Riduzione del capitale riunione dell'11 maggio 2007 al Consiglio Notarile di Roma



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21.12.2017
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RIDUZIONE DEL CAPITALE


Riunione dell'11 maggio 2007 al Consiglio Notarile di Roma
Temi e soluzioni
N. Atlante - S. Mariconda - V. Pennacchio - G. Sciumbata
A- Riduzione per perdite
i- Ci si chiede se, una volta deliberati l'azzeramento del capitale o la sua riduzione al di sotto del minimo legale per coprire le perdite, sia contestualmente necessario deliberare la sua ricostituzione con immediata sottoscrizione del capitale ricostituito almeno a misura pari al minimo di legge. Tra le due possibili soluzioni (la prima, per la quale è necessario ricostituire - id est deliberare e immediatamente sottoscrivere - il capitale almeno al minimo di legge e la seconda, più liberale, secondo la quale è sufficiente semplicemente deliberare la ricostituzione del capitale almeno al minimo di legge, anche rinviando ad un momento successivo la scadenza del termine per la sottoscrizione, si reputa ammissibile la seconda, al fine di non provocare un ingiusto sacrificio del diritto di opzione del socio. Si precisa che finché non sia esaurito il procedimento teso a riportare in bonis la società, con lo spirare del termine per sottoscrivere l'aumento del capitale almeno al minimo legale, la causa di scioglimento non è operativa, la società non versa in stato di liquidazione e non si debbono nominare i liquidatori, sebbene gli amministratori possano gestire la società "ai soli fini della conservazione dell'integrità e del valore del patrimonio sociale".
ii- Ci si chiede se, nel caso in cui sia stata deliberata la ricostituzione del capitale post suo azzeramento o sua riduzione per copertura perdite e sia ancora pendente il termine per la sottoscrizione, sia consentito che solo alcuni soci, che abbiano già esercitato il proprio diritto di opzione, sottoscrivano oltre alla quota/le azioni già opzionate, anche la quota o le azioni di quei soci che invece non abbiano ancora esercitato il proprio diritto di opzione. Tra le due soluzioni in astratto praticabili (la prima, quella di consentire ai soci che ne facciano richiesta la sottoscrizione immediata anche delle partecipazioni inoptate sotto la condizione risolutiva del futuro ed eventuale esercizio del diritto di opzione da parte degli altri soci e la seconda che consente la sottoscrizione sotto la condizione sospensiva della sottoscrizione degli altri soci) si consiglia di adottare la prima, che presenta indubbi vantaggi operativi sia per l'esercizio immediato dei diritti sociali da parte di chi ha sottoscritto sia per la maggior agilità sul versante degli adempimenti pubblicitari presso il registro delle imprese successivi alla scadenza del termine fissato per la sottoscrizione ex art. 2439 c.c..

iii- Ci si chiede quale sia il modo di calcolare le perdite, al fine di stabilire la ricorrenza o meno delle fattispecie di cui agli artt. 2446 e 2447 c.c. e 2482 bis e 2482 ter c.c.. Si raccomanda in proposito di seguire la tesi, del resto ormai assolutamente dominante in dottrina e in giurisprudenza, di calcolare la perdita al netto delle riserve. In altre parole si avrà perdita rilevante quando la somma algebrica di capitale e riserve da un lato e perdita dall'altro (l'importo risultante, come noto, rappresenta il patrimonio netto) avrà dato il risultato di ridurre il patrimonio netto ad importo inferiore a 2/3 del capitale o addirittura ad importo inferiore al capitale minimo di legge.


iv- Ci si chiede se al fine di calcolare la perdita, sia obbligatorio annoverare tra le riserve anche i c.d. utili di periodo o utili in formazione. Tra le due tesi (la prima secondo la quale gli utili in formazione non rilevano e la seconda, contraria , secondo la quale invece gli utili in formazione costituiscono riserve a tutti gli effetti), si reputa accettabile la seconda.



v- Ci si chiede se la situazione patrimoniale a corredo della copertura della perdita (dalla quale si evinca da un lato l'esatto ammontare della perdita e dall'altro la sussistenza sia dell'integrale liberazione del capitale originario sia l'esistenza di poste che possano essere utilizzate per la ricostituzione del capitale, come ad esempio i crediti finanziari, liquidi ed esigibili, vantati dai soci verso la società) debba essere necessariamente redatta secondo le forme del bilancio di esercizio (id est composta da stato patrimoniale, conto economico e nota integrativa) o se invece sia sufficiente una situazione patrimoniale che evidenzi al di là di ogni ragionevole dubbio le poste del netto, pur senza essere redatta nella forma del bilancio. Si reputa ammissibile anche la soluzione più liberale, purchè ovviamente siano evidenziate con chiarezza tutte le poste contabili rilevanti al fine della operazione di copertura ed eventuale ricostituzione del capitale e ferma rimanendo la necessità di predisporre la relazione sulla situazione patrimoniale di cui agli artt. 2446 e 2482 bis, corredata, ove esistente il collegio sindacale, dalle sue osservazioni.
vi- Ci si chiede a che data debba essere aggiornata la situazione patrimoniale. Pur non essendo espressamente prevista una soluzione dalla legge (come invece avviene in alcune altre fattispecie, ad esempio la fusione) e raccomandando di valutare caso per caso la bontà della data di riferimento della situazione patrimoniale al fine di evidenziare le perdite di una determinata società (nei casi più delicati dovendosi pretendere l'aggiornamento della stessa a data vicinissima all'assemblea), si reputa accettabile la tesi che individua nei quattro mesi anteriori all'assemblea la data di aggiornamento minima.
vii- Ci si chiede con riferimento all'art. 2482 - bis, 2 comma, c.c. in tema di s.r.l., il quale dispone che "se l'atto costitutivo non prevede diversamente, copia della relazione e delle osservazioni deve essere depositata nella sede della società almeno otto giorni prima dell'assemblea, perché i soci possano prenderne visione", se tale norma, oltre a consentire una diversa "modalità" di attuazione di tale deposito, permetta, anche l'adozione di una clausola, sia in sede di atto costitutivo che di sua modifica a maggioranza, volta a sopprimere integralmente l'obbligo del suddetto deposito preventivo. Non sembra potersi dubitare che sia in sede di atto costitutivo, sia in sede di modifica dello stesso con delibera maggioritaria, possano introdursi clausole volte a "stabilire una diversa modalità", rispetto a quella prevista dal Legislatore, al fine di portare a conoscenza dei soci la documentazione in argomento (ad esempio: invio per posta, invio a mezzo posta elettronica, pubblicazione della documentazione su di un sito internet riservato alla società, e così via), ovvero clausole che stabiliscano un termine più ampio rispetto a quello degli otto giorni previsto, come minimo, dall'art. 2482-bis, 2 comma , c.c. per il detto deposito.

Qualche perplessità interpretativa è stata manifestata, invece, quando la volontà di deroga si esprima nel senso di voler ridurre il detto termine di otto giorni.

La abbreviazione del termine è stata ritenuta compatibile con il disposto della norma quando è associata a forme di comunicazione, e più in generale di pubblicità dei documenti contabili ed accompagnatori, che consentano ai soci di partecipare con cognizione di causa all'assemblea.

Infine pare possibile aderirsi alla opinione di chi sostiene che sia lecito, sia in sede di costituzione di s.r.l. che di modifica a maggioranza dell'atto costitutivo, prevedere una clausola statutaria con la quale venga totalmente soppresso l'obbligo di deposito della documentazione in argomento.


B - RIDUZIONE "REALE" DEL CAPITALE SOCIALE
i) Ci si chiede se nella S.r.l. sia necessario indicare nell'avviso di convocazione, così come è previsto nell'art. 2445 c.c. per le S.p.A., le ragioni e le modalità della riduzione; ovvero, qualora dette ragioni e modalità non siano state ivi indicate, se sia comunque necessario che le stesse vengano illustrate nel corso dell'assemblea, oppure possa deliberarsi la detta riduzione senza che sia stata fornita alcuna indicazione in merito alle medesime. Circa le "ragioni", si ritiene che non sia necessaria la loro indicazione neanche in sede di dibattito assembleare. Al riguardo, invece, delle "modalità", si renderà necessaria l'indicazione delle medesime solo nel caso in cui sia possibile una diversa scelta in concreto tra le stesse, ovvero appaia opportuna una valutazione da parte dell'assemblea con riguardo alla particolare natura del conferimento a suo tempo eseguito dal socio (conferimenti di opera, di servizi ...).
ii) Ci si chiede se sia consentito, sia nella S.p.A. che nella S.r.l., deliberare una riduzione "reale" del capitale anche in presenza di riserve disponibili; nonché, se sia consentito operare detta riduzione mediante imputazione del suo intero importo a riserva disponibile, e quindi con una modalità di riduzione diversa da quella prevista dalla Legge (rimborso del capitale ai soci, ovvero liberazione dei soci dall'obbligo dei versamenti ancora dovuti), e ciò anche con una deliberazione assunta a maggioranza. Con la riforma del diritto societario, venuto meno il requisito dell'esuberanza, quale presupposto imprescindibile della riduzione effettiva del capitale sociale, sono venute anche a cadere tutte quelle contraddizioni e incompatibilità logiche che si ponevano di ostacolo alla attuazione delle operazioni sopra prospettate. Pertanto, la preesistenza di una riserva disponibile è da ritenere che non possa costituire più ostacolo ad una riduzione effettiva del capitale; e ciò sia nella S.r.l. che nella S.p.A.. Ugualmente, si può ritenere che in entrambe le società la detta riduzione di capitale possa eseguirsi anche con imputazione a riserva disponibile dell'intero importo della riduzione.

Quest'ultimo tipo di operazione pone, tuttavia, l'ulteriore problema relativo all'attuazione della riduzione effettiva del capitale sociale a mezzo di una modalità diversa da quella prevista dalla Legge. Al riguardo, si ritiene di poter condividere l'opinione di coloro che sostengono che, oltre alle ipotesi previste dalla legge, possano attuarsi ulteriori modalità di riduzione effettiva del capitale sociale e, purché ciò avvenga comunque nel rispetto, così come nel caso di specie, del principio della parità di trattamento fra i soci, che dette diverse modalità possano essere decise anche a mezzo di delibera assembleare assunta a maggioranza. Per chi ritenesse poi di ravvisare, nel caso di riduzione effettiva di capitale a mezzo di imputazione a riserva disponibile, una ipotesi di violazione di un (eventuale) diritto individuale del socio alla restituzione del conferimento, resterà sempre la possibilità che, sul solo punto della diversa modalità di riduzione, possa esprimersi l'assemblea con l'unanimità dei consensi.





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