Relatore: prof. Giuseppe mosconi introduzione


) Perché Insistere su Questa Linea d’Azione?



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3.6) Perché Insistere su Questa Linea d’Azione?
La logica sottesa all’approccio Prevention Through Deterrence è molto semplice: le entrate illegali negli Stati Uniti verranno scoraggiate tramite l’innalzamento di barriere fisiche, l’utilizzo di dispositivi ad alta tecnologia e il dispiegamento di una grande quantità di Border Patrol agents. Abbiamo visto gli effetti di questa linea politica implementata a partire dal 1993, durante l’amministrazione Clinton, e ne abbiamo registrato il più completo fallimento.

Visto che entrambi i bills, dedicano grande spazio al border enforcement viene da chiedersi come sia possibile pensare che una simile strategia d’azione possa costituire il fulcro di una riforma dell’immigration system. Soprattutto il Sensenbrenner bill, con la sua impostazione enforcement-only, solleva delle grosse perplessità, poiché in esso vi è presente l’esplicita volontà di ridefinire il problema dell’immigrazione clandestina esclusivamente nei termini della sicurezza del confine. Le disposizioni in esso contenute dal mio punto di vista, più che delle opzioni realistiche ed attuabili sono delle dichiarazioni ideologiche di ciò che deve essere il border nei confronti dei migranti: un muro invalicabile che separi non tanto due paesi, quanto due tipologie di esseri umani, ontologicamente diversi.

Da un lato i cittadini, lavoratori onesti, accomunati dall’amore per i valori che hanno reso grande l’America; dall’altro una massa di incivili, portatori di malattie, crimine e disagio sociale, minaccia per la sicurezza nazionale e potenziali terroristi che non potranno mai inserirsi nel tessuto sociale degli Stati Uniti. Spartiacque tra questi due mondi paralleli, un confine, una double layer fence, tecnologia, sensori, binocoli, mezzi, uomini di guardia, difensori della libertà e dell’American Integrity. Questa concezione, venata da un razzismo che in questo paese ha radici solide, letteralmente si frantuma in mille pezzi a contatto con la realtà.

Dal punto di vista pratico inefficace, il border enforcement approach si dimostra completamente insensibile all’evoluzione della società americana, soprattutto in quegli Stati, come la California il Texas e l’Arizona, che condividono il confine con il Messico. E’ impossibile non notare come gli immigrati costituiscano ormai una parte integrante e in costante espansione della vita sia delle grandi metropoli sia dei piccoli centri, sorreggendo con il loro lavoro interi settori economici. Cercare di fermare il movimento della workforce migrante ormai indispensabile per l’economia statunitense, sigillando il confine, è un obiettivo difficilmente raggiungibile e a mio parere frutto solamente di valutazioni di tipo ideologico.

Con questa impostazione, si vuole inoltre ridefinire chi possa considerarsi un “American”, rafforzando gli stereotipi nei confronti dei migranti, coloro che stanno “al di là” della barricata, pronti a sfruttarne la porosità per entrare in una terra che, in fin dei conti, è popolata interamente da immigrati. Il border enforcement previsto nei due bills, ha carattere simile, ma una differenza deve essere fatta: nel Senate bill non è l’unico elemento poiché sono previsti sia un programma di lavoro temporaneo sia un path to citizenship. Se ciò potrebbe essere visto come un pregio, in realtà è un sintomo di quanto ogni progetto di riforma debba, per ottenere consensi, contenere disposizioni che vadano in quella direzione.

La militarizzazione del confine è ancora più condannabile, per il suo carattere esclusivamente politico, se inserita in una “comprehensive reform”; pur presupponendo che non sia sostenuta da motivazioni ideologiche ma di carattere pratico, il rapporto costi benefici e le unintended consequences che ha provocato la rendono una strategia politica il cui perseguimento è altamente sconsigliabile. Sarebbe meglio investire risorse in progetti per migliorare le condizioni di vita nelle zone caratterizzate dai flussi maggiori di outmigration e dare una speranza a tutti i would-be immigrants. L’unilateralità del border build-up deve sostituirsi con uno sforzo collaborativo tra i Stati Uniti e Messico, per andare alla radice del fenomeno migratorio.

Politiche volte alla mera repressione di quello che sostanzialmente è un movimento di forza lavoro determinato da push and pull factors, non potranno mai costituire delle soluzione durature per fermare le entrate illegali. Una riforma comprensiva dell’immigration system statunitense non può non tenere conto di queste osservazioni, derivanti da un’analisi obiettiva e non ideologica della situazione del confine. E’ questo il problema principale che colpisce una linea d’azione limitata alla fortificazione e militarizzazione del border: non agisce minimamente sulle forze di supply and demand che causano l’immigrazione clandestina.

Il real-wage gap tra il Messico e gli Stati Uniti, e la grandissima disponibilità di lavoro che caratterizza l’economia statunitense, sono dei push and pull factors che non vengono minimamente influenzati dall’aumento dei controlli sul confine, che si concretizza esclusivamente nella repressione degli illegal crossers. Insistere con un approccio normativo che privilegi questo aspetto, non fa altro che mettere in luce da un lato la sostanziale discrepanza tra le ambizioni della legge di poter controllare la realtà e dall’altro le ambivalenze nascoste in ogni provvedimento meramente repressivo.

Più che soluzioni reali, si vuole lanciare un messaggio, che soddisfi l’elettorato e che impaurisca il migrante: sfortunatamente però si verificano degli effetti collaterali spesso drammatici. Le morti nel deserto soprattutto, sono state oggetto di grandi attenzione, e hanno dato vita a dei movimenti della società civile, con lo scopo di aiutare i migranti nell’attraversamento. Resta il fatto che fintantoché non si darà uno stimolo alla collaborazione tra gli Stati Uniti e i paesi di outmigration, migliaia di persone si spingeranno verso El Norte. Evidentemente la miseria e la carenza di opportunità che caratterizzano i propri paesi d’origine, le vere cause dell’immigrazione, non danno altra scelta: meglio rischiare la morte, perseguendo un sogno nutrito di speranza. Il border enforcement è direttamente complice delle tragedie che si svolgono nelle regione remote del Southwest.

Un simile approccio ha dato inoltre origine al fenomeno dei “Minuteman”, prodotto della paura post-11 Settembre e dalla rinascita del “nativism282. Il “Minuteman Project”, fondato da James Gilchrist nell’Ottobre 2004, ha dato vita ad una formazione paramilitare della società civile fortemente anti-immigrazione, che si propone di creare una “citizens’ patrol” pattugliando il confine e collaborando con la Border Patrol nella cattura dei clandestini. Essi usano il nome “Minuteman” per evocare, tramite un’iconografia populista ed immaginifica, il cosiddetto “patriotic citizen-soldier”. La caccia al migrante che li vede protagonisti ha fondamentalmente la funzione di attirare l’attenzione sul problema della sicurezza del confine, ed aizzare gli animi di coloro che condividono la visione di un’America sotto assedio. Il loro impatto mediatico è stato considerevole, e fondamentalmente costituiscono una fonte di pressione per l’approvazione di misure ancora più restrittive e criminalizzanti nei confronti dei migranti.

L’enfasi sulla sicurezza del confine come indirizzo politico, dà la possibilità a simili iniziative di esprimersi in tutta la loro forza, rafforzando l’idea dello stato d’assedio in cui si troverebbero gli Stati Uniti, facendo ombra sulle vere cause dell’immigrazione clandestina. Istanze fondamentalmente intolleranti e razziste della società americana come i Minuteman sono possibili in un contesto in cui vi sia la presenza di un ideological framework propenso alla stereotipizzazione e allo scapegoating del migrante. E’ proprio tramite questa chiave di lettura che dobbiamo valutare ogni tentativo di ridurre un fenomeno complesso come l’immigrazione ad una questione di border security.

In questo senso sia il Senate bill, sia l’House bill, seppur con forza diversa, sembrano condividere e sostenere la concezione che il confine sia effettivamente “out of control” e che il solo modo per ripristinare l’ordine sia costituito dall’aumento delle misure di enforcement. Iniziative come il Minuteman Project , non devono quindi stupirci: rappresentano la radicalizzazione di un discorso politico sull’immigrazione nel quale manca un vero dibattito su soluzioni di lungo termine al problema, come ad esempio una rinnovata collaborazione economica che elimini la povertà nelle sending countries. In un’epoca segnata dall’integrazione e dal libero scambio la people mobility, per usare un termine alternativo ad immigrazione, deve essere vista come il prodotto primario delle relazioni distorte tra paesi nell’economia globalizzata. La tendenza attuale sembra essere indirizzata alla punizione e al respingimento di tutti coloro che, per usare le parole dei conservatives, costituiscono una minaccia alla sicurezza nazionale; essi in realtà sono solamente persone che si muovono in conseguenza degli effetti dell’economia di mercato, per migliorare le proprie condizioni di vita.

Nel prossimo capitolo esaminerò Proposition 187, iniziativa legislativa approvata nel 1994 in California, supportata anch’essa da un movimento di nativists che si proponevano di ridurre l’immigrazione clandestina tramite disposizioni che negassero a tutti gli illegals servizi di base quali l’educazione e l’assistenza sanitaria. L’altra faccia del border enforcement, che costituisce una delle architravi dell’Attrition Theory Approach, è infatti la repressione degli immigrati già presenti negli Stati Uniti. Vedremo come questo approccio sia complementare alla militarizzazione del confine e come si basi sui medesimi sentimenti di odio e disprezzo per il diverso.

PROPOSITION 187: ATTRITION THEORY APPROACH

5.1) Un’Iniziativa Locale con Ripercussioni Nazionali: il Movimento “Save Our State”.
All’inizio degli anni Novanta, l’allora Governatore della California Pete Wilson283 e un folto gruppo di cittadini, diedero inizio al movimento “Save Our State” (SOS movement)284. Essi costituivano una coalizione di “nativists californians”285 desiderosi di promuovere delle soluzioni efficaci per contrastare il fenomeno dell’immigrazione clandestina, ritenuto la causa principale della pesante recessione economica che stava colpendo il “Golden State”286. In questo periodo si registrava infatti il riemergere di un sentimento di diffidenza ed intolleranza nei confronti degli immigrati, accusati di abbassare i salari e di rubare il lavoro ai cittadini americani. A ciò si accompagnava il desiderio di inasprire le leggi per fermare i flussi di migranti che sempre più numerosi entravano nel paese287. Le operations di border enforcement ebbero inizio nel 1993 e si muovevano in questa direzione, innalzando barriere fisiche lungo il confine; Operation Gatekeeper288 fu lanciata nel 1994 per sigillare il border tra San Diego e Tijuana.

In questo contesto, l’approccio denominato Prevention through Deterrence si trovava al centro del dibattito politico sull’immigrazione clandestina, configurandosi come la soluzione ottimale per contrastare l’invasione migrante. Il movimento SOS, condividendo la necessità di militarizzare il confine, proponeva un approccio complementare al border build-up: negare i servizi basilari ai senza documenti presenti sul territorio, con lo scopo di scoraggiarne la permanenza ma ancor più la scelta stessa di migrare verso gli Stati Uniti. Ciò che l’SOS Committee voleva colpire era la possibilità per i senza documenti di fruire di servizi elementari quali l’educazione pubblica, l’assistenza sanitaria di base e previsioni di welfare. Frutto del lavoro di questo gruppo fu l’elaborazione di “Proposition 187” chiamata anche “Save Our State Initiative”289, con la quale si voleva di fatto negare agli immigrati clandestini ogni tipo di prestazione e beneficio pubblico290.

Nelle intenzioni dei promotori, questa iniziativa di legge avrebbe avuto la funzione di deterrente per tutti quegli immigrati desiderosi di attraversare il confine per poter usufruire, senza averne diritto, di questi benefici, che sarebbero spettati esclusivamente ai cittadini in quanto tax-payers. Secondo gli auspici del Comitato SOS, centinaia di migliaia di immigrati senza documenti privati di ogni forma di welfare, sarebbero stati costretti a ritornare in patria, in un certo senso “auto-deportandosi”, per sfuggire ai grossi disagi che ciò avrebbe comportato. Con Proposition 187 si sarebbe dato un segnale forte per combattere l’immigrazione clandestina di fatto rendendo la vita dei senza documenti un inferno.

Uno degli assunti che contribuirono alla stesura di questa iniziativa legislativa era costituito dal fatto che l’immigrazione verso gli Stati Uniti, e in questo caso in California, fosse incoraggiata dalla possibilità di poter beneficiare, una volta attraversato il confine, di misure di assistenza sociale somministrate e finanziate da organismi pubblici, quindi essenzialmente gratuite291. Questa considerazione solleva numerosi quesiti, e l’accesissimo dibattito che ebbe luogo durante la campagna promozionale per l’approvazione di Proposition 187 ne è una prova.



Proposition 187 fu un’iniziativa legislativa limitata allo Stato della California ma che in realtà ebbe una risonanza nazionale. La scelta di esaminarne le vicissitudini deriva dal fatto che disposizioni criminalizzanti nei confronti degli immigrati sono presenti, seppur in misura diversa, sia nel bill della House of Representatives sia nel Senate bill292. Ci sono infatti delle palesi analogie tra gli argomenti che furono addotti per supportare Proposition 187 e gli argomenti che vengono usati nel dibattito attuale sull’immigrazione. I conservatori sostengono ancora oggi la visione degli “immigrants as a tax burden”293, una delle ragioni principali per cui il comitato SOS decise di elaborare una proposta di legge come Proposition 187294.

La crisi economica di inizio anni Novanta e il crescente malcontento della popolazione nei confronti dei senza documenti in quanto considerati la fonte di ogni male furono fattori che ne determinarono il successo alle urne. L’8 Novembre 1994 infatti, gli elettori Californiani approvarono questa iniziativa legislativa, che passò grazie ad un 59% di voti favorevoli contro un 41% di voti contrari295. Anche se fu una breve vittoria, il passaggio di questa misura è indicativo di un sentimento di odio incanalato al momento opportuno dai think-tanks conservatori, che colpì indiscriminatamente milioni di immigrati. Il movimento Save Our State e Proposition 187 contribuirono a dipingere un’immagine mortificante degli “illegal aliens” che ebbe conseguenze negative nei confronti dell’intera comunità di latinos non solo in California ma in tutti gli Stati Uniti296.

Nei paragrafi seguenti cercherò di analizzare i diversi aspetti di Proposition 187: esaminando le previsioni dei cinque diversi settori in cui si strutturava, avremo ulteriori elementi per coglierne le caratteristiche, comprenderne le fondamenta ideologiche e le ragioni del suo fallimento. Proposition 187 è infatti stata bocciata dalla corte federale nel 1998, che ne ha dichiarato l’incostituzionalità, e non è mai entrata in effetto. Nonostante ciò, ha avuto un valore simbolico non indifferente e ci permette di riflettere sui presupposti ideologici e sull’attuabilità dell’Attrition Theory Approach, nel contesto dell’immigration reform. Nel dibattito attuale, soprattutto a livello mediatico, si sono ripetute le stesse dinamiche che portarono all’ideazione e al passaggio di una misura con la quale si cercò di istituzionalizzare la negazione dei diritti fondamentali di milioni di immigrati semplicemente per il fatto di trovarsi illegalmente in California297.

I conservatori anti-immigrazione supportano ancora oggi una visione della riforma dell’immigration system sostanzialmente incentrata sulla repressione dei senza documenti, ben rappresentata del resto nel bill H.R. 4437. Essi non sono infatti considerati persone spinte dal bisogno a lasciare il proprio paese ma esclusivamente dei law-breakers298. Questa posizione, che ha ottenuto grandi consensi, si rivolge principalmente a tutti quegli elettori, e soprattutto a quei lavoratori che si sentono maggiormente minacciati dalla concorrenza della manodopera migrante, presi nella morsa del terrore e inclini ad assumere atteggiamenti patriottici e xenofobi. Argomenti come quelli adottati in Proposition 187, e riproposti nell’House bill, giocano un ruolo decisivo nel mantenimento della marginalità e della subalternità dell’immigrato, funzionali al suo sfruttamento. Allo stesso tempo, forniscono un capro espiatorio ai cittadini americani, nei confronti del quale riversare ogni tipo di frustrazione.



5.2) Le Previsioni Principali di “Proposition 187”.
5.2.1) Esclusione degli immigrati illegali dalle scuole pubbliche
Proposition 187 bandiva tutti gli immigrati senza documenti dall’educazione pubblica statale, a partire dall’asilo (kindergarten) fino all’università (university)299. Richiedeva che le istituzioni per l’educazione pubblica, dal 1 Gennaio 1995, procedessero alla verifica dello status legale di ogni studente che si fosse iscritto ad una delle scuole incluse nella giurisdizione statale per la prima volta300.

Entro i 1 Gennaio 1996, ogni distretto scolastico avrebbe dovuto verificare lo status legale sia degli studenti già iscritti negli anni precedenti, sia dei loro genitori. Se le direzioni scolastiche avessero sospettato (“reasonably suspect”) che uno o più tra gli studenti iscritti o i loro genitori fossero stati degli immigrati senza documenti, avrebbero dovuto entro 45 giorni, denunciare la persona all’Immigration and Naturalization Service (INS), allo “State Superintendent of Public Instruction”, al “California Attorney General” e ai genitori301. Erano inoltre previsti 90 giorni in cui veniva comunque garantita alla persona sospettata l’istruzione pubblica ma solamente per permettere l’organizzazione del trasferimento dello studente in una scuola del suo paese d’origine. Scaduti i 90 giorni lo studente no poteva più frequentare nessuna delle scuole pubbliche in California302.

Identiche previsioni e procedure di esecuzione furono estese anche alle Università pubbliche californiane (“Public Colleges and Universities”). Tra esse sono comprese tutte le UC (University of California), i CSU (California State Universities) e i CCC (California Community Colleges)303. Allo stesso modo avrebbe dovuto essere verificato lo status legale di tutti gli studenti sospettati di essere senza documenti che, in presenza di irregolarità, sarebbero dovuti essere segnalati alle medesime istituzioni304 previste per gli studenti del sistema K-12305.
5.2.2) Restrizioni dell’assistenza sanitaria
Propsition 187 imponeva che tutti i providers di servizi di assistenza sanitaria finanziati tramite fondi pubblici, verificassero lo status di legalità delle persone che avessero desiderato usufruire di tali servizi. Essi avrebbero dovuto accertare che si fosse stati in presenza di un cittadino Americano o che egli fosse stato in possesso di un’autorizzazione per la permanenza negli Stati Uniti306.

In casi di emergenza previsti dalla legge federale la prestazione sarebbe stata regolarmente fornita al soggetto interessato anche se sarebbe rimasto l’obbligo di dimostrare il proprio status legale307. Le agenzie di health-care avrebbero dovuto segnalare il sospetto “illegal alien” all’INS, al “California Attorney General”, allo “State Department of Social Services” o al “Department of Health Services”308.


5.2.3) Restrizioni dei servizi di welfare e dei servizi sociali
Chiunque avesse avuto bisogno di assistenza finanziaria (“cash assistance”309) avrebbe dovuto dimostrare il proprio status di legalità prima di richiedere tali benefici310. Più in generale questa disposizione era estesa a tutti i tipi di servizi sociali di cui avrebbe potuto avvalersi un immigrato senza documenti. Gli enti per la fornitura dei servizi avrebbero dovuto accertarsi dello status di regolarità e, in presenza di un illegal alien, avrebbero dovuto riferire alle autorità competenti.
5.2.4) Segnalare se un arresto coinvolge dei sospetti immigrati clandestini
Questa misura richiedeva che sia la Polizia Statale, sia la Polizia Locale, avrebbero dovuto segnalare dopo ogni arresto se si fosse stati in presenza di sospetti illegal aliens tra gli arrestati311. L’agenzia coinvolta nell’operazione avrebbe dovuto denunciare la persona sospettata all’INS e al California Attorney General312.
5.2.5) Reato penale in caso di fabbricazione e uso di documenti falsi
Proposition 187 trasformava la fabbricazione e l’uso di documenti falsi per ottenere servizi pubblici o essere assunti per un impiego mascherando la propria identità e cittadinanza, in reati penali (“state felonies”) sotto la legge dello Stato della California. Le punizioni previste sarebbero andate dalla detenzione fino a cinque anni, alla comminazione di un’ammenda fino a 75,000 dollari, per la fabbricazione, o 25,000 dollari, per l’uso313.

5.3) Il Dibattito su Proposition 187.
All’inizio della campagna promozionale, Proposition 187 riscontrò grandissimi successi e nei primi opinion polls i favorevoli all’approvazione si attestavano intorno ad un 62% degli elettori, contro un 29% di contrari314. Questa era la situazione nel Settembre 1994 ma già all’inizio di Novembre, in prossimità del voto, i polls indicavano un sostanziale equilibrio tra le due posizioni. Tutti i più importanti quotidiani californiani si schierarono contro l’approvazione dell’iniziativa legislativa, considerata uno strumento inadeguato e inutilmente repressivo per fronteggiare il complesso problema dell’immigrazione clandestina.

Gli argomenti a sostegno di Proposition 187 facevano leva principalmente su fattori di carattere economico: gli illegal aliens beneficiando di servizi pubblici ai quali non avevano diritto, rappresentavano un costo ormai non più sostenibile per i contribuenti che si aggirava intorno ai 5 miliardi di dollari l’anno. Inoltre i senza documenti sarebbero stati la causa primaria della crisi in corso in quegli anni, contribuendo alla diminuzione dei salari e sottraendo posti di lavoro ai cittadini. La California doveva cessare di essere un “welfare magnet” per gli immigrati illegali ed eliminare questa attrattiva era lo scopo primario di Proposition 187315.

Secondo i promotori, guidati dal nucleo forte costituito dall’SOS Committee, questa iniziativa rappresentava l’opportunità per lanciare un forte segnale di malcontento; con essa si voleva manifestare la rabbia e la frustrazione dei tutti quei Californiani delusi dalle politiche federali in tema di controllo dell’immigrazione illegale. Tra le proclamazioni usate durante la campagna promozionale dai membri del comitato SOS, “California can strike a blow for the taxpayer that will be heard across America”, e ancora, “Proposition 187 will go down in history as the voice of the people against and arrogant bureaucracy”316 risuonavano come grida d’orgoglio richiamando i cittadini all’unità contro un problema comune trascurato dal Governo Federale.

L’indignazione per la presenza degli immigrati clandestini, ritenuti colpevoli di ridurre in bancarotta la California, appropriandosi di servizi per i quali non sarebbero stati eleggibili, e per la distanza dei politici di Washington dalle richieste della popolazione, fu determinante nel favorire il passaggio alle urne di Proposition 187. Questa veniva presentata come “the first giant stride”317 per porre fine all’immigrazione clandestina: costituiva la “California’s way” per fronteggiare gli illegal aliens e faceva ampiamente leva sui sentimenti di identità e appartenenza degli elettori. Individuando nei migranti, e quindi soprattutto nei Messicani o più in generale nelle comunità di latinos, il capro espiatorio per tutti i mali della California, il comitato SOS si rese protagonista di una campagna di criminalizzazione che si strutturava attorno ad una serie di invettive dallo sfondo razzista318.

Should those illegally here receive taxpayer subsidized education including college?”, “Should our senior citizens be denied full service under Medi-Cal to subsidize the cost of illegal aliens?”319, “Should our children’s classrooms be over-crowded by those who are illegally in our Country?” e ancora “Should tax-paid bureaucrats be able to give sanctuary to those illegally in our Country320?

Queste considerazioni, lanciate con veemenza per colpire il corpo elettorale californiano alimentandone i sentimenti di sdegno e disapprovazione nei confronti dei senza documenti, ebbero l’effetto di creare una nuova tensione verso le comunità di immigrati presenti sul territorio. Il Save Our State Movement , pur venendo supportato da una folta schiera di elettori, incontrò una durissima opposizione e anche il Presidente Clinton si espresse a riguardo dimostrando la sua forte disapprovazione per Proposition 187.

Is not wrong for you Californians to want to reduce illegal immigration. And it is not wrong to you to say it is a national responsibility to deal with immigration. […] the federal government should do more to help to stop illegal immigration and to help California bear the cost of the illegal immigrants who are there321.

Egli manifestò il suo profondo dissenso raccomandando agli elettori di rigettare Proposition 187, un’iniziativa legislativa statale, per permettere al Governo Federale di continuare a lavorare per trovare una soluzione al problema dell’immigrazione illegale. Secondo Clinton, Proposition 187 non avrebbe costituito un rimedio percorribile e fu ribadita l’intenzione di agire su altri versanti quali l’applicazione delle sanzioni per i datori di lavoro che assumessero lavoratori senza documenti e il miglioramento dei meccanismi di espulsione degli illegali che avessero commesso dei reati322.

Abbiamo visto però come in realtà in questi anni si concentrarono gli sforzi esclusivamente sulla militarizzazione del confine, strategia che poteva essere giustificata, allo stesso modo di Proposition 187, dalla volontà di rassicurare la popolazione terrorizzata dalla “minaccia migrante”. Da un punto di vista politico i proclami di Clinton, erano in forte contraddizione con l’approccio “Prevention Through Deterrence” che in quegli anni costituiva la strada scelta dai policymakers per affrontare l’immigrazione clandestina323. Singolare fu quindi la posizione del Presidente, favorevole da un lato all’incremento del border enforcement, ma dall’altro lato contrario alla negazione dei servizi fondamentali agli illegal aliens. La schizofrenia dell’atteggiamento nei confronti dell’immigrazione durante l’amministrazione Clinton, un democrat da sempre dichiaratosi protettore delle fasce più deboli, si rende qui palese. Proposition 187 avrebbe implicato infatti misure di interior enforcement caratterizzate dalla medesima logica che sorreggeva la militarizzazione del border: la sistematica repressione dei migranti.

Notiamo come la volontà politica sottostante a questa iniziativa legislativa, a cui si affiancava l’escalation dei controlli sul confine, rispecchi le istanze proposte nell’House bill H.R. 4437, che si muove essenzialmente sulle medesime linee guida. Le argomentazioni esaminate in questo paragrafo, non si discostano di molto da quelle addotte nell’attuale dibattito sull’immigration reform dagli anti-immigration advocates. Ciò che le accomuna è l’intolleranza, il bisogno di individuare un capro espiatorio e la più completa insensibilità per le conseguenze di un simile indirizzo politico sulle vite dei migranti.

Una differenza fondamentale tuttavia è riscontrabile ed è derivabile dal contesto post-11 Settembre: la questione migratoria, tramite quel processo chiamato “conflating issues”324, si è venuta a sovrapporre ed intersecare con la “War on Terror”. Si è aggiunto così un nuovo elemento per giustificare tale approccio, facendo leva sui sentimenti di paura dell’elettorato: è avvenuta la trasformazione dell’immigrazione da un problema socio-economico, ad una questione di sicurezza nazionale. E’ su questa dinamica che si sono concentrati gli sforzi propagandistici dei fautori dell’House bill.

Vediamo ora che effetti si sarebbero avuti se Proposition 187 non fosse stata giudicata in contrasto con la Costituzione Americana, e fosse stata applicata in tutta la sua forza repressiva. Mi limiterò alle disposizioni rivolte alla negazione dell’assistenza sanitaria e dell’educazione pubblica, i due ambiti più importanti, il cui esame è sufficiente per mettere in luce il carattere inutilmente repressivo di Proposition 187. Questa analisi è importante viste le proposte contenute soprattutto nell’House bill, animate dallo stesso spirito razzista riscontrabile nell’iniziativa californiana.






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