Ri cominciare a credere



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02.02.2018
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Il Dio delle sorprese



«Io dico a Ciro: Mio pastore; ed egli soddisferà tutti i miei desideri,

dicendo a Gerusalemme: Sarai riedificata;

e al tempio: Sarai riedificato dalle fondamenta».  (Is 44,28)

Assistiamo oggi alla fine di un certo cristianesimo, ma non alla fine del cristianesimo. Esso sta attraversando una condizione generalizzata di ricominciamento. Questo era il senso della nostra prefazione.


Ma credere di nuovo non va da sé. Evangelizzare è sempre stato difficile.
In determinate situazioni o latitudini, infatti, l’evangelizzazione non è un’impresa facile, che si possa programmare, eseguire e portare a termine. Non si fabbricano credenti come si fabbrica un ponte o una strada. Perché nessuno ha potere sul luogo in cui la fede comincia o ricomincia. Ciò diviene più complicato oggi in Occidente, dove il cristianesimo non sembra più disporre di risorse ed energie sufficienti per rinnovarsi. Lo si percepisce ovunque: le forze si esauriscono, il personale invecchia, i mezzi diminuiscono proprio nel momento in cui le sfide, le urgenze e le difficoltà si moltiplicano. E gli sforzi intrapresi per superare la crisi, malgrado alcuni risultati incoraggianti, si mostrano incapaci di frenare la lenta erosione che intacca la Chiesa.
Dunque, come evangelizzare quando non se ne hanno più le forze e si è colti da un sentimento di stanchezza, addirittura d’impotenza? Come riproporsi e vivere la missione dell’evangelizzazione in queste condizioni?
È certamente utile ascoltare oggi le stesse parole che Gamaliele rivolse al Sinedrio a proposito della missione dei discepoli di Gesù : «Se questa teoria o questa attività è di origine umana, verrà distrutta; ma se essa viene da Dio, non riuscirete a sconfiggerli» (At 5,38-39).
Questo affidamento del compito dell’evangelizzazione nelle mani di Dio non porta né al quietismo né all’attendismo. Non toglie nulla all’esigenza e alla necessità di pianificare le cose, di darci dei progetti pastorali intelligenti ed audaci, ma ci invita a contare, proprio nell’ambito in cui siamo impegnati, su dei fattori imprevedibili che non dominiamo e di cui non possiamo misurare in anticipo gli effetti. Tutte le strategie pastorali che possiamo mettere in campo, per quanto necessarie, non saranno in se stesse che vele inerti, inefficaci ed inoperose, se il vento non le avrà gonfiate perché la nave prenda il largo. I nostri progetti sono in un certo senso delle occasioni di partenza, di cui non possiamo immaginare né il momento d’inizio né il termine. Perché non possiamo controllare il vento, la sua origine e la sua meta: «Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va» (Gv3,8).
Di conseguenza oggi siamo invitati a pensare e vivere il compito dell’evangelizzazione non solo come un progetto che ci sforziamo di realizzare, ma anche con un atteggiamento recettivo, quello dell’evento e della sorpresa. Perché se il compito dell’evangelizzazione è difficile, stupisce che esso accada certamente grazie a noi, ma anche senza di noi e perfino malgrado noi. Un nuovo credente o un ricominciante nella fede, infatti, sarà sempre una sorpresa e non il risultato di uno sforzo o il bottino di una conquista. È questa la condizione dell’evangelizzatore : prendere parte, con serietà, ad un compito di cui conosce la difficoltà, preparato ad incontrare liete sorprese.
Aprirsi a liete sorprese significa in particolare abbandonare di dividere le persone tra coloro che sono al centro, alla soglia e alla periferia. Significa riconoscere che Dio si è fatto prossimo di tutti e coloro che sono considerati «i lontani» spesso manifestano un adeguamento al Regno di Dio e una disponibilità a comprendere la Buona Novella che ci stupiscono. Fu questa, del resto, l’esperienza stessa di Gesù quando fu preso da ammirazione davanti al centurione: «Presso nessuno in Israele ho trovato una fede così grande» (Mt 8,10).
Evangelizzare lasciandosi sorprendere significa anche riconoscere la forza del fascino che il Vangelo porta in sé e da se stesso. Significa riconoscere con stupore che la figura di Gesù resta intatta nella nostra cultura e che gli esseri umani rimangono «capaci di Dio» oggi come ieri, senza che gravi su di noi il compito di dover creare in essi questa capacità.
Lasciarsi sorprendere dal Vangelo significa anche - e forse primariamente nelle attuali condizioni - predisporsi ad accogliere gli alleati inattesi, soprattutto quando ci si sente stremati, in esilio, come in terra straniera. Questi alleati inattesi possono essere persone, eventi, teorie, aspirazioni culturali nuove: al di fuori di ogni nostra previsione, contribuiscono a dare rilievo al messaggio evangelico, conferendogli una nuova pertinenza. Spesso riteniamo che l’evangelizzazione sia un’opera della Chiesa; e così dimentichiamo che in quest’opera essa incontra molteplici circostanze o collaboratori che, dal di fuori, appoggiano il suo progetto, il suo messaggio, le sue realizzazioni, alla maniera di Ciro, re di Persia, che, contro ogni aspettativa, il Signore chiama per ricostruire Gerusalemme e ristabilire il popolo nella sua libertà. Sì, davvero lo Spirito soffia dove vuole. Quando il cristianesimo si addormenta sul suo tesoro, si paralizza in un linguaggio stereotipo o sembra aver esaurito tutte le sue risorse, inaspettatamente è proprio il mondo secolare a soccorrerlo, per ridare forza al Vangelo. Così, contro ogni aspettativa, possono riemergere dei motivi cristiani, in modo nuovo, proprio in ambito culturale, con una forza ed un’autenticità capaci di sorprendere il mondo e gli stessi cristiani.
«Il vecchio albero che crolla fa più rumore della foresta che cresce», dice un proverbio africano. Nella Chiesa molti si danno da fare – si spossano perfino – per tenere in piedi il vecchio albero che crolla. Ciò non è inutile se si tratta di rallentarne la caduta per evitare che qualcuno rimanga schiacciato. Ma l’importante è la foresta che cresce. Oggi non possiamo immaginare con esattezza o programmare completamente ciò che sta crescendo. Tutt’al più possiamo favorirne la crescita. Così, il cristianesimo che viene non sarà unicamente il risultato dei nostri sforzi; sarà anche il frutto nuovo, inaspettato, sorprendente dell’azione dello Spirito nel cuore del mondo.
INDICE

Invito alla lettura


Premessa : la speranza prima di tutto
1. Ricominciare a credere

2. Desiderare

3. Rendere grazie

4. Essere felici

5. Vivere nella relazione

6. Avere compassione

7. Rendere ragione

8. Essere pastori

9. Credere dentro le culture

10. Vivere liberi

11. Morire di desiderio

12. Cercare Dio nelle religioni

13. Far crescere

14. Celebrare

15. Rendere bella la vita

16. Asservire il denaro

17. Non sbagliare mira

18. Creare

19. Credere in un Dio a favore dell’uomo

20. Evangelizzare


Epilogo : Il Dio delle sorprese

Titolo: André Fossion, Ri-cominciare a credere. Venti itinerari di Vangelo.


L’obiettivo di questo libro è semplice: far fiorire la speranza nel cuore dei suoi lettori. E’ in forza della speranza, infatti, che la fede nasce e rinasce nelle nostre vite.

Molti nostri contemporanei si sono allontanati dalla tradizione cristiana. E oggi, senza voler ritornare indietro, perseguono in loro cammino nella speranza di riscoprire nella novità e nella piena libertà l’essenziale della fede. E se fosse vero tutto quello che hanno scritto su Gesù di Nazaret e che è stato così deformato dalle paure, le violenze, i desideri di potenza…?

Assistiamo alla fine di un certo cristianesimo, ma non è la fine del cristianesimo. E’ piuttosto un tempo di germinazione e di ricominciamento. Un tempo di speranza.



In questa prospettiva questo libro offre venti percorsi per (ri)cominciare a credere. Ciascuno di questi itinerari invita a riscoprire in maniera nuova alcune questioni fondamentali della teologia cristiana: la felicità, la vita, la libertà, la compassione…
André Fossion, gesuita, è professore al Centro Internazionale LUMEN VITAE (Brucelle) di cui è stato direttore dal 1992 al 2002. E’ Presidente dell’Equipe Europea dei Catecheti. E’ autore di Lire les Ecritures. Théorie et pratique de la lecture structurale (Lumen Vitae, 1980), de La Catéchèse dans la champ de la communication (Cerf, 1990) et de Dieu toujours recommencé (Cerf, Lumen Vitae, Novalis, 1997).


1 Paolo VI, Esortazione Apostolica “Evangelii Nuntiandi”, 20, 1976.

2 - Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica “Catechesi Tradendae”, 53, 1979.

3 Marie de Hennezel, La morte amica. Lezioni di vita di chi sta per morire, BUR, Milano 2000.

4 - La si trova negli scritti di San Giovanni Cassiano (365-435) e di San Gregorio il Grande (540-604).



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