Racconto metaforico in forma di dialogo fra un granello di sabbia e l’orizzonte che triangolano l’ambientazione di un quadro di Claudio Monnini di Viviana Siviero



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21.12.2017
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Tu prova ad avere un mondo nel cuore
e non riesci ad esprimerlo con le parole

Un matto, da Non al denaro, non all’amore né al cielo, Fabrizio De Andrè

Racconto metaforico in forma di dialogo fra un granello di sabbia e l’orizzonte che triangolano l’ambientazione di un quadro di Claudio Monnini.

di Viviana Siviero

Un granello di sabbia, ruvido microscopico ed irregolare, tormentato dalla spuma del mare, ruzzola, trasportato insieme a migliaia di suoi anonimi fratelli. Il suo gesto è rumore, dati incancellabili al di là del momento, ossessivi, che tengono memoria di ogni minimo gesto. Il granello e il mare si rotolano voluttuosi in un ritmo sincopato, regolato dal caso: sono reciprocamente necessari l’uno all’altro e danzano come due amanti, rigirandosi fra le pieghe di una sabbia madida come lenzuola stropicciate al limitare di un fondale abitato. Ad un tratto, il mare interminabile, sembra delimitarsi: una linea lo argina, è l’orizzonte, di cui noi tutti conosciamo la natura inafferrabile. Lo osserviamo, come farebbe il fanciullo che è in noi, come l’animale che abita la nostra anima, come il vecchio che si nasconde nel nostro apparato e sappiamo che lui, l’orizzonte, si sposterà man mano che sentirà il nostro sguardo essere accompagnato dal corpo, mantenendo intatta la sua serafica equidistanza. Il granello di sabbia che è impastato della saggezza primordiale, lo vede e sa che si tratta di un’illusione concreta e reale, con cui è possibile dialogare. Sa che lo spazio che c’è fra loro non potrà mai cambiare, così come invece cambierà la geografia che si delinea in quella porzione di essere liquido che separa ed unisce i due elementi: terreno e tangibile come un corpo il primo, distaccato ed impalpabile come un pensiero il secondo. Fra loro si compie una realtà fatta di metafisica e metafora che si attua in uno spazio concreto, che vive sia al di sopra sia al di sotto del mare infinito. Differenti calzate si appoggiano sulla sabbia, ognuna delle quali ha un suo peso. Il granello le scorge, le accarezza fino alla sommità per giungere agli occhi, sempre rivolti all’inarrivabile: inevitabilmente ciò che viene mostrato al di fuori dell’inquadratura è un’area corporea liscia ed ampia che sembra invitare lo spettatore ad una lettura condotta sul filo invisibile dell’alfabeto delle esperienze. Il movimento potenziale che ogni figura possiede si moltiplica in maniera esponenziale in tutte le direzioni, triangolando un mondo in cui le azioni non vengono palesate dalla pittura, ma si realizzano nella sfera immaginifica e personale di chi osserva, accennate dall’immobilità assorta dei corpi riflessivi. In quello spazio si compie la vita di tutti i tempi e di tutti i luoghi di un essere ripetuto e ripetitivo, che di volta in volta sic contrae nell’infanzia, invecchia ed animaleggia col proprio istinto, tutto nello stesso istante, attuando ognuna delle sue vite possibili: quella che ha vissuto, che vivrà e che avrebbe potuto vivere. Per questo vi è apparente mancanza di gesti narrativi: tutto si compie in quello spazio accennato dagli occhi. Occhi che mostrano e che vedono, che si muovono in quell’estensione immensa che le parole non possono spiegare. E nemmeno la pittura, se non quella di Claudio Monnini. Gli occhi si colmano e rigurgitano la loro visione su quel piano assorbente che li sottintende; il granello di sabbia che nel tutto quasi non si distingue come entità, perso in una pennellata fluida ed automatica. La sua presenza si avverte però catalizzante trasformandolo in punto di origine e di fine, per la sua capacità di sopravvivere minerale a qualunque fine del mondo, sia all’esito del bambino sia a quello dell’animo animale, domato, macellato o beatamente deposto. Ciò che resterà, sarà solo un’essenza di esistenza contratta e l’orizzonte sarà finalmente conquistato e quell’amante instancabile umido e tormentoso fatto di onde abitate che è il mare, sarà prosciugato per aver fatto avverare la coincidenza. Allora, quel granello e quella linea ormai raggiunta, appariranno finalmente invecchiati e con un bagaglio di ricordi di cui parlare. Una memoria consapevole e matura, che conosce le regole dell’arte e del suo animo immaginifico, il suo potere, la sua virtù e i suoi limiti di irrealtà. Un’eco resa tale dalla sua capacità di travalicare il tempo e il suo essere relativo, misurabile e scandito per invenzione dell’uomo, percepibile solo in virtù dell’alternarsi ripetitivo dei cambiamenti stagionali evidenti. Qui si è in balia di paesaggi introspettivi, realizzati attraverso un uso sapiente della realtà oggettiva che si palesano in corpi la cui nudità dichiara un’esistenza intellettuale ed interiore, che si serve della figurazione come un fabbro dei proprio attrezzi. Per questo gli elementi sono pochi e si ripetono come fossero quinte d’ambientazione in cui si alternano silenziosi monologhi esistenziali. Così il granello di sabbia e l’orizzonte, alle due estremità del mare, divengono osservatori favoriti, muti ed immobili, dinanzi ai quali l’animo ammette di spogliarsi, restando indifeso nelle proprie sincerità, libero di far scivolare il rivolo di pensieri che andranno ad impregnare la sabbia, rimbalzando sull’orizzonte, e restando in esso per sempre. I due interlocutori divengono così depositari della realtà che si palesa solo nella ricostruzione della sua complessità multi-sfaccettata e gli unici che possano in qualche modo raccontarci quell’universo che ci appare solo come anatomia riconoscibile che scruta l’indefinito, ma nasconde invece, fra le pennellate prodigiose, una riflessione complessa e profonda sull’umano essere, attraverso la trattazione del sé a partire dalla più intima e sincera emotività. L’unica soluzione possibile, per alleviare quella sindrome di Ulisse che consuma inevitabile chi la contrae, è porsi in ascolto di questo mare saggio di pittura, fino all’attuazione di una soluzione di serenità, perché, a detta del granello di sabbia, dell’orizzonte e dei vecchi marinai, «ci sono certe bizzarre circostanze in questa strana e caotica faccenda che chiamiamo vita, che un uomo prende l'intero universo per un'enorme burla in atto, sebbene non riesca a vederne troppo chiaramente l'arguzia, e sospetti anzichenò che la burla non sia alle spalle di altri che le sue. Egli ingolla tutti gli avvenimenti, [...] non importa quanto indigeribili, come uno struzzo dallo stomaco robusto inghiotte pallottole e pietre focaie. E quanto alle piccole difficoltà e afflizioni, le prospettive d'improvvisa rovina, di pericolo della vita o del corpo, tutto questo, e perfino la morte, gli sembrano ingegnosi e amichevoli colpi, allegre spunzonature nei fianchi, somministrati dall'invisibile e inspiegabile vecchio mattacchione.1»

Granello di sabbia: sto cercando di emergere dal fluido di questa pennellata capace e rapida, mi distingui oh orizzonte? Voglio sapere di colui che mi ha eletto red carpet, scegliendomi da quella realtà distesa e cruda che abito quando esisto davvero: un pittore riflessivo, un pensatore eclettico, parlami di lui…
Orizzonte: vedo un uomo fatto nelle forme e nelle esperienze che è riuscito a mantenere vivo il legame col fanciullino che è il lui. Ho sentito i suoi pensieri farsi carne, nell’aria, attraverso la pittura. Ognuno di noi ha un momento di vita particolare, un istante impercettibile di cui si è persa memoria. Egli è il responsabile della crescita e del cambiamento. L’istante del pittore si è avverato quando aveva 9 anni. E’ quell’attimo che egli dipinge, è l’artista che abita dentro l’uomo a tracciare le forme: ogni tanto affiora, si impossessa dei suoi occhi e guida le sue mani con una sicurezza che neanche il ragazzino sa di avere. L’ho sentito affermare con una fantasia squisita, che è come mettersi i guanti magici che contengono le mani per sublimare nella necessità della pittura come in uno stato di grazia.
Granello di sabbia: dalla lontananza perpetua nella quale ti trovi, così distaccata da non tradire mai un avvicinamento, puoi vedere chiaramente i desideri dei personaggi poetici che vengono a visitare queste terre, ma io, che vivo ai loro piedi, che sento il loro contatto, avverto limpidamente il loro presente. Credo che il segreto di questa pittura sia da ricercare nel tentativo, riuscito, di raggiungere l’anima attraverso i suoi segreti più intimi.
Orizzonte: il pittore non considera l’anima dal punto di vista cristiano, ma piuttosto come luogo delle origini, dove si generano e germinano le emozioni. Poesia, pittura, musica: i confini svaporano e in questo io sono maestro; ecco perché compaio al declinare di ogni visione: la buona pittura è di per sé poesia, la pittura è capace di generare un piacere estetico incontenibile, euforico e commovente.
Granello di sabbia: quindi dai pochi elementi presenti nella rappresentazione, perlopiù riconoscibili in maniera molto realistica, dobbiamo aspettarci un discorso sotteso che va al di là della semplice azione o del gesto legato alla scena. Proprio come è nella poesia, dove si utilizzano parole “reali” normalmente riconoscibili in qualunque frase di senso compiuto, così è per l’assemblaggio di elementi realistici che il pittore assembla, trasformandoli in strumenti metaforici nella loro ricomposizione. Orizzonte guarda verso gli occhi che ti cercano: quelli del ragazzo, della giovane donna, del vecchio, della bestia, cosa vedi davvero?
Orizzonte: un risveglio all'alba, il ricordo sbiadito e nello stesso tempo intenso del sogno da cui ci si è appena staccati. Vedo il pittore, l’uomo, che è il lupo, ma anche il bambino, la donna, il vecchio, il cavallo, il gatto, il cane, il livido sasso della battigia che ti sovrasta con la sua prepotenza, la schiuma del mare l’amante che ti tormenta voluttuoso- che rappresenta il respiro.
Granello di sabbia: Tutti questi “se stesso”stanno guardando te?

Orizzonte: Guardano i desideri, le proiezioni, che semplicemente si trovano oltre la mia linea, irraggiungibile per definizione. Tutti quei personaggi, soffrono della sindrome di Ulisse, una voglia, tutta umana ed infantile di sorprendersi e di emozionarsi. Contemplano i luoghi che non hanno ancora raggiunto, perché sanno che quello è il miglior modo per guardarsi indietro, come quando ci si specchia, riflettendo ciò che è alle spalle e che altrimenti sarebbe impossibile vedere.
Granello di sabbia: il mare mangia, il mare è il respiro dell'anima, è il fluido che non si è ancora rappreso nelle certezze. Chi osserva è consapevole di essere dinanzi ad un confine instabile, mentre il piano d’appoggio è mutabile ma solido. Io mi raggruppo per farmi battigia, un ventre molle come una fetta di fegato. Il mare è la passione perché ansima e ruggisce, accarezza, sostiene e rivolta. È imprevedibile come un gatto sornione che mentre lo accarezzi si rivolta con la zampa.

Orizzonte: il mare compie il suo amplesso succulento sulla battigia, mentre chi osserva altro non si sente se non un povero elemento del tutto perché è il mare a ricordare sempre che l’eventuale grandezza umana risiede nella consapevolezza di essere piccolo ed instabile.
Granello di sabbia: ed io, cosa sono io? La sabbia compatta che rappresento non si sgrana, è questa pancia tenera dove finiscono le fondamenta di ciò che l’uomo ha acquisito e su cui scivolano i piedi. E' il confine labile tra il razionale e l'emozionale. Io sono terra, ma tu sei pensiero astratto. Illusione ottica quindi libera di vedere da qualunque posizione: mostrami da dove giungono pensieri e visioni…

Orizzonte: il lupo, ha uno sguardo laterale, gira intorno alle cose seguendo un sentiero a spirale, infine decide se prendere contatto con esse, mangiarle, annusarle… Indossando l’occhio del lupo, al pittore capita di notare le cose comuni e quotidiane, vedendole sotto una luce o uno scorcio più interessante. Dare forma a queste scoperte, usare il linguaggio dell'intuito e delle emozioni è la missione dell'artista. Così la sua ricerca ruota attorno alla sintesi di una serie di osservazioni, che si fanno rivelazione di un fattore comune a tante cose apparentemente lontane che invece obbediscono ad una legge primaria.
Granello di sabbia: saggezza antica, noi qui, in questo mondo pittorico, non siamo reali, ma semplice rappresentazione di cose reali concretamente o perché metafore di una realtà. Tu cosa sei?
Orizzonte: Frank Lloyd Wright diceva che la linea orizzontale è la linea della felicità umana. Io sono la fantastica conquista dei bipedi, l'origine dell'evoluzione della razza umana. Soprattutto non sono un luogo ma una distanza infinita ideale e irraggiungibile, anche se tecnicamente sono solo la linea di tangenza dello sguardo col pianeta. Le proiezioni ideali dell’uomo sono così, tendono a raggiungere un punto che se avanzi si sposta un po' più lontano. L'orizzonte aperto del mare poi è la misura di quanto poco riempiamo lo spazio. Misurarsi con l'orizzonte è misurarsi con la propria appartenenza al tutto. Con la propria densità contrapposta alla rarefazione della spazio.

Granello di sabbia: nel mondo reale io esisto concretamente, l’uomo può sollevarmi, toccarmi, assaggiarmi ed annusarmi, tu sei un pensiero astratto, ma la pittura ti rende tangibile. Devi molto alle forme iperrealiste che ti fanno da vettore per gli occhi e la mente di chi ti ritrova…

Orizzonte: l'iperrealismo per me è "arte inutile" perché è acritica e impersonale. Un fotografo sceglie di scattare con una certa luce, certi colori, una certa pasta della foto. Un artista iperrealista non sceglie, ricalca tutto come lo trova (o, nel migliore dei casi, come lo scatta, ma allora perché dipingerlo se lo scatto è bello?). L’arte non è illustrazione, è qualcos’altro, ha il coraggio di scegliere cosa fare e cosa non fare.

Granello di sabbia: il pittore sembra avere una relazione carnale con l'anatomia, gli entra nella testa e gli esce dalle mani, attraverso forme nodose nelle articolazioni, che amano l'aspro e lo spigolo, accentuano alcuni tratti. Tutti i suoi personaggi gli somigliano: hanno i suoi occhi, quando non hanno la sua forma. Nonostante la scala di grigi che sembra aver surgelato il tempo, è chiaro che la giornata del quadro sta per concludersi e fra poco tramonterà. Io resterò qui ma tu orizzonte dove andrai per riposare?...Orizzonte…?

1 Herman Melville, Moby Dick

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