Ricerca azione 94 economia III


Lella In che senso ti aiuta il C.., che qualcuno trova anche faticoso da usare? Emanula



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Lella In che senso ti aiuta il C.., che qualcuno trova anche faticoso da usare?

Emanula Perchè comunque ci sono dei metodi di valutazione propri, abbiamo le schede di valutazione, ognuno si fa gli esercizi e capisce a che livello è....

Lella ...quindi ti permette un' autovalutazione e tu trovi che questo ti dà conforto?

Emanula Sì perchè comunque uno riesce a valutarsi.

Lella Prima parlavo con una persona che diceva di usare quell'angolo lì perche va a studiare gli autori per vedere altre cose che sul libro non ci sono, perchè mi sembra che abbiate questa tavola rotonda da fare

Emanula Sì, hanno da preparare i personaggi..

Lella ....tu non ci sei ?

Emanula Io non lo devo preparare, ho un altro ruolo...

Lella Che ruolo hai?

Emanula Io sono la coordinatrice, devo valutare i tempi, stabilirli e poi organizzare un po'

Lella ...e ti piace quel ruolo?

Emanula Sì, quello sì.
Enrico Il C. lo uso di mattina, quando è possibile; di pomerigggio un po' meno perchè abito lontano ed ho problemi di trasporto. In casa ho un mio spazio, la mia scrivania, di solito studio un po' per volta, mi do un certo limite, una scadenza, però capita che spesso non inizio abbastanza presto per studiare e va a finire che mi riduco all'ultimo.......

Lella .... e te ne accorgi dopo che ti manca il tempo

Enrico .....esatto!

Lella Come studi, quando hai il manuale come ti organizzi?

Enrico Uso molto i miei appunti, quelli presi in classe, l'80% si basa su quello, sull' attenzione in classe, il resto lo approfondisco sul manuale.

Lella L'uso del C. come potrebbe aiutare il tuo modo di studiare?

Enrico Potrebbe aiutarmi con gli esercizi, per capire quello che so e quello che non so....

Lella Quello per autovalutarsi, ma per approfondire? tu hai l'esigenza di approfondire rispetto al manuale o ti basta?

Enrico Dipende da dove voglio arrivare; di solito mi basta per l'interrogazione. Se invece ci sono lavori un po' diversi come quello che sto facendo, che sarà una cosa particolare, una tavola rotonda, è importante avere altri materiali a disposizione e ci si accorge che poi servono: come le enciclopedie, i dizionari di economia o proprio i libri scritti da questi economisti.

Lella Secondo te vale la pena approfondire anche in questa direzione o bisognerebbe lavorare sui libri di testo e basta? ti senti stimolato o è una fatica che faresti a meno di fare?

Enrico E' una fatica, ma ci si sente comunque stimolati perché è positivo essere più autonomi....

Lella ...cosa vuol dire più autonomi? perché so che è una parola molto importante per voi, però ognuno mi dà una caratterizzazione diversa

Enrico L' autonomia è la possibilità di poter studiare in maniera autonoma, poter accedere ai materiali, fare fotocopie per conto proprio e quindi organizzare un certo percorso da solo.

Lella ... e tu riesci a farlo dall' anno scorso?

Enrico Sì, sono migliorato in questo.

Lella In che senso sei migliorato? Anche parlando del C., delle cose che fate in classe, cos' è che ha fatto scattere dei cambiamenti che, secondo te, sono positivi?

Enrico Per me è importante prendere l'abitudine ad orientarsi in questo ambiente. All' inizio non si sapeva dove andare e c' era bisogno dell'input del professore; andando avanti si comincia a conoscere il materiale a disposizione e quindi c'è una maggiore autonomia. Comunque quello che stimola è che non c' è più il solito rapporto banco-cattedra....

Lella ... e tu lo senti questo?

Enrico Sì, capita delle volte che c' è un' interrogazione che non interessa tutti, c' è la possibilità di venire in questo ambiente, farsi la fotocopia di un certo argomento e sfruttare questo tempo in modo diverso.

Lella Per te è un vantaggio. Tu sei un pigro, di solito?

Enrico Sì, sono un pigro

Lella Questa attività autonoma, che richiede un certo movimento, ti va bene o no?

Enrico Mi va bene...

Lella ...stimola la tua pigrizia.....

Enrico Sì.

Lella ..... perchè a te non piace essere pigro

Enrico No, perchè mi accorgo che va tutto a mio svantaggio. Anche quel discorso di prima di lasciare tutto all' ultimo giorno, è anche quello colpa di pigrizia perchè si tende sempre a dire che c' è tempo.

Lella Questo stimolo che il laboratorio ti dà , o questa modalità di lavoro in cui ti auto-organizzi, per cui ti stimola a non essere pigro, poi lo riproduci anche in altre materie o questo è un ambiente particolare per cui tu negli altri ritrovi la tua solita modalità?

Enrico Forse è un po' così, si limita a queste materie...

Lella E se tu dovessi dare dei suggerimenti a degli insegnanti.........

Enrico E' importante che ci siano questi tentativi di mettere a disposizione dei ragazzi delle cose nuove, può essere sfruttata o no...... E' importante proprio perchè nel momento in cui si ha la volontà e la necessità di aprire una nuova porta, ci sia la possibilità per noi. Tante volte può capitare di avere voglia di sapere qualcosa di più e non si ha la possibilità. La presenza della possibilità è un fattore positivo.

Lella Anche per i pigri questo potrebbe esserlo?

Enrico Sì, perchè un pigro non è un pigro in assoluto.

Lella ...quindi lo stimolo è fondamentale.... tu trovi che ti ha aiutato per uscire fuori dalla modalità abbastanza assestata e di soddisfazione media?

Enrico Forse, anche se dirlo non va a mio vantaggio, proprio far lavorare, dare lavoro, è uno stimolo a lasciare perdere la pigrizia. In quelle materie dove tutto va avanti nella normalità, magari c' è questo stimolo all' appiattimento.

LellaTu dicevi "dirlo non va a mio vantaggio"; significa che non vedi grossi vantaggi per ora in questo modo?

Enrico No, nel senso che poi bisogna lavorare.

Lella Lo sforzo viene poi ripagato in qualche modo?

Enrico Sì, anche se subito c' è uno sforzo da sopportare, può essere all' inizio una cosa che preferiresti evitare per lasciare spazio al divertimento.

Lella Tu alla fine cosa guadagni?

Enrico Io guadagno una soddisfazione mia, e poi ho imparato a lavorare: il fare poco mi insegna poco, fare molto mi insegna molto.

Lella Mi sembra una gran consapevolezza! nel senso che se dobbiamo riflettere su come stimolare i pigri questo valga la pena, perchè è importante se c' è un ritorno.

Enrico Sì, l'importante è che ci sia un ritorno.

Cosa cambia e perchè?

Mi interessa qui indagare se esiste una relazione tra la maturazione (o non maturazione) di atteggiamenti e comportamenti più evoluti sotto il profilo delle modalità di apprendimento - l' adozione di strategie didattiche diverse da quelle tradizionali - la modificazione dell' ambiente entro cui tali processi si verificano.

Mi rendo conto che i processi di maturazione che emergono indubitabilmente dalle parole degli studenti sono il frutto in parte di una loro personale evoluzione e comunque di fattori estranei all' ambito scolastico: così Eleonora, che studia ora non solo per il voto, ma anche per il piacere di sapere, attribuisce i suoi cambiamenti non tanto al C.R., quanto al migliore contesto affettivo in cui vive.

Ma in parte emerge anche il ruolo significativo delle nuove esperienze didattiche nello stimolare cambiamenti nelle strategie di apprendimento ed anche una diversa percezione del proprio rapporto con lo studio. Eppure per tutti la frequenza pomeridiana del Centro rimane decisamente sporadica. Da una parte le difficoltà (oggettive, perchè connesse, per tutti, al carico di lavoro complessivo e/o a problemi di trasporto) che la frequenza pomeridiana del Centro comporta non possono essere sottovalutate e mi impongono una attenta riflessione su come possono essere superate; la scarsa frequentazione pomeridiana del Centro, d' altra parte, non impedisce che le nuove modalità di lavoro, che lo stesso Centro favorisce, producano il loro effetto di stimolo.

Mi riferisco ad es. a quelle modalità più "aperte", di cui gli studenti colgono l' aumento di fatica e difficoltà che comportano, ma anche la ricaduta positiva. "Ne vale la pena", dice la stessa Eleonora, che ha preso coscienza della conquista di una maggiore elasticità mentale. Ed Enrico, sempre in bilico tra la "naturale" pigrizia e la sensibilità nel cogliere gli stimoli che vengono dalle nuove proposte: "ho imparato a lavorare: far poco mi insegna poco, fare molto mi insegna molto"; per aggiungere poi, con una osservazione tutt' altro che banale, "un pigro non è un pigro in assoluto": per dire, io credo, che tutto dipende da quello che si fa. E allora lo studente scopre anche che il libro non è tutto: "è importante avere altri materiali a disposizione e ci si accorge che poi servono".

Penso anche alla crescita di autonomia, percepita come punto di arrivo di un percorso non privo di ostacoli; ancora Enrico: "è importante prendere l' abitudine a orientarsi in questo ambiente (il CR); all' inizio non si sapeva dove andare e c' era bisogno dell' input del professore"; l' ambiente diverso può rappresentare una opportunità che certo non tutti gli studenti sono interessati a cogliere, ma che sarebbe un peccato negare quando capiti di "avere voglia di sapere di più".

Penso, ancora, alla consapevolezza che tutti manifestano di avere nel Centro una risorsa significativa per l' autocontrollo della preparazione; ma soprattutto al fatto che le nuove modalità di lavoro favoriscono l' innescarsi di modalità diverse di apprendimento. "Mi chiedo il perchè di certe cose", dice Paola, che non si accontenta più della risorsa rappresentata dalla sua memoria fotografica e scopre l' efficacia di una diversa strategia di studio; che la porta, nella preparazione della tavola rotonda, ad "immedesimarsi" e per questa via a raggiungere una conoscenza più profonda, ma anche una percezione diversa del senso del proprio lavoro, nel momento in cui si accorge che "non possiamo inscenare un dibattito così senza avere preparato tutto".

Emerge qui la valenza di una didattica attenta non solo alla acquisizione della conoscenza, ma anche ai ruoli che lo studente è chiamato ad assumere.



Una tavola rotonda virtuale.

Arriviamo così all' ultima tappa, a cui alludono tutte le interviste. L' idea è mia. Organizzare una tavola rotonda televisiva, in cui si confrontano "virtualmente" alcuni economisti, viventi e no, sul tema del ruolo dello Stato nelle economie capitalistiche. Io ci metto l' idea e le indicazioni relative alla documentazione; loro tutto il resto. Devono ripartirsi i ruoli: chi assumendo la veste di un economista, chi del giornalista che interviene con delle domande, chi impersonando il conduttore che gestisce la discussione, chi preoccupandosi della sceneggiatura o della ripresa televisiva, ecc.

Una esperienza faticosa per loro, non priva di momenti di scoraggiamento per me; ma alla fine ripagante. Non è facile "capirsi", soprattutto all' inizio. La proposta viene accolta, se non con entusiasmo, certo con interesse e gli studenti cominciano subito a ripartirsi i ruoli e ad occuparsi degli aspetti organizzativi. Ma scopro presto che, in fondo, resta una cosa mia. Le consegne sono scarsamente rispettate da alcuni, i tempi si dilatano oltre misura, le tensioni tra gli studenti (in una classe ancora poco abituata a svolgere compiti complessi come gruppo e storicamente caratterizzata da divisioni interne) non mancano.

Mi rendo conto (avrei già dovuto saperlo, ma tendo troppo spesso a "dimenticarlo") che autonomia e senso di responsabilità non possono essere assunti, almeno nel contesto scolastico, come un risultato conseguito una volta per tutte, anche nelle situazioni che possono sembrare più incoraggianti: vanno ogni volta riconquistati. Devo ammettere un certo senso di frustrazione che mi assale, anche perchè emergono più o meno nello stesso periodo segnali negativi in altre classi: frequentazione limitata del CR, cedimenti nel rendimento.

E devo ammettere che tutto ciò probabilmente dipende anche da me: è un periodo in cui sono sommerso da diversi impegni, in gran parte connessi alla scuola, ma che mi impediscono di "stare dietro" al CR e alle attività che ruotano attorno ad esso con la stessa determinazione e la stessa "voglia" di prima. Capisco di non potermi illudere che, una volta avviate, le cose possano poi andare avanti per proprio conto e che tocca comunque a me trovare le strade per rinnovare la motivazione all' uso del CR, stimolare atteggiamenti più attivi e partecipativi, creare le condizioni idonee per lo sviluppo di una maggiore autonomia da parte degli studenti.

Parlo della tavola rotonda, in modo informale, con Manuela, Eleonora, Marina e questo mi aiuta a capire meglio la situazione. Decido di intervenire, anche con una certa severità: li richiamo alla responsabilità del rispetto di una consegna accettata, chiedo un "report" analitico personale di quanto fatto (o di quanto "non fatto"), pur sottolineando lo scopo non punitivo della richiesta; cerco di chiarire l' importanza dei concetti (autonomia, responsabilità, flessibilità, capacità di lavoro in gruppo) su cui si fonda questo esperimento. Ci chiariamo, fissiamo nuovi "paletti", più stretti di quelli precedenti, e preciso che alla scadenza dovranno consegnarmi un nuovo "report"; e il lavoro riprende.

Ma c' è un altro ostacolo da superare. Io ritengo che l' esperienza sarebbe riduttiva se restasse chiusa nella classe e propongo che gli studenti di un' altra classe partecipino alla tavola rotonda nel ruolo di spettatori. Spiego le ragioni che secondo me giustificano questa scelta: sia di carattere didattico (stimolo per loro ad una preparazione più accurata, occasione di apprendimento per i loro compagni dell' altra classe), sia di carattere "tecnico" (per esigenze di ripresa, è necessario un pubblico sufficientemente numeroso). Per qualcuno non ci sono problemi, ma le resistenze non mancano. La contrattazione è lunga, qualche resistenza particolarmente forte, ma alla fine, dopo essermi personalmente impegnato a garantire la "serietà" del comportamento degli spettatori, anche le ultime resistenze vengono vinte.

Colgo un aumento nell' impegno di lavoro, ma ancora una volta i tempi non vengono rispettati; sono loro stessi però a fare presente la situazione, portando motivazioni giustificate, e proponendo un aggiustamento del calendario. Alla fine il lavoro giunge a compimento.



Sotto l' occhio della telecamera

Dopo gli ultimi giorni di febbrili preparativi arriva il gran momento. E come tale mi pare venga percepito proprio dagli studenti, che sono entrati a pieno nelle parti. C'è agitazione, qualcuno si ripassa la parte, la scenografia è ben organizzata e due telecamere sono pronte ad entrare in azione, la regia si rivela subito curata e rigorosa. Tutto si svolge con grande coinvolgimento da parte dei protagonisti (e serietà da parte degli spettatori). I presentatori svolgono il loro ruolo in modo spigliato. I relatori sono molto "professionali": qualcuno un po' intimidito dall' apparato che si trova di fronte, altri dimostrando di saper dominare con sicurezza la situazione, qualcuno (cui è toccato sostituire all' ultimo momento il relatore ufficiale, ammalato) riuscendo a vincere in qualche modo il panico che l' ha assalita; ma tutti molto calati nella loro parte, che riescono a gestire fino alla fine. I giornalisti sono quasi sempre molto puntuali nelle loro domande. C' è anche l' intervallo dedicato alle "news" economiche.

Nell' insieme, nonostante inevitabili sbavature o incertezze, che faccio rilevare agli studenti nei giorni successivi quando rivediamo insieme la registrazione su videocassetta, il risultato mi sembra decisamente apprezzabile, sia sotto il profilo didattico che dello spettacolo. Di tutto il lavoro esiste ora la cassetta video ed anche una documentazione cartacea, sotto forma di "dossier", contenente tutti gli atti della tavola rotonda, che gli stessi studenti hanno successivamente messo a punto.

Molto ci sarebbe da dire su questa esperienza. Ma preferisco lasciare l' ultima parola agli studenti stessi, senza aggiungere da parte mia ulteriori commenti, perchè in fondo si commentano da soli. Ho chiesto loro un sintetico giudizio su questa ultima esperienza: ecco una selezione delle loro risposte.


"All' inizio" temevo che si traducesse "in un lavoro ancora più gravoso" ma quella giornata "si è rivelata un' esperienza indimenticabile: soprattutto per lo spirito del lavoro (e indimenticabile per la mia improvvisazione. Aspettate che ritorno a scuola, voglio vederlo anch' io il video!" (Roberta, economista, sostituta di Enrico).

"Inizialmente ci sono stati parechi dissapori, che mi hanno indotto a credere che fosse una perdita di tempo, in realtà credo che il risultato sia stato molto buono, anche perchè per la prima volta siamo riusciti a lavorare in gruppo. L' emozione era molto forte" però "mi ha aiutato a concepire l' apprendimento della materia in modo diverso" (Eleonora, economista).

"Nonostante i disguidi iniziali, siamo riusciti a portare a termine questa impresa avventurosa. Inizialmente eravamo poco fiduciosi della buona riuscita e ci spaventava l' impatto con la telecamera in presenza di altre persone esterne alla classe; comunque nel complesso è stata utile in quanto siamo riusciti a lavorare in gruppo, cosa non semplice per noi". (Emanuela, regia e scenografia).

"Sarebbe bello organizzare qualcosa tipo questo per le altre materie" (Lorenzo, regia e ripresa televisiva).

"Questa esperienza rimarrà nel tempo come un lavoro portato concretamente ed autonomamente a termine. Nonostante i problemi del periodo iniziale" per un ulteriore aumento del carico di lavoro "il mio pessimismo è andato, via via, diminuendo, ed alla fine mi è dispiaciuto davvero tanto non aver potuto partecipare a quello che è stato il risultato visibile della tavola rotonda e di avervi potuto contribuire solo attraverso il nascosto lavoro di preparazione" (Enrico, economista, assente per malattia).

"Un' esperienza nuova e interessante, che ha avuto un ottimo risultato, anche se si prevedeva una scarso successo. Fonte di notevole emozione è stata la presenza dell' altra classe, anche se ha tenuto un perfetto comportamento. Questa esperienza ci ha permesso di apprendere in modo diverso la materia, rendendola più interessante. Spero sinceramente che sia utile anche alle classi dei prossimi anni, come lo è stato per noi" (Simona, economista).

"All' inizio questo lavoro mi sembrava una perdita di tempo, una scusa per non fare lezione, infatti la prima scadenza del lavoro non è stata rispettata, ma in seguito, dopo la discussione con il prof, abbiamo iniziato a prenderla seriamente" (Alessandro, conduttore).

"Questa esperienza è stata positiva perchè ci ha responsabilizzato, anche se all' inizio ci sono state delle incomprensioni all' interno della classe e il risultato mi sembra comparabile con gli sforzi e l' impegno che ci abbiamo messo". (Erika, giornalista).

"Dedicarmi alla redazione del notiziario è stato molto utile, in quanto ho potuto apprendere più da vicino le questioni particolarmente problematiche del nostro paese" a cui "prima d' ora non mi ero mai particolarmnte interessata. Seguire tutti i giorni diversi telegiornali, leggere gli articoli sui vari giornali mi ha permesso di capire come funziona realmente l' Italia" (Monica, redattrice e speaker delle "news").

"Inizialmente credevo che fosse una perdita di tempo, a causa della scarsa organizzazione da parte nostra. In realtà è stata una bella esperienza. A me è stata molto utile, perchè mi ha consentito di mettere alla prova le mie capacità: infatti non volevo che partecipasse anche il pubblico, poi mi sono accorta che non era una cosa così tragica. L' emozione era molta, anche per la presenza delle telecamere. E' stata comunque una esperienza molto particolare che ci ha consentito di studiare ed apprendere le materie scolastiche in modo diverso" (Marina, economista).

"All' inizio credevo che fosse una perdita di tempo. Quando abbiamo cominciato a lavorare con serietà ho capito che poteva essere una esperienza nuova che ci avrebbe permesso di avvicinarci alle cose studiate in precedenza". (Mauro, giornalista).

"Credo che il risultato sia stato molto buono, perchè siamo riusciti a lavorare in gruppo. Mi ritengo soddisfatta del lavoro , non solo perchè ha avuto un beneficio per le materie, ma soprattutto perchè ci ha insegnato ad organizzare idee diverse verso un unico obiettivo". (Daniela, conduttrice).

"L' idea della tavola rotonda non mi ha entusiasmata e coinvolta più di tanto. Avrei preferito un lavoro più individuale". (Clara, giornalista).

"Penso che sia stata una esperienza positiva, anche se ci sono stati parecchi problemi all' interno della classe". (Elena, scenografia).

"Un' esperienza positiva perchè ognuno di noi ha potuto vedere da un altro punto di vista alcune teorie economiche: non dimenticherò mai Friedman;" ed anche "perchè questo lavoro non va soltanto a beneficio nostro, ma anche di coloro che dopo di noi si avventureranno nel centro di risorse. All' inizio avevo paura di prendermi questa responsabilità", anche per il timore delle telecamere e degli spettatori, comunque "il lavoro è riuscito meglio di quello che noi stessi prevedevamo. Nonostante i problemi iniziali, siamo riusciti (insieme) a mantenere fede a questo impegno e credo che sia una bella cosa questa, perchè è la prova concreta che se le cose si vogliono fare, ma soprattutto si uniscono le forze e ci si impegna, i risultati inevitabilmente ci sono. E' stata davvero una bella esperienza". (Paola, economista).

"Inizialmente l' idea mi piaceva, poi sono sorti problemi di organizzazione che mi hanno portata a dire, chi ce lo ha fatto fare!. Con lentezza siamo riusciti ad organizzarci e il risultato è stato positivo. Facendo la parte del giornalista, ho cercato articoli di giornale, e questo mi ha fatto comprendere che ciò che studio mi aiuta a capire l' economia del 2000, insomma a rendermi conto che è una materia concreta, reale. E' stata una bella esperienza e ci ha insegnato anche a lavorare in gruppo". (Cristina, giornalista).

Qualche considerazione finale.

Nel corso di questa esperienza ho preso maggiore coscienza della "forza" della scrittura: non si tratta di una novità in assoluto, ma piuttosto della acquisita consapevolezza di qualcosa che prima restava in un' area di confusa percezione.

Per un verso è stata un mezzo efficace per definire con crescente chiarezza e fissare le idee che via via prendevano forma, permettendomi di tradurle in concetti dai contorni definiti, un punto di riferimento preciso nel processo di sviluppo del lavoro e sul quale valutare i passi compiuti. Rileggere spesso quello che avevo scritto (fosse esso la progettazione di una fase del lavoro oppure un appunto "a caldo" su qualche evento o qualche mia personale sensazione) è stato fondamentale per seguire un percorso il più possibile coerente ed organico, prendere coscienza dei rallentamenti o degli sviamenti dalla linea che mi proponevo. Ed ogni volta che mi sono lasciato scappare l' occasione di scrivere (per pigrizia, per mancanza di tempo ecc.) ho poi scoperto di essermi perso qualche cosa che spesso non avrei più avuto modo di recuperare. Attraverso l' uso sistematico della scrittura (meglio, dovrei dire, delle scritture, poichè mi sono avvalso, come altrove spiegato, di modalità diverse) credo di avere potenziato la mia capacità di elaborazione delle idee e al tempo stesso di avere reso più efficace la mia azione.

Per un altro verso ho scoperto che la scrittura poteva essere un potente canale di comunicazione tra studenti ed insegnante, una chiave per aprire delle porte che altrimenti sarebbero probabilmente restate chiuse. Mi riferisco naturalmente non alle modalità più consolidate e sperimentate (del tipo: elaborato scritto dello studente - correzione da parte dell' insegnante), bensì alla comunicazione epistolare che sopra ho cercato di descrivere e sommariamente analizzare. La "fatica" e il tempo spesi in questa direzione non sono stati sprecati, sia per le informazioni che la scrittura ha veicolato che per i canali relazionali che ha aperto.

Ho poi trovato di grande utilità l' intervento di un soggetto esterno che mi potesse aiutare nella lettura dei dati e dei segnali significativi: il contributo di Lella è stato veramente importante perchè puntuale, professionale, stimolante. Ne ho ricavato tanti spunti di riflessione, mi ha aiutato a cogliere segnali, mi ha indicato linee di possibile sviluppo.

Ho infine scoperto quale contributo può venire dagli stessi studenti, se solo diamo loro ascolto. Per questo ho ritenuto di documentare ampiamente il loro punto di vista, come emerge dalle interviste, l' epistolario e le impressioni sulla tavola rotonda. Ho preferito "lasciarli parlare", dando l' opportunità ai lettori di queste pagine di trarre direttamente dalla documentazione materiale per molti spunti di riflessione oltre quelli da me proposti.



Anche loro mi sono stati di aiuto in questo viaggio che attraversa due anni scolastici e dal cammino apparentemente un po' strano: mi sono dato una meta iniziale, l' ho persa per strada, ed alla fine del percorso sono tornato a ripropormi gli obiettivi di quando sono partito. Un inutile vagabondaggio circolare, allora, che mi ha riportato al punto di partenza? Non credo. L' ho vissuto piuttosto come un percorso a spirale in cui, quando ho ripreso la direzione iniziale, l' ho fatto da un più alto punto di osservazione, arricchito da una esperienza su cui la ricerca azione mi ha insegnato a riflettere. Una spirale aperta, perchè mi rendo conto che ogni punto di arrivo non è che un nuovo punto di partenza, lungo la quale ho trovato qualche risposta e che continuamente mi ha riproposto nuove domande. Queste pagine documentano un pezzo di questo cammino.

Ottobre 1997 Giancarlo Meinardi

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