Regionalismo Critico



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15 Regionalismo Critico


Anche quelle teorizzazioni che individuano in un "Regionalismo Critico" la possibilità di un'alternativa all'internazionalismo si stanno rivelando come fattori essenzialmente "correttivi" di una dimensione dei linguaggi architettonici che proprio nella reciproca omologazione hanno trovato la loro identità moderna..... Per configurarsi come universale tramite la propria internazionalità il linguaggio ha spostato l'accento dalla qualità delle "parole" alla struttura sintattica, trasformata in qualcosa di simile ad un astratto campo di forze privo di connotati troppo identificabili.1
Il Regionalismo Critico non è né un codice completo né uno stile. In esso sono racchiuse le regole formative di un modo di pensare che lo storico dell'architettura Kenneth Frampton ha proposto all'attenzione del dibattito contemporaneo nel 1984.

Al fine di comprendere tali regole, seguendo il ragionamento di Frampton è necessario ride­finire il termine retroguardia, ovvero riesaminare quei contenuti, che qui non hanno un’accezione negativa, di questo atteggiamento, affinché questi possano essere riutilizzati quali strumenti per operare una critica a quell’architettura sentita come troppo omologata dello stile internazionale. Tale critica deve tenere a uguale distanza il mito del progresso dell'illuminismo e le forme reazionarie e irrealistiche del passato pre-industriale.

L'obiettivo è contrario all'adozione di parametri efficientistici nel valutare gli spazi e i materiali dell'architettura ed è favorevole allo sviluppo di "una cultura forte e carica di identità, che mantenga tuttavia aperti i contatti con la tecnica universale."2

La strategia attuativa di questo atteggiamento critico non è paragonabile a quella del Populismo3 o del Regionalismo nostalgico-sentimentale. Essa utilizza fonda­mentalmente due strumenti: quello della mediazione, per pervenire a una equilibrata miscela tra il portato della civiltà universale e gli elementi derivabili dalle caratteristiche di un particolare luogo fisico, e quello della ispirazione, per farsi guidare dalla presenza delle qualità particolari del sito. Queste sono essenzialmente la qualità della luce, il tipo di tettonica derivata da tecniche struttu­rali e costruttive particolari, la conformazione topografica, il concetto di delimita­zione presente localmente, il rapporto percettivo con i materiali impiegati, le caratteristiche fisiche delle aperture (a filo parete, arretrate, sporgenti, munite di frangisole, ad asola) ecc.

Analizzando il concetto di limite, ad esempio, notiamo che il Regionalismo Critico si oppone al concetto infinito di universale. L'architettura necessita di una delimitazione che la renda feno­meno finito, in grado di conferire identità al manufatto edilizio.
Il limite non consiste nella fine di qualcosa ma, come i Greci avevano già capito, nel punto dove qualcosa comincia ad asserire la propria presenza.4
Come sostiene Robert Venturi, il muro è un evento architettonico che avviene all'incontro delle forze dello spazio interno ed esterno, diven­tando la registrazione spaziale della risoluzione di questo dramma.5 Il muro non può, quindi, essere indifferente alla presenza delle forze interagenti sul sito dovendo aprirsi alla città per assorbirne il linguaggio e, allo stesso tempo, introdurre in essa nuovi e adeguati elementi di completamento mor­fologico.

Altra qualità derivabile dal concetto di delimitazione è quella che il progetto necessita di conformarsi come architettura della resistenza, in aperta contrapposizione nei confronti della città metabolista, ad esempio, che invece utilizza la delimitazione nella sola definizione spaziale della cellula abitativa individuale. Il riferimento alla galleria, all'isolato perimetrale e in particolare al cortile che Frampton introduce, non può ritenersi casuale ma motivato da quell’esigenza di protezione tipica delle culture antropiche le quali tendono a ritagliarsi e a difendere uno spazio comune per mezzo di un recinto generato man mano da uno spessore murario sempre maggiore e realizzato dagli stessi vani costruiti, spessore edilizio che nel corso della storia darà vita alla tipologia a corte. L'architettura deve pertanto resistere al consumismo imperante e universale e, se non è dominata esclusivamente da criteri economici e deriva da un’impostazione culturale e programmatica affine agli indirizzi politici che appoggiano forme di governo autonomo, può diventare regionale e al tempo stesso critica.


(...) siamo definitivamente legittimati nell'evocare una cultura della resistenza e una pratica critica dell'architettura che, senza cadere nel sentimentalismo, si opponga all'attuale tendenza di mutare il mondo intero, e nell'attuarlo reagisca contro… l'accentramento di potere e controllo.6

Un altro aspetto da sottolineare della poetica regionalista è relativo all'uso dei materiali. Questi devono attivare la maggior parte delle percezioni sensoriali del nostro corpo e non solo quella visiva legata all'immagine dell'architettura7. A tal fine devono essere considerate le qualità della luce e del buio, ma vanno riconsiderate anche tutte quelle qualità che possono es­sere percepite soltanto esperendo l'architettura dal di dentro, ovvero dai fruitori, quali:


il caldo, il freddo, l'aroma dei materiali, il senso di umidità, la presenza quasi palpabile dei mattoni, dove il corpo sente di appartenere, la velocità del nostro passo e la relativa inerzia del corpo mentre attraversa un piano, l'eco e la risonanza dei nostri passi.8
Il tattile e il tettonico sono dunque le due qualità perdute che l'architettura deve ritrovare affinché il luogo/forma prenda il posto dei linguaggi erme­tici e astratti, qui considerati artificiali in senso negativo. Questi linguaggi costituiscono il frutto della frammentazione operata sulla continuità architettonica che l'imperativo tecnologico ha immesso in quantità inadeguate nella cultura contemporanea. Ad essi va restituito quel significato che l'uomo percepisce a fondo con le sensazioni, e non solo con quella visiva, che costituiscono la migliore garanzia di resistenza contro un processo di dissolvimento della città, tesa a frenarne la perdita di identità culturale.

In Italia ad esempio, per ragioni intrinsecamente legate alla storia e alla tradizione architettonica del paese, lo stimolo verso la ricerca di un possibile Regionalismo Critico in architettura è molto vivo. L'interpretazione della storia dei luoghi, l'attenzione alla morfologia del contesto, la registrazione delle istanze interne al progetto, ma anche di quelle provenienti dall'esterno, continuano a essere fattori determinanti per i nuovi inserimenti architettonici. Solo se sarà presente questa consapevolezza critica nell'interpretazione dei luoghi allora il Regionalismo Critico riuscirà a evitare lo scarrocciamento verso la sua deriva vernacolare, risultando in grado di aderire a un'espressione attentamente misurata e relazionata alle forze presenti nel contesto e in grado di restituire al sito per mezzo del progetto le proprie rivendicazioni identitarie.

Alcuni architetti italiani tra i quali Gino Valle e Giancarlo De Carlo, nei loro rispettivi inserimenti residenziali realizzati nella laguna veneta alla Giudecca e a Mazzorbo della seconda metà degli anni '80, non si sono sottratti al compito di operare una revisione di forte portata semantica dei principi organizzativi appartenenti a precedenti linguaggi ormai collaudati da tempo e usati solo qualche anno prima in altri luoghi, e ciò al fine di sperimentare interventi da includersi tra quelli critico-rgionalisti.

Mario Botta nelle sue opere realizzate nel Canton Ticino si oppone con una sua ben riconoscibile resistenza e misura a un internazionalismo architettonico indiscriminato, trascrivendo nel progetto una sequenza di successive soglie fortemente icastiche e anti-retoriche, tutte desunte dai caratteri del contesto.

Alessandro Anselmi, Francesco Cellini, Adolfo Natalini, Massimo Carmassi, Danilo Guerri, Paolo Zermani sono, tra gli architetti italiani, certamente quelli che più di altri posseggono una sensibilità tendenzialmente critico-regionalistica, intendendo l'architettura come una società di materiali della resistenza. Intenzioni che invece gli architetti del post-modernismo non hanno maturato, avendo puntato la propria ricerca su enunciati basati esclusivamente su una fiacca ripostulazione, totalmente priva di contenuti interpretativi9, meramente desunti da una forte traccia iniziale.

Ambiti problematici:
1 - Rapporti architettura/città costruita:

Ricerca dell'identità culturale locale e dell'adeguatezza dell'intervento.



2 - Leggi di crescita e di sviluppo interne al progetto.

Sviluppo organico ed episodico del progetto.



3 - Caratteristiche linguistiche degli elementi compositivi:

Non date a priori ma da ricercarsi negli ambienti autoctoni.



4 - Rapporti tra piano del contenuto e piano dell'espressione:

Il contenuto non fa parte esclusivamente della sfera mentale astratta ma anche di quella percettiva e il mondo dell'immagine diventa uno solo dei momenti espressivi.



5 - Caratteristiche volumetriche:

Il volume è plasmato intorno al concetto di delimitazione dello spazio.



6 - Spazio interno e rapporto con l'esterno:

Le qualità della luce, tattili, dell'aria, e percettive degli spazi interni vanno potenziate e rese continue con quelle degli spazi esterni.



7 - Promesse:

Resistenza all’omologazione di massa, mantenimento di un'identità culturale anarchica e liberatoria, libero governo dei territori.




1 - F. Purini, Rifluita nel suo stesso successo, in LOTUS 57, Milano, Electa, 1988, (pag. 108/110).

2 - K. Frampton, Anti tabula rasa: verso un Regionalismo critico, in Casabella n. 500 Marzo 1984, (pag. 22).

3 - Corrente nata negli USA a seguito del libro di R. Venturi Complessità e contraddizione in architettura (1966). Essa consente di svincolare l’architettura da eccessi teorici o concettuali e di viverne la popolarità pluralistica.

4 - M. Heidegger. Citazione di Frampton dal saggio: Costruire, Abitare, Pensare, del 1954. Ibid. (pag. 24). In questo saggio Heidegger fornisce un punto da cui osservare questo fenomeno del non-luogo. In opposizione all'antico concetto astratto di spazio quale continuum, più o meno indeterminato, fatto di componenti o di integrali spaziali – che chiama spatium e extensio – egli oppone la definizione germanica di spazio (o, piuttosto, di luogo) costituita dal temine Raum. Heidegger sostiene che l'essenza fenomenologica di questo spazio-luogo dipende dalla concreta e chiaramente definita natura del suo limite.

5 - R. Venturi, Complexity and Contradiction in Architecture, New York, MoMa, 1977, (pag. 86).

6 - K. Frampton, Luogo, Forma, Identità Culturale, in DOMUS, N. 673, Giugno 1986.

7 - Questa è la percezione prediletta dalle architetture di matrice post-modera, cartacee nelle quali gli stimoli agli altri sensi vengono repressi per potenziare al massimo l'effimero visuale.

8 - Ibid. (pag. 25).

9 - Quando a Gioacchino Rossini era chiesto di ascoltare un brano musicale appena composto, affinché egli potesse esprimere il suo giudizio, spesso così rispondeva: c’è del nuovo e c’è del bello; ciò che è bello non è nuovo, ciò che è nuovo non è bello. Lo stesso si può dire per tutto ciò che è mera imitazione, ma solo per essere cordiali.




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