Riprendiamoci I nostri sogni



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RIPRENDIAMOCI

I NOSTRI SOGNI


“Educhiamo i nostri giovani a crescere coltivando semi di legalità”


“Occorre compiere fino in fondo il proprio dovere, qualunque sia il sacrificio da sopportare, costi quel che costi, perché è in ciò che sta l’essenza della dignità umana.”
Giovanni Falcone


Martina, Lisa, Cristian, Paolo, Michele, Augusta, Assi, Silvia, Axia, Vjola ,Vanessa, SSSILVIA

Alessandra, Davide, Simona, Francesca, Christian, Alessandro, Ilaria, Alice

Matteo,



Alessandra Simona Francesca Davide Christian Alessandro Viola Ilaria Alice Augusta Christian Matteo Lisa Martina Michele Axia Assi Paolo Vanessa
NOI CON LORO

IL SACRIFICIO DELLA VITA

Risulta facile, in astratto, dirsi contro la mafia, ogni tipo di mafia, con dichiarazioni di principio ed esempi che in questo senso si moltiplicano.

Metterci la vita, quella dei propri figli e familiari, offrire in sacrificio gli anni più belli di una gioventù spensierata, gli anni di una possibile serenità familiare, tutto questo risulta molto più difficile e non da tutti.

Abbiamo svolto questo lavoro, in primo luogo, per conoscere persone, luoghi, perché conoscere rappresenta il primo passo per far nascere una “vicinanza”, un' intimità, per poi saper apprezzare, stimare o amare qualcuno.

La ricerca biografica e la presa in considerazione del tipo di testimonianza, di coloro che chiameremo, vittime di mafia innocenti, hanno creato in noi dei “luoghi dell’anima” nei quali è sorta un' amicizia con le persone incontrate e una familiarità con i luoghi e i fatti narrati.

Non ne abbiamo, volutamente, fatto una questione che distinguesse tra vittime eccellenti e vittime di secondo piano, poiché ogni persona che ha perso la vita per fatti di violenza gratuita e crudele, è meritevole di rimanere nella memoria storica di una Nazione, senza classifiche di sorta.

Se il nostro pensiero va ai magistrati di Palermo, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, diventati per noi figure care e degne di infinita stima, il nostro cuore, parimenti, rimane toccato dai sacrifici personali, oltre che di altri valorosi magistrati, anche di politici integerrimi, di sindacalisti coraggiosi mossi da grandi ideali, di commercianti animati da coerenza e tenacia e di molte altre persone cosiddette “ normali” che dalla loro normalità sono stati chiamate al sacrificio ultimo del dono della vita, nel versamento del sangue.

Ma, ugualmente, desideriamo ricordare le vittime indirette della mafia: le vedove, gli orfani, i padri e le madri che si sono visti rubare le vite dei loro cari; il loro sacrificio continua tuttora nel ricordo struggente per le perdite degli affetti.

Vogliamo, ora considerare, i frutti buoni di questo sangue versato che ha fatto nascere germogli che crescendo si sono tramutati in alberi forti e rigogliosi.

L’idea, ormai affermata, della lotta al crimine mafioso, la mentalità antimafia hanno decisamente preso piede e innervato la cultura sociale, giuridica ed economica della nostra Nazione.

Le associazioni antimafia stanno sorgendo numerose e rappresentano un presidio contro la mentalità mafiosa.

Ormai, il rifiuto della collusione mafiosa rientra a pieno titolo nel cosiddetto “senso dello Stato”.

Abbiamo preso atto con la nostra ricerca che la mafia con la sua azione letale, distrugge vite, relazioni personali, crea solitudine e paure, dunque rende cenere ciò che c’è di più bello nella vita di una persona, di una società. Su queste ceneri, per il sacrificio del sangue di molti, sono nati ideali grandi e speranze, le nostre speranze, di ragazzi e ragazze, di giovani che possono guardare il futuro forse con meno paura e ansia, con fiducia in quegli ideali di vita, di solidarietà, di amore verso gli altri, proprio per poter diventare a nostra volta “costruttori” di una società libera e democratica.

Una società nuova richiede spiriti liberi e forti, come lo sono stati i magistrati di Palermo, Giovanni e Paolo (permetteteci di chiamarli per nome), scevri da remore e da timori, animati dal senso del dovere, dal senso dello Stato, dal “senso di vicinanza” al popolo siciliano, italiano: esempi per noi, moniti per una Nazione intera.


La Mafia – una cupola di sangue

Il termine “mafia” è voce siciliana di etimologia incerta ma, secondo alcuni, è di origine araba e ha il significato di “protezione, garanzia”.

La mafia è un’organizzazione malavitosa, caratteristica della Sicilia, dove ha assunto il nome di Cosa Nostra, della Campania, sotto il nome di Camorra e della Calabria, con il nome di Ndrangheta e in Puglia con il nome di Sacra Corona Unita. Questa organizzazione ha una struttura piramidale che si configura come un sovrastato, cioè una sorta di stato, indipendente, all’interno di uno Stato, con il quale entra talvolta in conflitto, oppure in compromesso.

Questo tipo di struttura affonda le sue radici nella storia, soprattutto quella feudale della Sicilia.


Dal 1982 l’associazione mafiosa rappresenta un reato specifico del Codice penale: viene cioè punito il sistema di regole che costituisce il potere mafioso, indipendentemente dalle realtà locali in cui si manifesta, dalle persone che lo rappresentano e dai singoli reati commessi dal gruppo criminale (per esempio omicidi, traffico di droga, corruzione). Venti anni prima dell’introduzione di questo reato, nel 1962, la Camera e il Senato per occuparsi del fenomeno avevano istituito una commissione parlamentare d’inchiesta sulla mafia che da allora è stata ricostituita a ogni legislatura.
Il passaggio dallo stato borbonico a quello sabaudo, che avrebbe dovuto far decadere il feudalesimo, ebbe invece come sgradito risultato di consolidare questa organizzazione, che si pose in forte contrasto con lo stato, autofinanziandosi con attività illecite.

Né la determinazione del prefetto Mori, durante il ventennio, né la lotta aspra degli ultimi decenni, suggellati dal sacrificio personale dei giudici Falcone e Borsellino, l'hanno completamente debellata.

Caduti alcuni boss, se ne sono presentati altri sulla scena. Potremmo chiederci a questo punto come questa organizzazione si autofinanzia. La mafia accumula denaro, principalmente grazie al “pizzo"1” lo ricicla e lo investe.

Il pizzo strozza l'economia, costringendo ad un rincaro del prezzo del prodotto finale. Esso condiziona anche la credibilità degli investimenti, scoraggia gli imprenditori del nord ad investire nel Sud, favorendo indirettamente la disoccupazione, che nelle zone meridionali raggiunge percentuali allarmanti.

A nulla, o quasi, sono valse le morti di Libero Grassi e di altri commercianti coraggiosi che hanno pagato con la loro vita l'essersi ribellati a questa logica.

LE GUERRE DI MAFIA


All’inizio degli anni Sessanta del secolo scorso si accese, in un conflitto nato da sospetti di truffa su un traffico di droga con gli Stati Uniti., a cosiddetta prima guerra di mafia, con l’eliminazione di alcuni capicosca dei diversi schieramenti.

Alla fine degli anni Settanta la seconda guerra di mafia contrappose il gruppo dei Corleonesi a quello che aveva governato Cosa Nostra fino a quel momento. La lotta per il controllo della nuova fonte di enorme ricchezza costituita dal traffico della droga si aggiunse a quella per la gestione dei tradizionali metodi di arricchimento, come gli appalti e le estorsioni, e provocò centinaia di morti.

Nello stesso tempo Cosa Nostra scatenò un vero e proprio attacco contro le istituzioni in Sicilia e in particolare a Palermo, colpendo le persone che ostacolavano il sistema di potere mafioso. Tra il 1979 e il 1982 vennero assassinati nel capoluogo siciliano i responsabili locali dei due principali partiti, il presidente della Regione, il poliziotto a capo della squadra mobile, un capitano dei carabinieri, il procuratore della Repubblica, il giudice istruttore responsabile delle principali indagini e il prefetto. Fu all’indomani di quest’ultimo delitto (Carlo Alberto Dalla Chiesa, 3 settembre 1982) che venne inserito il reato di associazione mafiosa, oltre alla norma che consente il sequestro e la confisca dei beni dei condannati per quel reato.

Ed anche la mafia cominciò a contrattaccare e più giudici e giornalisti furono assassinati.
Agli inizi degli anni ’90 la mafia entrò nel mercato finanziario internazionale per investire e lavare i soldi che guadagnava attraverso il commercio della droga e delle armi.


Ai giorni nostri la mafia continua ad essere un problema grave, nonostante sia stata ridotta la sua efficacia grazie all’intervento del popolo e dell’esercito; nelle persone la paura si é ridotta, ma non si può dire con certezza che esse possano camminare per le strade della loro città con tranquillità e senza il terrore che da un momento all’altro possa verificarsi un conflitto a fuoco.

Ecco l’elenco delle vittime della mafia delle quali abbiamo ritenuto opportuno approfondire la vita e le vicende personali:

Giovanni e Francesca Falcone

Paolo Emanuele Borsellino;

Gli angeli di Borsellino (Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi, Claudio Traina, Vincenzo Li Muli);

Antonino Saetta;

Giuliano Boris;

Carlo Alberto ed Emanuela Dalla Chiesa ;

Mauro De Mauro;

Giordano Gaetano;

Maria Concetta Cacciola;

Antonino Cassarà;

Piersanti Mattarella;

Don Pino Puglisi;

Pio La Torre;

Libero Grassi;

Rita Atria;

Rocco Chinnici;

Rosario Livatino



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