Rinati dall’Acqua e dallo Spirito Otranto 2013



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1. Tempo per il Battesimo
Una breve premessa sul tempo per il Battesimo dei bambini. Sebbene l’indicazione dei praenotanda sia che “La celebrazione del Battesimo si faccia entro le prime settimane dopo la nascita del bambino” (RBB, 8,3), ribadendo così di provvedere al Battesimo senza troppa dilazione per il “bene spirituale del bambino”, si dovranno altresì prendere in considerazione le ulteriori istanze perché “appaia chiaramente il significato e la natura del rito” e cioè: la preparazione dei genitori e la predisposizione di quanto occorre per la celebrazione. Una tale dilazione, tuttavia, non è indifferente nella percezione del significato del Battesimo. Se richiedere il Battesimo nelle prime settimane dopo la nascita sottolinea l’urgenza di dare compimento a quell’invocazione di vita che pare scaturire dal neonato stesso presso i genitori, dilazionarlo pone l’accento più sul cammino dei genitori e sulla maturazione delle motivazioni di fede addotte per la richiesta. Le due situazioni non si escludono a vicenda, ma possono divenire un terreno differente e fecondo per innestare l’annuncio cristiano.
Riguardo al giorno della celebrazione del Battesimo, è opportuno tener conto di quanto viene indicato dal Rituale al n. 9: “Per meglio porre in luce il carattere pasquale del Battesimo, si raccomanda di celebrarlo durante la Veglia pasquale o in domenica, giorno in cui la Chiesa commemora la risurrezione del Signore. In domenica, il Battesimo può essere celebrato anche durante la Messa, affinché tutta la comunità possa partecipare al rito, e risalti chiaramente il nesso fra il Battesimo e l’Eucarestia”. La Pasqua costituisce l’evento fondante a partire dal quale il tempo liturgico acquista senso e orientamento; la resurrezione di Cristo, compimento di tutta la storia della salvezza, è il cuore pulsante di una dinamica liturgica che nel tempo fa memoria di un particolare incontro fra Dio e gli uomini e “nel grembo della chiesa vergine e madre” genera “il popolo sacerdotale e regale” attraverso “il dono nuziale del battesimo, prima Pasqua dei credenti” (cf. Prefazio del Battesimo, Mess. Rom. 345).


2. Riti di accoglienza
Il rito è molto breve. Si raccomanda che avvenga in un luogo diverso da quelli nei quali si svolgeranno le altri parti della celebrazione. Solitamente avviene alla porta della chiesa; una scelta che potrà sembrare scomoda e angusta, lontana da un’assemblea che ha già preso posto in chiesa. E tuttavia è una scelta da privilegiare (non è necessario che l’assemblea “veda” tutto, e con i moderni mezzi di diffusione potrà ascoltare quanto avviene), perché bene esprime il senso primo del sacramento che si sta celebrando, essere “porta della fede”, ed indica, con un rito in movimento, l’inizio di un cammino che culminerà nell’annuncio dell’Eucarestia, intorno all’altare.
Il ministro saluta i presenti accennando “alla gioia con cui i genitori hanno accolto i loro bimbi come un dono di Dio” (RBB, 36); quindi, dialoga con i genitori e i padrini chiedendo il nome del bambino e l’esplicitazione circa le loro intenzioni a custodire il dono che il bambino riceve e a vegliare sul suo cammino di fede.
Sebbene il nome, di fatto, sia già stato dato ed il ministro lo conosca già, chiamare per la prima volta il bambino con il suo nome dinanzi alla comunità è riconoscergli la sua dignità di persona, pensata e amata da Dio Padre sin dall’eternità; egli ha scritto quel nome sul palmo delle sue mani (cf. Is 49, 15-16). È importante cercare di orientare i genitori nella ricerca del nome, perché non sia estraneo allo spirito cristiano. Dare il nome di un santo non può apparire come un fatto arcaico; significa mettere il figlio sotto la protezione del santo medesimo. E questo non è un disvalore, né una cosa da poco; certo molto superiore all’ammirazione per il personaggio del gossip.
Il rito più significativo, primo punto focale, di questa prima parte è il segno della croce che il ministro, i genitori e i padrini tracciano sulla fronte del bambino. Il RBB preferisce parlare di segno “della” croce (segno che riproduce la croce di Cristo) piuttosto che di segno “di” croce” (segno in forma di croce), perché espressione più ricca e pregnante di significati e di riferimenti simbolico-rituali. È il primo segno cristiano che la liturgia fa compiere sul candidato al Battesimo, giunge al termine dei riti di accoglienza, in qualche modo coronandoli con sanzione sacramentale. È solo nella morte di Cristo che il segno della croce sulla fronte del battezzando può trovare la sua giustificazione, ma le sue origini sono da ricercare più lontano. Basta pensare a tre passi biblici che possono connotare tipologicamente il segno. In Es 12, 12-13 il segno del sangue sugli stipiti delle porte salva i primogeniti dei figli d’Israele dall’angelo sterminatore; Ezechiele (9, 4) vede un personaggio misterioso che segna con un tau (una lettera dell’alfabeto fenicio a forma di croce commissa) la fronte di quanti sono rimasti fedeli alla legge di Dio e che saranno risparmiati dalla distruzione; infine, in Ap 7, 2ss è ancora un segno sulla fronte che scamperà gli eletti di Dio dall’imminente giudizio. La croce tracciata sulla fronte del battezzando indica che quel bambino appartiene ormai a Cristo ed esprime la fede della Chiesa fondata sulla fede in Cristo crocifisso e risorto che deve essere trasmessa al bambino. Con questo gesto i genitori stessi sono invitati ad accogliere il figlio in un’altra prospettiva, ad un livello più profondo, in cui vengono superati i vincoli di carne e sangue, per aprirsi alla fraternità ecclesiale. Il bambino che hanno generato non è per loro solo figlio, ma fratello in Cristo.

3. Liturgia della Parola
Processionalmente ci si avvia verso l’ambone per la proclamazione della Parola di Dio che “ha lo scopo di risvegliare la fede dei genitori, dei padrini e di tutti i presenti, e di impetrare con la preghiera comune i frutti del sacramento” (n. 17).
La scelta delle letture nel RBB non è molto ricca, specialmente per quanto riguarda l’AT; solo tre letture, centrate sulle funzioni vitali e simboliche dell’acqua: acqua che disseta (Es 17, 3-7) e ridà vita; acqua che lava e purifica (Ez 36, 24-28); acqua che rende fertile il terreno e produce la vita (Ez 47, 1-9.12). Sono stati tralasciati i luoghi tipologici classici del Battesimo (diluvio e Mar Rosso) per evitare, forse, la rappresentazione di un Dio sterminatore.
Anche i Salmi proposti sono solo tre. Il Salmo 22 è considerato il Salmo per eccellenza dell’iniziazione cristiana. Nelle “acque tranquille”, nell’unzione del capo e nella mensa preparata, la tradizione patristica amava scorgere un’allusione misteriosa ai tre sacramenti che formano il cristiano. Nelle parole del Salmo 26 si prefigura l’opera del Signore che nel Battesimo fa risplendere sui suoi figli la luce divina del suo volto, e poi li sostiene perché siano forti e costanti nel loro impegno, e si rinfranchino, lungo il cammino, sostando in preghiera, nella casa del Signore. Il Salmo 33 annuncia nel Battesimo lo splendore della luce pasquale che illumina il volto del battezzato.
I brani del NT offerti per la seconda lettura presentano una tematica più articolata e complessa.

Tema cristologico. Il Battesimo è morte al peccato e risurrezione a vita nuova, in virtù del mistero pasquale di Cristo Signore (Rm 6, 3-5). L’acqua del Battesimo cancella l’immagine dell’uomo vecchio, deturpata dal peccato, e dà origine alla nuova creatura conforme all’immagine del Figlio (Rm 8, 28-32). Di Cristo si riveste il battezzato (Gal 3, 26-28) per essere con lui una cosa sola, e formare un solo corpo (Ef 12, 12-13), un solo tempio, di cui Cristo è la pietra angolare (1Pt 2, 4-5.9-10).

Tema ecclesiologico. La nuova realtà scaturita dalla croce è il Cristo totale, il popolo nuovo uscito dal suo costato e raccolto dalla dispersione delle genti (1Pt 2, 4-5.9-10). Questa nuova realtà è la Chiesa. Una, ma dalle molte membra per le molte funzioni di cui il corpo mistico ha bisogno. Tale molteplicità non attenta all’unità del corpo, ma lo rafforza, perché ha origine dalla ricchezza di doni dello Spirito di Dio (1Cor 12, 12-13). Nella Chiesa cadono le antiche divisioni, esiste solo Cristo (Gal 3, 26-28), della cui dignità sacerdotale, regale e profetica partecipano tutti i battezzati (1Pt 2, 4-5.9-10).

Tema pneumatologico. È lo Spirito Santo il grande artefice e protagonista dell’evento battesimale. Siamo battezzati e dissetati nell’unico Spirito (1Cor 12, 12-13), è Lui che custodisce i molti nell’unità (Ef 4, 1-6).
Le pericopi evangeliche proposte son più abbondanti di tutte le precedenti insieme. La proclamazione del vangelo è il vertice ed il punto focale della liturgia della Parola. Raggruppiamo anche queste pericopi per grandi aree tematiche.

Tema pneumatologico. Il bagno di purificazione è conosciuto e praticato presso molte culture, ma il Battesimo di Gesù lo ricalca solo nella sua materialità superandolo radicalmente con la discesa e il dono dello Spirito. Modello e prototipo di questo nuovo segno è il Battesimo di Gesù nel Giordano (Mc 1, 9-11), nello stesso tempo nuova creazione e investitura messianica. Nello stesso Spirito, donato dal Cristo morente in croce (Gv 19, 31-35), bisognerà essere immersi per poter rinascere, come viene annunciato a Nicodemo (Gv 3, 1-6).

Tema cristologico. È il tema soggiacente a quasi tutte le letture evangeliche proposte. Gesù è dichiarato figlio di Dio e “Cristo” nel Battesimo nel fiume Giordano (Mc 1, 9-11); luce del mondo (Gv 9, 1-7); vita per tutti coloro che credono in lui ( Gv 7, 37-39; 15, 1-11); centro di attrazione per tutti coloro che il Padre ha destinato alla salvezza (Gv 6, 44-47); sacramento dell’incontro con il Padre (Gv 6, 44-47); nuovo legislatore d’Israele (Mt 22, 35-40); instauratore del Regno escatologico (Gv 3, 1-6), fonte di vita per tutti coloro che credono in lui e nella sua parola (Gv 4, 5-14).

Tema simbolico-sacramentale. Predomina in tutta la sua ricchezza simbolica il grande tema dell’acqua, è sufficiente scorrere le diverse pericopi per rendersene conto: principio di rigenerazione nel discorso con Nicodemo (Gv 3, 1-6); acqua viva che zampilla per la vita eterna nell’incontro con la samaritana e nel discorso nell’ultimo giorno della festa delle capanne (Gv 4, 10-14; 7, 37-39); è protagonista nell’episodio del cieco nato (Gv 9, 1-7); è accostata al sangue del sacrificio (Gv 19, 31-35).

Tema ecclesiologico. È presente soprattutto, in forma esplicita, nel celebre brano della missione apostolica a conclusione del vangelo di Matteo (Mt 18, 18-20); in forma più simbolica riappare nella misteriosa pericope del sangue e dell’acqua che scaturiscono dal costato di Cristo (Gv 19, 31-35).

Tema parenetico-morale. Il Lezionario battesimale propone con insistenza i brani sinottici dei due maggiori comandamenti (Mt 22, 35-40 e Mc 12, 28-34): il suggerimento è che il discepolo deve prendere sul serio le parole del Maestro. Anche il brano di Gesù con i bambini ( Mc 10, 13-16) rientra in questa sezione come richiamo alla necessità di assicurare ai figli un’educazione cristiana che offra loro la possibilità di conoscere e incontrare Cristo.

All’omelia, che si raccomanda sia breve e capace di introdurre i presenti a una conoscenza più profonda del mistero del Battesimo (RBB, 48), segue la preghiera dei fedeli. Nel Rituale si propongono tre schemi di intenzioni, ma “se le circostanze lo consigliano, si possono modificare i testi, o aggiungere nuove intenzioni, purché sia rispettato il carattere proprio di questa preghiera e una certa unità di stile” (RBB, 49). Le litanie dei Santi, specie se cantate, possono davvero evocare l’idea della presenza della Chiesa tutta, terrestre e celeste, all’evento che si sta svolgendo al fonte battesimale. Questa parte del rito si conclude con una preghiera “a modo d’esorcismo” (RBB, 17) e l’unzione con l’olio dei catecumeni. Il rituale fa emergere esplicitamente la presenza del nemico della vita, lo spirito del male (cf. RBB, 56: orazione di esorcismo, e 65-66: rinuncia a satana). Queste sequenze rituali possono ingenerare un certo fastidio e disagio: la condizione del bambino sembra parlare solo di innocenza, di bellezza della vita, di tenerezza. Eppure non è difficile comprendere quanto l’esperienza del male è presente nella vita di ciascuno; la sua presenza ci precede e condiziona la nostra esperienza umana (peccato originale, seduzioni del mondo, potere delle tenebre…). Rispetto a ciò, però, il RBB sottolinea la vittoria di Cristo sul male; in primo piano vi è la potenza della risurrezione di Cristo, nella quale Dio ha operato e continua a operare la nostra liberazione: “hai mandato nel mondo il tuo Figlio per distruggere il potere di satana”, “hai mandato il tuo unico Figlio per dare all’uomo, schiavo del peccato, la libertà dei tuoi figli … per la potenza della morte e risurrezione del tuo Figlio, liberali dal potere delle tenebre” (RBB, 56). L’unzione con l’olio dei catecumeni sottolinea in maniera simbolica la presenza del “più forte”: “Vi fortifichi con la sua potenza Cristo Salvatore” (RBB, 57)



4. La liturgia del Sacramento
Processionalmente, ci si sposta al Battistero o presso il fonte battesimale. Con la benedizione sull’acqua ha inizio la parte propriamente sacramentale del rito del Battesimo. Al centro vi è l’acqua ed il fonte battesimale. Una lettura attenta e meditata delle preghiere e invocazioni sull’acqua, specie della prima (cf. RBB, 60), ci fornirà elementi a sufficienza per comprendere la forza simbolica dell’acqua. La parte anamnetica richiama l’acqua della creazione su cui si libra lo Spirito di vita; l’acqua del diluvio, tomba del male e grembo di vita nuova; l’acqua del Mar Rosso, via di liberazione; l’acqua del Giordano santificata dal Battesimo del Figlio; l’acqua sgorgata dal costato aperto del Cristo in croce, inaugurazione della nuova economia sacramentale.
Per l’autenticità del rito, l’acqua “deve essere naturale e pulita” (RBB, 18), “appositamente benedetta” (RBB, 21), tranne nel tempo di Pasqua, tempo in cui si dovrebbe preferire conservare l’acqua benedetta durante la Veglia pasquale per sottolineare il nesso tra il sacramento e il mistero pasquale. Una parola sul fonte. Esso dovrà essere una vera presenza simbolica, evidente ed eloquente: non basta una bacinella su un tavolo di fortuna, messa lì per l’occorrenza. Ciò che si richiede è una vera struttura architettonica che possa essere segno eloquente e memoria della vita nuova anche quando non si celebra. Accanto al fonte deve trovare posto il cero pasquale; le due realtà sono intimamente congiunte sia sul piano simbolico sia su quello liturgico, entrambe parlano dello stesso mistero di rigenerazione e di vita.
Con la triplice rinuncia i genitori e i padrini si impegnano radicalmente e definitivamente per Cristo e rinunciano a colui che del Signore e del discepolo è l’avversario, satana con le sue seduzioni. Rinuncia al demonio e professione di fede sono due momenti dello stesso rito che ha come scopo di manifestare la fede della Chiesa nella quale vengono battezzati i bambini. Ne sono protagonisti i soli genitori e padrini e non tutta l’assemblea, che interverrà, approvando e confermando tale professione di fede, con un «Amen» o con un canto idoneo.

Da ciò scaturisce l’ulteriore domanda che il ministro pone alla famiglia accanto al fonte battesimale circa la loro volontà di battezzare il figlio «nella fede della Chiesa».


La triplice infusione, o immersione, accompagnata dall’invocazione alla Santissima Trinità, costituisce il nodo focale di questo momento rituale e di tutta la celebrazione. Sebbene poco eloquente dal punto di vista simbolico, il Battesimo esprime l’immersione nella morte e risurrezione di Gesù Cristo e l’adozione del bambino da parte della famiglia trinitaria.
Essere battezzati nella morte e risurrezione di Cristo significa anticipare nel simbolo rituale il compimento a cui è orientata la nostra esistenza. La vita del battezzato comincia da lì. Lo si vede chiaramente nei gesti rituali che seguono l’atto battesimale, non semplicemente e banalmente “esplicativi” (l’edizione italiana ha lasciato cadere questo titolo adoperato nell’editio typica), ma significativi ed evocativi della nuova realtà che sta avvenendo e che si perfezionerà, sacramentalmente, nell’Eucarestia; esitenzialmente, nella vita di carità; definitivamente, nella vita di gloria. Così, con l’unzione mediante il sacro Crisma, è sottolineata la dimensione cristologico-messianica del battezzato: unto con l’olio dell’esultanza è configurato a Cristo, sacerdote, re e profeta per essere attivo costruttore del Regno di Dio. A ciò richiama anche il simbolismo del profumo, considerando la riflessione di Paolo: “Siano rese grazie a Dio, il quale sempre ci fa partecipare al suo trionfo in Cristo e diffonde ovunque per mezzo nostro il profumo della sua conoscenza! Noi siamo infatti dinanzi a Dio il profumo di Cristo per quelli che si salvano e per quelli che si perdono; per gli uni odore di morte per la morte e per gli altri odore di vita per la vita.” (2Cor 2, 14-16).
All’unzione con il Crisma segue la consegna della veste bianca. All’origine del rito sono importanti espressioni paoline come «rivestiti di Cristo» (Rm 13, 14; Gal 3, 27) e «rivestire l’uomo nuovo» (Col 3, 10; Ef 4, 24). Anche il colore è fortemente evocativo. Il bianco caratterizza il colore delle vesti degli esseri umani trasfigurati nella gloria: Cristo nel fulgore del Tabor (Mc 9, 3), i santi (Is 1, 18), e di coloro che, o «che non hanno macchiato le loro vesti» e cammineranno con Cristo «in vesti bianche, perché ne sono degni» (Ap 3, 4), o che le hanno lavate nel sangue dell’Agnello (Ap 7, 9-14). Essi sono i vincitori e «il vincitore sarà vestito di bianche vesti» (Ap 3, 5). Ed infine, la Sposa dell’Agnello, alla grande festa di nozze, sarà vestita di lino puro splendente (Ap 19, 8). Ciò rende pienamente ragione del senso della veste bianca battesimale.
Il rito della consegna del cero acceso trova una sua giustificazione nell’evento pasquale. Il fatto che la candela del battezzato venga accesa al cero pasquale ne sottolinea ulteriormente l’origine e il significato.
Infine il rito dell’ «effeta». Trae origine dall’episodio della guarigione del sordomuto (Mc 7, 3-37); richiama anche alcuni passi paolini che ne amplificano ulteriormente la portata simbolica: «la fede viene dall’ascolto e l’ascolto riguarda la parola di Cristo» (Rm 10, 17) e confessando la fede in Gesù Cristo si ottiene salvezza: «Perché se con la tua bocca proclamerai: «Gesù è il Signore!», e con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo» (Rm 10, 9). Il suo significato, dunque, è tutto cristologico e salvifico.

5. Riti conclusivi
L’ultima parte della celebrazione si compie intorno all’altare. Processionalmente, con la candela del battezzato accesa, ci si porta verso il luogo del completamento del processo iniziatico e qui si consegna ai genitori la preghiera del Padre nostro che dovranno trasmettere al loro figlio, e che sarà memoria quotidiana della sua figliolanza divina ricevuta nel Battesimo.

Il rito si conclude con la benedizione della mamma, del papà e di tutti i presenti. È il momento di richiamare, ancora una volta, la gioia per l’evento unico della nascita e della rinascita del bambino, “la lieta speranza della vita eterna” data alle mamme (RBB, 78), da cui scaturisce, copiosa, la gratitudine: “come ora siete riconoscenti per il dono della maternità, così con i vostri figli vivete sempre in rendimento di grazie” (RBB, 78), “voi che gli siete riconoscenti per il dono dei figli, conceda di poterlo ringraziare con essi per tutta la vita”, “e come ora gli rendete grazie per il dono dei figli, così possiate rallegrarvi della loro crescita” (RBB, 79).

In quest’ottica sembra quanto mai opportuna l’indicazione del n. 80: “Dopo la benedizione è bene che tutti eseguano un canto, che esprima gioia pasquale e azione di grazie; si può anche cantare il Magnificat”.

Parte Terza

Linee di Pastorale battesimale

“Sono ancora molti i genitori che chiedono il Battesimo per i loro bambini: vanno orientati, con l’aiuto dei catechisti, non solo a preparare il rito, ma a riscoprire il senso della vita cristiana e il loro compito educativo”23.


Il momento del Battesimo rappresenta, in tutti i sensi, l’inizio della vita di fede. Lo è dal punto di vista teologico, ma lo è anche dal punto di vista pratico. Dopo che una nuova creatura è venuta al mondo, con la gioia e la novità che questo comporta, i genitori sono posti di fronte alla opzione del Battesimo. Nella nostra realtà diocesana questo momento è ancora molto sentito: anche se scarsamente motivati sul piano della fede e della pratica religiosa, i genitori desiderano battezzare i loro bambini. Certamente questa scelta porta in sé le motivazioni più diverse (dalle più forti, come il desiderio reale dell’inizio del percorso esistenziale di fede in Cristo e nella Chiesa; alle più deboli, come la tradizione, la pressione familiare, un vago senso del sacro, l’uniformità sociale, il generico bisogno di un rito iniziatico pubblico), che come operatori pastorali non dobbiamo ignorare. Tuttavia, questo momento racchiude una ricchezza e soprattutto una opportunità pastorale da non trascurare, ma da valorizzare con decisione.

Da questo varco transitano tutte le giovani famiglie, che abbiamo l’opportunità di accompagnare, anche se per brevi tratti, a partire dal momento in cui chiedono il Battesimo dei figli. Ciò diventa significativo sia per gli adulti, affinché motivino la loro scelta; sia per la parrocchia, affinché sia compresa come una famiglia accogliente e attenta alla fede di tutti; sia per la famiglia in quanto tale, perché può assumere in primo piano il suo essere soggetto dentro la comunità, divenendo evangelizzatrice del dono che sta ricevendo. Il nostro Progetto Pastorale In mezzo alle case ci indica decisamente questa direzione24.

Un pezzo di strada in diocesi lo abbiamo già percorso: prima con l’itinerario per chi chiede il Battesimo (Rinascere in Cristo, 2004), poi con quello che lo accompagna (Crescere nel Signore, 2009)25, quindi attraverso la riflessione sulla iniziazione cristiana in senso più ampio e globale, la quale non può che partire dal Battesimo, con il suo pieno sviluppo e compimento nella confermazione e nell’eucaristia.

Usiamo il termine unico di pastorale battesimale includendo sia l’accoglienza della richiesta di celebrare il Battesimo con il relativo percorso sia l’accompagnamento che segue il Battesimo e che si estende per circa sei anni (con la proposta di quattro/cinque appuntamenti annuali); per brevità queste proposte vengono denominate abitualmente come pastorale pre e post battesimale. In realtà, la pastorale battesimale nasce anche prima: già durante il percorso dei nubendi si potrebbe iniziare ad entrare in questa mentalità; durante la gravidanza la coppia potrebbe essere visitata dai catechisti ed essere invitata in parrocchia alla benedizione delle mamme in attesa; anche subito dopo la nascita sarebbe significativo farsi presenti al gioioso evento, cogliendo l’occasione per informare sul Battesimo e sul ruolo e i criteri di scelta dei padrini, ecc. Lo stesso percorso di catechesi pre-battesimale potrebbe prendere l’avvio prima della nascita del figlio.

Le riflessioni che seguono intendono motivare in sintesi la scelta della pastorale battesimale.



        • Essendo il Battesimo il primo sacramento, quello che rende cristiani, la porta della vita in Cristo, non è pensabile celebrarlo superficialmente, senza la piena consapevolezza di quello che si fa. Quando i bambini arrivano in età scolare a partecipare alla catechesi, dovrebbero avere un vissuto di fede già diffuso. Per questo, è necessario che i genitori, sia prima sia soprattutto dopo il Battesimo dei figli, attivino il proprio ruolo nella loro crescita cristiana. Sarebbe paradossale continuare a esigere anni di catechesi prima degli altri sacramenti e poi tralasciare il primo che dà ragione a tutti gli altri. E poiché attualmente nella nostra diocesi si battezzano quasi esclusivamente bambini, è necessario dirigere più energie pastorali verso i genitori che portano i figli al fonte battesimale. Naturalmente, è questa una scelta di nuova evangelizzazione degli adulti, una occasione di secondo annuncio, verso cui decisamente ci spingono le scelte e i documenti della Chiesa italiana e universale.

        • Il Battesimo innesta in Cristo e nella Chiesa in maniera definitiva e permanente. La fede però non procede da sola, ma ha bisogno di una progressiva e costante maturazione. È decisivo quindi che il Battesimo venga percepito come l’inizio responsabile del percorso cristiano. Invece, spesso ci troviamo di fronte ad una mentalità molto diffusa che ritiene che la fede sia un processo automatico, che la celebrazione del sacramento sia in qualche modo esaustiva e sufficiente per i primi anni di vita. È sotto gli occhi di tutti che quella introduzione “genetica”, assicurata da genitori, nonni e ambiente tutto fino a cinquanta anni fa, è ormai scomparsa; fin dai primi mesi di vita il bambino è nutrito di tutto, ma spesso è lasciato quasi a digiuno circa l’educazione religiosa; non è più raro, purtroppo, che nel primo anno di catechesi i bambini non conoscano il Padre Nostro, non sappiano fare il segno di croce, non partecipino praticamente mai alla eucaristia domenicale, cosa quest’ultima che si protrae anche durante gli anni di catechesi.

        • La pastorale previa al Battesimo prevede almeno alcuni incontri di catechesi con i genitori; è tuttavia importante chiarire in partenza che bisogna uscire da una logica di catechesi finalizzata al sacramento da ricevere o alla sola intelligenza del rito da celebrare. Si tratta invece di accostare i genitori per intercettare il loro cammino di fede, magari ravvivato dal più o meno recente percorso dei nubendi, offrendo stimoli per una sua sempre maggiore maturazione a partire dal Battesimo che loro stessi hanno ricevuto. Le famiglie vanno accolte con grande sensibilità e delicatezza, aiutandole gradualmente a passare dall’idea del diritto a ricevere il Battesimo alla consapevolezza della richiesta di un dono. Esse avranno modo di incontrarsi con la comunità parrocchiale, riscoprendo il suo volto accogliente e materno.

        • Un itinerario di fede per i genitori e i loro bambini, che segua la celebrazione battesimale, si propone come necessario per vivere una mistagogia del Battesimo ricevuto e una graduale introduzione nei segni principali della fede (preghiere, gesti, luoghi, oggetti sacri, ecc.). Inoltre, si dà una vera opportunità per dare impulso ad una fede vissuta in casa (la tanto evocata “chiesa domestica”) e ad una graduale introduzione alla vita nella comunità ecclesiale per piccoli e grandi.

        • La pastorale post-battesimale corrisponde anche all’esigenza di colmare un lungo “vuoto pastorale”. Se è vero che, da parte loro, molti genitori non maturano la sensibilità di intervenire attivamente circa la fede nei primi anni di vita dei loro figli, è vero pure che storicamente la comunità cristiana non si è posta molto il problema di rivolgere loro delle attenzioni pastorali specifiche. Avendo potuto a lungo fare affidamento sulla trasmissione naturale e familiare della fede e sull’istruzione nelle scuole infantili (molte ad opera di asili e istituti religiosi), e intente soprattutto a “preparare” i ragazzi in vista dei sacramenti, le parrocchie non hanno avvertito in maniera significativa la necessità di proporre per i bambini dei cammini di fede prima dei sei-sette anni, né tantomeno di agganciare i loro genitori.

        • La pastorale successiva al Battesimo è una preziosa opportunità per almeno tre motivi:

  1. In primo luogo, essa manifesta l’attenzione ai bambini piccolissimi anche dal punto di vista della fede: come ogni creatura umana, anche essi sono soggetti di fede, cioè protagonisti in prima persona del loro rapporto con Dio; il Padre di tutti desidera entrare in relazione, in dialogo di amore, con tutti i suoi figli, anche i più piccoli. È un diritto dei bambini, al pari degli altri diritti, quello di ricevere una adeguata informazione e formazione a riguardo. Del resto, gli studi e l’esperienza confermano che nel bambino anche molto piccolo c’è una predisposizione religiosa, che dunque va sostenuta e guidata: con la guida della famiglia, i piccoli si aprono al senso religioso e possono essere iniziati alla fede e ai messaggi evangelici.

  2. In secondo luogo, la pastorale post-battesimale è una ricca occasione per accostare il mondo degli adulti, in particolare di quei giovani-adulti (famiglie, coppie, a volte single) che spesso sono presi da tante cose ed è difficile agganciare alla comunità cristiana. Magari essi si sono riaccostati alla parrocchia grazie al percorso dei nubendi che li ha interessati e incuriositi, ma poi la mancanza di un vero stimolo e di una loro personale organizzazione li ha riportati lontani dalla vita ecclesiale. L’esperienza ci dice che i genitori manifestano una spiccatissima sensibilità verso il loro ruolo genitoriale, ricoprono i figli di mille attenzioni, alle volte forse eccessive, iperprotettive e quasi compensative del tempo che vorrebbero, potrebbero, dovrebbero trascorrere con loro. Anche i genitori, dunque, vengono raggiunti come soggetti pastorali, scommettendo sulle loro potenzialità. Desideriamo che gli adulti, mamma e papà insieme, si accostino al bambino anche come educatori nella fede, che vivano con lui i primi e fondamentali segni di fede, che riscoprano quei gesti e quelle motivazioni che, forse latenti, abitano in loro. Avranno anche la preziosa opportunità di scambiarsi a vicenda le esperienze e le scoperte educative che stanno vivendo, di confrontarle con le altre coppie e con gli animatori del percorso. Naturalmente, gli adulti andranno accolti senza pregiudizi, con una vera attenzione verso le loro situazioni e le loro domande, provocando e ascoltando le loro richieste e le loro proposte, coinvolgendoli nelle attività.

  3. Infine, sottolineiamo che, nell’impianto finora delineato, emerge con forza anche il ruolo della comunità cristiana: i genitori sono i primi educatori nella fede dei figli, ma in una comunità concreta, che si interessa di loro, che si fa prossima tramite gli operatori pastorali, che suggerisce e accompagna, alla quale sta a cuore la vita dei suoi figli, perché è madre anche lei che li ha generati alla fede. Gli animatori che si prendono cura dei bambini creano nel tempo con loro dei legami significativi che permangono nel tessuto comunitario, già realizzano comunione fraterna e pongono solide premesse per gli sviluppi successivi dei processi educativi.




  • La pastorale post-battesimale ha anche i suoi limiti precisi: se da una parte può essere una chiave di volta per un nuovo modello e un nuovo volto di Chiesa26, dall’altra essa non si propone necessariamente come un gruppo-famiglie, ma come una esperienza di ausilio e accompagnamento per le famiglie che sono il luogo della evangelizzazione; non è un sostegno alla formazione educativa genitoriale tout court, ma alla formazione educativa genitoriale circa la fede. Non è detto pertanto che le famiglie (o i genitori singoli) che vi partecipano debbano costituire un gruppo coeso che abbia una vita propria e scadenze e appuntamenti strutturati, anzi è bene lasciare la massima apertura e demandare tale esigenza, se nasce (come è, ovviamente, oltremodo auspicabile) ai gruppi familiari. Anche se questo non è avvertito immediatamente, potrebbe nascere nel tempo e, tuttavia, si è già in carreggiata per costituire una “alleanza educativa” fra le famiglie, che nei nostri centri abitati, piuttosto piccoli o medi, rappresenterebbe già un fatto molto significativo.

  • Va anche detto che questa esperienza pastorale successiva al Battesimo si situa su un piano di libertà e in una logica di cammino a lungo termine: chi partecipa sceglie di farlo liberamente, senza costrizioni, con il solo impegno morale a partecipare agli appuntamenti e a mettersi in gioco, perché è convinto della validità e della importanza della proposta, perché ha maturato la convinzione che l’educazione alla fede dei figli è una “pietra” nelle fondamenta della loro personalità; e partecipa nella logica dei tempi lunghi, poiché l’educazione è un processo lento, sempre aperto e in divenire: gli incontri, soprattutto quando i bambini saranno già di qualche anno, vivono nella logica di chi scopre e riscopre la fede e si mette accanto al figlio per “gustarla” insieme; i loro obiettivi, spesso semplici, mirano alla graduale riappropriazione della “grammatica” della vita cristiana, della Bibbia soprattutto, della centralità di Gesù Cristo nell’esperienza di fede, per sapersi pensare come credenti e potersi proporre così al coniuge, ai figli, alla società, alla comunità cristiana.

  • Infine, una ultima considerazione circa gli operatori pastorali. Naturalmente, la pastorale battesimale richiede alcuni operatori specifici. Importantissima risulta la presenza di coppie, magari con figli. È necessario formare una piccola équipe (parroco, alcuni catechisti/animatori, esperti dell’età infantile tipo maestre della scuola dell’infanzia o pedagogisti) che vi si dedichi con attenzione e sensibilità: sarà necessario formarsi, invitare e accogliere le famiglie, predisporre in parrocchia, per gli incontri, luoghi adeguati e spazi per i bambini (eventualmente con baby-sitter). È importante che tutte queste figure di catechisti dei genitori non si pongano come maestri, ma come compagni di viaggio, persone accoglienti, esperte in umanità, testimoni di una fede sincera e di un vissuto comunitario.

Parte Quarta

Brevi richiami Giuridico – Pastorali

“Il Battesimo è il più bello e

magnifico dei doni di Dio”.
(San Gregorio di Nazianzo, Orazione 40, 3-4)

Lo scopo di questa parte è di esporre in sintesi quanto la disciplina canonica della Chiesa Cattolica prescrive perché sia da tutti osservato riguardo al Santo Battesimo.





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