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X Legislatura Atti assembleari
Consiglio Regionale della Campania
Resoconto Integrale

31 Maggio 2017


CONSIGLIO REGIONALE DELLA CAMPANIA
III COMMISSIONE DEL 31 MAGGIO 2017
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE MARRAZZO
La seduta ha inizio alle ore 12,25


Consigliere presenti: Cammarano (M. 5. S.), Ciarrambino (M. 5. S.), Passariello e Nappi (F.I.).
Assessore Palmeri.
Assistono i funzionari Barra Domenico e Ferrara Gianfranco, l’istruttore Orsi ed il collaboratore Cecere.
Oggetto: Audizione “Problematiche stabilimento salumificio Spiezia”.
PRESIDENTE: Buongiorno. Diamo inizio ai lavori della Commissione per quanto concerne l’audizione di uno dei problemi che in questo momento attanaglia il nostro comprensorio. A dire la verità il “Salumificio Spiezia” lo conoscevo come un’ottima fabbrica di salumi e ne ero anche un estimatore, ci troviamo a discutere di un problema che ha grandi risvolti, sia da un punto di vista industriale sia da un punto di vista sociale, parliamo soprattutto della tenuta della forza lavoro di questo stabilimento.

Ho ricevuto una comunicazione da parte dell’assessore Amedeo Lepore che, per concomitanza di impegni istituzionali, non può essere presente, manda, quindi, le sue scuse. Ovviamente prima di comunicarlo a me l’ha comunicato all’assessore Palmeri, che è qui presente in rappresentanza dell’intera Giunta.

Mi preme ringraziare tutti i convenuti: Consiglieri, rappresentanti sindacali, l’Assessore, i dirigenti della Regione. La proprietà la ringrazierò dopo, se ci dà uno spiraglio.

Normalmente i lavoro di questa Commissione, in sede di audizione, avvengono in questo modo: facciamo parlare i diretti interessati con tempi possibilmente europei, dopodiché ci saranno i Consiglieri che avranno sicuramente domande, delucidazioni o opinioni da esprimere, quindi sentiremo l’Assessore al Lavoro augurandoci soprattutto che questa riunione di oggi veramente possa aprire uno spiraglio di luce.

Tenuto conto che mi è stato trasmesso il verbale che è stato fatto al tavolo del Ministero dello Sviluppo Economico, dove in sintesi vi ripeto quanto è stato fatto: erano presenti le rappresentanze sindacali, la proprietà e la Regione Campania con la presenza dell’assessore Lepore, in quella seduta, se ho capito bene, la proprietà spiegò la storia di questa crisi, perché si era arrivati alla messa in liquidazione della società, ci furono forti preoccupazioni da parte sia del Ministero sia da parte della Regione Campania. A seguito delle dichiarazioni della proprietà, in cui diceva di non riuscire più a sostenere il livello industriale, tenuto conto che il mercato ha generato una serie di discrasie e, nonostante l’intervento a supporto dell’azienda da parte della proprietà, non siamo più in condizioni di andare avanti e abbiamo anche messo in condizione la società di essere acquisita da eventuali altri gruppi che vogliono, possono e vorrebbero intervenire. L’impegno che è stato preso a quel tavolo, che oltre alla proprietà che avrebbe fatto di tutto per cercare un eventuale acquirente, anche la Regione e anche il Ministero dello Sviluppo Economico si impegnava a trovare eventuali interlocutori. Questo è lo stato dell’arte.

Nel frattempo la società è in liquidazione, i dipendenti non vengono pagati, in pratica l’azienda è ferma.

Per un canovaccio di lavoro, suggerirei di far parlare la proprietà e dopo sentiamo le parti sociali dopodiché ci facciamo idea migliore.

Vi chiedo la cortesia di contenere gli interventi in tempi europei.


VERONA Bruno - Liquidatore Salumificio Spiezia Spa: Sono uno dei due liquidatori nominato con verbale del 23 maggio ultimo con il quale è stata deliberata la messa in liquidazione volontaria della società per una serie di ragioni che sono state illustrate in una sede precedente al Ministero dello Sviluppo Economico, che sono state ben sintetizzate dal nostro rappresentante di questa riunione e che di fatto sono una scelta che oggi si ritiene dovuta alla luce di una serie di situazioni che si sono verificate in conseguenza di perdite sofferte nel corso del 2016 e di un aggravio della situazione finanziaria nei primi mesi del 2017. Perdite importanti sulla cui genesi si è discusso e che sostanzialmente si sono originate nel corso dell’anno per una serie di fenomeni collegati all’aumento del costo delle materie prime, difficoltà e perdite sofferte in prima persona dalla società nel recupero di crediti da parte di soggetti della grande distribuzione che a loro volta operano sul settore e che hanno difficoltà, loro stessi, tant’è che il meccanismo che si è innescato nel settore in particolare, prevede che anche i soggetti della distribuzione si avvalgano di soggetti terzi, quali società intermediarie per il pagamento dei loro crediti e nel momento in cui questo meccanismo si inceppa, così come di fatto sta accadendo, nonostante ho sentito anche dire che il settore non è in crisi, in realtà il settore è in crisi non solo per quanto riguarda i produttori, ma è in crisi l’intero indotto di questo settore perché probabilmente il meccanismo finanziario che si è costruito attorno al sistema di incassi e pagamenti che dovrebbe essere originato aborigene dall’articolo 62, che quindi prevedrebbe incassi e pagamenti entro 60 giorni.

La società ad agosto del 2014 ha subito una divisione, cioè all’interno della compagine azionaria che era correlata l’intera famiglia Spiezia allargata, quindi una quarta generazione, sostanzialmente i cugini, c’è stata una ripartizione degli asset, c’è stata una parte della compagine che ha deciso e ha creduto di voler continuare l’attività nella sede storica di San Vitaliano, che è quella che oggi rappresentiamo, quindi quella parte di proprietà che ha continuato ad operare dal primo agosto 2014 fino al 23 maggio 2017 nella sede storica di San Vitaliano e una parte della proprietà che ha rilevato altre due aziende dislocate una a Nusco e una a Reggio Emilia.

Una delle due aziende era molto legata al gruppo Sisa, che era uno dei principali clienti, ovviamente anche con il concordato e le vicende che stanno accadendo nel gruppo Sisa, ha avuto ingenti perdite. Il problema è che negli anni queste società sono state, fin dove è stato possibile, supportate dalla finanza personale perché anche all’esito della divisione, gli apporti di capitali che sono stati fatti, sia nell’attuale società che oggi rappresentiamo sia nelle altre, sono state importanti, nel caso specifico si parla di 5 milioni e mezzo di capitali di euro che sono entrati tra il 2013 e fine 2015 a San Vitaliano.

Il discorso è più ampio: la sede di San Vitaliano è una sede di 30 mila metri quadri, è una città, molto sovradimensionata, in termini di capacità produttiva installata rispetto ai volumi che oggi il mercato è in grado di accogliere.



I fatturati delle aziende, negli ultimi anni, si sono assestati su 16 milioni di euro (15 milioni e mezzo nel 2015 e nel 2016) e non erano differenti quando le società erano unite, pur essendo SpA autonome, perché di fatto c’era una realtà, che era quella di San Vitaliano, che produceva e commercializzava per l’intero gruppo e commercializzava e produceva sviluppando un fatturato di circa 36 milioni che all’esito della ripartizione si è ripartito quasi in parti uguali, quindi, di fatto, il fatturato è rimasto quello. Negli anni non si è persa quota di mercato. Il problema è che negli anni il cambiamento del mercato, a cominciare da ottobre 2015, quando gli attacchi dell’OMS hanno iniziato ad incidere fortemente sul consumo di carni lavorate e fresche e ancora oggi continuano a ribadire che il consumo di questi prodotti è strettamente legato al cancro e a tutta una serie di malattie, quindi oggi tutto questo incide sui consumi. I consumi tendono a ridursi o a spostarsi su altri prodotti che oggi invece vengono esaltati perché si ritiene abbiano delle qualità differenti in termini di salute rispetto a quelle quelli delle carne lavorate e delle carni fresche, in più, nel 2016 – ripetevo prima – c’è stato un forte incremento del costo della materia prima che ha raggiunto – nel caso specifico – più 120 per cento – non sono dati che oggi riferisco io senza cognizione di causa – dei costi che nella struttura di un conto economico di un’azienda di produzione di salumi, quale il salumificio, dove i consumi incidono per circa il 50 per cento della struttura dei costi, capirete bene che un incremento di più 120 per cento impatta a margine e fa sì che i margini di contribuzione non siano più in grado di gestire la struttura dei costi fissi. Il vero problema oggi è il volume dei costi fissi che non è più compatibile con la struttura di un conto economico, con determinati margini e con un fatturato, che è un fatturato peraltro anche sano, perché un fatturato rivolto alla grande distribuzione, a grossi clienti, il nostro principale cliente è il gruppo Megamark, voi sapete bene che il gruppo Megamark oggi sta investendo molto in Campania attraverso supermercati che oggi rappresentano una realtà in crescita e il gruppo Megamark, il nostro principale cliente ha investito molto sul salumificio, il problema oggi però è un problema di impossibilità a gestire questa struttura importante di costi fissi, dove per costi fissi intendo: costi di stabilimento, di energia, livelli di organico che abbiamo per sviluppare determinati fatturati.

PRESIDENTE: Se ho una struttura che ha la capacità di produrre mille quintali e non riesco a produrre per il mercato, probabilmente riesco a gestire e a reggere un’azienda che magari mi produce 600 quintali al giorno, con un numero di dipendenti minore, quindi riesco a sostenere.

VERONA Bruno - Liquidatore Salumificio Spiezia: Tenga conto che dal 2013 ad oggi è stata portava avanti un’importante ristrutturazione aziendale che ha consentito, a fine 2015, prima che accadesse tutto quello che sto raccontando, di raggiungere il pareggio economico, tant’è che il bilancio 2015 è stato il primo bilancio chiuso, sostanzialmente, in pareggio economico rispetto ai bilanci 2014, 2103 e 2012 che avevano cubato perdite per quasi 6 milioni di euro complessivi. Da qui anche la necessità, da parte della famiglia, nel momento in cui è entrata nella gestione di queste aziende, di intervenire con capitale per ripianare perdite pregresse, perdite che comunque venivano da un’eredità precedente.

L’apporto finanziario, da un punto di vista civilistico ha consentito il ripianamento delle perdite, ma la finanza fresca che è entrata è stata immediatamente immessa per portare avanti un piano di ristrutturazione, ridimensionamento, ridistribuzione dei mix di fatturato verso prodotti più marginanti, ridimensionamento anche dell’organico, perché poi si era anche in un momento particolare in cui si poteva favorire la fuoriuscita di una serie di persone che erano vicine all’età pensionistica, considerate che questo stabilimento è passato da un organico di 126 persone sulla base di accordi regolari ad un organico attuale di 86 persone, dagli inizi 2014 ad oggi, quindi la ristrutturazione è stata fatta e anche gli investimenti per poter sviluppare un fatturato sano sono stati realizzati perché già nel corso del 2015 sono stati acquistati una serie di macchinari, nel 2014 è stata ultimata una sala bianca per la produzione di affettati, che è una sala modernissima, è forse tra le più moderne, anche in linea con le nuove tendenze del mercato, perché oggi il mercato va verso il libero servizio, verso gli affettati che peraltro sono anche prodotti che in un mix di fatturato di un’azienda di produzione, quale il salumificio, devono necessariamente esserci perché livellano verso l’alto i margini di contribuzione. Considerate che il margine di contribuzione medio di un prosciutto cotto è del 20 per cento sul fatturato, il margine di contribuzione medio di un affettato, qualunque esso sia, in vaschetta, per la forte componente di servizio che c’è, è del 42 per cento, quindi più il fatturato viene spostato verso questo tipo di produzioni più, ovviamente, si migliora la struttura dei margini aziendali. È ovvio che la realtà del salumificio è una realtà di grandi volumi e di prodotti da vendere interi al banco tagli, quindi destinati a determinati canali, quindi non potrà mai diventare un centro di affettatura come oggi se ne vedono, che sono realtà molto più snelle e che sostanzialmente non fanno trasformazione, ma semplicemente la parte finale della lavorazione industriale.

Lo stabilimento – come tra l’altro sostenuto anche da interlocutori del settore con cui sono state portate avanti delle trattative, parliamo di nomi importanti, di grossi operatori e di grosse multinazionali che sono alle spalle di questi operatori – richiede volumi, perché con l’attuale struttura dei costi fissi, con l’attuale struttura dei margini, ovviamente l’ancora di salvezza diventa lo sviluppo di volumi di fatturato che possano assorbire questi costi fissi.

Da novembre 2015 ad oggi abbiamo portato avanti diverse trattative anche in stadio avanzato, siamo arrivati al punto che i tempi necessari per portare avanti queste trattative, non erano più compatibili con la finanza dell’azienda che nel frattempo soffriva le perdite generate nel corso del 2016, che si stavano riversando sulla finanza, tant’è che nei primi mesi del 2017 ci sono state anche delle grosse difficoltà a far fronte dei propri debiti tra cui anche il pagamento degli stipendi che non sono stavi pagati per parte delle retribuzioni di febbraio, marzo e aprile, anche se già ieri è partito – da parte dei sottoscritti – un primo bonifico per andare a conguagliare i saldi sulle retribuzioni di febbraio e così si farà perché i dipendenti sono per noi dei creditori privilegiati, quindi anche nell’ambito dell’attuale procedura liquidatoria il privilegio nei pagamenti è il loro, così com’è stato fatto ieri, così come ci continuerà a fare compatibilmente con la finanza aziendale, la finanza aziendale che oggi, sostanzialmente, soffre molto l’incasso dei crediti, perché un’azienda ferma non fa piacere a nessuno averla, quindi anche i nostri creditori, oltre alle difficoltà che stanno vivendo, perché qui parliamo di grosse realtà quali la Primus Capital, a cui si appoggiano i grossi della grande distribuzione, che oggi sta avendo problemi ad onorare i crediti ceduti perché ha avuto, a sua volta, problemi con Stefanel. Quando si parla di settore in crisi non si parla del settore dell’industria e basta, si parla di tutto l’indotto, perché quando i pagamenti iniziano a soffrire, quando gli incassi iniziano a soffrire s’innesca un meccanismo che diventa perverso per tutti, è quello che di fatto sta accadendo.

Anche la difficoltà che oggi si sta avendo nell’incasso dei crediti influisce su questa situazione. Oggi è alla moda l’accordo di ristrutturazione, ex articolo 182 della legge fallimentare e noi, ovviamente, stiamo soffrendo proposte da parte dei nostri creditori che propongono pagamenti a stralcio nella misura del 40 e del 50 per cento, parliamo di grossi importi di crediti, nel caso specifico – parlavo prima di Primus Capital – ci è arrivata, la settimana scorsa, una proposta di stralcio per un credito di 182 mila euro, che è una fornitura importante per un’azienda che fa 16 milioni di fatturato, non è l’unica.

La crisi non è solamente nostra, non relativa al salumificio così come sembrava fosse emerso nella riunione, ma penso che sia una crisi un pò più ampia e più complessa, che parte sicuramente dai consumi, ma che abbraccia un po’ tutto l’indotto e quindi abbraccia anche la distribuzione, i nostri principali clienti. Questa è un po’ la sintesi della situazione, quindi oggi quello che ci teniamo a sottolineare è che la messa in liquidazione è un atto dovuto perché deve arginare una serie di fenomeni che potrebbero poi degenerare e che in questo momento non è intenzione, da parte della famiglia, far emergere, perché è una liquidazione volontaria, che poggia sul presupposto di poterla gestire in quanto tale e sarà gestita in quanto tale, questo, ovviamente, non preclude, dall’altra parte, la possibilità che si continuino a percorrere strade finalizzate alla ripresa delle attività laddove, ovviamente, ci sia qualche imprenditore disponibile ad investire all’interno della società, con la massima disponibilità da parte della famiglia, com’è stato fino ad oggi, a cedere la maggioranza, quindi, anche il controllo dell’azienda, perché la proposta che è sempre stata fatta è quella di ingresso nel capitale, quindi finanza che entra in azienda per riprendere le produzioni e i livelli di circolante, controllo, quindi cessione del pacchetto di maggioranza e l’inizio di un nuovo percorso, laddove c’è la volontà da parte dell’investitore in affiancamento con la famiglia che porta avanti il nome e la storia dell’azienda, cedendo le redini della gestione e quindi anche del controllo. Questa è quella che oggi si ritiene essere un’operazione che possa salvare l’azienda perché sostanzialmente i fabbisogni finanziari richiesti oggi per la ripresa delle attività produttive a regime non sono sostenibili dalle finanze della famiglia senza l’intervento di un terzo. Questo è quello che si continuerà a fare fin tanto che sarà possibile perché poi ci sarà un momento in cui l’attività liquidatoria innescherà un meccanismo che difficilmente potrà essere reversibile, ma fino a quando si riuscirà a gestire una liquidazione e parallelamente a portare avanti la strada della ripresa e del salvataggio si tenterà quella strada. Questo deve essere un messaggio chiaro che oggi deve emergere. Oggi la liquidazione è una scelta dovuta e necessaria per tutelare tutti, in primis i dipendenti che saranno i primi soggetti ad essere pagati, così come tutti coloro che vantano crediti, parallelamente si continuerà a percorrere la strada del salvataggio.



PRESIDENTE: La ringrazio, anche se ci sono alcune cose che non mi sono molto chiare, ma provvederò, successivamente, nell’ambito del ruolo di consigliere Regionale, a fare qualche domanda.

Diamo la parola al rappresentante della UIL, Vitiello Maurizio. Mi permetto di suggerire, tenuto conto che il liquidatore ha preso un po’ di tempo in più e per avere una snellezza della discussione, quindi dare la possibilità a tutti di intervenire, tempi europei. Grazie.



VITIELLO Maurizio - Segretario regionale UILA UIL: Lei ha detto che c’è qualcosa che non torna, sono d’accordo. Dire che un bilancio viene pareggiato nel 2015, il 2016 è stato l’anno del tracollo. Questa cosa l’abbiamo sempre sottolineata all’azienda, tra l’altro, non dobbiamo dimenticare, perché poi le cose non vengono dette tutte, perché gli imprenditori non li facciamo noi, noi rappresentiamo i lavoratori e nella rappresentanza siamo stati molto moderati, tant’è che negli ultimi due o tre anni abbiamo firmato un paio di casse integrazioni ordinarie, proroghe, contratti di solidarietà l’anno scorso, all’inizio di quest’anno abbiamo firmato una CIGS, una Cassa Integrazione Straordinaria che tuttora è in piedi, l’azienda, qualche giorno fa, ha aperto una procedura di mobilità per il licenziamento di tutti i lavoratori a seguito dell’atto di liquidazione, abbiamo tolto la quattordicesima ai lavoratori dandola in misura diversa, abbiamo bloccato l’aumento contrattuale, questo è servito sicuramente all’azienda di abbassare i costi, mi sembra non poco aver fatto tutto questo che poi non è servito.

Il dottore dice che ci sono stati aumenti smisurati però il fatturato rimane tale e quale, addirittura al fatto delle divisioni delle società, almeno per quanto mi risulta dato che ho dei colleghi su Avellino, quindi Avellino – non Reggio Emilia dove sta l’altra società – non sta vivendo questa fase così drammatica, hanno avuto dei problemi, però vanno avanti. Non posso giudicare l’attività imprenditoriale, so che i lavoratori prendono lo stipendio, alla fine a noi interessa questo. Oggi si sta vivendo un dramma sociale perché 82 famiglie da quattro o cinque mesi non prendono lo stipendio, non ci sono versamenti in Alifond, che è il nostro fondo complementare, ci sono problemi con i contributi, ci sono una serie di cose che sono drammatiche, ci sono lavoratori che non stanno pagando le banche, non pagano i mutui.

Un lavoratore l’altro giorno in Assemblea, ha detto a noi: “Firmate subito la mobilità perché con il licenziamento mi bloccano il mutuo, sono 5 mesi che non lo pago”. Questa situazione è grave! Lo abbiamo detto al Mise e lo abbiamo detto a voi e non vogliamo fare tavoli diversi, ve lo diciamo con una schiettenza unica, vi obblighiamo – visto che siete i nostri rappresentanti – di lavorare insieme perché forse questo aiuterà in una cosa, perché in questo momento ci vuole una cosa importante: un imprenditore che metta capitale in quest’azienda, perché, probabilmente, in quest’azienda, nell’ultimo anno è successo qualcosa che non ci raccontate. C’è qualcosa che non è andato bene. A noi non interessa dare le colpe, non serve a nulla. Sicuramente chi non ha colpa sono i lavoratori, questo lo possiamo sottoscrivere, perché i lavoratori hanno dato tutto, fino a ieri hanno chiesto ai lavoratori di rimettere fuori il prodotto e i lavoratori non hanno detto di no, ma hanno detto: “Ma i soldi li vogliamo noi perché siamo in una situazione gravissima”.

Questo è lo stato dell’arte, abbiamo chiesto al Ministero, che tra l’altro ci convocherà tra dieci giorni, di mettere su qualsiasi iniziativa per trovare un imprenditore e farlo venire in quest’azienda altrimenti arriveremo a 75 giorni dalla procedura, Spiezia sta in liquidazione, inizierà a vendere delle cose, quest’azienda morirà di fatto. Grazie.



PRESIDENTE: Prego.

FATTORUSSO Francesco – FAI CISL NAPOLI: Intanto la ristrutturazione è avvenuta quando c’era ancora la società nella sua interezza, lo stesso investimento fatto sulla sala bianca l’ha fatto la società vecchia e non la nuova. La sala bianca l’ho trovata lì prima che venisse la divisione. Per quanto concerne la nuova società, la ristrutturazione ha riguardato, come diceva Maurizio prima, soltanto il sacrificio dei lavoratori: quattordicesima, CIGS, le mobilità e anche un pezzo di licenziamento con la messa in mobilità.

Il motivo per cui abbiamo chiesto il tavolo istituzionale al Ministero è proprio questo: perché i tentativi di trattative che ci sono state tra l’azienda e altri eventuali acquirenti li apprendiamo dalle vostre parole, com’è giusto che sia, quindi non è che sappiamo nei dettagli perché le trattative sono saltate, quali erano le richieste fatte dall’una e dall’altra parte, questo a noi sfugge, com’è giusto che sia. In un libero mercato gli imprenditori s’incontrano a porte chiuse, poi dopo ci viene raccontato tutto quello che ci deve essere raccontato dall’azienda. Vogliamo che un’eventuale nuova trattativa, con un eventuale nuovo imprenditore, avvenga al tavolo istituzionale perché vogliamo capire, eventualmente, il reale obiettivo, le reali richieste e la reale volontà dell’azienda attuale.



VERONA Bruno - Liquidatore Salumificio Spiezia: Intanto le trattative iniziavano in privato e venivano tutte portate in azienda, tant’è che tutti gli operai e tutti i dipendenti hanno visto, uno ad uno, le persone che sono transitate per l’azienda perché in una fase avanzata della trattativa si passava per la visita dello stabilimento, quindi conoscono perfettamente le persone e i nomi che sono transitati per l’azienda e conoscono anche i motivi per cui le trattative sono saltate, perché le trattative saltavano nel momento in cui questi soggetti vedevano le dimensioni dell’immobile, quindi della struttura, e si spaventavano perché dicevano che quest’azienda è condannata a fare volumi, queste erano le parole che dicevano queste persone.

Un’azienda che fa acquisti mensili di materie prime per circa 800 mila euro al mese, ha una struttura di costi fissi per circa 700 mila euro al mese e margini di contribuzione che sfiorano il 30 per cento, per chi è tecnico è molto semplice capire quale fatturato deve sviluppare per raggiungere il pareggio economico. Vi do la dimensione, poi chi è tecnico, con i numeri che ho dato, se lo potrà ricalcolare, parliamo di fatturati di pareggio di almeno 1 milione 600 mila euro o 1 milione 700 mila euro al mese, rispetto ad una media generata, negli ultimi anni, di 1 milione 200 mila euro o 1 milione 300 mila euro.

Il gap mensile di fatturato, sviluppato per tutto l’anno, dà la dimensione del perché in un anno si è potuto generare una perdita di circa 4 milioni, solamente a livello industriale, quindi questo è per dare un attimo la dimensione, altrimenti un’azienda industriale potrebbe non dare la reale percezione di quella che è la dimensione dei numeri, perché purtroppo, quando si trasforma la materia prima, anche una percentuale di margine può generare un importante danno economico laddove il meccanismo non s’ingrana completamente. Mi fermo.




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