Relatore: prof. Giuseppe mosconi introduzione


) Che Significato Assume il Bracero Program nell’Attuale Dibattito per l’Immigration Reform?



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2.5) Che Significato Assume il Bracero Program nell’Attuale Dibattito per l’Immigration Reform?
Vista la presenza di 12 milioni di immigrati senza documenti, e considerato l’accesissimo dibattito per una riforma dell’immigration system, le lezioni che si possono trarre dall’analisi del Bracero Program, assumono una nuova importanza. Vediamo quindi di metterle in luce per dotarci di alcuni strumenti che ci permettano di vagliare la proposta di un nuovo guest worker program che è stata sul tavolo delle trattative in Congresso. Una riforma che sia incentrata su questa disposizione, ma che non coinvolga un discorso volto ad analizzare con chiarezza il contesto in cui un programma di lavoro temporaneo si troverà ad operare, è quantomeno discutibile. La mancata riflessione sulle cause strutturali del fenomeno migratorio, in un certo senso pregiudica l’efficacia stessa di questo tipo di misure, mostrando inoltre come esse siano il frutto soprattutto delle pressioni del grande business.

Detto ciò, visto che ritengo si debba adottare una prospettiva “umanocentrica” nell’esame delle politiche attuate per regolare un qualsivoglia contesto della vita sociale ed economica di un paese, è bene ricordare come non si possa concepire un progetto di riforma in senso esclusivamente strumentale alla soddisfazione delle pretese di corporations e classi politiche troppo spesso insensibili al rispetto dei diritti dei migranti. La tutela della dignità dei lavoratori, non è un elemento prorogabile, ma punto di partenza per ogni intervento che coinvolga la pianificazione del rapporto tra employers e employees: con un programma di lavoro temporaneo c’è appunto il rischio di legalizzare, e in un certo senso giustificare, la condizione di sfruttamento degli immigrati. Credo quindi sia importantissimo dare una lettura del fenomeno migratorio non limitata agli aspetti contingenti, ma tenere nella dovuta considerazione le conseguenze, derivanti da ragioni strutturali, che una simile politica può avere.

Partendo da questa prospettiva, è bene ricordare questo fatto: un temporary worker program contribuisce alla creazione di migration networks137 che col tempo di stabilizzano diventando parte integrante della vita socio-economica di una determinata regione. L’immigrazione non è semplicemente un processo economico ma un fenomeno complesso che coinvolge l’interezza delle relazioni sociali dei migranti, siano essi visti come membri delle immigrant communities o semplicemente nel rapporto dialettico con l’employer. Questi due aspetti sono peraltro interdipendenti e assumono un nuovo significato all’interno di un programma di lavoro temporaneo. Non possiamo vedere il migrante esclusivamente come lavoratore ma dobbiamo riconoscerne la complessità in quanto persona inserita in un più ampio contesto sociale. I networks creati dai braceros costituirono le fondamenta dell’attuale dinamica dell’immigrazione clandestina, e in questo senso è vera l’affermazione che dice “there is nothing more permanent than temporary workers138.

Non si può pensare che un lavoratore, solo per il fatto di essere temporaneo, non cerchi, per quanto gli sia possibile in un contesto di sfruttamento, di trasformare l’ambiente in cui vive, adattandolo alle proprie esigenze e creando elementi di auto tutela. In questo senso, la creazione di immigrant networks all’interno dei quali ci sia un grande scambio di informazioni, conoscenze e servizi, che mantengano vivi i legami con il proprio paese d’origine non è da considerare un by-product secondario di un programma di lavoro temporaneo ma una delle principali caratteristiche139. Ovviamente ciò è legato al perdurare di condizioni di miseria nei paesi di outmigration, poiché, come abbiamo già registrato, la mancanza di interventi di cooperazione economica bilaterale per stimolare lo sviluppo o sono assenti, o estremamente svantaggiosi per il paese più debole.

Il Bracero Program ha gettato i semi dell’immigrazione clandestina dal Messico da più punti di vista, fornendo a milioni di lavoratori di venire in contatto con una realtà nuova, di fare nuove esperienze e di poter cambiare le proprie aspettative di vita e allo stesso tempo rendendo i flussi di manodopera straniera un elemento strutturale dell’economia americana140. E’ quindi irrealistico pensare che il carattere di temporaneità possa essere preteso da ogni lavoratore in modo omogeneo: concordo sul fatto che sia necessario creare degli incentivi perché essi possano tornare nel proprio paese ma allo stesso tempo deve essere garantita loro l’opportunità di intraprendere un “path to citizenship”. Con il Bracero Program non venne di fatto rispettata la clausola che prevedeva la restituzione del 10% dei propri guadagni una volta tornati in Messico, mettendo i lavoratori di fronte alla scelta tra una vita misera o una nuova migrazione.

Molti di essi inoltre, dopo tanti anni di lavoro, decisero di stabilirsi negli Stati Uniti ma di fatto vennero relegati negli inferi dell’illegalità per la mancanza di previsioni per la regolarizzazione del proprio status. Un nuovo programma dovrebbe includere dei forti incentivi perché i guest workers, grazie ai guadagni accumulati, possano tornare nel proprio paese d’origine e costruirsi un futuro. Allo stesso tempo deve essere garantita la possibilità di ottenere uno status permanente tramite una procedura equa e celere.

Un simile outcome potrebbe avverarsi solamente se venissero rese effettive le misure di enforcement sui luoghi di lavoro, elemento completamente mancante durante gli anni del Bracero Program. Ciò è importante per due ragioni: il rispetto dei diritti dei lavoratori, data la condizione di vulnerabilità nei confronti degli employers, e il controllo dell’assunzione di senza documenti. Solo se si eliminasse ogni possibile fonte di irregolarità il sistema potrebbe funzionare, in quanto gli elementi di un guest worker program sono interdipendenti tra loro. Il worksite enforcement e il rispetto delle regole, infine sono indispensabili per l’attivazione di un programma che protegga i diritti fondamentali dei guest workers.

E’ importante notare però, come queste osservazioni siano inerenti alla forma di un simile provvedimento; sono aspetti in gran parte tecnici, pure importantissimi, che però non intaccano la struttura delle relazioni economiche che causano l’immigrazione, ma nascono per regolare il prodotto di questa, l’immigrazione clandestina appunto. Non si può infatti prescindere dalla ridiscussione della penetrazione del grande capitale statunitense, che ha diminuito la possibilità per milioni di Messicani, e Centroamericani, di sperare in un futuro migliore, nel proprio Paese. Sarebbe sbagliato pensare che un programma di lavoro temporaneo abbia degli effetti significativi sulla riduzione della miseria e della disuguaglianza nelle sending countries: è infatti una misura per controllare e regolare un problema, non per attaccarne le ragioni profonde.

A maggior ragione, un temporary worker program non deve essere uno strumento nelle mani delle corporations, in ogni settore dell’economia statunitense, per abbassare i salari e gli standard di vita dei lavoratori. La temporaneità del rapporto di lavoro non implica una minore tutela: abbiamo visto come durante il Bracero Program le sistematiche violazioni e l’utilizzo di manodopera clandestina come strike-brakers avessero dato vita ad una forma di “schiavitù legalizzata” e avessero peggiorato le condizioni fino a livelli umanamente intollerabili141.

Visto che nel dibattito sull’immigrazione è stata posta grande enfasi sulla border security è legittimo considerare un programma di lavoro temporaneo come una delle possibili valvole di sfogo per alleviare la pressione esercitata dai flussi di senza documenti sul confine. Allo stesso tempo non deve essere visto come l’unica soluzione per combattere l’immigrazione clandestina: i push and pull factors e in particolare l’enorme disparità tra i redditi di Stati Uniti e Messico devono essere affrontati con interventi di tipo strutturale. Si apre la questione se un’insieme di norme, ideate per riformare l’immigration system, riproponendo vecchi approcci verificatisi fallimentari, senza coinvolgere una riflessione sui push and pull factors, possano costituire un tentativo realisticamente attuabile.

L’implementazione di un guest worker program non è condizione necessaria e sufficiente per l’eliminazione dell’immigrazione clandestina e per la stabilizzazione dei confini142. Non si può contare solamente sull’accuratezza di un simile intervento di politica economica; anche se apparentemente well crafted esso deve essere supportato da una gamma ampissima di misure che vadano ad agire sui molteplici aspetti che caratterizzano il problema dell’immigrazione clandestina. Sfortunatamente, la discussione si focalizza solo una parte di questi aspetti, in maggior misura su quelli legati alla sicurezza del confine e l’eliminazione dell’illegalità.

2.6 Un Nuovo Temporary Worker Program.
Innanzitutto, visti gli outcomes del Bracero Program è bene chiedersi se sia auspicabile l’attivazione di un nuovo programma di lavoro temporaneo: senza dubbio, se la risposta fosse affermativa, si dovrebbe configurare in modo da non ripeterne i medesimi errori. E’ questo un obiettivo realizzabile o anche il garantismo di norme che prevedono un simile programma potrà essere usato dai datori di lavoro come strumento per sfruttare il lavoratore? E’ quindi un temporary worker program semplicemente un palliativo per riproporre una relazione precaria e segnata dalla ricattabilità, sancita dalla legge, molto simile a quella che intercorre tra employer e lavoratore senza documenti?

Questo tipo di approccio, abbracciato sia dal Presidente Bush, ed espresso nel Senate bill è infatti esposto a innumerevoli pericoli che possono minacciarne l’efficacia. Non è un caso che sia stato appoggiato strenuamente dal business statunitense, con tutta probabilità intenzionato a trasformare un nuovo temporary worker program in un mezzo per aumentare i propri guadagni. Un atteggiamento scettico nei confronti di un nuovo programma di lavoro temporaneo, espresso anche da formazioni della società civile costituite da migranti, è sicuramente giustificabile alla luce di queste osservazioni: tuttavia rimane il problema di quale alternativa adottare. La situazione attuale richiede senza dubbio che si intervenga per arginare il dilagare dell’illegalità: da ciò emerge l’esigenza, già sottolineata, di ancorare un guest worker program non solo a misure di controllo con sanzioni pesantissime per gli employers, ma anche ad una procedura per l’eventuale acquisizione della cittadinanza.

Se un programma di guest workers non protegge i diritti dei lavoratori migranti, ponendosi come reale alternativa al lavoro undocumented, la sua efficacia è messa a repentaglio. Il cuore di questa riforma, nel momento in cui si voglia avviare un nuovo programma di lavoro temporaneo, deve essere il prodotto della combinazione di un forte controllo sul luogo di lavoro e un ampliamento della vie legali per entrare negli Stati Uniti come lavoratore143. Il worksite enforcement inoltre, fintantoché ci sarà la presenza di un grandissimo numero di lavoratori illegali nel mercato del lavoro, non potrà avere alcun effetto in quanto gli employers saranno sempre attratti dalla possibilità di assumere lavoratori senza documenti, molto più sfruttabili.

E’ implicita in queste considerazioni la necessità di un provvedimento per la regolarizzazione dei 12 milioni di senza documenti già negli Stati Uniti. Non deve essere però essere visto come un’amnistia, ma come una “earned legalization” tramite la quale gli illegals possano venire allo scoperto senza temere di essere deportati e vengano allo stesso tempo inseriti un “path to citizenship144”. Solamente dopo aver sanato la loro situazione i controlli nei luoghi di lavoro assumeranno un nuovo significato, in quanto verrà in un certo senso a mancare l’attrattiva esercitata dagli undocumented sui datori di lavoro che quindi saranno incentivati a rispettare la legge.

La posizione espressa dai Repubblicani nel bill H.R. 4437 è in completo contrasto con questa impostazione, ritenuta colpevole di “premiare” chi ha infranto la legge. Essi non hanno incluso un temporary worker program nella proposta di riforma, ma nonostante ciò continuano a lamentare gli effetti negativi dei lavoratori senza documenti sull’economia e sulla società americana in generale. Questo è un paradosso dal quale cercano di uscire tramite il ricorso a misure di border enforcement145 e seguendo i dogmi dell’ attrition argument146, per costringere i lavoratori migranti ad abbandonare gli Stati Uniti.

Un ulteriore elemento che mi porta a sostenere l’indispensabilità di un processo per garantire la possibilità ai guest workers di regolarizzare il proprio status in modo permanente, è l’errata assunzione che essi, scaduti i termini del contratto, torneranno in silenzio nel proprio paese. La proposta di Bush ha questo intento: rendere l’importazione dei lavoratori simile all’importazione dei beni di scambio; i guest workers vengono considerati solo alla luce della capacità lavorativa, l’unica “funzione” che li qualifichi per la permanenza negli Stati Uniti147. Al termine della loro missione, non c’è più spazio per loro nella società.

Bush crede che istituendo degli incentivi economici quali “tax-preferred saving accounts”148 sarà sufficiente nel persuaderli ad abbandonare gli Stati Uniti149: la storia del Bracero Program ci mostra però come i lavoratori temporanei abbiano sentito l’esigenza di fermarsi oltre i termini del contratto ed iniziare una nuova vita nel paese ospite. Dato questo fatto, se non si prevedono procedimenti per la legalizzazione dei guest workers, essi saranno costretti a rimanere negli Stati Uniti illegalmente, ricadendo in quella spirale di crimine, paura, sfruttamento, cattive condizioni di vita ed ignoranza, che l’illegalità porta con sé. Il bill del Senato include un “path to citizenship”, e in questo senso sembra affrontare la questione in modo razionale: non è certo però in che modo questa previsione possa prendere vita e quali saranno i costi burocratici e le conseguenze per gli immigrati che vogliano intraprendere tale percorso150.

Ogni guestworker program deve infatti scontrarsi con la realtà e la sua attuabilità dipende da vari fattori: la gestione di una tale politica è ben lungi dall’essere poco onerosa e dispendiosa. Non si capisce quindi come gli “immigration bureaus” all’interno del Department of Homeland Security” potranno, già piegati sotto una mole di lavoro notevole, dare vita ad un programma così complesso151. Questa è sicuramente una delle tante domande che dovranno trovare una risposta prima di includere un programma di lavoro temporaneo nella riforma dell’immigration system.

La completa mancanza di un simile programma nella proposta della House of Representative, e la reticenza dei conservatives nel considerare questa una via percorribile per risolvere il problema dell’illegalità, sono però indicativi di come vi siano delle divergenze incolmabili tra le due posizioni. Un nuovo temporary worker program, non è una soluzione perseguibile in modo esclusivo ma, se combinata con iniziative di cooperazione che agiscano sulle cause strutturali dell’immigrazione, può essere un tentativo, se non altro, per ridurre l’illegalità e contenere i flussi di immigrati.

In un certo senso, si potrebbe osservare, come il concetto stesso di programma di lavoro temporaneo sia un prodotto delle relazioni fortemente sbilanciate causate dagli effetti del capitalismo sfrenato che, da un lato crea disuguaglianza e miseria, dall’altro si propone di riutilizzarne li “prodotto”, cioè gli immigrati, nuovamente a proprio vantaggio. Da questo punto di vista, è un dispositivo che ci da una misura di quanto siano catastrofiche le dinamiche di penetrazione dei mercati esteri, e di utilizzo di manodopera a basso costo, intorno alle quali si costruiscono gli enormi profitti delle corporations. E’ altrettanto vero però, registrata questa situazione, che le alternative per dare risposte a breve termine, a dei problemi reali ed incombenti, come l’immigrazione clandestina, possono comprendere l’eventualità di un programma di lavoro temporaneo.

E’ sicuramente in palese contraddizione che tale provvedimento venga supportato sia da democratici liberal come Edward Kennedy e Harry Reid, che dal grande business: gli uni per garantire i diritti degli immigrati gli altri per avere canali agili e legali tramite i quali assumere manodopera. Visti i pericoli che la sua implementazione comporta è ancor più importante che venga inserito in un contesto di riforma organica delle politiche dell’immigrazione per non ripetere i fallimenti del Bracero Program. Un nuovo programma, non deve in nessun modo trascurare la salvaguardia dei diritti dei guestworkers, divenendo uno strumento in mano alle multinazionali per l’accaparramento di cheap labor.

IMMIGRATION REFORM AND CONTROL ACT OF 1986

3.1) Reaganismo e Immigrazione Clandestina: National Security, Free Trade e Cold War.
Nel corso degli anni Settanta gli Stati Uniti attraversarono una fase di prolungata e profonda recessione economica dovuta a diversi fattori perlopiù legati alla crisi petrolifera e all’embargo dei paesi membri dell’OPEC. In questo periodo il tasso di disoccupazione aumentò del 50%152 scatenando il malcontento di un elettorato sempre più frustrato e desideroso di un capro espiatorio. Quando Ronald Reagan si presentò come candidato per il Partito Repubblicano alle elezioni Presidenziali del 1980, gran parte dell’opinione pubblica americana e dei cittadini vide in lui e nella sua ostentata sicurezza, l’unica via d’uscita dal grigiore degli anni Settanta.

Reagan ebbe una vittoria schiacciante e non tardò nel realizzare le promesse fatte in campagna elettorale, che gli avevano permesso di ottenere la fiducia degli elettori. Dato il clima di incertezza e frustrazione, esordì il suo mandato presidenziale utilizzando ampiamente due strategie politiche tanto datate quanto pericolose ma senza alcun dubbio efficaci: egli si rifugiò nell’ideologia e nello “scapegoating153. Sotto la Presidenza Reagan è risaputo come gli Stati Uniti si siano trovati politicamente sbilanciati verso destra rendendo l’anticomunismo uno dei “collanti” della nuova direzione politica: emblematici a tal proposito gli appellativi con i quali si faceva riferimento ai nemici dell’America e soprattutto all’Unione Sovietica, ribattezzata “The Evil Empire154.

La nuova enfasi posta sulla “national security”, watchword del nuovo Governo si concretizzò in ingenti somme di denaro stanziate per attuare monumentali programmi di difesa contro qualsiasi forza, sia esterna che interna, che minacciasse la sicurezza del Paese. Le conseguenze della combinazione data dall’estrema insicurezza economica e dalla “cold war histerya” non risparmiarono perciò le politiche attuate dall’amministrazione Reagan nei confronti dell’immigrazione155.

Particolarmente efficace e “segno dei tempi” fu il collegamento simbolico tra i pericoli, reali o presunti tali, della Guerra Fredda e i problemi relativi ai flussi di migranti verso gli Stati Uniti. E’ infatti in questi anni profondamente segnati dal clima di terrore per una possibile insorgenza delle Potenze Comuniste, soprattutto in America Centrale, che venne plasmata l’immagine del migrante come “invasore” e di conseguenza una nuova attenzione fu rivolta verso le vie di accesso al Paese. Venne elaborato un nuovo concetto di confine, “the border”, pericolosamente insidiato da “orde di immigrati”, nemici degli Stati Uniti e del modello di vita americano; la necessità di tapparne le ormai intollerabili falle divenne una priorità nell’agenda politica del Governo Statunitense. Dal punto di vista dell’integrazione economica però gli anni Ottanta furono seganti dalla volontà di liberalizzare i mercati, aprendo i confini e creando zone di free trade. Non dimentichiamo che uno degli obiettivi principali dell’Amministrazione Reagan fu il dare nuova vita all’economia americana, uscita agonizzante dagli anni Settanta, e di imporre il successo del modello capitalistico sulla scia della guerra ideologica contro il Blocco Socialista capeggiato dall’Unione Sovietica.

E’ in questo scenario che il Congresso approvò l’Immigration Reform and Control Act del 1986, (IRCA) conosciuto anche come Simpson-Rodino o Simpson-Mazzoli156. L’emanazione ufficiale di questa legge fu dovuta all’esigenza di controllare l’immigrazione illegale verso gli Stati Uniti, provenente soprattutto dal Messico, e per raggiungere gli obiettivi prefissati si agì su più fronti cercando di tratteggiare una riforma organica e multidimensionale dell’immigration system.

3.2) Il primo tentativo di “Comprehensive Reform” dell’Immigration System.
L’IRCA fu il primo tentativo di revisione della legislazione in materia di immigrazione messo in atto dal Governo Federale in decenni e tuttora rimane uno dei più importanti documenti in materia. Di fatto fu la prima riforma con la quale si cercò di plasmare un nuovo immigration system. Si cercò infatti di disegnare una struttura a “tre punte” tramite la creazione di un nuovo sistema di “employer sanctions” e “employee verification”, la legalizzazione della maggior parte dei senza documenti già negli Stati Uniti e l’aumento del border enforcement157.

L’approccio sottostante all’azione del Congresso consistette nell’attuare delle misure che innalzassero il costo di una possibile migrazione verso gli Stati Uniti, ponendo dei forti vincoli che scoraggiassero l’assunzione di lavoratori illegali. Gli autori della riforma, Romano Mazzoli, Alan Simpson e Peter Rodino, erano convinti che l’unico modo per contenere l’immigrazione clandestina fosse il ridurre la possibilità di trovare un impiego per i senza documenti. Le previsioni principali andavano in questa direzione: furono infatti stabilite delle pesanti sanzioni nei confronti degli employers che avessero assunto undocumented workers entrati illegalmente e privi dell’autorizzazione ad essere impiegati come lavoratori negli Stati Uniti, aumentando inoltre gli strumenti di controllo per verificare e punire possibili inadempienze.

Ai datori di lavoro veniva richiesto di verificare sia l’identità sia il grado di eleggibilità per l’impiego (employment eligibility158) di tutti i lavoratori, sia che si trattasse di lavoratori temporanei, stagionali, regolari o studenti, assunti dopo il 6 Novembre 1986. Essi sarebbero andati incontro a pesanti sanzioni se si fossero verificate le seguenti situazioni: mancanza di una verifica dello status legale di una persona, impiego di senza documenti, assunzione consapevole di immigrati clandestini159. Agli employers spettava l’onere di compilare e conservare un modulo (one-page form) chiamato “I-9” che documentasse l’avvenuto controllo: il fallimento delle procedure di verifica risultava nella fine del rapporto di lavoro e in un’ammenda che variava dai 100$ ai 1000$ per ogni undocumented worker assunto. La legge sarebbe entrata in vigore solamente nei confronti di quei datori di lavoro con più di tre dipendenti che si fossero dimostrati incapaci di portare e termine le procedure di verifica da essa stabilite160. Si prevedeva che le sanzioni avrebbero in parte coperto le spese per le misure di enforcement e, fungendo da deterrente per l’assunzione di immigrati clandestini, avrebbero liberato migliaia di posti di lavoro per i cittadini statunitensi disoccupati, riducendo i costi dell’assistenza pubblica161.

Una seconda componente fondamentale dell’Immigration Reform and Control Act, fu la previsione di un programma di amnistia della durata di un anno (one-year amnesty program). Gli ideatori dell’IRCA concordarono sul fatto che si dovesse trovare una soluzione per legalizzare i 5.5 milioni di senza documenti presenti nel 1986 negli Stati Uniti e che “attempting mass deportation would be costly, ineffective, and inconsistent with our immigrant heritage162”.

L’amnistia consentiva a tutti gli immigrati illegali che avessero vissuto negli Stati Uniti in modo permanente dal 1 Gennaio 1982 di fare richiesta all’Immigration and Naturalization Service (INS) per ottenere lo status di “legal resident”, entro il 4 Maggio 1988. Così facendo si auspicava che l’INS potesse concentrarsi sul contenimento dei nuovi flussi di migranti, considerando la situazione di coloro già in territorio statunitense completamente “sanata163”. Inoltre, venne introdotto un programma di lavoro temporaneo espressamente dedicato al settore agricolo chiamato “Special Agricultural Worker Program” (SAW) tramite il quale si voleva risolvere il problema della carenza di manodopera in alcune aree. Con esso si conferiva lo status di Special Agricultural Worker ad ogni lavoratore senza documenti che potesse provare di aver svolto almeno 90 giorni di lavoro nei campi: egli poteva quindi ottenere un permesso di soggiorno permanente. Il programma SAW era un’estensione della previsione di amnistia ma specifico al settore agricolo164.

L’IRCA, per soddisfare le esigenze di sicurezza nazionale, stabiliva inoltre un ampliamento del budget e delle attività della Polizia di Confine, stanziando ingenti quantità di denaro e aumentandone le prerogative (tra le quali il controllo delle “I-9 forms”). Il border enforcement occupava però un ruolo secondario sotto l’IRCA, e il suo ampliamento venne trattato in modo molto vago e privo di una vera e propria strategia d’azione165.

Un ulteriore aspetto degno di nota consiste in quella previsione che vietava ai datori di lavoro di discriminare gli individui in base alla loro provenienza e allo stato di cittadinanza nel processo di assunzione, ovviamente dopo essersi accertati che non si fosse stati in presenza di immigrati senza documenti. Se il lavoratore era un alien166 in possesso di un’autorizzazione per lavorare e soggiornare negli Stati Uniti era assolutamente vietata ogni possibile discriminazione in base al paese d’origine167.

Intuiamo da questo primo sintetico esame dell’IRCA come la caratteristica più importante e rivoluzionaria della legge fu la possibilità di colpire i datori di lavoro con sanzioni nel momento in cui essi non si preoccupassero di verificare lo status di legalità dei lavoratori assunti. L’amnistia fu però la previsione che passò alla storia e sicuramente la più controversa alla luce del dibattito per l’immigration reform. Vedremo in seguito come le clausole volte a regolare l’operato degli employers, promuovendo il rispetto della legalità e dei diritti dei lavoratori, siano rimaste in realtà lettera morta. Il worksite-enforcement, che avrebbe dovuto essere il perno di questo tentativo di comprehensive reform, si smaterializzò per varie ragioni che esaminerò in seguito.

Dobbiamo comunque registrare un grande merito dell’IRCA: la sua implementazione ha messo in luce come non si possa dare vita ad una riforma che si configuri come un insieme non organico di norme. Queste devono agire tenendo in considerazione la grande complessità del fenomeno migratorio, facendo riferimento inoltre alle cause strutturali del fenomeno stesso. Le disposizioni, non possono essere volte esclusivamente a soddisfare le esigenze parziali dei vari attori in gioco, piegate alla logica del compromesso. Nello scenario economico-politico attuale, caratterizzato dall’interdipendenza, come vedremo, questa tendenza porta all’emergere di conflitti insanabili che minano alla base ogni tentativo per risolvere i problemi sollevati dalla questione migratoria.




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