce alle élites dominanti
    • oscura o condanna i comportamenti non conformistici
    • propone soluzioni ai problemi solo nell’ambito delle regole date
    • tende a creare “panico moralistico” e “capri espiatori”


Il quarto potere

  • La stampa, in quanto attore che interviene nella scena pubblica, si pone come “quarto potere” accanto ai tre della concezione liberale (legislativo, esecutivo, giudiziario), svolgendo una funzione di controllo e contrappeso

  • Essa dovrebbe agire da portavoce dell’opinione pubblica

  • In realtà si tratta di una concezione idealtipica del giornalismo, che considera come modello di riferimento la concezione liberale

  • Il modo in cui il giornalismo si sviluppa in specifici contesti nazionali può, con gradi diversi, avvicinarsi a questo ideale

  • In Italia, ad esempio, il forte intreccio tra giornalismo e sistema politico rende difficile un’attività del tutto autonoma e indipendente, in grado di esercitare un’effettiva azione di controllo sul potere



L’interazione media - politica

  • E’ influenzata da

  • Caratteri del sistema politico e storia politica del Paese

  • Partisanship o autonomia della professionalità giornalistica

  • Struttura proprietaria dei media

  • Tradizione di ruolo dello Stato e di rapporto tra i poteri (anglo-americano/liberale vs mediterraneo/dirigista)

  • Integrazione tra le élites: condivisione di ambiente sociale (i “salotti”), norme implicite ed esplicite, status sociale, carriere “miste”

  • Grado di convincimento sulla funzione sociale e politica della professione giornalistica (orientamento sacerdotale vs laico, pragmatico)

  • Insomma, giornalismo come canale di comunicazione del potere vs giornalismo watchdog, strumento di informazione pubblica e cittadinanza democratica



Modelli possibili d’interazione tra media e politica

  • Avversario: reciproco controllo dei poteri (checks and balances), irriducibilità degli interessi delle due sfere, pressioni da parte del sistema politico denunciate dai media

  • Collaterale: parallelismo tra media e politica, fiancheggiamento da parte dei media che non sono al di sopra degli interessi politici ed economici. Complicità, strumentalità, connivenza

  • Scambio: poiché politici e media hanno bisogno gli uni degli altri, al conflitto o alla dipendenza si preferiscono la negoziazione e la contrattazione (non solo di interessi, anche di risorse cognitive e culturali)

  • Competizione: media e politica si contendono i medesimi obiettivi: leadership dell'opinione pubblica, consenso, legittimazione (soprattutto nei momenti di crisi)

  • Mercato: i media rispondono soltanto alle leggi delle vendite e della concorrenza. In genere questo modello si combina fino a identificarsi con lo spettacolo



Negli ultimi trent’anni …

  • Una paradossale dinamica di fondo:

  • un aumento quasi illimitato dell’informazione disponibile ai cittadini (“pulviscolo informativo” ininterrotto)

  • un tendenziale indebolimento della sua qualità media (più rapida e tempestiva, ma anche meno ponderata, più superficiale, più strillata, più stereotipata)

  • una divaricazione crescente tra un ristretto settore di informazione di prestigio e un ampio bacino di informazione commercializzata e spettacolarizzata, a basso costo



In un’ottica di spettacolo, dominata dalla televisione, le routines generali dei mass media privilegiano

  • In un’ottica di spettacolo, dominata dalla televisione, le routines generali dei mass media privilegiano

  • Le realtà dicotomiche, non quelle complesse

  • Gli eventi, non le condizioni che li determinano

  • Le persone (quindi i ruoli monocratici), non i gruppi o le collettività

  • Il conflitto e la rissa, non la dialettica

  • Il fatto che dà risalto o colpisce, non quello che spiega

  • L’emotività, non la razionalità

  • In un’ottica di mercato, dominata dalla pubblicità, appare più conveniente

  • Collocarsi su posizioni “moderate”

  • Non disturbare gli inserzionisti reali e potenziali

  • Non criticare le logiche complessive del sistema



Banalizzazione: l’infotainment della tv Mezzo domestico, mezzo addomesticato

  • La logica dominante nella televisione generalista è quella pubblicitaria

  • Il linguaggio pubblicitario/televisivo - per il tipo di storia, per il tipo di canale e per il tipo prevalente di pubblico - si presta più alla battuta che all’argomentazione: ne risulta un impoverimento del ragionamento, a favore della ripetizione di pochi concetti scarnificati

  • I media creano immagini semplificate e spettacolarizzate dei candidati e dei leader politici

  • Queste immagini sono fondamentali perché, anche se triviali e ridicole, si fissano nella mente degli elettori meglio dei programmi elettorali e delle discussioni politiche, e possono quindi servire come “scorciatoie informative”

  • La “realtà dei gesti” diventa più reale della “realtà delle decisioni”

  • Cresce la sproporzione tra emozioni cercate e rilevanza dei fatti



Il pubblico

  • Il numero di cittadini informati sulla politica è una frazione minoritaria del pubblico più generale

  • La disuguaglianza di competenze politiche è correlata alle caratteristiche socio-culturali e al tipo di informazione cercata

  • La televisione è per la maggioranza degli italiani l’unica fonte di informazione: i giornali sono ancor oggi destinati ad un’élite

  • Teoria del knowledge gap sulle conoscenze politiche

  • chi sa di più ed è più motivato apprende di più dai media scritti

  • gli elettori meno sofisticati sono più persuadibili dai media audiovisivi

  • Gli effetti dei media sono forse statisticamente marginali, ma sono politicamente decisivi (spostano gli incerti)



Modelli di giornalismo



Modelli di giornalismo

  • Il modo in cui concretamente, in un particolare contesto, si realizzano il diritto all’informazione, i principi di una reale democrazia partecipativa, la formazione di un’opinione pubblica consapevole, dipendono dalle caratteristiche del sistema politico, economico, culturale in cui prende forma il sistema dell’informazione.

  • Considerando come modello idealtipico quello liberale, si possono individuare scenari differenziati caratterizzati da diversi gradi di approssimazione al modello stesso



I modelli giornalistici delle democrazie occidentali

  • I sistemi giornalistici delle democrazie occidentali possono essere confrontati tenendo in considerazione quattro criteri:

  • Struttura del mercato della comunicazione e sviluppo di una stampa di massa

  • Relazioni col sistema politico

  • Professionalità giornalistica

  • Grado di intervento statale nel sistema di comunicazione



Il modello liberale

  • Si sviluppa in Gran Bretagna, Stati Uniti, Canada, Irlanda

  • Caratterizza Paesi in cui il processo di democratizzazione è stato precoce e accompagnato dal riconoscimento della libertà di stampa

  • I giornali sono molto diffusi, prevale l’attenzione alla descrizione dei fatti mantenendo separati i commenti e le opinioni

  • Il sistema dei media è autonomo da quello politico, il ruolo dello Stato è contenuto, è prevalente il carattere commerciale dei media

  • Il livello di professionalizzazione dei giornalisti è alto, le appartenenze politiche hanno peso ridotto ma possono verificarsi pressioni legate alla logica commerciale



Il modello pluralista polarizzato

  • Riguarda Italia, Grecia, Spagna, Portogallo

  • Si tratta di Paesi in cui lo sviluppo della democrazia è avvenuto in ritardo

  • Il legame tra sistema politico e sistema mediale è molto forte (parallelismo politico), prevale un giornalismo schierato, orientato al commento piuttosto che alla descrizione dei fatti

  • I giornali sono poco diffusi e sono rivolti ad un’élite colta e informata

  • Prevale l’esigenza della ricerca del consenso e la propensione a influenzare l’opinione pubblica piuttosto che la logica commerciale con l’esigenza di ampliare la readership

  • La professionalizzazione dei giornalisti è ridotta, in quanto prevalgono le appartenenze politiche rispetto alle norme professionali



Il modello democratico corporativo

  • Caratterizza Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Germania, Francia, Paesi Bassi, Norvegia, Svizzera

  • Sono Paesi in cui vi è stato un precoce riconoscimento della libertà di stampa e i giornali hanno una diffusione molto alta

  • In questo modello coesistono caratteristiche che negli altri sono contrapposte

  • È diffusa la stampa commerciale, ma anche quella di opinione

  • Lo Stato interviene nel sistema dei media con regolamentazioni e supporti, ma è altrettanto forte la tradizione liberale

  • La professionalizzazione dei giornalisti è elevata nonostante un forte parallelismo politico



Giornalismo e realtà

    • La professionalità giornalistica ha il ruolo sociale di produrre immagini della realtà collettiva: qual è il rapporto tra media e realtà?
    • Modello del rispecchiamento: esiste una realtà sociale ontologicamente data, che i media rispecchiano
    • Modello della costruzione sociale della realtà: la società è il prodotto di azioni sociali e al contempo di tutte le interpretazioni e le rielaborazioni delle azioni sociali. Tra queste, le rappresentazioni offerte dai media sono centrali


Negoziazione tra sistema politico e sistema dei media

    • I partiti oggi non sono più in grado di imporre la loro agenda tematica a tutti i media. A questa perdita di controllo possono sopperire attraverso
    • creazione di pseudo-eventi
    • ripetizione continua di dichiarazioni
    • negoziazione diretta con i giornalisti (dipende dal rispettivo potere negoziale)
    • soppressione delle decisioni: i temi scomodi e difficili vengono accantonati, “alzando il volume” su altri aspetti (spesso attaccando l’avversario o dirottando i media su questioni di “colore”)


Agenda politica

  • Influenza esercitata dal sistema politico sulla costruzione dell’agenda dei media:

  • Offrire notizie

  • Definire il terreno di discussione di un tema

  • Definire le alternative possibili della discussione

  • Evitare o accentuare l’attenzione dei media



Daniel Boorstin (1962)

  • Conia il termine PSEUDOEVENTI per spiegare la crescente tendenza dei media a coprire avvenimenti illusori

  • Gli pseudoeventi mirano a sostenere gli scopi desiderati da un attore politico, e sono pianificati

  • Uno pseuodoevento ben congegnato spesso ne innesca altri, e influenzano la nostra coscienza semplicemente perché sono tanti e molto amplificati

  • Gli pseudoeventi assecondano l’emotività vs. l’esame razionale



1962: William Safire

  • Noto giornalista americano, conia il termine SPIN DOCTOR

  • Safire sottolinea la differenza tra il ruolo rispettabile del comunicatore, compresi portavoce e addetti stampa, e quello ambiguo degli spregiudicati specialisti di PR applicate alla politica

  • Si comincia così a parlare del marketing applicato alla politica

  • Per alcuni un elemento di progresso (il giusto abbandono delle strutture di partito, burocratiche e ideologiche, a favore di una maggiore professionalità settoriale), per altri la costruzione di un modello effimero di relazione tra cittadino e classe politica, impegnata a costruire il proprio consenso a prescindere da progetti e sostanza attraverso l’utilizzo di maghi e incantatori



I rapporti con i giornalisti

  • In Europa i politici e i loro portavoce tendono ad essere concilianti ed amichevoli, accentuando, ove possibile, le complicità

  • Nel sistema anglosassone la solidarietà ideologica incide molto meno. Il confronto in pubblico è molto più conflittuale, nessuna compiacenza, molta diffidenza

  • Ma gli spin doctor coltivano le relazioni individuali e premiano i più compiacenti e i più fidati



Al cinema

  • Indiscusso capolavoro cinematografico che ruota intorno a una figura di spin doctor (interpretata da Robert De Niro) è Sesso e potere di Barry Levinson, in cui per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica da uno scandalo sessuale viene assoldato uno spin doctor che ha un colpo di genio: "inventare" una guerra tutta virtuale fra USA e Albania, con tanto di filmati, inni ecc. In questo caso lo spin doctor assolda addirittura un produttore di Hollywood (interpretato da Dustin Hoffman) per dare alla simulazione la massima verosimiglianza in termini di effetti speciali.

  • Più recentemente il film In the Loop ha presentato uno scenario assai simile alla preparazione dell'intervento in Iraq, sotto forma di commedia satirica: riconoscibile è il ruolo di spin doctor imputato ad Alastair Campbell.

  • Sempre su un piano comico e satirico, un esempio di resa cinematografica di questo tipo di personaggio è quella di Sergio Rubini nel film Qualunquemente, dove Rubini, richiamato per supportare la campagna elttorale di Cetto La Qualunque, svolge il suo ruolo in modo abile e spregiudicato.



I media influiscono sulla politica

    • L’iscrizione della politica entro lo spazio dei media non influenza solo le elezioni, ma l’organizzazione politica, la formazione delle decisioni e la governance
    • Per imporre all’attenzione i temi desiderati, i politici devono negoziare l’agenda con i media
    • I media tendono a privilegiare temi che ritengono più interessanti e “notiziabili” e a presentare la politica come competizione e scontro piuttosto che come soluzione ai problemi di una collettività
    • Gli eventi della politica sono scanditi sulla logica dei media
    • Se il mezzo prevalente è la tv, l’immagine è più importante delle parole


Cornici

  • Per conquistare visibilità mediatica, i partiti e i leader cercano di apparire in situazioni che offrano una cornice favorevole, o di inserirsi in eventi che già di per sé sono coperti dai media, o di inventare eventi che attraggano le telecamere

  • Cambiano il linguaggio e i temi della copertura giornalistica: con il dilagare delle soft news anche la vita personale e il carattere del politico diventano un argomento legittimo di informazione e di dibattito

  • (La barca di D’Alema; gli hobbies di Berlusconi, i lifting e le bandane; gli scandali sessuali negli Stati Uniti; i tailleurs di Ségolène Royal e di Hillary Clinton; i mocassini di Blair)

  • Nell’era dei media commerciali i leader diventano come star, ben oltre i confini della politica



La teoria dell’ agenda setting (M.E.McCombs - D.L.Shaw, 1972; S.H.Chaffee, 1980)

  • “Ciò che sappiamo della nostra società, e in generale del mondo in cui viviamo, lo sappiamo dai mass media”

  • La maggior parte delle conoscenze che abbiamo della realtà è mediata dai mezzi di comunicazione di massa

  • Abbiamo bisogno del sistema dei media per accedere a esperienze, mondi e realtà che mai potremmo conoscere personalmente

  • I mass media offrono gli elementi conoscitivi in base ai quali i soggetti prendono decisioni e agiscono

  • L’industria dell’informazione controlla le problematiche proposte, determinando anche quali devono essere ignorate

  • La gente tende ad includere o escludere dalle proprie conoscenze ciò che i media includono o escludono dal proprio contenuto





La professione giornalistica



Identità delle testate giornalistiche italiane

  • Quotidiano – istituzione: ad esempio “Il Corriere della Sera” o “La Stampa”

  • Quotidiano – agenda: ad esempio “la Repubblica” o “Il fatto quotidiano”

  • Quotidiano – attivista: ad esempio “Il Giornale” o “L’Unità”



Professione reporter

  • Il valore civile irrinunciabile dell’informazione politica ha una controprova nel sacrificio di molti giornalisti coraggiosi

  • Nel solo 2005 sono stati uccisi 63 giornalisti e 5 operatori, e oltre 1300 sono stati aggrediti in tutto il mondo (Fonte: Reporters sans Frontières)

  • I paesi del mondo in cui sono riconosciuti il diritto di espressione e la libertà di stampa sono una trentina. Nei restanti 160 questi sono termini praticamente sconosciuti

  • Anche in Italia la vita dei giornalisti coraggiosi è stata ed è a rischio





La normativa sulla professione

  • La più significativa:

  • Legge sulla stampa n. 47, 8 febbraio 1948: disciplina il sistema generale

  • Legge che dà vita all’Ordine professionale dei giornalisti, garante della deontologia dei suoi membri: 3 febbraio 1963

  • Legge di riforma dell’editoria n.416, 5 agosto 1981: scongiura il pericolo che l’assistenza statale alla stampa menomi il principio e l’esercizio della libertà

  • Carta informazione e pubblicità (1988): protocollo d’intesa tra Ordine, Federazione Nazionale della Stampa Italiana e agenzie di pubblicità e associazioni di pubbliche relazioni, per garantire la distinzione tra messaggi informativi e messaggi pubblicitari



Deontologia giornalistica

  • Alla democrazia non si addicono provvedimenti di legge limitativi dall’esterno, ma codici di autoregolamentazione interni alla professione giornalistica

  • In tutto il mondo esistono codici deontologici per una professione delicata come quella del giornalista

  • In Italia molte redazioni hanno varato codici di autodisciplina

  • In linea generale c’è poi, oltre alla Carta dei doveri del giornalista del 1993 e al Codice deontologico dei giornalisti del 1998, la “Carta di Treviso” del 1990, in tema di informazione sui minori

  • C’è infine la Carta dei doveri dell’informazione economica, approvata nel febbraio 2005



Etica giornalistica

  • La deontologia professionale del giornalista per lo più viene identificata nel rispetto dei seguenti doveri:

  • Obiettività e completezza delle informazioni

  • Impegno a non trarre profitto personale da informazioni acquisite per motivi professionali o in generale dalle fonti di informazione

  • Rispetto delle fonti, e loro trasparenza (= verifica)

  • Responsabilità nei confronti dei soggetti deboli e minori

  • Dovere di rettifica e di replica

  • Presunzione di innocenza di ogni soggetto



Codice dell’Unesco, 1993

  • Riportiamo come paradigmatico il Codice dell’Unesco:

  • Diritto dei cittadini a un’informazione vera

  • Dedizione del giornalista alla realtà obiettiva

  • Responsabilità sociale del giornalista

  • Integrità personale del giornalista

  • Diritto di verifica e di replica da parte del pubblico

  • Rispetto della privacy e della dignità umana

  • Rispetto dell’interesse pubblico

  • Rispetto dei valori universali e del pluralismo culturale

  • Divieto di giustificare aggressioni, violenze, odio, discriminazioni

  • Promozione di un nuovo ordine mondiale dell’informazione e della comunicazione



Giornaliste professioniste

  • In Italia dal 10% del 1978 al 28% del 2007

  • In Francia oggi 40%

  • In USA oggi 33 %








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