Ricordo di P. Pio Parisi a un anno dall’ascesa al Padre



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29.03.2019
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P. Giancarlo Pani s.j.
Dopo questi due discorsi molto elevati volevo fare un discorso più terra-terra. Ho conosciuto Pio nel primo anno di università, 1967, e l’ho conosciuto con questa esperienza degli appartamenti. Pio iniziava a contattare alcuni amici, ma aveva un’esperienza molto grossa con i “gesuitini” (ci sono la sorella e la cognata qui presenti), e noi eravamo i “gesuitini”, i gesuiti che studiavano e vivevano in un appartamento, e Pio era con noi. Ripensandoci oggi, un uomo, un gesuita di 45 anni che vive in un appartamento con noi, dormiva nella stanza con me (eravamo due per stanza perché non ci si poteva permettere il lusso di avere una stanza per tutti) non era una cosa insignificante. Pio mi diceva “io russo la notte” e io gli risposi “io la notte dormo”, per dirvi il clima di sincerità, di chiarezza, di immediatezza, di disponibilità e di donazione, perché poi Pio ci seguiva negli studi; voleva vedere la tesi che stavo facendo; era su Martin Lutero; lui non aveva molto a cuore i protestanti, ed era interessante come, attraverso quei capitoli che gli facevo leggere (non sono un grande scrittore e lui li correggeva) scopriva questa dimensione della fede: “queste cose le dice anche Lutero?”. Alcuni giorni fa, studiando il Concilio di Trento, ho scoperto che uno dei cardinali, all’inizio del Concilio dice: “Attenzione, non dobbiamo pensare «l’ha detto Lutero e quindi è eretico» perché l’eresia di solito si fonda sulla verità e quindi certamente c’è una parte di verità in quello che Lutero dice. E’ interessante come Pio, correggendomi la tesi, scopriva questi argomenti nuovi: come Martin Lutero interpretava la fede.

La cosa fondamentale era questo aspetto di donazione a noi. Eravamo seguiti da Pio insieme a tanti altri studenti che vivevano negli appartamenti e mentre P. Francesco parlava mi veniva spontaneo pensare che lo sguardo sul mondo parte dal particolare, dalla conoscenza vera, dal contatto immediato, dal mettersi in discussione, donarsi agli altri, ed è questa dimensione che mi ha aiutato molto in quello che è seguito, nel senso che sono andato a fare teologia, poi mi hanno rimandato in Cappella. Guardando indietro negli anni ritrovo alcune cose di Pio che sono molto semplici ma è importante ricordare: per esempio l’esperienza delle gite in montagna. Cose banali, forse, ma occasioni in cui ci si conosce. Poi l’esperienza di conversazione che è già stata ricordata e ancora l’esperienza di chi sa che ha una propria vita da giocare per gli altri. Questo è quello che ho imparato negli appartamenti di via Donati, parallela di via degli Ortaggi. Questa conversazione, iniziata nella stessa stanza in cui vivevamo, è andata avanti fino alla fine. Anche se non partecipavo all’esperienza degli appartamenti era fondamentale il fatto che ogni tanto con Pio ci si vedeva: lui veniva qui in Cappella, noi andavamo da lui a mangiare una pizza e così questo ricordo me lo porto nel cuore. Anch’io alcune delle esperienze più belle della mia vita le ho fatte con Pio, con Francesco, con Pino e con P. Corradino. Vi ringrazio.





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