Regione emilia-romagna



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14.02.2020
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PRESIDENTE (Marrazzo): Grazie. Per avere un quadro della situazione, la Whirlpool non è presente e non ha comunicato la sua assenza, per avere un quadro, con chi abbiamo a che fare, tenuto conto che negli ultimi periodi la Whirlpool continua a cambiare management, in modo che parli con uno e al prossimo tavolo ne trovi un altro.

PAUDICE Raffaele - Segreteria C.G.I.L. Napoli: Di riconversioni industriali, noi che facciamo questo lavoro, possiamo dire che la strada è l’inferno. Non so quante volte, a fronte di chiusure, ci hanno promesso fantomatiche riconversioni industriali, abbiamo sentito come si sta sviluppando il caso di Carinaro. Noi stessi diciamo che queste sono vertenze simbolo, spesso diciamo che questa è una battaglia che non possiamo perdere.

Nel caso della Whirlpool, al di là del fatto che è rimasta probabilmente, insieme all’Hitachi, una delle ultime fabbriche nella perimetro della città di Napoli, e voglio ricordarlo perché troppo spesso ce ne dimentichiamo, Napoli è stata una delle più grandi città industriali d’Italia, l’industria a Napoli non l’abbiamo inventata con la Cassa per il Mezzogiorno, la Whirlpool ha una storia. È una vertenza simbolo non solo perché sono più di 400 lavoratori, ma anche perché ha una storia, ha una tradizione la Whirlpool a Napoli.

È una vertenza che non possiamo perdere, tra i tanti motivi anche per un altro, perché la Whirlpool al Ministero non è stata in grado di dire perché quella crisi, che loro fanno risalire a tanti fattori, tra cui la Brexit, debba riguardare solo il sito di Napoli. Quali sono le condizioni che non permettono di tenere l’investimento a Napoli? Perché quella crisi deve riguardare solo quel sito?

Se la Whirlpool se ne fa, il segnale è questo. Facendo questo lavoro, sappiamo quali solo le aziende che hanno difficoltà, ce ne rendiamo conto, è pieno di aziende che mandiamo avanti con sussidi e con casse, sapendo che il loro destino industriale è segnato. Sulla Whirlpool non riusciamo a spiegarci perché questa fabbrica debba chiudere, non c’è una spiegazione, né l’azienda ai tavoli ha dato una sola indicazione per dirci quali sono i fattori che rendono Napoli meno competitiva di altri siti. È questo il punto per noi.

Se lasciamo andare la Whirlpool diamo un segnale che chiunque può inventarsi una crisi e andare via, perciò non lo possiamo consentire.

Accanto ad un ragionamento che non è solamente, mi permetto di sottolinearlo, un problema che riguarda la crisi industriale. In questa Regione abbiamo coltivato per tanti anni l’idea che potessimo chiudere le industrie e far lavorare i lavoratori nei servizi. Lei, non a caso, ha citato il supermercato di Via Argine, mentre eravamo in presidio alla Whirlpool c’è arrivata la notizia che quel supermercato e tutta la catena probabilmente è in amministrazione giudiziaria per una vicenda giudiziaria che guarda verso il fallimento, anche lì parliamo di quasi 2 mila lavoratori, quasi tutti situati in Campania.

Quando va via l’industria, i servizi non tengono, è questa la verità. Questa crisi è il cane che si mangia la coda perché si porta tutto appresso. In questa settimana, a parte i servizi, a parte questa, abbiamo avuto anche la crisi di American Laundry, anche lì parliamo di numeri pesanti, altra vicenda, altra situazione e altro contesto. Non possiamo permettere che una Provincia come quella di Napoli resti una Provincia di disoccupati, di lavoratori che avevano sviluppato professionalità e non sanno più cosa fare.




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