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24.01.2018
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REPORT FINALE ERASMUS

Programma Erasmus Plus – key action 1: staff mobility; Progetto “roBOT classes: per una didattica inclusiva e compensativa basata sul bilinguismo e sull’utilizzo dei tablet”.

Prof.ssa Eleonora Eramo

La candidatura al Programma Erasmus Plus – key action 1: staff mobility, Progetto “roBOT classes: per una didattica inclusiva e compensativa basata sul bilinguismo e sull’utilizzo dei tablet”, prevedeva una settimana di osservazione “ombra”, di job shadowing, per due docenti, da effettuare presso la Steinhofelschule di Magonza, in Germania, dal 24 al 30 aprile 2016. Le motivazioni che mi hanno spinto a presentare domanda di partecipazione sono molteplici, ma sicuramente riconducibili all’esigenza di aggiornamento e apprendimento permanente che costituisce la cifra stessa dell’attività d’insegnamento. A questa esigenza sono infatti collegate il desiderio di conoscere realtà scolastiche diverse e confrontarsi con esse, vivere in prima persona l’esperienza della mobilità e dello scambio culturale , capire quali possano essere le potenzialità didattiche delle nuove tecnologie e quanto il loro utilizzo possa essere efficace nell’insegnamento secondo la metodologia CLIL. Utilizzare tablet e personal computer appare senz’altro più naturale nella didattica di discipline quali la matematica, le scienze, le lingue, il cui insegnamento poggia su una prassi laboratoriale già consolidata; una simile didattica è invece in gran parte da costruire per le discipline umanistiche, o almeno da tradurre in effettiva pratica nelle aule della scuola italiana. L’opportunità di condurre un’esperienza di job shadowing presso la Steinhofelschule sembrava adatta a soddisfare le mie aspettative. Questa scuola tedesca ha già da anni quasi completamente abbandonato il libro in favore di tablet e laptop ed ha messo a disposizione dei colleghi europei l’ esperienza maturata in tal senso.



La settimana in Germania è stata preceduta da una fitta corrispondenza per posta elettronica con la prof.ssa Ulrike Denis, referente del programma Erasmus per la Steinofelschule, disponibile sul piano umano e competente sul piano professionale. Ha fornito a me e alla prof.ssa Antonietta Martino, con cui ho condiviso l’esperienza, ogni sorta di assistenza e di supporto, accompagnandoci nei primi spostamenti, facendoci da guida per la visita alle attrattive dei luoghi, informandoci tempestivamente di tutte le attività che aveva organizzato per noi con sapiente progettualità. Il calendario dei nostri impegni, da lei preparato, è allegato e parte integrante di questo report. Il nostro job shadowing è stato guidato da una scheda di osservazione elaborata dalla prof.ssa Emma Abbate, referente del programma Erasmus Plus della nostra scuola, alla quale vanno la mia gratitudine e la mia stima, oltre che per aver reso possibile a diciotto professionalità la mobilità Erasmus, per le sue doti naturali di “tutor”, per l’incondizionato sostegno offerto in tutte le fasi dell’esperienza. Le schede di osservazione, in cui abbiamo registrato le interviste ai colleghi tedeschi, sono allegate e parte integrante della presente relazione. In esse sono annotate le lezioni osservate nei dettagli, i tempi, gli spazi, l’articolazione , l’atteggiamento degli studenti, gli strumenti utilizzati, la metodologia adottata e la disciplina insegnata. Per una comprensione adeguata dei dati registrati occorre una lettura ragionata delle schede, basata su alcune considerazioni preliminari volte a costruire le coordinate del contesto analizzato, senza le quali ogni inevitabile confronto tra la Steinhofelschule e la nostra rischia di diventare sterile esercizio di esterofilia o di astratto campanilismo.

La Steinhofelschule è una scuola privata di piccole dimensioni e con due sedi , a Mainz diretta dal preside Herr Veigel e a Heidesheim. Gli studenti sono circa 300. La prima impressione che si riceve girando tra gli edifici è di grande cura e rispetto per gli ambienti; ovunque regna la pulizia, nonostante l’assenza della figura professionale del collaboratore scolastico; gli studenti provvedono a riordinare le aule al termine delle lezioni. In ogni aula è presente la Lim, un planisfero ed un pannello portaoggetti dove gli studenti ripongono il cellulare all’inizio delle lezioni. Non ci sono cattedre, ma banchi anche per gli insegnanti che in generale instaurano con gli alunni dinamiche relazionali più confidenziali ed informali rispetto ai nostri standard. Il tempo della didattica è prolungato fino alle 15.30 , ma risulta complessivamente più “sostenibile” perché intervallato ogni due ore da pause di circa 20 minuti , durante le quali gli studenti sono liberi di uscire nel cortile, fumare, giocare a pallone o a biliardino. Ogni alunno riceve in dotazione dalla scuola un computer portatile che viene collegato al wifi della scuola con una password diversa ogni giorno; gli studenti possono dunque navigare sulla rete e accedere all’aula virtuale che rappresenta in ultima analisi il pilastro della didattica. L’offerta formativa della Steinhofelschule è fortemente curvata su discipline scientifiche e professionalizzanti: Matematica, Fisica , Personnel Managment, Business processes, Comunication/Presentation, disciplina quest’ultima con cui gli studenti apprendono a realizzare ogni sorta di Power Point. Sono poi presenti materie quali Tedesco, Inglese, Francese (queste ultime spogliate da ogni studio relativo alla civiltà e alla letteratura ), Studi sociali ed Etica, una disciplina che studia indifferentemente religioni, movimenti spirituali e filosofie e che non può essere comparata alla Filosofia insegnata in Italia.

Dopo il primo biennio gli studenti trascorrono dei periodi di tirocinio presso le tante aziende presenti nel Baden , in modo da poter misurarsi con il mondo del lavoro, verso il quale è interamente proiettata la loro formazione, tutta diretta all’acquisizione di competenze spendibili nel mercato del lavoro. L’insegnamento di tutte le discipline prescinde dai libri che abbiamo visto usare solo durante una lezione di Economia e di Scienze, per il resto la loro funzione risulta del tutto marginale. Il docente dedica pochi minuti alla lezione frontale con la presentazione dell’argomento da svolgere, poi tocca agli studenti, organizzati in piccoli gruppi, lavorare attraverso la ricerca sul web e produrre all’interno della stessa lezione il materiale che servirà generalmente a preparare una presentazione multimediale. All’inizio della lezione il docente richiama l’attenzione sull’argomento precedente e pone quesiti per verificare se e in che misura gli alunni hanno appreso. Successivamente presenta brevemente i nuovi contenuti utilizzando la Lim e delle schede che forniscono agli studenti la traccia di quanto subito dopo, attraverso il cooperative learning, dovranno cercare sul web per compilarle. In genere prima del termine della lezione gli alunni dovranno rendicontare sul lavoro svolto e ricevere dai compagni dei feedback. Viene dunque adottata una metodologia orientata prevalentemente sul protagonismo degli studenti che sono chiamati a continue “performances”: intervenire, ricercare, elaborare, produrre, presentare, comunicare, valutare. Questa modalità operativa , contrariamente a quanto si potrebbe ipotizzare, non genera stress da prestazione agli allievi, perché l’atmosfera è sempre rilassata e gli studenti non sono pressati : sanno di avere a disposizione il tempo necessario per esprimere tutte le loro potenzialità e sanno anche che ogni performance viene valutata; il rendimento finale risulta da un numero elevato di verifiche, pertanto uno o due risultati negativi non compromettono in maniera irreparabile il profitto.



Il docente assume di volta in volta il ruolo del mentore, del tutor, del facilitatore, sa che la mente dei suoi alunni non è un vaso da riempire ma un legno da ardere, a dirla con Plutarco. All’interno di questa metodologia il ruolo centrale è costituito dalla tecnologia e dalle competenze informatiche dei docenti. La vera aula è quella virtuale. La LIM non è utilizzata soltanto come proiettore, ma come lavagna interattiva a tutto tondo, come archivio da cui riprendere schede, appunti, mappe, presentazioni dei ragazzi; fa inoltre da registro di classe online, dove tutto il consiglio di classe può conoscere il lavoro svolto dai colleghi ed interagire . Si pensi a queste potenzialità dell’aula virtuale per l’insegnamento di una disciplina con metodologia CLIL o per l’ESABAC, dove più insegnanti si intersecano nei vari momenti dell’insegnamento, dalla progettazione alla valutazione: in questo modo la comunicazione e l’interazione sono immediate. Non ultimi tra i vantaggi la dematerializzazione e la possibilità di individualizzare compiti, strategie e interventi.

Nel valutare le possibilità della didattica basata sull’uso delle tecnologie , risultano innegabili il valore e la qualità delle pratiche osservate e qui descritte. Tuttavia, dalle interviste ai colleghi tedeschi emerge costante la preoccupazione di tenere viva l’attenzione degli studenti e soprattutto di controllare che non usino arbitrariamente la possibilità di navigare sulla rete. Da parte nostra, abbiamo invece notato che il raggio delle competenze promosse e sviluppate in questo tipo di didattica è inscritto nell’orizzonte di ciò che serve nell’ambito economico e tecnico-pratico; la stessa conoscenza delle lingue straniere è ristretta all’ambito “commerciale”. Non abbiamo riscontrato nulla che ricordi nemmeno lontanamente la profondità e la complessità dell’offerta formativa del liceo italiano. La nostra metodologia può sicuramente impegnarsi a tradurre nelle aule italiane gli stili, le forme e gli approcci didattici adottati nella Steinofelschule. Si sbaglierebbe tuttavia, a pensare di poter assumere acriticamente insieme alla metodologia anche una “filosofia” formativa, che finirebbe nel giro di pochi anni per vanificare la nostra tradizione culturale, ricca e prestigiosa. Questa tradizione va coltivata, tutelata e consegnata alle nuove generazioni come orizzonte di cultura e di valori etici, estetici, civili e politici irrinunciabili. Ciò su cui invece possiamo e dobbiamo cambiare rotta è il “come” veicolare quella cultura e quei valori ; l’uso sapiente delle tecnologie didattiche, l’aula virtuale, le piattaforme di e-learning possono davvero rivoluzionare la modalità del nostro fare scuola mettendoci al passo con i tempi. Su questo si gioca la capacità di rendere realmente competitivi i nostri studenti nel mercato globalizzato del lavoro: se le competenze informatiche, tecniche, linguistiche e di cittadinanza saranno strumenti per esprimere una formazione poliedrica , costituita da un vasto bagaglio di conoscenze in ambito scientifico come in ambito umanistico, se si saprà innestare l’innovazione sulla tradizione, le giovani generazioni potranno porsi come eredi capaci di “infuturarsi” e testimoniare nel mondo globale anche una pedagogia italiana d’eccellenza.


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