Ricorda I colori



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05.12.2017
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RICORDA I COLORI

racconto breve su brevi momenti di vita
Si può ricordare un colore? Nell'assoluto astratto di un concetto soggettivo è possibile tornare a concepire la forza di qualcosa che in realtà non esiste? Lui credeva di sì. Perchè in quel momento non percepiva ancora il senso di astratto che aveva vissuto, ma toccava con mano il solo senso del suo divenire reale. E tanto reali viveva ancora quei momenti. Un colore diventa memoria nella memoria di un individuo comune, la luce diventa calore sprigionato dal colore che rappresenta un sentimento. Il mondo era colorato a quei tempi e quei colori sarebbero brillati per quasi 6 secoli, durante i quali Mirco riuscì a distinguere ogni sfumatura. Poco importa se il suo naturale problema di disfunzione cromatica generava incomprensioni nel distinguo, perchè un colore è pur sempre una manifestazione della natura che l'occhio coglie, sia che esso rappresenti un cielo blu, giallo o nero. La consapevolezza del cielo, blu, giallo o nero, era vivida.
Gli anni e i secoli erano passati. Vissuti. Il termine "passare" non traduce il senso di qualcosa di vissuto, sembra anzi che ne sminuisca la forza. In realtà erano davvero passati, perchè lo sentiva dentro con una consapevolezza che in quel momento era talmente corrosiva da non permettergli di concepire idee nuove. Sembrava quasi che il tempo stesso, passato, si fosse improvvisamente bloccato, appositamente per congelare i suoi pensieri e i suoi ricordi. Ma non poteva essere così. Il tempo scorre, non si blocca. Sono le idee che si bloccano e i meccanismi che regolano il fluire del pensiero e il loro rigenerarsi. Ma se vi era un termine che avrebbe potuto usare, ora, quello era Felicità. Che termine assolutamente idiota! Chiedi a mille persone se sono felici e ti risponderanno: sì! Chiedi a mille persone se sono infelici e ti risponderanno: sì! Simili termini andrebbero aboliti dai vocabolari e dall'utilizzo nella dialettica comune degli esseri umani, perchè non possono essere concepiti veramente da un essere semplicemente umano. Simili termini andrebbero fagocitati e mantenuti silenti e pudicamente custoditi nello spirito, mai barbaramente svelati alla vista e all'udito di chichessia. Chi sono mai loro per concepire, conoscere, imitare e infine banalizzare il suo spirito? Nessuno, non sono nessuno.
Il racconto narra di 6 secoli passati. Poi finisce. Che cosa gli permette di poter considerare quel breve tragitto come un percorso di colori, quasi un caleidoscopio naturale in cui in un breve attimo ti tuffi senza assoluta consapevolezza di quel che ti aspetterà? Forse il sapere per certo di essere passato e aver passeggiato attraverso un viale che faceva da ponte e conduceva dal mondo al mondo. Nel mezzo del quale azioni, parole, risate, attese, acqua, fiori, oggetti, regali, aspettative, delusioni, vestiti, rumori, calori, rossori, colori. Ricordi. Ma ricordi di colori.
Il mondo è andato avanti. Qualcuno nel giorno della sua sparizione disse anche che alla fine aveva perso. Quel simbolico segno tatuato nel suo spirito che si era manifestato con una incisione dolorosa sul suo esile e immaturo petto ne era la palese prova. Aveva perso. Ma quel piccolo e modesto mazzo di fiori colorati che umilmente si faceva spazio in mezzo al grigio del cemento decretava però che a lui non interessava la vittoria. A lui non sarebbe dispiaciuto poter leggere quella frase che non sarebbe forse stato capace di gestire prima, ma che avrebbe poi constatato il nuovo inizio di un suo pensiero... l'ultimo e il più puro! O probabilmente la prosecuzione di un pensiero molto più semplice nato secoli prima, generato da dove a nessuno è dato saperlo.
"Ricordo i colori."

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