Repubblica italiana in nome del popolo italiano



Scaricare 38.49 Kb.
22.11.2017
Dimensione del file38.49 Kb.


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
UFFICIO DEL GIUDICE DI PACE DI PALERMO
Il Giudice di Pace della VIII sezione civile di Palermo, Dott. Vincenzo Vitale, ha pronunciato la seguente
SENTENZA
nella causa iscritta al n. 6561/12 R.G. degli affari civili contenziosi, e promossa da
Mandis Mario, rappresentato e difeso dall’Avv. Filippo Spanò del foro di Trapani, e dom.to presso
lo studio dell’Avv. Guido Macaluso, sito in via G. Di Marzo n. 2/F

attore
contro

Alitalia – Compagnia Aerea Italiana S.p.a., in persona del suo legale rappresentante pro-tempore, rappresentata e difesa dagli Avv.ti Arturo Meglio, Lorenzo Fratantoni e Sergio Pampalone, e dom.ta presso lo studio di quest’ultimo, sito in G. La Farina n. 14/E

convenuta costituita

Oggetto : Azione di risarcimento danni.

Conclusioni : come in atti.

FATTO E DIRITTO
Con atto di citazione del 17/05/2012, l’attore conveniva in giudizio l’Alitalia al fine di essere risarcito in conseguenza dell’evento verificatosi in data 20/11/2011.

Avendo stipulato un contratto di trasporto aereo da Milano Linate a Palermo con la compagnia convenuta ( con partenza il detto giorno alle ore 21:20 ), l’istante subiva il ritardo dell’aeromobile, di tre ore e venti minuti, riuscendo a partire solo alle 00:50.

Durante l’attesa, inoltre, , la compagnia aerea non forniva adeguata assistenza durante la permanenza presso l’aerostazione, offrendo all’attore unicamente un panino ed una bottiglia d’acqua, costringendo così lo stesso ad acquistare a proprie spese ( € 25,40) ulteriori alimenti.

A seguito della vicenda, l’istante chiedeva quindi un risarcimento danni quantificato nella misura di € 502,21, ivi compreso il danno morale..

Costituendosi in giudizio, l’Alitalia-C.A.I. – pur ammettendo la circostanza del ritardo del volo aereo - contestava integralmente le richieste attoreee, in quanto non adeguatamente supportate sul piano probatorio, ed eccepiva altresì, sulla scorta di documentazione prodotta in giudizio, l’imprevedibilità ed eccezionalità dell’evento, non ascrivibile alla stessa.

All’esito dell’istruzione dibattimentale, appare legittimo accogliere parzialmente le domande svolte dall’attore.

In materia, l’orientamento giurisprudenziale della Suprema Corte afferma “la risarcibilita’ dei danni patiti dagli utenti di compagnie aeree per il ritardo ( o l’inadempimento ) nell’esecuzione del contratto di trasporto, allorquando il vettore non dimostri di aver adottato tutte le misure idonee ad evitare il danno ex art. 942 cod. nav., ovvero non provi l’impossibilita’ della prestazione derivata da causa a lui non imputabile ex art. 1218 c.c.“ (per tutte, Cass. Civ. 25/08/1992 n. 9854).

Chiarisce, in particolare, la Cassazione (vedi Cass. Civ. , sez. III, 27/10/2004 n. 20787 ; conf. da Cass. Civ. 4852/1995) che “la norma dell’ordinamento interno che regola la materia della responsabilita’ del vettore per il ritardo ( o l’inadempimento ) nel trasporto di persone è l’art. 942 del codice della navigazione“.

Siffatta norma dispone al riguardo che “il vettore risponde del danno per il ritardo e per l’inadempimento nell’esecuzione del trasporto, nonché per i sinistri che colpiscono la persona del passeggero, dall’inizio delle operazioni di imbarco al compimento di quelle di sbarco, a meno che provi che egli e i suoi dipendenti e preposti hanno preso tutte le misure necessarie e possibili, secondo la normale diligenza, per evitare il danno“.

In buona sostanza – continua la Cassazione – la disposizione citata “ stabilisce una presunzione di responsabilita’ a carico del vettore. Per liberarsi della quale, il vettore è tenuto a dimostrare di avere adottato tutte le misure idonee ad evitare il danno.

Non basta, peraltro, la prova generica dell’uso della normale diligenza secondo il criterio di valutazione stabilito dall’art. 1176 comma 2 c.c., ma occorre la specifica indicazione delle misure concrete adottate e l’individuazione della causa che ha provocato il danno, con la conseguenza che rimangono a carico del vettore i danni da causa ignota .

Il caso fortuito - conclude la Suprema Corte – e la forza maggiore, quali fattori estranei all’organizzazione del trasporto, concretano causa non imputabile al vettore ex art. 1218 c.c. e ne escludono la responsabilita’ solo se egli non sia riuscito a prevenire l’evento nonostante l’adozione di ogni misura idonea a garantire la puntuale esecuzione del trasporto“.

In materia, è altresi’ intervenuto il Regolamento CE 11/02/2004 n. 2004/261/CE, con cui sono state approvate nuove regole in tema di assistenza ai passeggeri in caso, fra l’altro, di ritardo prolungato del volo, sulla scorta della considerazione per la quale “i passeggeri il cui volo subisce un ritardo di durata definita dovrebbero beneficiare di un’adeguata assistenza“, precisando che “affinché i passeggeri possano efficacemente esercitare i propri diritti, essi dovrebbero essere pienamente informati in merito ai loro diritti in caso di…ritardo prolungato“.

L’art. 6 del citato Regolamento dispone nello specifico che “qualora possa ragionevolmente prevedere che il volo sara’ ritardato, rispetto all’orario di partenza previsto…di due o piu’ ore per tutte le tratte aeree…il vettore aereo operativo presta ai passeggeri l’assistenza prevista nell’art. 9, par. 1, lett. a) e nell’art. 9, par. 2.

E il detto articolo 9 – che disciplina il diritto all’assistenza – dispone che “ il passeggero ha diritto a titolo gratuito :

  • a pasti e bevande in congrua relazione alla durata dell’attesa ;

  • ad effettuare a titolo gratuito due chiamate telefoniche o messaggi via telex, fax o posta elettronica“.

Orbene, nel caso di specie appaiono sufficientemente provate – in quanto non specificamente contestate – le seguenti circostanze :

  • il ritardo oltre le tre ore del volo aereo da Milano a Palermo ;

  • il danno patrimoniale, quale conseguenza immediata e diretta del ritardo derivante all’attore dall’esborso di € 25,40 per la consumazione a proprie spese di ulteriori alimenti.

Si condivide, poi, l’orientamento espresso dalla giurisprudenza comunitaria (per tutte, Corte di giustizia Europea, sent. 19/11/2009, secondo cui “gli artt. 5, 6 e 7 del regolamento n. 261/2004 devono essere interpretati nel senso che i passeggeri di voli ritardati possono essere assimilati ai passeggeri di voli cancellati ai fini dell’applicazione del diritto alla compensazione pecuniaria e che essi possono pertanto reclamare il diritto alla compensazione pecuniaria previsto dall’art. 7 di tale regolamento quando, a causa di un volo ritardato, subiscono una perdita di tempo pari o superiore a tre ore, ossia quando giungono alla loro destinazione finale tre ore o più dopo l’orario di arrivo originariamente previsto dal vettore aereo. Tuttavia, un siffatto ritardo non implica il diritto alla compensazione pecuniaria per i passeggeri se il vettore aereo è in grado di dimostrare che il ritardo prolungato è dovuto a circostanze eccezionali che non si sarebbero comunque potute evitare anche se fossero state adottate tutte le misure del caso, ossia circostanze che sfuggono all’effettivo controllo del vettore aereo”.

Nella fattispecie considerata, parte convenuta non si dimostrava in grado di compiutamente fornire la suddetta prova liberatoria, atteso che dalla nota prodotta in giudizio si attesterebbe solamente una situazione di maltempo a Londra, e non in Italia (considerata la tratta Milano Linate-Palermo).

Conseguentemente, appare legittimo accogliere l’ulteriore voce di danno patrimoniale, prevista ex art. 7, par. 1, lett. b) del Regolamento Comunitario 261/2004, norma che statuisce che “in caso di cancellazione del volo il passeggero ha diritto ad una compensazione pecuniaria a carico del vettore aereo operativo, ammontante a 250,00 euro per tutte le tratte aeree inferiori o pari a 1.500 Km”.

Va infine disattesa la richiesta di una somma pari ad € 200,00 a titolo di danno morale.

Infatti, il nuovo orientamento dei giudici di legittimita’, espresso dalla Suprema Corte di Cassazione nella storica sentenza della III sezione civile del 15/07/2005 n. 15022 (che ha ripreso una teorica sostenuta da precedenti pronunce della Cassazione, tra cui Cass. Civ. 14488/04 ; Cass. Civ. 12935/03 ; Cass. Civ. 15449/02 ; etc) , risulta essere quello per cui “l’atipicita’ dell’illecito aquiliano è limitata al risarcimento del danno patrimoniale, mentre per il danno non patrimoniale non esiste un’astratta categoria di danno esistenziale risarcibile, poiché la risarcibilita’ è limitata ex art. 2059 c.c. ai soli casi previsti dalla legge, per essi intendendosi sia i casi da questa espressamente previsti sia quelli di lesione si specifici valori della persona umana garantiti dalla Costituzione“.

In buona sostanza – afferma la Cassazione – “il danno non patrimoniale è una categoria ampia, comprensiva non solo di quel che un tempo veniva chiamato danno morale, e cioè della mera sofferenza, ma anche di qualsiasi altro pregiudizio non suscettibile di valutazione economica.

Il danno non patrimoniale, al contrario di quello patrimoniale, è per definizione tipico : infatti non tutti i pregiudizi o disagi non pecuniari sono risarcibili, ma solo quelli espressamente dichiarati tali dalla legge, ovvero derivanti dalla lesione di valori inviolabili della persona.“.

Pertanto, il risarcimento del danno non patrimoniale, fuori dalla ipotesi di cui all’art. 185 c.p. e delle altre minori legislativamente previste, attiene solo alle ipotesi specifiche di valori costituzionalmente garantiti (la salute, la famiglia, la reputazione, etc.), ma in questo caso non vi è un generico danno non patrimoniale, ma un danno da lesione di quello specifico valore di cui al referente costituzionale, e che va provato ex art. 2697 c.c., e non già solamente enunciato, come viceversa emerge dagli atti di causa.

Stante, infine, la soccombenza reciproca delle parti in causa, si ritiene che sussistano i presupposti processuali per compensare interamente fra le stesse le spese di lite.
P. Q. M.
Visti gli articoli di legge citati ;

In parziale accoglimento delle domande attoree, formulate dal Sig. Mandis Mario, come sopra rappresentato e difeso, in data 17/05712, dichiara la responsabilita’ della convenuta Alitalia – Compagnia Aerea Italiana S.p.a., in persona del suo legale rappresentante pro-tempore, in ordine alla causazione del ritardo di oltre tre ore nella partenza del volo AZ 7460 ( da Milano a Palermo ), verificatosi in data 20/11/2011.

Condanna pertanto l’Alitalia Compagnia Aerea Italiana S.p.a., in persona del suo legale rappresentante pro-tempore al risarcimento dei danni patrimoniali subiti dall’attore, Sig. Mandis Mario, in conseguenza del ritardo, e quantificati nell’importo complessivo di € 275,40, oltre interessi dalla data della messa in mora e sino al soddisfo.

Spese processuali interamente compensate.
Cosi’ deciso in Palermo addi’ 19/10/2012.

Il Giudice di Pace

(Dott. Vincenzo Vitale)




Condividi con i tuoi amici:


©astratto.info 2019
invia messaggio

    Pagina principale