Ripartirei dall’affermazione del prof



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Livelli

Destinatari

Oggetto di interesse dell’empowerment

Livello individuale

Il singolo soggetto

Il potenziamento e l’espansione dell’io individuale

Livello organizzativo

Il management ed i componenti dell’organizzazione

L’organizzazione come sistema: in tutte le sue componenti statiche e dinamiche

Livello di comunità

Il soggetto nel gruppo, nel proprio contesto, ed i componenti del gruppo stesso.

L’emarginazione, il disagio psicologico.

(rielaborazione da Piccardo, 1995)

L’empowerment viene progressivamente definito attraverso analisi che prendono in considerazione le regole ed i modelli impliciti nelle organizzazioni e nei sistemi sociali (ai quali ci si aspetta che i singoli soggetti si adeguino e conformino): queste regole e questi modelli producono marginalità negli individui che non riescono o non vogliono adattarsi, la marginalità non consente di accedere ai servizi offerti dalla società, ad esercitare cioè, pienamente, il proprio diritto di cittadinanza; l’empowerment diviene, in questo senso, un antidoto ad un processo di questo tipo.

Nella Conferenza delle donne di Pechino, nel 1995, l’utilizzo del termine è passato da un uso specialistico ad un uso maggiormente diffuso in relazione alle strategie di intervento contro la marginalità sociale e di genere.

Per quanto riguarda l’orientamento l’empowerment è strettamente correlato alla dimensione psicologico-individuale dello stesso. E’ sufficiente infatti esaminare quali sono i concetti ai quali si fa riferimento in questo primo orizzonte di azione dell’empowerment per evidenziarne i legami con il processo orientativo:



  • il concetto di self percived efficay (autoefficacia percepita, coniato da Albert Bandura): il livello di autoefficacia percepita misura quanto ogni soggetto creda alle proprie capacità di attivare risorse cognitive e comportamentali atte ad ottenere i risultati attesi (esempio: quanto mi percepisco efficace rispetto ad un compito indipendentemente dalla conoscenza o dalla ripetizione dello stesso?). Risulta ormai dimostrato come queste credenze di efficacia contribuiscano notevolmente a determinare le probabilità di successo;

  • il concetto di percezione e di valorizzazione delle proprie abilità e competenze;

  • i fattori motivazionali che, partendo da un cambiamento pensato come possibile, attivino il soggetto e gli consentano di inserirsi in dinamiche di azione collettiva.

Il percorso dell’empowerment dovrebbe condurre il soggetto da uno stato iniziale di learned helplessness (passività o impotenza appresa, acquisita) verso una learned hopefullness (acquisizione di fiducia nella possibilità di determinare la propria esistenza, una “speranza appresa”), dovrebbe dunque consentire l’esercizio di un ruolo attivo a chi si trovava in sostanziale situazione di passività.

Se gli incontri sono incontri tra soggetti portatori di culture occorre allora rafforzare i soggetti per consentire un dialogo tra diversità.



    • Apprendimento dell’italiano L2:




    • La figura del mediatore culturale:




    • Modelli di accoglienza degli alunni stranieri:




    • Rapporto Scuola - Territorio (in relazione al P.O.F.)



    • Orientamento in chiave interculturale




una definizione di G. Pasqualotto, Intercultura e globalizzazione, contenuto in Saggi di Intercultura, a cura di A. Miltenburg, di prossima pubblicazione. La definizione è la seguente: "[...] si può affermare che ogni cultura si produce e si costituisce in quanto intercultura, ossia in quanto risultante - in ogni fase della sua nascita e del suo sviluppo - di scambi culturali. Ogni cultura, insomma, risulta essere intercultura in senso intrinseco: non si è mai data e non si darà mai una cultura in sé predefinita ed autonoma; ma ogni cultura, aldilà delle sue presunzioni e delle sue intenzioni più o meno dichiarate, si è sempre formata grazie al complesso delle mediazioni con culture diverse da sé. Si può quindi parlare di una 'formazione differenziale" di ogni singola cultura, in quanto le singole identità culturali non sono ab origine diverse, ma producono la loro diversità nel tempo grazie all'incessante confronto con altre identità culturali. Per cui, in definitiva, si può affermare che un'identità statica, immobile e perfettamente definita di una civiltà, non si dà mai, ma è il risultato di una comoda astrazione e di una semplificazione strumentale. Le identità si producono incessantemente attraverso movimenti differenziali".




1 Rappaport J., 1977, Community Psychology. Values, Research and Action., New York, Holt Rinehart & Winston.

2 La parola inglese "empowerment" può essere tradotta in italiano con "conferire poteri", "mettere in grado di".
Deriva dal verbo "to empower" che include una duplice sfumatura di significato intendendo sia il processo operativo per raggiungere un certo risultato, sia il risultato stesso, cioè lo stato "empowered" del soggetto.

3 Zimmermann, M. A., 1999, Empowerment e partecipazione della comunità, in «Animazione Sociale», 2, 10-24.

4 Piccardo, 1995, Empowerment, strategie di sviluppo centrate sulla persona, Milano, Raffaello Cortina.



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