Ri cominciare a credere



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Ri - cominciare a credere

20 itinerari di Vangelo

N.B. Da punto di vista grafico “ri-cominciare” potrebbe essere meglio reso graficamente mettendo “cominciare” e in sfondo, dietro l’inizio della parola, leggermente sfumato ma visibile, il “ri”.

André Fossion


« Ditemi se è vero

Se è vero tutto quello che hanno scritto Luca, Matteo

E gli altri due,

Ditemi se è vero,

Se è vero il portento delle Nozze di Cana

E il portento di Lazzaro

Ditemi se è vero

Se è vero quello che raccontano i bambini

La sera prima di andare a dormire

Lo sapete bene, quando dicono Padre Nostro, quando dicono Madre nostra

Se fosse vero tutto questo

io direi sì

Oh, certamente direi sì

Perché è così bello tutto questo

Quando si crede che è vero»

Jacques Brel


Invito alla lettura
“Se la fede è così, allora è proprio bello credere!”. Questa esclamazione esce dalla bocca di una persona che ha sentito parlare della fede in modo inconsueto. Non capita sovente nella Chiesa, chiusi come siamo nei nostri linguaggi stereotipi, immobili, e nelle deformazioni delle nostre rappresentazioni sulla fede.

Questa esclamazione sarà quella, ne sono certo, di ogni lettrice e lettore di queste pagine che André Fossion ci regala. Sono pagine nate lentamente, divenute inizialmente spunti per una serie di articoli apparsi sulla rivista “Evangelizzare”, poi sedimentati e ora offerti in un unico contributo. Un lavoro che l’autore stesso confessa di aver vissuto implicandosi fortemente.


In occasione di un convengo internazionale sulla catechesi, tenutosi a Parigi nel febbraio 2003, André aveva occasione di dire: “La catechesi ha bisogno di tutta la riflessione teologica per poter parlare della fede in un modo che la renda possibile. Ha bisogno di rivisitare le grandi questioni su Dio che riguardano da vicino l’intelligenza umana: il destino dell’umanità e Dio che crea; la libertà umana e Dio che permette/vieta; la dignità della persona e Dio che si incarna; il male e Dio che salva; la morte e Dio che risuscita; la giustizia e Dio che giudica e perdona; la comunicazione e Dio che è Trinità; la pluralità delle religioni e Dio che è unico…”.

E’ quello che l’autore mirabilmente riesce a fare in questo piccolo prezioso libro. Le grandi questioni che ci fanno vivere vengono rilette alla luce della fede cristiana con un linguaggio “semplice ma non semplicista”, un linguaggio che tutti capiscono non tanto perché non usa parole difficili, ma perché le parole scritte riguardano il nostro bisogno di vita. Tutti capiamo quello che ci riguarda profondamente.

Un libro che si legge con leggerezza, senza sforzo.
Un libro utile prima di tutto per ogni donna e uomo disponibile a rivisitare la propria fede. Molte donne e molti uomini nostri contemporanei si sono allontanati dalla fede per delle rappresentazioni distorte a loro comunicate, rappresentazioni talvolta molto nocive e aberranti. Cosicché, allontanandosi da questi “demoni” religiosi, ci hanno guadagnato in umanità. Questo libro è una bella passeggiata nella fede, che aiuta a scoprire un’inedita bellezza, a imparare di nuovo e soprattutto a disimparare quello che ci è stato trasmesso male. Un libro che è un appello alla libertà e allo stupore, perché torni possibile essere contenti di credere.
Un libro utile per tutte le catechiste e i catechisti, chiamati dalla comunità ecclesiale ad annunciare il vangelo alle nuove generazioni. Il vangelo è un bene prezioso che ci fa vivere. Occorre non solo trasmetterlo, ma offrirlo senza stravolgergli i connotati. Occorre che il volto di Dio Padre del Signore Gesù possa essere scoperto senza caricature, fatto incontrare nella sua luminosità. Queste pagine aiutano i catechisti e le catechiste a rivisitare la propria fede per imparare a dirla con semplicità e senza contraffazioni, come se fosse la prima volta.
Un libro utile per tutti i presbiteri, che dall’ambone, ogni domenica, in cinque minuti sono chiamati a far risplendere la bellezza delle pagine evangeliche. Cinque minuti sono vissuti spesso come una condanna per chi è chiamato a dire qualcosa del Dio di Gesù Cristo. Sono anche, non raramente, una condanna per chi le ascolta. Omelie che scadono in “prediche”, nel senso che sono una pietosa tiritera di esortazioni moralistiche, che nascondono invece che rivelare la gratuità della grazia sovrabbondante di Dio, la gioiosa notizia contenuta nella vita e nella morte del Signore Gesù. Leggere alcune di queste pagine, prima di prepararsi l’omelia, diventa un antidoto contro ogni parola vuota, formale, distorta sulla fede. E diventa soprattutto un aiuto a riprendere contatto con quello che ci sta veramente a cuore nella vita e rispetto al quale abbiamo bisogno di una parola di salvezza.
L’augurio è che questa lettura liberi dentro ciascuno un sapore nuovo di vangelo, la consapevolezza che la fede non solo è comprensibile, ma anche desiderabile.
Biemmi Enzo


La speranza prima di tutto

«La speranza non delude mai» (Rm 5,5)



Questo libro vorrebbe accompagnare il lettore nel suo personale cammino di fede. Non va letto come se si trattasse di scoprire il pensiero di un autore. Non si presenta neppure come un pacchetto di risposte a una serie di domande. Vorrebbe piuttosto offrire al lettore – come lo è stato per l’autore – l’occasione di una partenza, di un percorso, di un tragitto. Invita dunque a un cammino itinerante; un cammino che implica il lettore e lo impegna non tanto verso una destinazione stabilita in partenza, ma lungo un percorso del tutto personale. In fondo l’opera vorrebbe prestarsi a una lettura “iniziatica”, nel senso che affida l’”iniziativa” al lettore e lo invita a “iniziare” un itinerario su alcune questioni fondamentali – le questioni “iniziali” appunto – nel luogo in cui la fede comincia o ricomincia.
Oggi infatti, nel contesto culturale e spirituale contemporaneo, la fede si trova in una situazione generalizzata di ricominciamento. Chi dice “ricominciamento” dice contemporaneamente un processo di morte e di rinascita. Assistiamo infatti alla fine di un mondo e alla fine di un certo cristianesimo. Eppure non è la fine del mondo, né quella del cristianesimo. E’ piuttosto un tempo di germinazione con tutto quello che può comportare di nostalgia, di sofferenza e anche di soddisfazione per ciò che muore, come pure di dolore, incertezza e speranza per quanto nasce. Perdita dunque, ma anche ritrovamento, altrove e altrimenti.
Che la fede sia in stato di ricominciamento è vero per molti che si sono allontanati dalla tradizione cristiana – non senza l’appoggio delle aspirazioni di questa stessa tradizione – e che oggi, senza voler tornare indietro, cercano il loro percorso mostrandosi disponibili a riscoprire, a nuovo titolo e in piena libertà, l’interrogativo sulle religioni e sulla stessa fede cristiana. E’ altrettanto vero per i cristiani i quali cercano, in un nuovo contesto culturale, di rendere nuovamente conto della fede ai loro occhi e a quelli di coloro che ne chiedono ragione. Il cristiano, infatti, è ricondotto dal suo contesto nel luogo in cui la fede comincia o ricomincia. I responsabili e animatori della pastorale lo sperimentano in modo del tutto particolare, trovandosi quotidianamente confrontati alla sfida dell’annuncio evangelico e della fede nella sua emergenza.
Così questo libro, dal momento che prende di petto le questioni iniziali e le rappresentazioni primarie, riguarda sia coloro che, dal di fuori della fede, desiderano accostarla per provarne la solidità e il carattere salutare, sia coloro che, dall’interno della fede, sono abitati dal desiderio di renderla possibile, comprensibile e desiderabile per tante e tanti altri. Gli uni e gli altri, lo speriamo, troveranno l’occasione di fare un passo avanti. Da soli, perché nel campo della fede i progressi non possono essere che unici e personali. Ma anche insieme, nel confronto, nel dialogo e nella solidarietà con altri.
La speranza basta qui per avviare il cammino proposto. E’ la speranza, infatti, che anima tutte le partenze. E non c’è bisogno di altro. Nell’avventura cristiana tutto comincia d’altronde dalla speranza. «Ditemi se è vero. Se è vero tutto quello che hanno scritto L3ca, Matteo e gli altri due…», canta Jacques Brel. Ci si lascia allora prendere a sognare e a trovare ragioni per sperare. E’ grazie alla speranza che la fede si insinua, nasce o rinasce nelle nostre vite. La fede, da questo punto di vista, è la speranza che ha trovato la sua ragion d’essere.
E’ in questo spirito che il presente libro vorrebbe offrire una ventina di itinerari per avanzare verso la fede o nella fede. Ce ne potrebbero essere tanti altri. Ma vengono offerti questi. Si tratta di 20 capitoletti che si possono leggere in una decina di minuti, ma che si possono anche, con un tempo più prolungato, interrogare, rielaborare, contestare. Non presentano nessuna citazione all’infuori delle Sacre Scritture. Propongono brevemente, su questioni primarie, non tanto delle risposte, ma un modo di vedere, un modo di presentare le cose e di strutturarle. Si tratta dunque di forme di pensiero, di strutturazioni mentali in gioco e, tramite queste, di modi di esistenza, di maniere di vivere e di abitare la fede.
Ogni capitolo è autonomo e si presenta, lungo la lettura, come una nuova partenza. La disposizione dei capitoli non segue un ordine deduttivo. Al contrario si è fatto in modo di variare le entrate e i punti di vista. Se l’articolazione dei capitoli lascia posto alla sorpresa e all’imprevisto, non è certamente caotica. Lascia intravedere, per tocchi successivi, un paesaggio, un paese, una terra che il lettore stesso sarà invitato a lavorare e rendere abitabile.




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