Relatore: prof. Giuseppe mosconi introduzione



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344 Dopo più di un secolo dall’approvazione del “Chinese Exclusion Act” nel 1882, che impediva a persone provenienti dalla Cina di migrare negli Stati Uniti per un periodo di dieci anni, gli elettori dello Stato della California infatti votarono a favore di Proposition 187. Molti videro in questa policy anti-immigrazione dei tratti in comune con precedenti leggi statali passate alla storia per il loro carattere fortemente razzista e repressivo nei confronti delle minoranze.

345 “The three U.S.-Mexico Border Wars: Drugs, Immigration and Homeland Security”, Tony Payan, Praeger Security International, Westport, Connecticut, London, 2006. p. 77.

346 “There is an argument among government officials, conservatives pundits and others who would advocate tough law enforcement measures called the attrition argument. They justify the increases in law enforcement resources and efforts along the border because, they argue, that the situation would be much worse if no measures were taken or no efforts were made to stop the invasion of undocumented workers”. Così viene giustificato l’aumento esponenziale delle risorse per il controllo del confine: l’assunzione di base è che ciò abbia un’efficacia deterrente. Abbiamo visto come questa sia un’affermazione ben lontana dalla realtà del confine. “The three U.S.-Mexico Border Wars: Drugs, Immigration and Homeland Security”, Tony Payan, Praeger Security International, Westport, Connecticut, London, 2006. p. 77.

347 “Many opponents of immigration have argued for slowly driving undocumented immigrants out of the country by systematically making their lives more and more difficult here in the United States”. “Examining the need for a comprehensive immigration reform”, Hearing Before the Committee on the Judiciary, United State Senate, 108th Congress, July 12, U.S. Government Printing Office, 2006, p. 56

348 “The attrition theory fails to recognize the extent to which many undocumented immigrants have put down roots in the United States..[..].. More than 3 million U.S.-citizen children live in families headed by undocumented immigrants”. Dal documento, “Examining the need for a comprehensive immigration reform”, Hearing Before the Committee on the Judiciary, United State Senate, 108th Congress, July 12, U.S. Government Printing Office, 2006, Statement of Benjamin Johnson, p. 57.

349 “Nearly 4 million have lived here for ten years or longer”, “Examining the need for a comprehensive immigration reform”, Statement of Benjamin Johnson, p. 57.


350 Tutti quei settori per i quali il “Bureau of Labor Statistic” ha previsto un aumento dei job openings, ossia l’agricoltura, i janitorial services, l’edilizia, la ristorazione, sono di fatto sorretti dal lavoro di milioni di immigrati che costituiscono una percentuale compresa tra il 20% e il 38% della manodopera. Altri dati forniti dal “Pew Hispanic Center”, ci dicono che i senza documenti erano il 4.9% dell’intera forza lavoro statunitense nel 2004 ma questa percentuale sale vertiginosamente se analizziamo singole aree d’impiego: nell’agricoltura nella pesca e nella silvicoltura essi rappresentano il 24%, nella manutenzione di strade ed edifici sono il 17%, il 14% nell’edilizia, il 12% nella ristorazione e il 9% nella produzione industriale. Examining the need for a comprehensive immigration reform”, Hearing Before the Committee on the Judiciary, United State Senate, 108th Congress, July 12, U.S. Government Printing Office, 2006, Statement of Benjamin Johnson, p. 86

Nearly 4 million have lived here for ten years or longer”, “Examining the need for a comprehensive immigration reform”, Statement of Benjamin Johnson, p. 57.

351 “The new arrivals, both skilled and unskilled workers, helped to build America into a world power”, “Illegal Immigration”, Opposing viewpoints series, Margaret Haerens, Greenhaven Press, Thomson Gale, 2006, p. 19.

352 Espressione usata per indicare il pagamento “in nero” per una prestazione lavorativa.

353 Espressione usata nel discorso al Congresso del 2004, richiamato in questa tesi nel primo capitolo, durante il quale Bush espresse l’esigenza di un nuovo programma di lavoro temporaneo.

354 Alla radice dell’attuale crisi dovuta al fenomeno dell’immigrazione si trova il wage-gap tra i paesi di outmigration e gli Stati Uniti. C’è, su questo punto, il consenso di molti esponenti politici, economisti e specialisti nel campo dell’immigrazione. Basti pensare che il rapporto tra il salario minimo pagato ad un lavoratore con occupazione equivalente in Messico e negli Stati Uniti è di uno a dieci. Fintanto che persiste questa enorme differenza di retribuzione l’immigrazione clandestina non si placherà poiché credo sia un’esigenza innata dell’essere umano quella di cercare costantemente di migliorare le proprie condizioni di vita.

355 Il processo per l’assunzione tramite il visti H2B: un datore di lavoro deve impegnarsi nella ricerca estensiva di lavoratori americani che idealmente devono avere la precedenza in ogni settore dell’economia, deve dimostrare l’incapacità di trovare un numero adeguato di cittadini americani che svolgano la mansione per la quale si cerca manodopera, ottenere il certificato dal “Department of Labor” che stabilisca “the need of workers”, ricevere quindi l’approvazione del “Department of Homeland Security” per identificare i lavoratori stranieri eleggibili per il visto H2B quindi ottenere un ulteriore approvazione dallo “U.S. State Department”. E’ una procedura lunga e tortuosa la cui inadeguatezza è ulteriormente peggiorate dalla limitazione numerica a solamente 66.000 permessi all’anno. Ciò incoraggia e anzi promuove, non intenzionalmente, l’immigrazione clandestina e il lavoro nero che sono due fenomeni interdipendenti. “Comprehensive Immigration Reform: examining the need for a guest worker program”, Hearing Before the Committee on the Judiciary, United State Senate, 109th Congress, July 5, 2006, Statement of Ronal Bird.

356 Ricordiamo l’affermazione “Prompting integration while insisting on separation”, contenuta nel libro “Beyond smoke and mirrors”, già citata nel capitolo sull’IRCA.

357 Il “Bureau of Labor Statistics” (BLS) stima che il numero di persone nella forza lavoro tra i 25 e i 34 anni crescerà di solo 3 milioni tra il 2002 e il 2012 mentre il numero di quelle più vecchie di 55 crescerà di 18 milioni, www.bls.gov.

358 Nel 2012 il tasso di crescita dei lavoratori con più di 45 anni sarà il più alto ed essi andranno a costituire l’age-group più consistente della forza lavoro statunitense. Secondo stime delle Nazioni Unite, il tasso si fertilità negli Stati Uniti è proiettato verso una diminuzione ben al di sotto del cosiddetto “replacement level” di 2,1 figli per ogni donna; si avrà infatti un tasso di 1,91 figli per donna, www.un.org.

359 Come tutti gli altri paesi OECD anche la popolazione degli Stati Uniti sta progressivamente “invecchiando” e per questo gli entry-level workers ad oggi sono costituiti in gran parte da lavoratori immigrati. Nel 2000 il 35% dei foreign-born workers erano impiegati nel settore primario contro un 24% di native-born workers. Un fattore macroeconomico importantissimo, emerso con particolare forza negli ultimi anni e collegato al processo di globalizzazione, consiste nella dipendenza delle economie dei paesi industrializzati dalla manodopera straniera, proveniente da paesi in via di sviluppo.Questa dinamica è particolarmente evidente quando si voglia trattare del problema dell’immigrazioni negli Stati Uniti, nazione in cui la forza lavoro sta andando in contro ad un progressivo declino e allo stesso tempo caratterizzata da tassi di crescita economica strabilianti.Gli immigrati sorreggono interamente “nicchie” vitali per l’economia statunitense occupando la maggior parte di posizioni occupazionali come cashier, janitor, kitchen worker, landscape maintenance worker, construction worker e mechanic, tutti lavori ripetitivi, pericolosi e mal retribuiti. In California essi rappresentano il 90% dei farm-workers, il 70% dei construction-workers e dei food-preparation workers. Nell’agricoltura abbiamo il più alto numero di lavoratori senza documenti che secondo il Pew Hispanic Center, rappresentano circa un quarto del totale. Essi sono il 17% dei cleaning-workers, il 14% dei construction-workers e il 12% dei food-preparation workers.

360 Nel 2004 per esempio, il 15% della forza lavoro era in procinto di andare in pensione nel giro di 10 anni, e un 4,4% era già over 65; la proporzione di giovani intorno ai 25 anni con un diploma di scuola superiore (high-school) o con un titolo inferiore è scesa dal 44.5% del 1994 al 37.8% nel 2004 al contrario i giovani con una laurea sono aumentati da un 27.2% ad un 32.6%, “Comprehensive Immigration Reform: examining the need for a guest worker program”, Hearing Before the Committee on the Judiciary, United State Senate, 109th Congress, July 5, 2006, Statement of Ronal Bird.

361 Negli Stati Uniti la forza lavoro è grandissima: nel Maggio 2006 si attestava intorno ai 151 milioni ed è la terza più grande del mondo, dietro a Cina e India. Il suo punto di forza è costituito dalla diversità etnica e razziale dei lavoratori che trovano spazio in un mercato del lavoro molto solido. La forza lavoro è cresciuta del 146% dal 1948 al 2005 passando da 60.6 milioni a 149.3 milioni. Dal 1995 però, la crescita è stata molto bassa attestandosi in media intorno all’1.2% e le previsioni fatte dal BLS non sono delle più rosee: 1,1% nel 2006, 0.8% nel 2014. Questo implica che si avrà una carenza di lavoratori per rimpiazzare coloro che andranno in pensione, e si apriranno delle job vacancies. Già alla fine dell’Aprile 2006 seconodo il “BLS Job Opening survey”, 4,1 milioni di posti di lavoro erano vacanti. Gli immigrati che molto probabilmente andranno a coprire le vacancies sono quindi una componente significativa per la crescita della forza lavoro e la riduzione del tasso di disoccupazione: nel 2005 i foreign-born workers costituivano il 14.8% del totale.“Comprehensive Immigration Reform: Examining the Need for a Guest Worker Program”, Hearing Before the Committee on the Judiciary United States Senate, 109th Congress, July 5, 2006, Philadelphia, Pennsylvania, U.S. Government Printing Office. Statement of Ronald Bird.

362 Ibidem.

363 Dal 1948 il tasso di disoccupazione medio si è attestato intorno al 5,6% ma nel Maggio 2006, dall’analisi di Ronald Bird, è emerso come esso si attesti intorno al 4,6%.

364 Examining the need for a comprehensive immigration reform”, Hearing Before the Committee on the Judiciary, United State Senate, 108th Congress, July 12, U.S. Government Printing Office, 2006, Statement of Benjamin Johnson.

365 Ibidem.

366 Secondo i dati del “Selig Center for Economic Growth” dell’Università della Georgia, il potere d’acquisto dei “latinos” ammontava a 736 miliardi di dollari nel 2005 e ci si aspetta un aumento di 1.1 trilioni per il 2010.

367 “Economic Report of the President”, 2005, Washington, D.C.,U.S. Government printing office, February 2005, pp. 107-108. Un altro luogo comune da sfatare, che molto additano come avente effetti fortemente negativi sull’economia statunitense, è costituito dalla credenza che la maggior parte degli immigrati lavori “off the book”, nell’economia sommersa. I principali studi condotti negli ultimi venti anni sui senza documenti negli Stati Uniti ci dicono però che essi non solo lavorano nel mainstream ma che ricevono regular paychecks e che soprattutto pagano le tasse. Un altro dato fondamentale riguarda l’altissimo livello d’impiego, intorno al 94%, degli illegal immigrant e per usare le parole dell’economista David Card “These workers may be low-skilled, but they have incredibly high employment rates”.

368 Ibidem.

369 Moltissime corporations hanno provato diverse soluzioni per evitare dover utilizzare grossi pool di manodopera straniera, come lo spingere sulla meccanizzazione e lo sviluppo tecnologico, ma queste opzioni sono solamente disponibili per un numero limitato di settori industriali. Non sembrano esserci vere alternative però per i servizi ai clienti, la ristorazione e l’edilizia, tutte aree d’impiego caratterizzate dalla massiccia presenza di lavoratori migranti. Ciò potrebbe essere visto anche in modo negativo se consideriamo aspetti di mobilità sociale della manodopera straniera, in un certo senso “bloccata” nella strada senza uscita costituita dai manual-jobs, sottopagata e spesso sfruttati, senza possibilità di migliorare significativamente le proprie condizioni di vita.

I trend più recenti ci dicono che questa preoccupazione deve tenere conto di una realtà in cambiamento: le nuove generazioni, hanno infatti migliorato fortemente le condizioni dei loro padri soprattutto grazie alla padronanza della lingua inglese e ad una migliore educazione. Per giovani second-generation immigrants si sono aperte nuove strade e alla luce di ciò, è significativo come in passato, se pensiamo al passaggio di Proposition 187 in California, si sia voluto negare loro la possibilità di avanzare nella società, escludendoli dall’educazione pubblica. Soprattutto per quanto riguarda la padronanza dell’Inglese, i figli degli immigrati messicani hanno dimostrato di essere molto ricettivi, e se comparati ai migranti di origini europee, l’apprendimento del nuovo idioma è stato per loro molto più rapido.






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