Ricordo di P. Pio Parisi a un anno dall’ascesa al Padre



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29.03.2019
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Alberto La Porta
Il fare memoria era diventato un impegno importante di Pio il quale si è cimentato, con molti di noi, nell’esercizio di fare memoria di Maurizio Polverari, P. Mario Castelli, P. Saverio Corradino, Pino Trotta (abbiamo pubblicato il libro “L’assillo della fede”, una rivisitazione del libro “Dialoghi sulla vita consacrata” in cui si parla molto di Pino ma anche di Pio, che con la morte delle due persone diventa più significativo per noi), ma anche di Lazzati, La Pira, Dossetti, P. Mongillo, e così via. Il suo invito a fare memoria si dilata immensamente, senza confini, a partire dalle persone che hanno lottato e sofferto per la giustizia e per il bene oppure che hanno avuto per noi un particolare ruolo di sostegno nella vita. Si può far memoria, come lui dice in una comunicazione del 2009, in tanti modi, tutti rispettabili, ma non tutti uguali: si può “commemorare”, ricordare in pubblico, realizzando una celebrazione, e la riuscita dell’iniziativa si misura dalla pubblicità o dalla partecipazione. Non è questo che vogliamo fare qui oggi. In altro modo si può fare uno studio approfondito delle persone di cui si vuol fare memoria, in cui si eviti il rischio di far guardare il passato senza responsabilizzarci per il presente. Scoprire meriti e virtù delle persone nel ricordarle è certo utile purché si eviti una logica celebrativa o auto-celebrativa. Si può, infine, come suggerisce Pio, “fare memoria nel senso di entrare in comunione con chi ci ha preceduto”, e questa è la nostra intenzione di oggi. “Nel farlo comunitariamente sperimentiamo – dice Pio – cosa significa la vera amicizia fra noi comunicando ciò che si è e ciò che si vive nel dolore come nella gioia: la nostra vita quotidiana è implicata in questo rapporto di amicizia. La vera amicizia si ha quando si partecipa al vissuto reciprocamente superando barriere e recinti di ogni genere”. Per noi fare memoria non è semplicemente proporre un ricordo quanto un’attenzione alla realtà attuale, di Pio, dell’amicizia, delle cose che ha comunicato, alla luce delle sue riflessioni, intuizioni e proposte.

Abbiamo stampato un piccolo appunto tra gli ultimi scritti di Pio, intitolato “La mia profezia”: è stato una cosa importante nel modo in cui Pio usava fare: non tanto scrivere cose “poderose”, che pure sono importanti, quanto invece proporre una “traccia”, indicare un cammino nel quale chiedeva che noi fossimo implicati e sul quale il gruppo degli amici degli Incontri Maurizio Polverari quest’anno ha lavorato, guardando (questo è il senso del fare memoria) quello che oggi quello scritto può dire a noi. Non è legarci al passato, ma guardare attentamente l’oggi che ci vede, per esempio, come cristianità, impegnati a ripensare, aggiornare il Concilio Vaticano II, e che ci rende anche responsabili di quello che succede nel mondo con la crisi italiana e mondiale. Ciò in considerazione di quella apertura piena alla vita e alla storia di tutta l'umanità, sulla quale Pio non ha mai smesso di insistere. Anche la Messa che concluderà la giornata fa parte del ricordo di Pio, ma è la Messa del Signore che è quindi sul mondo, sull’intero mondo con la concretezza dell’amore universale per la quale Pio aveva un po’ il “pallino”.

Sono con noi molte persone: volevo in particolare salutare la sorella e la cognata di Pio, p. Rossi de Gasperis, p. Pino Stancari, p. Giancarlo Pani che sono fratelli della Compagnia; c’è Laura che leggerà una lettera di suor Chiara Patrizia, Giorgio Marcello e Piero Fantozzi dell’Associazione S. Pancrazio di Cosenza e tanti altri. Tanti hanno mandato testimonianze scritte; ne leggeremo alcune, ma tutte saranno inserite nel sito dell'associazione insieme con il resoconto della giornata.

C’è anche una lettera che Pio aveva mandato a p. Sabino Maffeo s.j., e che questi ci ha inviato come ricordo affettuoso.



Possiamo cominciare, proprio con lo spirito del fare memoria proprio di Pio, dando la parola a Francesco Rossi de Gasperis che ha conosciuto Pio dalla prima elementare.



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