Rinati dall’Acqua e dallo Spirito Otranto 2013



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Donato Negro

Arcivescovo


Rinati dall’Acqua e dallo Spirito

Otranto 2013


Donato Negro

Arcivescovo

Rinati dall’Acqua e dallo Spirito



La pastorale battesimale nella Chiesa di Otranto

Al presbiterio diocesano e, in particolare, ai parroci,

alle famiglie delle nostre comunità parrocchiali,

ai catechisti e agli operatori pastorali

della Chiesa di Otranto.

Introduzione



1. Il Battesimo nel cammino della nostra Chiesa
Questo testo è il segno del percorso della nostra comunità diocesana che da tempo ormai concentra la sua attenzione sul grande dono del Battesimo. Il riferimento al Sacramento del Battesimo appare, infatti, il cantus firmus di tutto il cammino pastorale della nostra Chiesa locale.
Già il Progetto Pastorale, In mezzo alle case, fa costante riferimento al Battesimo come condizione essenziale per vivere da protagonisti all’interno della parrocchia. Proprio questo primo e costitutivo sacramento diventa la ragione forte per innescare uno stile nuovo di Chiesa, capace di accogliere tutti nell’accompagnamento alla maturazione della fede cristiana.
Nel primo documento affidato alla diocesi, La Porta aperta, l’allusione al Battesimo avviene proprio attraverso la metafora della “porta”: “Gesù stesso si è definito «la porta» (Gv 10, 7 e 9), l’accesso al Padre. Attraverso di lui, porta sempre aperta, occorre passare per entrare in comunione con il mistero santo di Dio… ci portiamo dentro un mistero, sia come dono che come incarico che ci è stato affidato”1. Questo concetto è ribadito ancora in Radicati nella carità e lanciati nella storia: “Cristiano è colui che incontra Cristo vivente, lo segue e, accogliendolo, diventa santo. Il santo è il credente, l’uomo di fede! … Di una fede che nasce e si fonda sull’incontro con una Persona che modifica la vita nel segreto della coscienza e dona un abito interiore, uno stile conforme al Suo, santo appunto”2.
Anche nel documento Acqua nelle giare si richiama la centralità della parrocchia proprio in rapporto all’azione di grazia che accade soprattutto nei sacramenti: “È qui che si entra e si esce per attingere alle fonti della grazia ed è a partire da qui che, in concreto, la salvezza prende corpo nella storia dell’umanità”3. Solo nella prospettiva battesimale si comprende, così, la portata misterica della Chiesa: la comunità dei credenti è “l’essere «carne» della Chiesa che in Cristo ne rivela la sua intima ed efficace natura sacramentale e che nell’oggi non ci permette di ridurre l’essenza del cristianesimo ad un puro insegnamento dottrinale”4. Nella potenza di questa Parola efficace e in virtù dello Spirito che la attualizza in ogni tempo e in ogni luogo, la Chiesa è costituita e continuamente rinnovata5.
Anche la speranza è un frutto della “realtà del Regno già presente ed operante nella storia, riconducibile alla stessa presenza di Cristo nel cuore dell’umanità”, che accade inevocabilmente nell’immersione lustrale del Battesimo, diventandone “il fondamento non solo di ogni vocazione, ma anche della «specifica identità» dei laici”6. Questa “specifica identità” ha come traguardo, poi, la “santità della carità cristiana e della povertà cristiana, propria anche dei battezzati presbiteri e dei battezzati religiosi e religiose, ma vissuta secondo le modalità proprie della vita laicale”7. Si è Chiesa grazie al Battesimo che ci costituisce e la stessa “comunione è il frutto maturo della partecipazione […], della corresponsabilità che si raggiunge solo là dove è presente una matura presa di coscienza di appartenenza e in forza del Battesimo e della ministerialità che si manifesta nella esplicita ed incondizionata volontà di donarsi come ha fatto Gesù”8.
Nella traccia proposta per il nuovo anno pastorale 2013-2014, infine, viene ribadito che: “Ricordarsi del Battesimo significa fare memoria di quell’evento di grazia che ci ha radicati per sempre in Cristo e ci ha inseriti da protagonisti nella comunità. Dimenticarsene significa invece operare un taglio mortale della pianta dalle sue radici”.
E su questa base musicale, che ora è stata presentata sinteticamente, si sono inserite, a mo’ di armoniose melodie, le diverse tappe del nostro percorso pastorale, i frutti di una Chiesa che vive nell’oggi la sua adesione al Signore e la sua prossimità agli uomini. La maturazione di una Chiesa sinodale, innanzitutto, che sta imparando a valorizzare tutte le forme di corresponsabilità e di partecipazione; la tensione missionaria, quale naturale apertura all’altro vicino o lontano che sia; la valorizzazione della centralità della parrocchia, umile ed efficace presenza della comunità dei credenti “in mezzo alle case”; il decisivo richiamo al ruolo insostituibile della famiglia cristiana, profetico paradigma della stessa comunità ecclesiale; l’accresciuta consapevolezza del protagonismo laicale nel mondo; la valorizzazione dei diversi soggetti, ognuno con la propria peculiarità, e tutti all’interno del grande soggetto che è la comunità. È, infine, un bel segno della coscientizzazione della grandezza del dono della grazia sacramentale l’elaborazione degli itinerari di catechesi battesimale e post-battesimale, che hanno coinvolto non poche parrocchie nell’accompagnamento delle coppie di genitori che vivono all’interno delle loro famiglie lo straordinario momento dell’accoglienza di una nuova creatura.
Si può dire, in sintesi, che in questi anni stia avvenendo un doppio processo di crescita. Innanzitutto la percezione dell’identità che la comunità ha di sé stessa, nella sua compagine di membri uguali nella loro dignità, quella battesimale appunto, e nella ricchezza della sua diversificazione di carismi e ministeri. E poi il bisogno di individuare le strade della nuova evangelizzazione per raggiungere l’uomo lì dove vive, spera e soffre9, anche se molte sono le vie ordinarie della missione che già rendono bella la nostra Chiesa.
L’offerta di questo sussidio è un servizio che si vuole rendere ai parroci, ai sacerdoti, ai catechisti, ai consacrati, alle famiglie cristiane, perché dai tanti rivoli di grazia che attraversano la vita personale ed ecclesiale si possa risalire alla sorgente. Il flusso dell’acqua infatti può rallentare, l’acqua stessa può sporcarsi e perdere, strada facendo, la limpidezza e la freschezza iniziale. La nostalgia della sorgente forse ci costringerà ad andare faticosamente controcorrente, ma ci permetterà di rigustare l’originario dono così come il Signore lo ha voluto.
È l’anno della fede e richiamare il Battesimo è il modo migliore per mettere il Signore al centro e per indicare il mistero della sua costante presenza in mezzo a noi… Egli che opera misteriosamente ed efficacemente. Forse fra le tante, questa per la Chiesa è la sfida più impegnativa e più urgente: essere segno di un Dio che realmente ama perché realmente presente. Una sfida che dovrebbe imparare a percorrere le vie della contemplazione e della povertà per continuare a suscitare il gioioso stupore e l’umile gratitudine per un dono così grande. E se da un autentico stile di povertà scaturisce la possibilità di dire in modo efficace dov’è il nostro vero tesoro, dalla contemplazione amorosa dipende il risveglio dell’urgenza missionaria che ci spinge a correre come i primi testimoni del Risorto. Si tratta di recuperare il cosiddetto senso del mistero non per marcare una falsa e deleteria inaccessibilità di Dio, ma per educare ad un’opera di rimando dal visibile all’invisibile, dalla superficie alla profondità, dai frutti alla radice. Più che un continuo affermarsi, è proprio la capacità di interiorità, l’unica che permette di incontrare Dio nel segreto della coscienza, scoprirlo nell’essenza della vita, come “sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna” (Gv 4, 14). Forse dovremmo imparare ad affidarci al silenzio adorante più che alle parole per far emergere la Parola vera e nello stesso tempo inverare le nostre affinché dicano pace, amore e speranza. Il culmine, così, sarà quello di riuscire a giungere alla parola che Gesù ha pronunciato per ciascuno di noi, chiamandoci per nome, proprio nel giorno del Battesimo.

2. Presentazione del Testo
Il testo che vi consegno è nato a più mani e mentre ringrazio Persone, Consigli, Uffici e Organismi che aiutano il Vescovo nel servizio pastorale nella Chiesa diocesana, auspico, d’altra parte, che venga accolto da più mani, da più menti, da più cuori perché si crei sempre maggiore sintonia e perché la nostra, oltre ad essere una Chiesa che si ferma, che riflette, che prega, sia anche capace di osare. Per questo è mio vivo desiderio che in seno ai Consigli Pastorali, da subito, nei prossimi mesi, si faccia tesoro di questo patrimonio che la Provvidenza ci ha consegnato.
Le diverse parti di questo testo ci illustrano l’ampio panorama del Battesimo, partendo dai suoi fondamenti teologici, analizzandone la struttura liturgica e presentando il concreto orizzonte pastorale in cui ci troviamo e le prospettive di una prassi battesimale con il coinvolgimento di molteplici figure ministeriali e, in particolare, delle coppie cristiane.
La prima parte propone una rilettura della teologia battesimale che focalizza l’inserimento nella morte e risurrezione di Cristo, quale presupposto per una vita nuova. Il definitivo legame che lo Spirito innesta con il battezzato investe radicalmente il corso dell’esistenza, presentandoci il paradosso della fede: quello cioè di non nascere per morire, ma di morire al peccato, all’egoismo, a se stessi per vivere in pienezza in Cristo. Proprio Lui diventa per il cristiano fonte, misura, modello della nuova dignità filiale e solo in Lui si fonda il vincolo sacramentale della comunità dei credenti. In essa poi si impara a coniugare lo stile dell’accoglienza reciproca e la forma diaconale. Solo così si scopre lo stretto nesso tra il dono del Battesimo e quello della santità che si realizza nella vocazione di ognuno.
La seconda parte, oltre alla presentazione motivata delle varie parti del rito del Battesimo dei bambini, offre una duplice prospettiva di approfondimento di esso che può essere di grande aiuto anche per i percorsi della catechesi battesimale: la lettura lineare in rapporto all’evoluzione della celebrazione liturgica e la lettura circolare in riferimento al progressivo ingresso nel mistero che si celebra. Prezioso è anche il riferimento ai temi cristologici, ecclesiologici e pneumatologici presenti nei brani del testo sacro, utilizzabili nel rito.
La terza parte concerne la pastorale battesimale e se da una parte mette in evidenza la situazione reale della nostra diocesi, fatta di luci e di ombre, in riferimento alle famiglie che chiedono il Battesimo dei loro figli e alla comunità che accoglie tale richiesta, dall’altra delinea la traiettoria verso la quale dirigere decisamente l’azione di tutta la Chiesa diocesana.
La quarta parte del lavoro richiama alcuni elementi essenziali della normativa canonica circa la celebrazione del battesimo. Non siamo davanti ad un arido rubricismo liturgico, ma davanti a degli orientamenti comuni, la cui applicazione nella prassi ordinaria saranno il segno di una comunione reale tra le diverse comunità parrocchiali della nostra diocesi.

3. “Per aquam in verbo
L’evento prodigioso del Battesimo è stato descritto dal Catechismo Romano con due eccezionali pennellate: “per aquam in verbo10. È tutto racchiuso qui il mistero della nostra salvezza.
In verbo”: non dice “per verbum in aqua”… perché la nostra rigenerazione non avviene propriamente nell’acqua, ma nella Parola. L’immersione nell’acqua è solo un segno dell’efficace e duraturo inserimento nella Parola. “In verbo”: viviamo grazie ad una Parola che genera altre parole e viviamo solo rimanendo in essa. Questa parola è l’amore di Cristo, cioè lo Spirito Santo, e conseguentemente l’amore dei genitori e, a pieno titolo, anche l’amore della Chiesa. La parola ci genera, nasciamo dall’amore che scaturisce dalla relazione divina e da una relazione umana; ecco perché senza la parola non saremmo nemmeno persone.
Per aquam”: non si può vivere senza una sorgente. La ricca simbologia dell’acqua presente nella Scrittura rievoca la dimensione del lavacro, della rigenerazione, del dissetare, fino a giungere al momento cruciale della missione pubblica di Gesù in cui esclamò ad alta voce: “Chi ha sete venga a me e beva…” (Gv 7, 37)11. L’acqua tuttavia richiama il coinvolgimento degli elementi naturali nell’opera salvifica di Dio. Egli salva sempre attraverso la creazione, mai al di sopra di essa o a prescindere da essa. Prima ancora della libertà umana, la natura appare come un contesto provvidenziale pensato apposta da Dio in cui l’uomo trovi le tracce per incontrarlo e seguirlo. Quel “per” rimanda alla necessità di attraversare per intero l’esperienza terrena, senza fughe o chiusure. L’eco della famosa espressione di Agostino trova qui la sua conferma: “Se vuoi incontrare Dio, attraversa l’uomo”.
Ma non si può vivere senza un grembo.

Già dal secondo giorno della creazione la terra stessa appare come un grembo che raccoglie “le acque che sono sotto il cielo” (Gn 1, 9); il grembo materno è il contesto vitale in cui fiorisce la vita umana; le sponde del Giordano furono il grembo che accolse la rigenerazione operata da Cristo con l’immersione nelle sue acque. Anche le acque del Battesimo necessitano di un grembo vitale, che accolga il germe della vita eterna, lo custodisca e lo maturi. È la Chiesa ad avere questa grande missione. La sua maternità è essenziale per generare cristiani ed accompagnarli nelle tappe della loro vita. Il cristiano, infatti, nasce dalle acque del grembo materno, rinasce dall’acqua del fonte battesimale e da quel momento in poi, incorporato in Cristo e come membro della Chiesa, diventa protagonista di una chiamata che lo coinvolge in prima persona.


“Il santo Battesimo è vitae spiritualis ianua12. Sullo sfondo di questa citazione non è difficile intravedere la pagina dell’evangelista Giovanni in cui Gesù dice di sé: “Io sono la porta delle pecore” (Gv 10,7). Poco prima aveva affermato inoltre: “Chi non entra dalla porta… è un ladro e un brigante”. Ecco perché è necessario entrare dalla porta! Non possiamo dimenticarlo mai! Le attività pastorali devono avere sempre e solo questo obiettivo evangelico: permettere che con la fede i credenti attraversino quella “porta” sia per entrare nel mistero dell’amore di Dio, che per entrare nel mistero dell’uomo.

Parte prima

Prospettiva biblico - teologica

“[…] Accresci in noi la grazia che ci hai dato,

perché tutti comprendiamo l’inestimabile ricchezza

del Battesimo che ci ha purificati,

dello Spirito che ci ha rigenerati,

del Sangue che ci ha redenti”.


(Colletta della II Domenica di Pasqua)

I
Partecipi della Morte e Risurrezione del Signore

“Il santo Battesimo è il fondamento di tutta la vita cristiana, il vestibolo d’ingresso alla vita nello Spirito (vitae spiritualis ianua), e la porta che apre l’accesso agli altri sacramenti. Mediante il Battesimo siamo liberati dal peccato e rigenerati come figli di Dio, diventiamo membra di Cristo; siamo incorporati alla Chiesa e resi partecipi della sua missione: Baptismus est sacramentum regenerationis per aquam in verbo. Il Battesimo può definirsi il sacramento della rigenerazione cristiana mediante l’acqua e la Parola”13.

Il Battesimo è l’inizio della vita di fede, che raggiunge la sua pienezza con la Confermazione e l’Eucaristia. Con le parole antiche ed autorevoli della fede cattolica, esso non è solo segno ma anche causa della fede14 e, in quanto tale, inserzione sacramentale nel mistero di Cristo e della Chiesa.

Per mezzo del Battesimo ci è donata la fontale partecipazione alla morte e alla risurrezione del Signore. Con il Battesimo, siamo come “morti al peccato e viventi per Dio” (Rm 6, 11). In virtù del Battesimo la potenza della Pasqua del Signore tocca sacramentalmente la nostra debolezza per trasfigurare realmente tutta la nostra vita.

Nell’intento di approfondire brevemente questa dinamica pasquale, vorrei anzitutto soffermarmi a considerare, in relazione al sacramento del Battesimo, il senso di quella “necessità teologica” che ritroviamo spesso sia nella trama degli eventi che costellano l’esistenza di Gesù di Nazareth che nelle esperienze singole e comunitarie della Chiesa delle origini.


1.1 Oportet mori. È necessario morire: la logica sacramentale di questa ‘necessità’ attraversa le pagine del Nuovo Testamento secondo diverse variazioni. La ritroviamo, ad esempio, sulla strada di Emmaus quando lo sconosciuto viaggiatore confida ai discepoli che il Cristo “doveva” sopportare le sofferenze per entrare nella sua gloria (cf. Lc 24, 25-26); costituisce un dato importante nel racconto dell’evangelista Giovanni là dove leggiamo che Gesù “doveva” attraversare la Samaria (cf. Gv 4, 4).

In ordine alle esigenze concrete della vita cristiana, questa “teologica necessità” segue le urgenti sollecitazioni a superare tutto ciò che è ‘secondo la carne’ per meglio cogliere i tratti di quella vita che è ‘secondo lo Spirito’. A suo modo, l’apostolo Paolo, oltre ad estenderla al piano pratico dell’esperienza cristiana, la ripensa teologicamente in riferimento al Battesimo e da essa trae molte ed interessanti conseguenze: “Quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte. Per mezzo del Battesimo, siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova” (Rm 6, 3-4).

Per quanto paradossale e sui generis, questa dinamica squisitamente pasquale segna la vita dei credenti sin dal principio: in Cristo morto e risorto, anche noi, redenti dal peccato ed intimamente uniti a Lui, moriamo al vecchio Adamo e risorgiamo alla vita nuova dello Spirito quali figli di Dio convocati nella Chiesa.
1.2. Ovviamente, questo imprescindibile e necessario riferimento alla morte non mette in dubbio il senso del Battesimo in quanto festa della vita, ma, al contrario, ne avvalora e moltiplica la significazione. Il sacramento, infatti, non ha a che fare soltanto con la vita secondo l’accezione ovvia e naturale del termine: se così fosse, il Battesimo altro non sarebbe che un rito di ratifica, una sorta di riconoscimento ‘religioso’ di un dono che in realtà già possederemmo per natura.

Battezzando nella morte e risurrezione del Signore, la Chiesa allude alla Vita che vince la morte, celebra cioè la pienezza di quella Vita di Dio che il veggente dell’Apocalisse già contempla nel trionfo definitivo della nuova creazione (cf. Ap 21, 1). Al di là di considerazioni moralistiche e volontaristiche persino opportune, è questa la ragione teologica per cui è necessario ‘passare’ attraverso la morte di ciò che è provvisorio e passeggero, di fare cioè quella Pasqua che, impedendo alla nostra esistenza di chiudersi su sé stessa, la apre alla Vita che non finisce.

Non si tratta, allora, di relativizzare la vita che le mamme e i papà trasmettono alle loro creature, ma di cogliere la profondità teologica della Vita che fluisce dal mistero di Dio e capire che, in realtà, la necessità teologica del morire è un augurio. Le parole, i segni e i gesti della liturgia battesimale lo attestano in ogni senso: a differenza di quella esistenza inesorabilmente votata alla morte, la Vita a cui risorgiamo mediante il Battesimo segue il movimento inverso: parte dalla morte e corre verso la vera vita, si lascia alle spalle il vecchio Adamo per andare incontro alla perenne giovinezza dello Spirito.

La dinamica di morte e resurrezione ci è raccontata dall’acqua. Elemento naturale principe del rito battesimale, durante la celebrazione ci parla da sola: meravigliosamente ambivalente, da una parte ci narra la morte, perché pericolosa e spesso fatale; dall’altra ci dice la vita, perché assolutamente necessaria all’esistenza e alla sua rigenerazione. L’acqua opera la pasqua, il passaggio dalla morte alla vita, e salva: è morte per gli Egiziani e vita e benedizione e salvezza per gli Ebrei; è morte per l’umanità corrotta e vita per Noè e la nuova stirpe umana; è primavera di vita nel Cristo morente, poiché l’acqua che fuoriesce dal suo costato è la nascita e la vita nuova della Chiesa; è morte perché seppellisce il peccato originale e, se il catecumeno è adulto, ogni ferita di peccato dell’esistenza vecchia; ed è vita nuova per lui, neofita, appena nato in Cristo e nella Chiesa. Insomma, l’acqua del Battesimo è la nostra pasqua, la nostra vita nuova, la vita nuova di Cristo in noi.


1.3. Straordinariamente grande è, dunque, la verità del Battesimo cristiano! Per mezzo della potenza del suo Spirito, Dio ci innesta nel mistero della Pasqua del Figlio per fare di noi delle creature nuove. “Sappiamo bene – scrive l’Apostolo – che il nostro uomo vecchio è stato crocifisso con lui, perché fosse distrutto il corpo del peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato. Infatti chi è morto, è ormai libero dal peccato. Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo risuscitato dai morti non muore più; la morte non ha più potere su di lui” (Rm 6, 6-9).

Se considerassimo la croce di Cristo come il cardine su cui ruota il passaggio dal vecchio al nuovo Adamo, il Battesimo diventa il sacramento dell’effettiva liberazione umana, l’evento che ci svincola dalle catene di quel peccato che tenta di risucchiarci continuamente nelle esigenze balorde della vita vecchia. È il sacramento di quella libertà che – come ci ha appena ricordato l’Apostolo – passa attraverso la morte dell’uomo vecchio: siamo, infatti, ‘con-crocifissi’ con Cristo perché sia definitivamente distrutto il corpo del peccato (Rm 6, 6).

Quella corposa zona di influenza del male, che si esprime nelle cose e nelle dinamiche di una logica che non è secondo Dio, quella ‘potenza’ che un tempo ci dominava – questo è il pensiero di Paolo – è annientata definitivamente. Ora non ‘apparteniamo’ più ad essa perché, in virtù del lavacro battesimale, siamo ‘proprietà’ esclusiva di Dio, trasferiti nella sfera di influenza del Signore Gesù (cf. Col 1, 13) e non più sotto il giogo della schiavitù antica.
1.4. Commetterei un grosso errore se omettessi di affermare che la necessità teologica del morire è solo la ‘pars destruens’ del momento positivo e ben più rilevante che è il dono della vita nuova. Perciò, fratelli carissimi, il senso ultimo della dinamica pasquale non si riduce alla consegna della vita vecchia alla morte o al semplice proposito di cambiare qualcosa che non va, ma consiste nell’accogliere il Signore e la “potenza della Risurrezione” (Fil 3, 10), quale anticipo d’infinito e caparra d’eternità. La verità propria del Battesimo non è soltanto nel morire al peccato e alle sue bassezze, ma nell’essere risuscitati con Cristo ed elevati con Lui presso il Padre.

L’innesto nella Pasqua del Signore è perciò alla base del Battesimo cristiano e ne costituisce il nucleo della cosiddetta indole escatologica: morendo e risorgendo con Cristo, riceviamo lo Spirito dei figli e partecipiamo anticipatamente della vittoria di Colui che è già nella gloria del Padre. È questa la paradossale condizione dei credenti che l’Apostolo non teme di mettere in evidenza: la vita vera dei risorti con Cristo è raccolta con Cristo in Dio nell’attesa di essere pienamente manifestata.

Ciascun battezzato, infatti, senza tradire la responsabilità di misurarsi con la complessa realtà del mondo e della storia, appartiene mistericamente – cioè sacramentalmente – al cielo. In questo particolare aspetto, l’apostolo Paolo non lascia alcun cono d’ombra: decisamente e ripetutamente afferma che la nostra vita è “nascosta con Cristo in Dio” per dire che apparteniamo in maniera definitiva al mondo di Dio e condividiamo la condizione regale del Signore glorioso, vittoriosamente assiso alla destra del Padre (cf. Col 3, 1-3).
1.5. Innestati nella Pasqua del Signore, diventiamo per grazia “figli nel Figlio”, cioè rivestiti di un’identità radicalmente nuova la cui forma è quella stessa del Signore Gesù, immagine dell’invisibile Dio. È quanto mettono bene in evidenza le istruttive parole che accompagnano la consegna della veste bianca: “Carissimi, siete diventati nuova creatura e vi siete rivestiti di Cristo. Questa veste bianca sia segno della vostra nuova dignità: aiutati dalle parole e dall’esempio dei vostri cari, portatela senza macchia per la vita eterna”.

Nascendo dalle acque del sacro fonte, riascoltiamo la voce che un giorno si è udita sulle rive del Giordano: “Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto” (Lc 3, 22) e comprendiamo d’essere stati associati all’Unigenito in quanto figli di adozione (cf. Gal 4, 4-7). Siamo perciò costituiti ‘cristiani’ proprio perché Cristo è la fonte, la misura e il modello della nostra nuova identità. È dunque la potenza della realtà sacramentale del Battesimo che ci fa osare l’ardita espressione di San Paolo: “La vita che ora vivo nella carne, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me” (Gal 2, 20).

Quali ‘figli nel Figlio’ siamo chiamati ad essere conformi alla sua immagine e ad avere i suoi stessi sentimenti (cf. Fil 2, 5). In Lui e per mezzo di Lui, siamo raggiunti dallo Spirito ed accolti nella comunità dei salvati che si raduna nel nome della Trinità. In Lui e per mezzo di Lui, agiamo tra le vicissitudini del mondo contemplando le realtà del cielo e camminando come Lui ha camminato (cf. Ef 5, 1-2).

II
Radunati nella comunione ecclesiale

Il sacramento del Battesimo ha un duplice effetto sul piano dell’edificazione della Chiesa: un effetto – per così dire – nella linea dell’estensione e un effetto nella linea della profondità. In un senso teologicamente rigoroso, il Battesimo fa la Chiesa nella misura in cui fa rinascere noi credenti dall’acqua e dallo Spirito come popolo adunato nella/dalla unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo (cf. LG, 4). Edificando la Chiesa, ci fa membra gli uni degli altri (cf. Ef 4, 25) nell’orizzonte di quell’unità che non è frutto dello sforzo umano o della nostra volontà di appartenenza, ma dono che viene dall’alto.

“Il Battesimo è il sacramento che incorpora gli uomini alla Chiesa, li edifica come abitazione di Dio nello Spirito, li rende regale sacerdozio e popolo santo, ed è vincolo sacramentale di unità fra tutti quelli che lo ricevono”15.

Il dono della vita nuova in Cristo incrocia necessariamente la mediazione viva, visibile e concreta della comunità ecclesiale. Se il Battesimo segna l’origine della vita cristiana, allora esso non può che realizzarsi autenticamente nella comunità, per mezzo della comunità e in vista della comunità.

L’introduzione nella comunità cristiana è dunque una dimensione costitutiva ed un effetto fondamentale del Battesimo. Rinascendo dall’acqua e dallo Spirito diventiamo nuova creatura, veniamo chiamati figli di Dio e, così, incorporati a Cristo, siamo costituiti in popolo di Dio16.


2.1. Le implicazioni specificamente ecclesiali ed ecclesiologiche di questa nostra meditazione sono sostanzialmente raccolte nella formula trinitaria che la Chiesa adotta nella liturgia del Battesimo. Ricevere il Battesimo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo significa, ad un tempo, l’immersione nel mistero della vita intima di Dio e la nostra incorporazione alla Chiesa, sacramento di salvezza ed icona dell’amore trinitario.

In perfetta aderenza all’insegnamento autorevole del Concilio, secondo cui la Chiesa scaturisce, si alimenta, si modella sul mistero della Trinità di Dio, possiamo cogliere la comunione ecclesiale, in cui ci raduna lo Spirito di Dio, quale riflesso di quell’unità del mistero trinitario in cui siamo battezzati, unità che “è sempre opera che viene dall’alto, da Dio, opera che chiede l’umiltà di riconoscere la nostra debolezza e di accogliere il dono”17.

In tal modo, mentre ci fa partecipi del mistero di Dio Trinità, il Battesimo sigilla la nostra appartenenza alla Chiesa e – come insegna la fede cattolica – imprime il carattere, segna per sempre il nostro essere votati, ordinati, indirizzati alla comunione ecclesiale. È quanto attesta chiaramente la Lettera agli Efesini: la nuova vita di coloro che sono rinati dall’acqua e dallo Spirito consiste nel loro essere trasferiti nell’unità della Chiesa per formare “un solo corpo, un solo spirito” e rispondere di “una sola speranza” (cf. Ef 4, 4).
2.2. A partire da questi assunti fondamentali, il sacramento del Battesimo ci apre all’autentica comprensione teologica della Chiesa, il cui essere, nonostante le apparenze e i luoghi comuni, non è frutto dell’iniziativa umana né la risultante di cuori generosi, ma opera di Dio. È l’icona del Dio Unitrino fra gli uomini, lo spazio relazionale in cui i rinati dall’acqua e dallo Spirito possono vivere quali figli nel Figlio al cospetto del Padre, secondo quella medesima legge dell’amore che sostanzia la vita trinitaria.

Non ci stancheremo mai di ricordare che il sacramento su cui stiamo meditando non è riducibile a mero segno di iscrizione e d’appartenenza, ma va adeguatamente considerato in quanto evento che si correda di gesti simbolici intrisi della Parola di Dio o, se vogliamo, in quanto azione rituale che consente alla Trinità di Dio di raggiungerci nelle multiformi situazioni della vita.

La Chiesa – è ancora il Concilio a fornirci la bella sintesi – nasce dal fonte battesimale in quanto popolo messianico che ha per capo Cristo, per condizione la dignità e la libertà di figli di Dio, per legge il precetto dell’amore e come fine il Regno di Dio (cf. LG 9). Essa è la comunità dei santi posta nel cuore di quel progetto di salvezza preparato da Dio lungo i secoli, realizzato nella morte e risurrezione del Figlio, attualizzato e continuato nella storia per mezzo dello Spirito Santo. È alla trama di questa storia – la storia della salvezza, diciamo correttamente – che il Battesimo si ricongiunge mistericamente perché possiamo continuare a raccontare e a celebrare le meraviglie di Dio nell’assemblea dei fratelli.
2.3. Abilitandoci a partecipare al mistero di Dio Uno e Trino, il Battesimo edifica la Chiesa secondo la forma dell’unità trinitaria. Come si è già accennato, essere battezzati nel nome – ‘eis to onoma’ – della santa Trinità non significa ricevere qualcosa per suo conto o su commissione, né dice appartenenza estrinseca alla divinità, ma reale partecipazione alle profondità insondabili del mistero di Dio, là dove lo Spirito Santo stringe il Padre e il Figlio nell’unità dell’amore.

Questa straordinaria realtà non solo risponde adeguatamente al desiderio del Signore Gesù, il quale ha pregato dicendo: “Che siano una sola cosa; come tu, o Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi” (Gv 17, 21), e ancora: “Padre, voglio che dove sono io, siano anche quelli che mi hai dato, perché vedano la gloria che tu mi hai dato” (Gv 17, 24), ma ci permette di individuare la fonte da cui la Chiesa attinge l’inesauribile fecondità del Battesimo e da cui rigenera continuamente se stessa in quanto madre.

In un certo senso, la Chiesa è rigenerata ogni qualvolta una nuova creatura rinasce alla vita di Dio, si edifica mediante coloro che essa stessa genera come figli di Dio, si dilata nel tempo e nello spazio nella misura in cui aggrega nuovi membri al suo corpo. Per questa ragione, il sacro fonte non è solo l’immagine del Mar Rosso che travolge l’Egiziano, figura dell’uomo vecchio, ma il grembo verginale e santo della ecclesia mater che genera uomini e donne alla vita di Dio.
2.4. Nella misura in cui ci innesta in Cristo e ci rende membri del suo Corpo, il Battesimo ci costituisce “stirpe eletta, regale sacerdozio, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato” (1 Pt 2, 9). Ecco perché l’inserzione nella comunità cristiana non si esaurisce sul piano della sola appartenenza visibile, ma apre al senso senza dubbio più profondo di una partecipazione all’indole escatologica della Chiesa pellegrina verso il Regno. Da questo punto di vista, il Battesimo dice molto più di quanto potrebbe far pensare, sul piano dell’immediato, un tipo di appartenenza formale: è qui in gioco un’appartenenza che guarda nella direzione dilatata della Chiesa Sacramentum Mundi chiamata al culto in spirito e verità, ad adoperarsi per l’avvento del Regno, a proclamare la grandezza di Dio in ogni tempo e in ogni luogo.

Nell’ottica di questa dilatazione escatologica, trova adeguata collocazione il momento specificamente ministeriale che il Battesimo esprime nella dottrina del triplice munus. Anche a questo proposito, non sempre cogliamo adeguatamente una sfumatura che le parole della liturgia lasciano invece trapelare molto chiaramente. Siamo consacrati sacerdoti, profeti e re con il crisma di salvezza per appartenere in maniera più attiva, profonda e permanente al corpo ecclesiale18.

In tal modo, siamo ecclesialmente partecipi del sacerdozio mediante cui Gesù ha offerto Se stesso per la salvezza dell’umanità: incorporati a Lui e uniti al suo sacrificio, possiamo offrire noi stessi e ogni nostra attività (cf. Rom 12, 1-2). In quanto profeti siamo impegnati ad accogliere nella fede il Vangelo e testimoniarlo in opere e parole. In virtù del munus regale, siamo chiamati al servizio del Regno nell’oggi della storia, sia combattendo in noi stessi il potere del peccato (cf. Rom 6, 12), sia facendoci prossimi, nella giustizia e nell’amore, al Signore presente in tutti gli uomini, soprattutto nei più piccoli (cf. Mt 25, 40).
2.5. Generando mediante il Battesimo nuovi figli di Dio, la Chiesa esplica un compito fondamentale ed irriducibile in ordine alla sua opera di annuncio della fede trasmessa dagli apostoli: battezzando fa sì che l’economia della salvezza entri nel tessuto delle relazioni ecclesiali e per mezzo di esse continui a scrivere la sua storia.

Trattandosi di un dono-compito a cui si è chiamati e non un rito a cui sottoporsi distrattamente, la Chiesa ha sempre considerato un valore fondamentale l’accoglienza di coloro che diventano suoi membri. L’accoglienza, infatti, mostra sul piano concreto la cura che la comunità profonde per i nuovi membri e lascia intuire quanto radicale sia l’innesto sacramentale nell’intero corpo ecclesiale.

Carissimi, il sacramento del Battesimo, nella sua significazione più profonda, ci interpella in ordine alla nostra capacità di accoglienza sincera e fraterna di quanti rinascono a vita nuova dall’acqua e dallo Spirito. È il Signore Gesù che ci sollecita tutti – a livello diocesano e parrocchiale – ad accogliere e accompagnare il cammino di fede dei nuovi credenti con la testimonianza della vita, la preghiera e la partecipazione.

Penso ad un accompagnamento che è anche attenzione alla vita, ascolto delle storie delle famiglie e delle situazioni, discernimento delle ragioni e delle motivazioni per cui viene chiesto il sacramento. Il dono del Battesimo implica il compito di un sensibile cambiamento di mentalità in vista di uno stile di vita evangelico nutrito di preghiera e di amore, di perdono e di attesa, di beatitudine e di rendimento di grazie. È perciò decisivo che la Parola ascoltata si traduca in vita vissuta, a partire dalle famiglie dei battezzati, luoghi primari di conversione e di apprendimento della fede.

III
Chiamati a testimoniare la Vita nuova

“[…] Per la rigenerazione e l’unzione dello Spirito i battezzati vengono consacrati per formare un tempio spirituale e un sacerdozio santo, per offrire, mediante tutte le attività del cristiano, spirituali sacrifici, e far conoscere i prodigi di colui che dalle tenebre li chiama all’ammirabile sua luce (cf. 1 Pt 2, 4-10). Tutti i discepoli di Cristo, perseverando nella preghiera e lodando insieme Dio (cf. At 2, 42-47), offrano se stessi come vittima viva, santa, gradevole a Dio (cf. Rm 12, 1), rendano dunque testimonianza a Cristo e, a chi la richieda, rendano ragione della speranza che è in essi di una vita eterna (cf. 1 Pt 3, 15)”19.

Per introdurre il terzo ed ultimo momento della nostra meditazione biblico - teologica, è bello richiamare questo fondamentale passaggio della Lumen Gentium che coglie nel Battesimo la radice e il senso della vocazione cristiana, il sacramento che ci abilita a testimoniare Cristo e, per mezzo dello Spirito, ad offrire la vita in sacrificio gradito a Dio.

Secondo la bella espressione di Sant’Efrem, coloro che hanno ricevuto il Battesimo hanno avuto il privilegio di “entrare in Paradiso prima della risurrezione”. Si tratta, ovviamente, di un privilegio che è anche un compito, una vita nuova che deve espandersi nell’ordinarietà di tutti i giorni e trasformare il contesto pluriforme degli impegni familiari, sociali, professionali e comunitari.

Diremo, allora, che il Battesimo è il sacramento della vocazione cristiana, a tal punto che le cosiddette vocazioni ‘speciali’ o ‘particolari’ non avrebbero senso al di fuori di esso. Penso, in particolare, alla forma diaconale di ogni vocazione cristiana, che nulla vieta di qualificare battesimale e che si configura come una sorta di ministerialità fondamentale da vivere esistenzialmente come risposta e rendimento di grazie al dono ricevuto.
3.1. Dono di fede e impegno, il Battesimo è il fondamento della vita cristiana, e non un gesto di tradizione e ancor meno una sorta di attestazione di una conversione avvenuta, “quasi un segno esteriore che la dimostri e l’attesti, bensì è sacramento che significa e opera questa nuova nascita dallo Spirito, instaura vincoli reali e inscindibili con la Trinità, rende membri del Corpo di Cristo, che è la Chiesa”20.

Di conseguenza, la vita cristiana, ancor prima di essere la messa in forma e in pratica di norme e precetti, è la realtà nuova che affonda le sue radici nel fonte battesimale, irradiamento ed espressione della grazia ricevuta per mezzo dello Spirito. “Concedi ai tuoi fedeli di esprimere nella vita il sacramento che hanno ricevuto nella fede”, ricorda incisivamente la liturgia del tempo di Pasqua.

Ovviamente, la dinamica che conforma il nostro essere ed agire al Signore Gesù è personale, ma giammai individuale, nel senso che si attiva e realizza in e per mezzo della Chiesa. L’evento battesimale ci con-voca, cioè ci chiama e, nello stesso tempo, ci riunisce come comunità. Infatti, è sempre una concreta comunità ecclesiale che annuncia la Parola di Dio e chiama alla fede; è sempre in un’assemblea tangibilmente radunata che il Risorto si rende presente, battezza e santifica. Da questo punto di vista, una sana teologia del battesimo esclude persino l’ipotesi di una presunta autosufficienza dell’individuo in un rapporto con Dio che si realizzerebbe a prescindere dalla comunità.
3.2. Fondamento della vita cristiana, il Battesimo è altresì momento ed evento originante della vocazione. La nostra prima vocazione – quella alla vita – segna il passaggio dal nulla all’esistenza: Dio ci rivolge la Parola e noi siamo creati. Su questa dinamica, per così dire naturale, s’innesta significativamente la vocazione battesimale mediante cui Dio ci libera nel Figlio e per mezzo dello Spirito riannoda l’amicizia tradita dalla colpa antica.

In un certo senso, si potrebbe anche dire che il Battesimo è la chiamata decisiva non dal nulla all’esistenza, ma dalla morte alla vita, dal peccato alla pienezza della vita di Dio. Per mezzo del Battesimo rispondiamo nella fede a Colui che viene incontro a noi nella nostra stessa morte e che solo ha il potere di strapparci ad essa e farci partecipi della gloria del cielo.

A ben considerare le cose, il Battesimo è dunque alla base di ogni vocazione perché costituisce l’orizzonte di tutta l’esistenza cristiana in quanto prima risposta all’annuncio della risurrezione di Cristo. Il Battesimo fa della vocazione cristiana l’attestazione di una vittoria, il riconoscimento di quel ‘passaggio’ fondamentale – la ‘pasqua’ appunto – che sana la nostra fragilità, irrobustisce la nostra intelligenza, porta a maturazione una nuova mentalità (cf. Ef 4, 23), apre alla luce liberante della verità che è in Cristo (cf. Col 3, 9). Nello stesso tempo, ci impegna, nella e per mezzo della Chiesa, ad una progressiva ‘appropriazione’ del mistero di Cristo, che è la nostra nuova identità, chiamandoci ad essere testimoni che rispondono e co-rispondono quotidianamente al dono ricevuto.
3.3. Ne discende una conseguenza formidabile: Battesimo, vocazione e santità costituiscono un solo ed unico plesso. “Voi siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio” (1 Cor 6, 11). In coloro che ricevono il Battesimo e sono costituiti ‘santi e immacolati’ (Ef 1, 4) nella nuova condizione di appartenenza a Dio, tutta la Chiesa viene purificata “per mezzo del lavacro dell’acqua accompagnato dalla parola” (Ef 5, 26).

Realizzando la liberazione dal peccato e l’innesto nella vita nuova, il Battesimo è il sacramento della vocazione universale alla santità. Ci costituisce ‘santi’, ossia ci mette a parte, ci ‘separa’ – secondo il senso ebraico del termine ebraico qòdesh – rispetto alla più ampia e comune condizione esistenziale degli uomini perché possiamo essere segni luminosi dell’infinito amore del Padre che ci chiama a lavorare per il Regno.

Per questa ragione, l’impegno per una vita santa va assunto – come ebbe a scrivere Giovanni Paolo II – quale “componente essenziale e inseparabile della nuova vita battesimale” e, nello stesso tempo, come dimensione “intimamente connessa con la missione” dei cristiani nella Chiesa e nel mondo: infatti, la santità vissuta è senza dubbio il primo e fondamentale contributo all’edificazione della Chiesa.

È, dunque, a partire dal Battesimo che si disegna lo scenario meraviglioso di “uomini e donne, che proprio nella vita e nelle attività di ogni giorno, spesso inosservati o addirittura incompresi, sconosciuti ai grandi della terra ma guardati con amore dal Padre, sono gli operai instancabili che lavorano nella vigna del Signore, sono gli artefici umili e grandi – certo per la potenza della grazia di Dio – della crescita del Regno di Dio nella storia”21.


3.4. Il Battesimo segna la vita cristiana con un deciso carattere profetico e la colloca sull’orizzonte dell’eschaton. Ad esempio, la veste bianca, con cui veniamo rivestiti di Cristo e proiettati nell’urgenza degli ‘ultimi tempi’, dice non tanto – o non solo – la recuperata purezza, quanto l’impegno per una vita profetica tesa a superare il ‘tempo dell’ignoranza’ e a lottare per “quel mistero su cui anche gli angeli desiderano fissare lo sguardo” (1 Pt 1, 12).

Plasmando l’identità di un credente secondo questo dinamismo escatologico, il Battesimo rinnova continuamente la Chiesa ed assicura al progetto di Dio di farsi realmente visibile e tangibile nella storia. Senza di esso avremmo credenza astratta e cataloghi etici, ma non certamente una fede in quanto incontro vivo con Cristo. È, infatti, la consacrazione battesimale che mi introduce alla fede e, di volta in volta, mi rende un testimone della risurrezione, un invitato all’altare della vita, un peccatore riconciliato, un coniugato nel Signore, un ministro ordinato per l’edificazione della comunità, un malato confortato nella prova.

E allora, carissimi, cambiamo i criteri della nostra vita poiché dal fonte battesimale è generata una nuova antropologia, una nuova logica, un nuovo stile di essere e di agire. Il sacramento ci trasferisce realmente nello spazio del Regno di Dio là dove la risurrezione del Signore ha già inaugurato l’eschaton, là dove il tempo non è più il movimento del passato verso il presente ma l’avvento del futuro nell’oggi, là dove anche un piccolissimo gesto, per la potenza vivificante dello Spirito, assume un valore infinito e può decidere della salvezza o della perdizione.
3.5. La nostra meditazione ci porta, infine, al nesso fondamentale di Battesimo e servizio. Se è vero che dal Battesimo scaturisce la missione di annunciare la Parola e di celebrare i sacramenti, allora è senza dubbio il Battesimo che dischiude la necessità per la Chiesa di assumere uno stile diaconale ad immagine del suo Signore.

Il servizio – come ha ben evidenziato Benedetto XVI – “non è per la Chiesa una specie di attività di assistenza sociale che si potrebbe anche lasciare ad altri, ma appartiene alla sua natura, è espressione irrinunciabile della sua stessa essenza”22. È come dire, insomma, che la diaconia è coestensiva e coessenziale alla Chiesa: non si aggiunge in un secondo momento, ma nasce dal Battesimo ed appartiene alla vocazione battesimale; non è riferita al piano funzionale delle prestazioni per questa o per quella emergenza, ma tocca in radice l’essere della Chiesa.


Esiste, dunque, una correlazione intima e profonda tra il mistero della nostra incorporazione a Cristo e l’urgenza di servire i fratelli, tra la fede in quanto accoglienza del Dio che salva in Gesù e la disponibilità a farci tutto a tutti, tra la grandezza del dono ricevuto e l’impegno a maturare uno stile di servizio a immagine del Signore Gesù.

D’altra parte, la risposta all’amore gratuito di Dio non può essere ridotta a parole e discorsi, ma va realizzata e compiuta nella concreta testimonianza dei fatti e delle opere. È la grandezza del dono ricevuto che ci sollecita a detestare il male per seguire il Cristo e vivere il Vangelo dell’amore.

Parte Seconda

Il Rito battesimale

“Avvicinatevi, fratelli, affrettatevi

al bagno che purifica.

Temprati dallo Spirito Santo e

da un fuoco soavissimo, l’acqua viva

vi invita con il suo tenero mormorio”.
(Zenone di Verona)

Consideriamo il Rito del Battesimo dei Bambini (= RBB), strutturato in quattro momenti celebrativi: accoglienza, liturgia della Parola, liturgia del Sacramento e conclusione. Le Premesse al Rito (nn. 15-19) ne illustrano in maniera chiara il significato. Leggere Premesse e Rito è il primo passo per interpretarlo correttamente e predisporre l’azione celebrativa secondo il progetto voluto dalla Chiesa. Il RBB può essere letto linearmente, una successione di gesti e di testi, oppure in maniera circolare, con una pluralità di centri, in modo da individuare e porre nel giusto risalto in ogni sequenza rituale il punto focale intorno a cui ruotano tutti gli elementi celebrativi. Cerchiamo di fare questa lettura, conservando l’ordine della celebrazione.




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