riflessioni generali un confronto tra le due esperienze



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02.06.2018
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3. RIFLESSIONI GENERALI
3.1) UN CONFRONTO TRA LE DUE ESPERIENZE

Le due esperienze di tirocinio presso l'Istituto comprensivo "Ammirato-Falcone" e L'I.I.S.S "A. De Pace" si sono rivelate occasioni di reale crescita, senza dubbio agevolate dall'accoglienza degli Istituti ospitanti e dalla possibilità di interagire con docenti dotati di comprovata professionalità. L'osservazione diagnostica delle attività didattiche e la possibilità di partecipare attivamente alla vita della classe attraverso la realizzazione di piccoli interventi didattici, hanno rappresentato due fondamentali occasioni formative: la prima, di analisi e immagazzinamento di dati preziosi, è stata propedeutica alla seconda, che ha costituito per me la prima possibilità di calarmi nella dimensione fattuale della professione docente. Il percorso ha assunto dunque la funzione di vero e proprio laboratorio, uno spazio in cui tradurre per la prima volta in atto le conoscenze apprese durante il periodo di formazione universitaria, che, come è ben noto, è contraddistinto dalla tendenza all'astrazione teorizzante e offre pochi spazi per misurarsi con la prassi.

Particolarmente stimolante è stata, inoltre, la possibilità di svolgere il tirocinio in simultanea presso una Scuola secondaria di primo grado e una di secondo grado: quest'alternanza, pur avendo comportato qualche problema logistico nello svolgimento del tirocinio, ha in compenso permesso di osservare l'esperienza scolastica attraverso una duplice focale e di avere, alla fine del percorso, gli strumenti per operare un confronto ragionato tra i due cicli di studio e per individuare le specificità, le differenze, le continuità presenti nelle strategie didattiche adottate nei due diversi contesti.

Nella Scuola secondaria di primo grado, la giovanissima età e la variegata provenienza socio-culturale degli alunni permettono al docente, che si relaziona con un'umanità ancora malleabile, animata da una sana ansia di crescita e da genuina curiosità nei confronti della realtà, più ampi spazi d'intervento e di recupero, sebbene l'estrema vulnerabilità di soggetti coinvolti nella più acuta fase di trasformazioni psico-fisiche renda necessario un approccio particolarmente attento alla sfera emotivo-relazionale, ed una predisposizione per certi versi "materna" nei confronti degli alunni. Nell'Istituto d'istruzione secondaria superiore, invece, l'età degli alunni, le situazioni di disagio socio-familiare da cui frequentemente provengono, la durezza delle esperienze di vita con cui hanno dovuto prematuramente confrontarsi, rendono i ragazzi spesso del tutto impermeabili ad un approccio di tipo affettivo-emotivo: in contesti del genere il docente ha il compito di strutturare interventi educativo-didattici estremamente delicati e complessi, calibrati sui vissuti, i prerequisiti, i profili caratteriali e intellettuali dei singoli allievi. Dote indispensabile dell'insegnante risulta, in questo caso, la capacità di sviluppare gli interessi spontanei degli studenti, per tentare poi uno spostamento graduale verso interessi scoperti e acquisiti, senza preoccuparsi eccessivamente, almeno nella fase iniziale, della completezza della proposta didattica, o della sua conformità a degli standard qualitativi e quantitativi prefissati.



Un'altra importante occasione di crescita, è stata offerta dalle ore di tirocinio dedicate alle attività di sostegno e integrazione destinate agli studenti disabili. L'osservazione di casi diversificati ha consentito di maturare una visione abbastanza completa della varietà di metodologie a cui si può e si deve attingere per guidare i ragazzi in questione nel loro difficile percorso di formazione. Particolarmente arricchente è stata, da questo punto di vista, la sezione di tirocinio effettuata presso l'Istituto "De Pace", che offre numerose risorse strutturali all'avanguardia e propone una grande varietà di progetti pensati appositamente per l'integrazione degli studenti disabili e per lo sviluppo delle loro facoltà cognitive e delle loro abilità manuali. Tra tutti, si ricordano il progetto "Serra", che mira allo sviluppo di abilità tecniche attraverso le attività di coltivazione e giardinaggio; il progetto "Creatività", che impegna i ragazzi nell'ideazione e nella creazione di abiti, accessori, gioielli; infine il laboratorio di cucina, durante il quale i ragazzi preparano cibi che vengono poi venduti alla scolaresca durante la ricreazione: attività, queste, che consentono una partecipazione attiva dei soggetti in questione alla vita dell'Istituto e incentivano la percezione della propria utilità sociale nel contesto della comunità scolastica. Quello che colpisce, oltre alla grande sensibilità dell'Istituto e del corpo docente nei confronti delle diversità di tipo, è la constatazione della totale accettazione degli allievi disabili, così come degli studenti stranieri, da parte dei ragazzi. Lungi dal riscontrare casi di discriminazione o di emarginazione, si è anzi avuta la possibilità di osservare, anche e soprattutto da parte di soggetti con problemi di condotta e scarso rendimento, un atteggiamento di inclusione, di profonda accoglienza, persino di tutela: segni inequivocabili di un serio e costante lavoro educativo da parte dell'istituzione scolastica. Nella Scuola secondaria di primo grado, invece, si è riscontrato ancora qualche deficit nella gestione del problema e un approccio pedagogico-didattico più standardizzato, meno innovativo, fondato più sulle attività di sostegno scolastico in senso stretto che sulle strategie di coinvolgimento e integrazione.
3.2) CONCLUSIONI

Ad ogni modo, oltre alla possibilità di recepire le strategie attraverso cui le due docenti tutor (e gli altri docenti con cui è stato possibile interagire) guidano gli alunni nel proprio percorso di formazione scolastica e di maturazione individuale, il tirocinio mi ha offerto l'occasione per saggiare la natura sfaccettata, sempre in fieri e fondamentalmente artigianale della professione docente. Ho potuto dedurre infatti che, al di là delle competenze disciplinari e delle capacità di pianificazione e progettazione didattica, qualità essenziale del buon insegnante è l'abilità di tarare e modificare il proprio intervento sulla base delle specificità dei soggetti, dei casi imprevisti, delle domande inattese, delle urgenze e delle contingenze che nessuna programmazione, nemmeno la più esaustiva, è in grado di pronosticare, facendo in modo che gli input esterni, gli inciampi, le casualità diventino occasione di arricchimento, varco aperto sulla realtà, occasione per fare scuola da angolazioni sempre nuove.


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