Relazione tecnico descrittiva del nuovo stendardo per la Confraternita del Santissimo Sacramento di Monte Porzio Catone



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18.11.2017
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Relazione tecnico descrittiva del nuovo stendardo per la Confraternita del Santissimo Sacramento di Monte Porzio Catone

Io sottoscritta Elena Luminita Taranu, nata a Lugoj, (Rmania) il 27 giugno 1960, cittadina italiana e residente in Monte Porzio Catone, su incarico della Confraternita del SS di Monte Porzio Catone, ho realizzato il nuovo Stendardo della Confraternita in sostituzione del precedente Stendardo realizzato nel 1807 che, per il suo naturale deterioramento, non è più in condizioni di essere esposto durante la processione.



Descrizione della I facciata del nuovo stendardo dedicata al Santissimo Sacramento

Per la composizione dell’immagine dello Stendardo dedicata al Santissimo Sacramento (lato A), ho considerato questo simbolo metafisico, unico contatto reale con lo spirito santo, il “pane vivo” contenente il corpo e il sangue di Gesù, eterno incontro che ci unisce al suo corpo, tra la morte e la risurrezione, come un permanente circuito tra reale e spirituale. Ho paragonato il Santissimo Sacramento, da sempre rappresentato dalla forma rotonda, a un nucleo che propaga la luce, intorno al quale si sviluppa la vita.

Ho reso omaggio a questo millenario simbolo concentrando la sua rappresentazione astratta nella parte alta della composizione, in asse con, al centro, l’ostensorio, tenuto in mano dal parroco di Monte Porzio mentre entra nella chiesa seguito dai Confratelli, e con, in basso, il S.S. inteso come stemma della Confraternita di Monte Porzio Catone, da me ideato per l’occasione.

Ho suddiviso geometricamente la superficie del tessuto in tre registri disposti verticalmente e popolati da elementi simbolici figurativi.

In alto, il registro “celeste”, con, al centro, la raffigurazione astratta del S.S., paragonabile al sole, accolto e protetto da due angeli, a contenimento della luce che splende verso l’area clericale.

Ho raffigurato i due angeli che proteggono il Santissimo Sacramento come due bambini in movimento, con le mani che si incrociano, in un gesto che conclude la composizione. L’angelo biondo tiene in mano la palma, come simbolo della rinascita e dell’immortalità, e cui ho citato uno degli angeli dipinti da Orazio Gentileschi. L’angelo moro tiene in mano il giglio, simbolo della purezza.

La parte centrale dello stendardo, riservata al registro “clericale”, è dominata dalle figure intere dei due santi in grandezza naturale: a destra, San Gregorio Magno, 64-esimo papa, vescovo di Roma, al quale è dedicato il Duomo di Monte Porzio Catone. In piedi, in un atteggiamento autorevole, tiene in mano il libro, simbolo della sua erudita e creativa personalità che ha lasciato, tra le tante opere letterarie, I Dialoghi. Sul pavimento, ai suoi piedi, una partitura musicale, per ricordare che egli, dottore della chiesa è stato anche un grande promotore della musica liturgica, tramandando nei secoli l’eredità dei canti gregoriani.

Ho pensato che il ritratto di San Gregorio Magno, secondo la ricerca storico visiva che ho fatto sul ritratto dipinto da Antonello da Messina, della Galleria Regionale del Palazzo Abatellis di Palermo e quello disegnato da Annibale Carraci, dovesse esprimere intelligenza, maturità e serenità, e che la sua postura fosse rappresentata in una tra le più elevate attività dell’essere umano, la lettura.

La stessa fonte d’ispirazione ho utilizzato per il disegno della tiara e del manto del santo .

Ho immaginato e ho ritratto, a sinistra, Sant’Antonino, patrono della città di Monte Porzio Catone, come eterno giovane, di rosso vestito, con l’espressione di pura, dolce e serena bellezza, con sguardo trascendente, accompagnato dal gesto delle mani, in una postura contemplativa, tra riposo e preghiera, di adorazione verso il Santissimo Sacramento che irradia la luce della vita e dello spirito.

Ho dato ai santi le proporzioni naturali per creare un senso di avvicinamento con i fedeli.

Abbiamo concordato la dimensione del “gigantesco” stendardo, della quale facciata posteriore è dedicata alla Madonna di Loreto (Madonna Nera), per creare una comunicazione diretta e partecipe tra i fedeli e lo spazio dipinto, rappresentato dalle raffigurazioni durante il percorso della processione.

Ho immaginato i due santi nell’architettura di uno spazio interno, ispirato alle Nicchie prospettiche del “Theatro delle Acque” di Villa Mondragone, come una sezione frontale aperta verso il pubblico. Tra i due santi, il muro retrostante della stanza si apre con il monumentale portone del Duomo di Monte Porzio Catone, suggerendo la continuità dello spazio al di là del muro, attraverso l’ingresso nella chiesa, dove si dirigono i Confratelli insieme al parroco, con, in mano, l’ostensorio del SS. Per chi conosce l’austera sontuosità del Duomo, sarà facile completare l’immagine dipinta con la proiezione virtuale dell’interno reale della chiesa. Questo prolungamento dello spazio visivo nel nostro immaginario è dinamizzato dalle linee prospettiche del pavimento, allontanando il gruppo di Confratelli che proseguono la messa dal primo piano, dove si trovano i due santi. La scenografia di questo spazio è contenuta da un grande arco, appoggiato su due colonne ioniche che, affiancando il vissuto, alludono il sentimento della storia. Il suo taglio frontale diventa comunicante con i fedeli, nell’ intento di coinvolgerli nella spiritualità dei santi e nel richiamo dei Confratelli.

Ho decorato il “costruito” con grappoli e foglie d’uva, naturale simbolo che evoca la più antica delle attività di Monte Porzio Catone.

Il registro “terrestre”, situato in basso, evoca l’aspetto concreto della vita, popolato a sinistra dagli animali biblici con, al centro, lo stemma del Santissimo Sacramento, e a destra, la colomba e la natura raffigurante il nostro cibo.

Un elemento altrettanto importante quanto la raffigurazione dei simboli è la parola scritta. Insieme alla storia e all’immagine del S.S., la parola diventa un potente codice del pensiero, trasmettitore di idee, simbolo della comunicazione.

Ho deciso di utilizzare “la scrittura” come elemento caratterizzante per le due composizioni dello stendardo con l’intento di consolidare il messaggio visivo e utilizzando la plasticità grafica del carattere latino antico dei manoscritti originali. Le righe verticali, che salgono e scendono, conferiscono ritmo e profondità all’immagine a confermare il S.S. come fonte vitale di energia e punto focale della composizione, ruotando intorno alla sua raffigurazione astratta e dissolvendosi nella sua luce che è la luce del creato, del pensiero e della contemplazione, del distacco dal mondo reale e dell’unione con lo spirito divino.

Per rinforzare il senso dell’immagine ho scelto in proposito una frase in latino, come citazione dal Libro II dei “Dialoghi” di San Gregorio Magno, riguardante La vita di San Benedetto da Norcia, capitolo 35, “La visione del mondo e dell’anima di Germano”:

L’uomo di Dio, dunque, che fissava il globo di fuoco e gli angeli che tornavano in cielo, non poteva contemplare queste cose se non nella luce di Dio. Non reca dunque meraviglia se vide raccolto innanzi a sé tutto il mondo, perché, innalzato al cielo nella luce intellettuale, era fuori dal creato”.

La frase, estratta dalla traduzione in italiano curata da PP.Benedettini di Subiaco, in seguito ad una mia precisa richiesta, é stata individuata nei manoscritti originali dell’Archivio della Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze dalla D.ssa Anna Rita Fantoni, responsabile del Settore Esposizioni ed Iniziative Culturali e con l’aiuto della Sig.ra Dina Giuliani, responsabile del Servizio Riproduzioni. Alo stesso modo ho utilizzato la frase simbolo scelta per il lato B dello stendardo.



Descrizione della II a facciata dello stendardo dedicata alla Madonna di Loreto

La seconda facciata dello stendardo (lato B) è dedicata alla Madonna di Loreto, conosciuta anche come “ la Madonna Nera”. Insieme a San Carlo Borromeo e San Filippo Neri, rappresentano i protettori della Confraternita di Monte Porzio Catone, scelti dal Vescovo di quel particolare momento storico e dai nobili Borghese.

Ho creato un’immagine con una struttura compositiva che richiamasse anche la prima facciata dello stendardo, creando tra le due composizioni un legame di riferimento quasi seriale.

L’immagine dedicata al Santissimo Sacramento (lato A) è caratterizzata dal rigore compositivo, e il relazionarsi dei simboli nello spazio della struttura geometrica, dove i ritmi verticali ed orizzontali vengono contenuti nella curva dell’arco che gli accoglie. Mentre l’immagine dedicata alla Madonna Nera mantiene il rigore geometrico, con la specifica che i ritmi di verticali ed orizzontali che attraversano l’immagine diventano elementi continuativi nello spazio infinito.

Questa volta, gli elementi architettonici “puntano” lo spazio, suggerendo il fermare del tempo infinito, l’eternità; le colonne, di ordine corinzio, organizzano la classica e astratta unione tra il tempo e lo spazio, ammorbidita dalla presenza raffigurata dei santi, della Madonna con il Bambino e degli angeli. La giusta amalgama per indicare che si tratti di un luogo dove l’uomo invoca l’esistenza dello spirito, il tempio. Al centro di quest’architettura dello spirito si trova Lei, la creatrice di vita, l’adorata madre: la Madonna.

Ho immaginato quindi una composizione aperta, simmetrica, caratterizzata da un taglio verticale, suddividendo il supporto in tre registri o, meglio, in tre piani spirituali, disposti verticalmente: celeste, clericale, e terrestre. Nello stesso tempo ho organizzato geometricamente la superficie del tessuto in tre piani di profondità, che ospitano: San Filippo Neri, San Carlo Borromeo e La Madonna di Loreto con Gesù bambino.

Lo spazio visivo aperto è popolato dalle figure simboliche e iconografiche che fanno riferimento alla devozione spirituale della Confraternita di Monte Porzio Catone, presenti in gran parte anche nell’immagine del vecchio stendardo.

La figura centrale è quella della Madonna di Loreto che tiene in braccio Gesù bambino, con, nella mano destra il giglio, come riferimento all’innocenza e alla purezza, e nella mano sinistra un grappolo d’uva, simbolo della vita e della vitalità. Il punto di fuga dell’intera immagine si trova nello sguardo di Maria, cosi che lo sguardo dell’osservatore insegue l’inclinazione del suo viso orientato verso il bambino. Maria tiene in braccio il piccolo Gesù con tenera adorazione, avvolgendolo con un senso di assoluta protezione e soprattutto di grande considerazione data dalla consapevolezza del suo importante disegno divino.

Maria sta seduta su una struttura composta, meta casa, meta trono. Appoggia i piedi sulla porta d’ingresso dell’’antica casa di Loreto ed è sostenuta dallo schienale del suo trono. Ho creato questo abbinamento metaforico tra le parti dei due oggetti simbolici per evocare le storiche rappresentazioni iconografiche riguardanti la Madonna di Loreto; la metafisica proporzione tra la casa e il corpo della Madonna conferma la mutazione reversibile tra l’architettura e l’oggetto presente nella pittura del Rinascimento, evocando la nascita ed esprimendo la stabilita, la protezione e la maestosità.

“La madonna con il bambino” tema ricorrente che evoca la nascita di Gesù e mette in primo piano la maternità.

Se nell’immagine dedicata al Santissimo Sacramento, il tema centrale fa riferimento al rapporto filosofico spirituale con il mondo, l’immagine dedicata alla Madonna di Loreto propone il tema della grazia e soprattutto dell’amore: il profondo amore spirituale per il mondo, che è vita.

La frase che ho scelto dal Libro II dei “Dialoghi” di San Gregorio Magno, “La vita di San Benedetto da Norcia”, capitolo n. 38, “La pazza risanata nello Speco”, come pretesto simbolico e grafico nella composizione, sottolinea il concetto della superiorità dell’amore spirituale:



"Se io non allontano il corpo non potrò mostrare chi sia lo Spirito che è Amore; e se non cessate di guardarmi con l'occhio del corpo, non imparerete mai ad amarmi in modo spirituale".

I ritratto della Madonna viene da un studio approfondito sull’iconografia rinascimentale, dopo di che l’ho disegnato cosi come l’ho trovato dentro di me.

Ho allargato questo studio documentario visivo e storico per la raffigurazione dei santi, cosi come ho fato nella precedente facciata dello stendardo, in quanto ho considerato importante ricostruire anche cui una rappresentazione caratteriale che rispecchi la personalità; mentre il ritratto di Gesù Bambino esprime gioia, serenità ed innocenza, il ritratto che ho creato per San Carlo Borromeo esprime un carattere nitido, forte, deciso ma umile e di severa devozione. Ho preferito raffigurarlo senza la barba, cosi come, secondo alcune fonti scritte, nella sua tarda abitudine, sempre più vicino a Dio. Il ritratto di San Filippo Neri esprime estasi e gioia, serenità, saggezza, comprensione, bellezza ed equilibrio di un carattere molto lineare, per il quale ho trovato opportuno prendere spunto da pittori come Guido Reni, Sebastiano Conca, Guercino. Per completare la personalità di San Filippo Neri, “santo della gioia” creatore dell’Oratorio, che concedeva alla musica il significato di “aiuto delle anime”, ho inserito due strumenti musicali a corde, molto utilizzati all’epoca: l’arpa e il liuto. Ho decorato il manto con il giglio, un altro suo simbolo che indica la purezza. Il colore del vestito è il vermiglione, espressione del suo essere aperto, semplice e allegro, con gioia e affetto per il prossimo. Infatti, la sua postura è di preghiera, con le braccia aperte in un gesto di estasi ed adorazione verso la Madonna e verso il mondo.

San Carlo Borromeo, grande nella carità e dottrina, sta in piedi. Il suo vestito è rosso – viola, colore che esprime la forza della passione e della fede, e gli oggetti che lo circondano rilevano la sua importante funzione ecclesiastica istituzionale: il cappello di cardinale e lo scettro di arcivescovo. Nella mano destra, sul petto, tiene stretto il crocefisso, gesto di instancabile fede e devozione.

Le fonti rivelano che nella vita, il Vescovo di Milano Carlo Borromeo, e il “secondo apostolo di Roma” il sacerdote Filipo Neri, si sono incontrati per una volta, e che erano devoti alla Madonna.

E stata importante la scelta della rappresentazione del pavimento sottostante dei santi, con preciso riferimento a quell’originale esistente nella stanza della Santa Casa di Loreto dove la Madonna ha dato alla luce Gesù.

Per rappresentare in modo poetico la casa invece ho inserito nella composizione una citazione grafica, che fa riferimento al dipinto “ la Traslazione della S. Casa di Nazaret” di Annibale Carracci, per la sua insostituibile autentica espressione evocativa.

La Casa si trova su un alto stilobate che evidenzia l’atteggiamento di adorazione dei santi e colloca la Madonna con il bambino in una postura trascendentale.

Alla base della Santa Casa, in preghiera e in adorazione, i confratelli di Monte Porzio Catone.

In alto, in senso trasversale, un gruppo di angeli sostiene un oggetto simbolico molto importante per la devozione della Confraternita di Monte Porzio Catone, il Presepe. Nel loro passaggio, gli angeli portano il Presepe verso il centro del registro “celeste”. Si radunano in modo simmetrico, da ambo i lati verso il centro, portando anche la corona e la statua della Madonna di Loreto, oggetto rituale e di devozione della Confraternita.

In alto, in asse, la mistica colomba, rappresentazione dello spirito che riversa la sua forza soave su Gesù, icona del bene, simbolo della purezza incontaminata e dell’innocenza, della pace, incarnazione del principio etereo dell’elevazione spirituale dell’uomo, punto fermo e augurio di un nuovo ciclo vitale.

Nel registro “terrestre” della composizione ho disegnato il libro che testimonia l’appartenenza dello stendardo e la data della sua consacrazione con, a sinistra, lo stemma del Vescovato di Frascati, nella persona di Sua Eccellenza Mons. Raffaello Martinelli, e, a destra, il simbolo della Curia di Monte Porzio Catone, da me rinnovato per l’occasione.

Sui lati ho riportato dei grappoli d’uva come evocazione della Città di Monte Porzio Catone, per la sua più antica attività, presente anche nel lato A dello stendardo. A sinistra, il grappolo d’uva è avvolto nella bandiera tricolore dell’Italia Unità.

Come nell’immagine dedicata al Santissimo Sacramento, l’elemento grafico rilevante che partecipa alla composizione, consolidando il ritmo verticale, è la scrittura ripetitiva della frase simbolo. Utilizzando la plasticità grafica del carattere latino antico dei manoscritti, le parole scritte da San Gregorio Magno sull’amore spirituale rinforzano il messaggio visivo e spirituale dell’immagine dedicata alla Madonna di Loreto.



Tecnica e materiali

Ho fato inizialmente una ricerca storica sulla tipologia artistica, sulla tecnica e sul supporto.

I finti arazzi sono nati nel ‘700, con la finalità di sostituire i veri arazzi, costosi e impegnativi perché frutto di un lungo e meticoloso lavoro di maestranze artistiche e artigiane. Sono stati chiamati “finti” perché il supporto utilizzato era tessuto con la fibra di un arazzo, e le immagini erano dipinte. Insieme al disegno e lo “sfumato” rinascimentale, per rendere trasparente la pittura sul tessuto crudo di cotone, senza una preliminare preparazione di fondo e assorbente al cento per cento, si utilizzavano i famosi “succhi d’erba”, colori naturali estratti dalle piante e fissati naturalmente; tecnica antica che ricorda sia la pittura rupestre dell’inizio della civiltà, che la raffinata pittura murale degli affreschi.

Traendo la mia ispirazione da questo studio approfondito, ho mantenuto i mezzi tecnici originari, realizzando due composizioni figurative che rappresentano il mio pensiero attuale.

In questo senso, è stata fondamentale la scelta del supporto. Per trovare il tessuto ”con fibra di arazzo” ho impiegato mesi, andando nei negozi di Roma e dintorni, scrivendo lettere e chiedendo campionari in tutta l’Italia. La fabbrica che forniva i Musei Vaticani con questo tipo di tessuto aveva smesso di produrlo dagli anni ’90. La mia ricerca su internet ha raggiunto l’azienda Startes Jacquard (Disegni per tessuti) di Villasanta (Mi) che mi ha fornito il prezioso tessuto con “fibra di arazzo”, oggi diventato rarissimo, mettendo in funzione il telaio esclusivamente per il lavoro dello stendardo della Confraternita di Monte Porzio Catone.

Ho dato al supporto una tinta di fondo con una tisana alle erbe.

Per avvicinarmi alla tecnica pittorica con colori a “succhi d’erba”, ho utilizzato gli acrilici, per la loro trasparenza e resistenza nel tempo e, per dare loro il senso di calore, ho utilizzato gli ossidi e le terre, fissati con colla di pesce e vinavil.

Lo spirito dell’opera è tra l’affresco e la pittura ad olio. Dopo aver ingrandito digitalmente il progetto disegnato e rinforzato con graffite, l’ho trasportato sul tessuto. Ho dipinto le raffigurazioni a strati, con acque sovrapposte di colore, nella tecnica dell’acquarello. Ho seguito quindi due tipi di lavorazione: la diluzione spontanea del colore sulla superficie del tessuto innacquato e la stesura a strati di velature sovrapposte con rifinitura sfumata come nella pittura ad olio. Un lavoro gestuale, istintivo e poi contenuto e controllato. Il controllo di ogni tratto di pennello è stato fondamentale in quanto, essendo il dipinto fato su un tessuto non preparato, non era possibile sbagliare. La pulizia nel lavoro è stata la condizione che ha conferito alle velature maggiore trasparenza, ai colori maggiore purezza e ai bianchi del fondo maggiore risalto. La trasparenza è una caratteristica essenziale che sostiene il disegno e fa compenetrare le superficie non dipinte con la pittura a strati.

Il senso dell’unità è importante quanto la cura del dettaglio. Trattandosi di una grande dimensione, ho cercato di realizzare un’immagine di impatto, che si leggesse rapidamente, al primo sguardo, nel movimento della processione. Nello stesso tempo, per rendere convincenti le raffigurazioni, ho curato molto i dettagli. In questo modo, elementi come il giglio, la partitura musicale, la palma, la spiga di grano, il SS, le decorazioni degli abiti dei santi, etc. sono diventati non solo evocazioni del passato, ma simboli con vitalità attuale.

Oltre all’effetto di arazzo e la sua resistenza nel tempo, la scelta del tessuto mi ha portato inaspettate soddisfazioni nel dipingerlo.

Ho trovato in questo senso similitudini tra il lavoro sul tessuto con fibra di arazzo, libero e controllato nello stesso momento, e la litografia, la lavorazione sulla pietra di Bavaria. Infatti, la cura per ogni tratto dei pennelli di vari spessori ha portato ad un risultato finale simile ad un stampa.

E stato un lavoro esteso nel tempo perche articolato in varie fasi. Ho dato molta importanza alla parte preliminare riguardante la ricerca del particolare tessuto, dei materiali e della tecnica pittorica e soprattutto della ricerca simbolica iconografica su fonti scritte e visive, conclusa con la preparazione dei bozzetti e dei due progetti disegnati e colorati, pronti per essere riportati sul supporto. Nella seconda e grande fase del lavoro della pittura, ho dato un’accurata attenzione alla lavorazione di ogni elemento in parte, nello spirito della forma e del significato, con interesse per la rifinitura sia degli elementi piccoli, sia per le grandi macchie, con un epurato controllo complessivo.



Ho realizzato le due facciate dello stendardo della Confraternita di Monte Porzio Catone nell’intento di creare due grandi metafore a colori, due giganteschi acquarelli che esprimessero la luce.

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