Rapporto 6066 R



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Rapporto

6066 R 3 ottobre 2013 TERRITORIO


della Commissione speciale pianificazione del territorio

sulla mozione 12 novembre 2007 presentata da Lorenzo Quadri e Edo Bobbià (ripresa da Michele Guerra) "Valutare la ripresa dell’attività d’estrazione d’inerti da alcuni corsi d’acqua ticinesi"

(v. messaggio 6 maggio 2008 n. 6066)

La mozione del 12 novembre 2007 chiede di procedere all’identificazione di siti d’estrazione d’inerti dagli alvei dei fiumi ticinesi e di valutare seriamente la possibilità di ripresa dell’attività estrattiva.

Il messaggio del Consiglio di Stato del 6 maggio 2008 comprende le basi legali1, una breve storia2, la situazione attuale3 e le prospettive. Le indicazioni contenute nei capitoli dedicati alla situazione attuale e alle prospettive sono nel frattempo state aggiornate, approfondite e formalizzate nel progetto di scheda V6 de Piano direttore «Approvvigionamento in materiali inerti» del 28 marzo 2012 messa in consultazione dal Consiglio di Stato nella primavera 20124.

Il Consiglio di Stato non ritiene necessari interventi lungo i fiumi Ticino e Maggia


Nel merito della mozione, il Consiglio di Stato non ritiene necessario un intervento lungo il fiume Ticino tra Biasca e Bellinzona volto a garantire la sicurezza dalle piene. Le quote medie dell’alveo risultano simili o tendenzialmente inferiori a quelle rilevate negli anni ottanta. Nessun motivo di carattere idraulico giustifica per ora interventi di scavo nel fiume Ticino. L’equilibrio di un corso d’acqua deve essere considerato nella sua complessità e non limitato a un tratto. L’asta del Ticino a valle di Bellinzona presenta preoccupanti segnali di abbassamento della quota d’alveo (dell’ordine di 1-1,50 m). Togliendo materiale a monte, lo stesso non arriverà più a valle, dove potrebbe contribuire, se non all’innalzamento, perlomeno a evitare l’aggravamento del fenomeno erosivo.

Analogo discorso deve farsi per quanto concerne l’alveo del fiume Maggia a monte di Ponte Brolla. La mancanza di apporti solidi provenienti dalla zona franosa di Campo Vallemaggia (oggetto d’importanti sistemazioni e rinforzi) comincia a evidenziarsi già visivamente, oltre che trovare conferma dai rilievi. Da qui la massima prudenza che dev’essere posta a interventi di prelievo che potrebbero danneggiare l’equilibrio del fondovalle.




La correlazione tra la diminuzione della pescosità e il presunto aumento delle quote degli alvei è solo un’ipotesi


Alla luce delle motivazioni d’ordine idraulico, il Consiglio di Stato ritiene che l’approfondimento delle ipotesi, perché tali sono oggi da considerarsi, circa la correlazione tra la diminuzione della pescosità e il presunto aumento della quota dell’alveo del Ticino e della Maggia, possa per ora essere accantonato.


Conclusioni del Consiglio di Stato


In conclusione il Consiglio di Stato indica che la situazione degli alvei va mantenuta sotto controllo e monitorata con regolari rilievi. A seguito di alluvioni e in presenza di accumuli che compromettono la sicurezza del territorio, i necessari interventi puntuali e limitati di prelievo di inerti sono promossi e autorizzati. Il materiale ricavato entra nel ciclo di approvvigionamento, essendo così valorizzato. Nel contesto dell’approvvigionamento in materiali inerti, l’attenzione deve continuare a rivolgersi all’individuazione di punti di approvvigionamento sicuri e al riciclaggio. Non di meno, si terrà conto dell’evoluzione della situazione morfologica degli alvei e degli avvenimenti puntuali. Nel massimo rispetto della sicurezza fluviale si valuteranno eventuali possibilità di siti estrattivi.

In riferimento al tema generale dell’approvvigionamento in materiali inerti e con forte riserva per i casi specifici dei fiumi Ticino e Maggia, il Consiglio di Stato ritiene quindi di aderire alla proposta dei mozionanti nella misura di quanto esposto.




Progetto di scheda V6 del 28 marzo 2012


Il progetto di scheda V6 Approvvigionamento in materiali inerti del 28 marzo 2012 promuove un approvvigionamento sostenibile d’inerti, qualitativo e quantitativo, commisurato al bisogno, con una pianificazione di medio-lungo termine. La scheda definisce il seguente ordine di priorità (indirizzi):

  1. Favorire l’uso d’inerti di origine secondaria (recupero e riciclaggio).

  2. Programmare l’uso d’inerti di origine straordinaria (interventi per la sicurezza degli alvei fluviali, rivitalizzazioni in ambito golenale, estrazioni legate a progetti speciali).

  3. Assicurare l’uso parsimonioso e sostenibile delle risorse indigene di materia prima rinnovabile (estrazione d’inerti dal lago, senza pregiudicare il riciclaggio di materiali di origine secondaria) e delle risorse estere (accordi transfrontalieri a medio-lungo termine).

  4. Tutelare le riserve di materiale inerte non rinnovabile (aree di estrazione), destinandole a sole necessità eccezionali e di lungo termine.

  5. Favorire misure di coordinamento e gestione integrata dei materiali inerti (centri logistici, coordinamento e razionalizzazione dei trasporti su gomma e su rotaia, concetti regionali per le aree discoste).


Estrazioni autorizzate in Ticino negli ultimi anni


Negli ultimi anni sono state autorizzate delle estrazioni, essenzialmente per motivi di sicurezza, in Valle di Blenio, in Riviera, nelle Centovalli e in Valle Bavona. Inoltre, sono state eseguite delle estrazioni per motivi naturalistici in Valle Maggia e per motivi forestali in Riviera.
Sulla base delle indicazioni dell’Ufficio dei corsi d’acqua, dell’Ufficio della natura e del paesaggio e dell’Ufficio forestale del 9° circondario, i volumi indicativi estratti sono i seguenti:

- Brenno (Legiuna), ca. 10'000 m³ in totale in 2 occasioni;

- Brenno (Motto), ca. 30'000 m³ in totale in 2 occasioni;

- Osogna (Nala), ca. 3'000 m³ in un’occasione;

- Palagnedra-Camedo, ca. 35'000 m³ in totale (ca. 7'000 m³/anno in media);

- Bavona, ca. 3’700 m³ in due occasioni;

- Maggia (Lodano), ca. 100’000 m³ per la rinaturazione delle lanche di Lodano;

- Moleno, ca. 70'000 m³ per la creazione di un laghetto per lo spegnimento d’incendi.


Sugli inerti estratti è prelevata una tassa che varia da 2 a 5 fr./m³ a dipendenza della qualità del materiale.


Decreto di protezione delle golene della Valle Maggia e regolamentazione dell’attività estrattiva


Il 16 novembre 2010 il Consiglio di Stato ha adottato il decreto di protezione delle golene della Valle Maggia. Il rapporto esplicativo e le norme di attuazione del decreto regolano anche l’attività estrattiva all'interno della zona protetta delle golene della Maggia.

La situazione d’instabilità dell’alveo creatasi nella zona di estrazione alla confluenza della Rovana con la Maggia alla fine degli anni novanta ha portato il Cantone a decretare l’interruzione delle attività estrattive nel 1999. Al fine di coordinare in modo sostenibile lo sfruttamento di questa risorsa naturale, sono stati definiti i seguenti parametri operativi:

- le estrazioni d’inerti a fini puramente economici non sono più autorizzate;

- possono essere autorizzati esclusivamente prelievi di materiale da comparti esterni all'ambito fluviale e solo se l'estrattore s’impegna a frantumare e riutilizzare un pari volume di scarti derivanti dalla lavorazione del granito proveniente delle cave della valle, valorizzando in tal modo un prodotto che non è mai stato considerato e il cui stoccaggio costituisce un problema;

- gli interventi estrattivi devono in ogni caso essere finalizzati alla rivitalizzazione e alla valorizzazione naturalistica di comparti ecologicamente degradati, ma che possiedono buone potenzialità di recupero.
Questo approccio ha ridefinito le attività estrattive; in particolare, sono stati realizzati alcuni interventi per valorizzare delle componenti naturali. La rinaturazione delle lanche di Lodano ha portato all’estrazione di 100'000 m³ di materiale che, combinati con la frantumazione di 150'000 m³ di scarti di cava, ha permesso di immettere sul mercato 250'000 m³ di materiali inerti.

Le estrazioni puntuali, mirate e giustificate da comprovate esigenze di sicurezza idraulica, a protezione della vita umana o d’infrastrutture importanti, sono garantite e possono beneficiare di una deroga al divieto generale di prelievo di materiali inerti. Le deroghe sono rilasciate dal Dipartimento del territorio.




Conclusioni


Nella misura di quanto esposto, anche a complemento delle informazioni già contenute nel messaggio, la Commissione speciale per la pianificazione del territorio ritiene che nei quasi sei anni passati dalla presentazione della mozione il Cantone abbia sfruttato in modo sensato le occasioni per procedere a estrazioni puntuali di inerti dagli alvei dei fiumi. In ogni caso, oggi è impensabile tornare a delle estrazioni sistematiche dagli alvei dei fiumi come avveniva fino al 1972 e in parte anche in seguito.

La mozione è pertanto evasa.
È invece ancora irrisolta la questione dell’estrazione di materiale inerte dal Verbano, che - con un potenziale di 300'000 t/anno d’inerti - riveste un’importanza determinante per contenere l’importazione di inerti dall’Italia, perlomeno nel Sopraceneri. La scheda V6 del Piano direttore «Approvvigionamento in materiali inerti», messa in consultazione dal Consiglio di Stato nella primavera 2012, prevede che, a livello cantonale, il Gruppo di lavoro gestione materiali inerti approfondisca il tema dell’estrazione di materiale inerte dal Delta della Maggia nell’ambito di un processo di ricerca del consenso e che, a livello comunale, i Comuni interessati dalle aree di approvvigionamento in materiale inerte rinnovabile (aree d’estrazione e aree di sbarco) collaborino nell’approfondimento del tema. Come indicato nel rapporto esplicativo della scheda, l’estrazione dal lago va inquadrata in un concetto generale di bacino, che comprenda anche un programma di misure di miglioramento e compensazione, finanziate dall’estrazione degli inerti (concetto applicato in casi analoghi quali le estrazioni alle foci del Rodano e della Reuss).

Per la Commissione speciale pianificazione del territorio:

Angelo Paparelli, relatore

Beretta Piccoli L. - Canepa - Canevascini -

Cozzaglio - Garzoli - Ghisolfi - Maggi (con riserva) -

Mellini - Minotti - Orsi - Pagnamenta - Seitz - Storni




1 L’estrazione d’inerti dai corsi d’acqua è disciplinata dalla legge regolante gli scavi all'alveo dei laghi, fiumi e torrenti del 17 settembre 1928 [RL 9.1.5.1] e dal decreto esecutivo concernente l’estrazione di materiale dalle acque pubbliche del 21 gennaio 1966 [RL 9.1.5.2]. Altre leggi e strumenti giuridici toccano, in modo più o meno marcato, questo aspetto (legge sul demanio pubblico, leggi e ordinanze che si occupano di protezione dell’ambiente, piano direttore cantonale, piani regolatori comunali).

2 Fino al 1972 l’approvvigionamento d’inerti nel Cantone è stato coperto da scavi in alveo da fiumi (Ticino da Biasca a Bellinzona, Maggia in diversi punti) e da foci (Ticino, Maggia, Vedeggio, Cassarate). Da questi siti è arrivata la maggior parte del materiale che è servita ai forti fabbisogni dell’edilizia degli anni cinquanta e sessanta. Per coprire le necessità di particolari opere (sbarramenti idroelettrici, rilevati autostradali) si è fatto capo a cave di prestito (cave aperte per la realizzazione di un’opera, chiuse quando questa è terminata), perlopiù ubicate nelle vicinanze dei rispettivi cantieri.

Questo sfruttamento intensivo ha nel tempo evidenziato una serie di problemi (abbassamento dell’alveo e della falda freatica, cedimento delle arginature) che, a lungo andare, avrebbero compromesso sia la sicurezza di persone e di beni, sia l’efficienza di diversi pozzi di captazione per l’approvvigionamento in acqua potabile. Nel 1972 è stato deciso il blocco dei prelievi dall’alveo del Ticino. Negli anni successivi cessarono pure le attività regolari alla foce del Vedeggio e del Cassarate, mentre sono ancora continuate in Valle Maggia e, con modalità tecniche diverse, alla foce del Ticino e della Maggia. Per il greggio destinato agli impianti della Riviera si cominciò a far capo a detriti da cava e a siti più discosti, quali la Valle di Blenio e la Valle Mesolcina.



3 Il messaggio del Consiglio di Stato indica che il consumo d’inerti nel Cantone riferito al 2003 è valutabile in 2-2,2 milioni di tonnellate annue, suddiviso grosso modo a metà tra il Sopra- e il Sottoceneri. La produzione propria del Sopraceneri è dell’80% mentre il Sottoceneri dipende per il 70% da importazioni dall’Italia. Gli inerti speciali per le miscele di pavimentazione provengono tutti dalla Svizzera interna e dall’Italia. Il fabbisogno ticinese è in linea con il parametro nazionale pro capite di 4 m³/anno (1 m³ = 1.65 t). La provenienza delle disponibilità indica un 10% da fonti indigene primarie (attività quali scavi in alveo, fuori alveo e in depositi morenici), un 45% da fonti indigene secondarie (sgomberi di camere di deposito, lavorazione di scarti da cava, riciclaggio di materiali edili, scavi e sterri); la rimanenza proviene da importazioni.

4 Il rapporto esplicativo della scheda V6, sulla base dei dati del 2008, rileva una leggera tendenza all’aumento del fabbisogno di inerti nel Cantone per un totale di circa 2,5 mio t/anno. La metà del fabbisogno è importata dall‘Italia e dalla Svizzera interna. Gli obiettivi per il 2020 mirano a promuovere una maggiore produzione indigena (compresa l’estrazione dal Verbano di 250’000 t), a diminuire l’importazione dalla Svizzera interna e dall’Italia, a ridurre lo smaltimento di inerti in discarica in Ticino e a implementare i trasporti ferroviari dall’Italia.






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